lunedì, 27 luglio 2009
Sono i componenti della più celebre famiglia del teatro italiano del Novecento.
Il racconto di un figlio d'arte della loro rottura e della riconciliazione finale.
Luigi racconta la De Filippo dinasty: "Che lite tra Eduardo e Peppino..."

Peppino ed Eduardo
Fu una bella lite, accesa, mio padre si ribellò in maniera non solo violenta, ma, se vogliamo, anche ironica. Stavano provando al teatro Diana di Napoli, era il 1944. L'atmosfera era già tesa da un po' di tempo, due galli in un pollaio non ci possono stare. Peppino voleva fare una cosa, Eduardo un'altra. Quella mattina Eduardo notò un atteggiamento svogliato da parte di mio padre alle prove e lo rimproverò davanti agli altri attori. Mio padre si risentì parecchio di quello che gli sembrò un gesto dittatoriale e si rivolse a Eduardo facendo il saluto romano e gridandogli in faccia: "Duce... duce... duce...". Gli astanti dovettero intervenire per separarli.

Anni e anni dopo, quando mio padre si ammalò, avvisai Eduardo. Un po' si fece pregare, ma poi riuscii ad accompagnarlo in clinica; li lasciai da soli. Avevano tante cose da dirsi e poco tempo. Devo ammettere che come famiglia siamo stati molto uniti in scena, ma una volta chiuso il sipario, ognuno faceva la sua vita.

Ho continuato a vedere Eduardo anche dopo il litigio. Andavo spesso nella villetta di via Nomentana a Roma e sono stato il primo ascoltatore di Filumena Marturano. Una mattina, a Napoli, mi fece sedere e cominciò a leggere, interpretando da solo tutti i personaggi. Quella commedia in origine aveva un altro titolo, Filumena Maisto, ma il cognome della protagonista corrispondeva a quello di una nota famiglia napoletana che si risentì moltissimo di vedersi rappresentata da una prostituta. Così Maisto diventò Marturano. Mia zia Titina ha interpretato moltissime volte quella parte e un giorno, nel camerino del teatro romano Eliseo, un gruppo di signore entrò per complimentarsi, ma soprattutto per chiederle di svelare il nome del padre dei tre ragazzi Marturano. Titina, come se confidasse un segreto, rispose: "Lo so ma non ve lo posso dire, mio fratello Eduardo farebbe una tragedia!".

La famiglia De Filippo si trasferì nella capitale nel '42, due anni prima della celebre rottura. A Roma c'erano i grandi palcoscenici, Cinecittà, la radio e, soprattutto, non c'erano i bombardamenti. I De Filippo erano accaniti antifascisti e non perdevano occasione per sfottere il regime. Mi viene in mente un episodio che riguarda La fortuna con la effe maiuscola. Durante una replica serale al Quirino, eravamo in pieno conflitto, Peppino cambiò il copione: "Finalmente ho trovato un lavoro. Mi sono iscritto all'Unpa", proferì, rivolto a Eduardo, con lui in scena.

Ora, l'Unpa era l'Unione nazionale protezione antiaerea: quando squillava la sirena intervenivano le forze per aiutare i cittadini ad andare al ricovero. Questa Unione era formata da gerarchetti fascisti, gente anziana che non poteva andare al fronte, mezzi rimbambiti. Eduardo capì al volo la battuta improvvisata e rilanciò: "Ma come? Tu sei cretino". "Appunto mi hanno preso all'Unpa". La cosa venne riferita al federale di Roma, che decise di mandare una squadraccia per dargli una lezione. Fu lo stesso Mussolini a salvarli decretando: "Lasciateli perdere, sono la mia valvola di sicurezza".

I De Filippo da una certa area politica non sono mai stati amati. Eduardo è stato molto vicino al Pci e rammento la sua commozione ai funerali di Berlinguer; mi ricordo anche che Togliatti portava la figlia al Teatro delle Arti a Roma e andavano a salutare mio padre, che allora lo gestiva. La Dc invece ha sempre osteggiato Eduardo, per esempio impedendogli di aprire la sua scuola di recitazione. Non hanno mai censurato le sue commedie in tv perché sarebbe stato come "tagliare" un monumento nazionale, ma queste sue simpatie di sinistra gli sono costate care.

Peppino De Filippo ha girato cento film, ha scritto una cinquantina di commedie, con lui ho conosciuto tantissima gente. Fellini, per esempio. Scherzava sempre e, come me, aveva il problema della perdita dei capelli. Un giorno sul set di Boccaccio '70 mi fermò per dirmi: "Luigi, ho trovato che cosa impedisce la caduta dei capelli... il pavimento".

La televisione è stato un mezzo di comunicazione che i due fratelli De Filippo, in maniera diversa, hanno saputo usare: ero a casa di Eduardo quando arrivò una telefonata della Rai. Mio zio, finita la conversazione, ce la raccontò: "Pronto, qui è la televisione...", "Piacere, adesso le passo subito il frigorifero". Peppino accettò di condurre Scala Reale negli anni Sessanta ma gli ascolti non erano soddisfacenti. Allora gli venne in mente il personaggio di un cuoco che si esprimeva per strafalcioni e che aveva usato in teatro. Pappagone diventò più di una maschera, la gente parlava come lui ("ecque qua...").

La Titanus gli offrì di fare una serie di film con Pappagone, ma lui rifiutò. Di B-movie, come si direbbe adesso, ne aveva girati tanti; ma insieme a Totò, era un'altra faccenda.
(testo raccolto da Alessandra Rota)

(Luigi De Filippo - testo raccolto da Alessandra Rota - Repubblica, 26 luglio 2009)
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categoria: giù la maschera
martedì, 05 maggio 2009
neve
Dopo quattro anni torna Carlo Fava, con un nuovo lavoro intitolato "Neve", che verrà presentato in un doppio appuntamento: venerdì 8 maggio alla Palazzina Liberty di Milano, alle ore 21, dove l'artista proporrà in anteprima nazionale le otto canzoni inedite che compongono il disco, e lunedì 11 maggio alle ore 21 al Piccolo Teatro della Martesana a Cassina de' Pecchi (MI), per quello che sarà il vero e proprio debutto teatrale. Sul palco, per queste due date, Fava sarà accompagnato da Danilo Rossi, prima viola dell'Orchestra del Teatro alla Scala e Cesare Picco, pianista e compositore di fama internazionale cha ha firmato gli arrangiamenti. Entrambe le date saranno l'occasione per presentare anche il nuovo spettacolo di teatro-canzone che accompagna l'uscita del disco. La regia di "Neve" è firmata da Alessandro Del Bianco e i quadri realizzati appositamente per lo spettacolo sono di Fabio Sironi.
lunedì, 30 marzo 2009

Mi piace seguire alcuni fili di narrazione, che spesso coincidono con degli autori-Shakespeare, Eliot, Calvino. E se Alice finiva con una premonizione inconsapevole (“se c’é un tempo per dormire e uno per morire-forse c’é anche un tempo infinito per sognare”), Amleto cominciava con una sorta di parafrasi dello stesso celeberrimo verso (“Esplodere o implodere, questo é il problema”). Calvino, appunto. E ancora da Calvino, attraverso la citazione appassionata che me ne ha regalato un’amica pittrice, ha cominciato a prender forma questo nuovo spettacolo: da quella sua Euridice “altra”, che sotto lo sguardo protettivo e vagamente ottuso di un uomo assai potente-un dio, nientemeno-che proprio non se ne fa una ragione, si ostina a voler abbandonar e la sicurezza di una casa per avventurarsi nelle “le lande desolate del fuori”. Folgorante-a confermare (vedi Traviata) come lo sguardo maschile, quando é “buono”, a volte sappia leggerci addirittura meglio di noi stesse. E’ questo che vorrei provare a raccontare-questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza (“il talento delle donne sperdutamente amate/l’innocenza con cui puniscono per le cose mai avverate”: anche Fossati é un buon compagno di strada...); la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, “l’arme e gli amori”-cortesie pochine, temo; la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse é perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimé, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente.
Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte- le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.
Non riesco a dirvi altro, per ora-scrivo queste righe molti mesi prima di cominciare a lavorare concretamente allo spettacolo, con i miei complici abituali. A tutt’oggi non sono neanche tanto sicura del titolo- “Ragazze”, magari? o é meglio “Euridice e le altre”? e perché non proprio “Le lande desolate del fuori”? Sarei tentata di indire una consultazione elettorale, ma qualcosa mi trattiene, chissà come mai. Ho idea che mi limiterò a chiedere il parere delle donne che incontro: se l’ha capito perfino Ligabue, dev’essere proprio vero.
Le donne lo sanno. Che bello ascoltarle.

Regia: Giorgio Gallione
Con: Lella Costa
Musiche: Stefano Bollani

TEATRO ASTRA
Via Paolo Guidi, 75 - Isola dei Platani - Bellaria Igea Marina (RN)

sabato 4 aprile - ore 21.00

ingresso: € 15.00 / ridotto € 12.00

prenotazioni e prevendite: 0541-343890
(lunedì, martedì ore 16-19, giorno di spettacolo dalle ore 18)

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venerdì, 20 febbraio 2009

clip_image001Quell’uomo è così bugiardo da credere a quel che dice, si nasconde dietro una facciata di “oneste bugie” e si avvinghia ostinatamente alle sue illusioni.

Con tenera comicità si descrive la lotta solitaria di quest’uomo, con la propria vita piena di bugie e la sua vaga speranza di poter vincere se stesso e trovare la via del ritorno all’amore.
Per questo Blah Blah Blah è anche uno spettacolo sull’alternativa alla menzogna: avere il coraggio di lasciare andare e il coraggio di ricevere e riconoscere i propri errori.

Teatro Rio Rose è una compagnia che considera il teatro una forma d’arte drammatica contemporanea condivisibile con un pubblico di tutte le età. È diretto dalla regista Tove Bornhøft, recentemente premiata da Statens Kunstfond (Fondo Statale per l’Arte) per “la sua regia provocatoria e il suo linguaggio teatrale che, attraverso situazioni poetiche, trova accesso a difficili temi filosofici come l’ingannare se stessi e l’illudersi. Il tutto visto da un’ottica obliqua, umoristica, molto umana”.

lunedi 23 febbraio - Teatro Petrella, Longiano
Spettacolo di un uomo e una bugia
con Folmer Kristensen e Poul Jepsen - regia di Tove Bornhøft

INGRESSO UNICO PER GRANDI E BAMBINI: 5 euro
Prenotazioni on line sul sito www.teatropetrella.it
Prenotazioni e info: 0547665113 dal martedì al venerdì 16/19

 


Conosco molte persone a cui farebbe bene vedere questo spettacolo... tanto per cominciare a me piacerebbe poterlo vedere . E chi ha da capire, capisca.

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mercoledì, 18 febbraio 2009
 18/02/08 - 18/02/09
 
E' passato già un anno da quel giorno...
Questo stesso giorno di un anno fa era Lunedì... mia nonna era già qualche settimana che stava parecchio male (polmonite batterica... scoperta però pian piano... prima credevano fosse altro)... quel giorno, appena arrivati a Torino dissi a mia sorella (che, come tutti gli altri giorni andava a casa dei miei nonni, mentre io invece era più probabile che rimanessi in ufficio con mia madre): "se sta peggio e c'è bisogno di una mano chiamami che vengo anche io lì!"...
Neanche il tempo della strada dall'ufficio a casa dei miei nonni (2minuti a dir tanto) che ricevo la tel di mia sorella che, appena entrata in casa e appena vista mia nonna, mi chiama per dirmi che forse è meglio se vado...
Ammetto che ero abbastanza preoccupata... già il Sabato prima l'avevo vista molto giù e mi aveva fatto quasi "impressione"... io abituata a vederla in tutt'altro modo... e lei se n'era accorta... nonostante le sue condizioni aveva subito detto, dopo avermi guardata, "ma nancy non parla..." cosa che riteneva strana da me probabilmente...
In effetti vederla così mi aveva lasciata abbastanza senza parole e notare che si era accorta della mia preoccupazione mi fece ancora più male... non volevo darle l'impressione di essere distaccata da lei... e non volevo neanche farle capire il motivo della mia preoccupazione. Così subito risposi ridendo "no ma va... ascoltavo!!".
Tornando al lunedì... subito dopo la telefonata di mia sorella mi sono precipitata a casa dei miei nonni...
Mio nonno doveva uscire per qualche commissione e per fare la spesa e lo abbiamo rassicurato che saremmo rimaste noi con nonna...
Purtroppo non era già più autosufficiente... era stesa su quel divano, nel suo studio... aveva una voce bassa, quasi inesistente... E noi prestavamo molta attenzione ad ogni sua parola e ad ogni suo bisogno...
Siamo state con lei l'intera giornata tra medicine da darle, aereosol (quell'ultimo che le feci io prima di vederla entrare in coma), e cercare di farla mangiare...
Una giornata in cui l'abbiamo vista cambiare e peggiorare ogni minuto di più...
Vedere che non capiva più cosa le si diceva... non era più lucida...
E poi quella frase "basta Mario, Finiamola... ma non capisci?!"...
E quel "non capisci" l'ha detto con un'altra voce, un altro tono... quasi come se sapesse...
Cosa c'era da capire? Me lo sto chiedendo ancora oggi, dopo un anno da quel giorno.
Basta! Finiamola! Ma non capisci?!...
Perchè Basta? Perchè voleva che la finissimo di curarla?
Forse è vero che quando si arriva in punto di morte lo si capisce a cosa si sta andando incontro... Forse lei già sapeva.
Lei che aveva sempre avuto tanta paura per la morte quel giorno si è dimostrata forte... anche per noi!
Già sapeva e ha voluto dircelo con garbo, con delicatezza... senza farci male... così com'era abituata da sempre a fare!!
Ancora una volta, anche in una situazione così, è stata lei a proteggere noi... Come una mamma premurosa e attenta alle debolezze altrui.
Ma quel giorno non avrebbe dovuto... quel giorno doveva pensare a lei, doveva dirci quello che pensava, quello che stava succedendo... perchè così forse avremmo ancora fatto in tempo a salvarla, a cambiare gli eventi.
E invece no... lei non ci ha detto niente... si è arresa così come forse voleva quel Dio in cui credeva tanto.
Qualcuno ancora mi chiede perchè non credo in Dio?!
Io credo che se Dio (o chiunque altro) ci fosse lassù non permetterebbe queste cose. Non si sarebbe mai portato via lei...
Chiunque era meglio che se ne andasse... persino io, con i miei 20 anni... ma lei no!!!
Lei era arrivata da una settimana a quei suoi 50anni di matrimonio...ai quali teneva tanto... ed era da anni che li aspettava.
Aveva appena fatto rifare la sua cucina così come lei l'aveva voluta... e doveva partire, a giorni, per un viaggio a Roma... finalmente, dopo tanti anni in cui suo marito la voleva portare.
Perchè allora Dio l'avrebbe presa a se... proprio ora!!!! Poteva darle ancora un po' di tempo. Per una stupida polmonite poi...
No, Dio non può esistere... spero che non esista perchè quando morirò, se scoprirò che c'è, gli farò il male peggiore che lui ha fatto a me: lo farò vivere... lo farò scendere sulla terra e poi gli farò perdere pian piano (per un motivo o per l'altro) tutte le persone a cui tiene di più!!
No, non credo in Dio... non potrebbe esistere una persona così crudele!! A far succedere queste cose è solo il destino di ognuno... non è qualcuno più in alto di noi... altrimenti sarebbe il peggiore degli stronzi!!!
 
Lunedì... torniamo ancora a quel giorno...
Dopo quella frase l'abbiamo aiutata ad alzarsi dal divano perchè voleva andare in bagno ma, come dicevo, non era più autosufficiente... probabilmente non capiva neanche più chi aveva attorno a sè... penso che della mia presenza non si fosse accorta veramente... e questo mi dispiace perchè mi piacerebbe credere che abbia percepito la mia vicinanza in quel suo ultimo giorno di vita. Mi sarebbe piaciuto che sapesse che ero lì, con lei... e che non l'avrei mai lasciata sola in quel momento.
Comunque...
Dopo essere andata al bagno l'abbiamo messa sul letto così come ci aveva chiesto... e quello fù l'inizio della fine...
Da quel momento, dopo poche ore, entrò in coma...
Mi sembrava dormisse... pensavo "forse le fa bene riposare un po'"...
Intanto io e mia sorella abbiamo subito chiamato mia madre dicendole di venire perchè la situazione era grave... e nello stesso modo abbiamo chiamato (noi o mio nonno) gli altri parenti più stretti...
Forse già sapevamo anche se non volevamo ammetterlo.
 
Quel sonno è stato quello dal quale non si è poi più svegliata...
E' passata la donna di mio zio (che è un medico) per metterle delle flebo e vedere come sta... non ci ha detto niente però di flebo ne ha lasciate due... e io mi chiedevo "e dopo queste? perchè non ne lascia di più?!"
Forse anche lei già sapeva ma non voleva dircelo...
Anche mia madre appena arrivata e vista sua mamma così, in quelle condizioni, in quel letto, è stata piuttosto male e forse già si aspettava come sarebbe andata a finire...
Ma la conferma l'abbiamo avuta appena è arrivato mio zio (anch'esso medico)... appena vista ha fatto una faccia preoccupata e appena finito di visitarla è corso in bagno con le lacrime agl'occhi... questa è stata la conferma...
Non era proprio da mio zio reagire così... lui così sempre al di sopra di tutto e quasi incapace di mostrare le sue emozioni... Doveva essere qualcosa di veramente grave!
Appena uscito dal bagno ci ha detto che era in coma e ha detto di chiamare tutti i familiari mancanti e di farli venire lì...
Tutti noi abbiamo subito detto "va beh ma magari si risveglia"... Io gli chiesi "ma non c'è nulla da fare? se la portiamo in ospedale?"... lui mi rispose di no, che ormai non c'era nulla da fare ed anche in ospedale non le avrebbero fatto nulla se non "torturare" il suo corpo e gli sembrava quindi più giusto farla morire in casa vicino ai suoi cari... così come lei aveva sempre chiesto e voluto.
Staccammo tutto... solo l'ossigeno rimase... ma basso!! Perchè troppo ossigeno poteva risvegliare il cervello e renderla più consapevole di quello che stava accadendo... ma questo non sarebbe servito per farla stare meglio perchè tanto da quel coma non si sarebbe più svegliata... sarebbe solo servito a renderla consapevole della sua morte, del suo dolore... l'avrebbe fatta stare male, insomma...
 
Non sapevo se piangere o essere forte...
Intanto diventò sera... qualcuno mangiò una pizza... io di appetito non ne avevo neanche un po'...
Arrivò tra gli altri anche il prete... con quelle sue parole... come se fosse già morta...
Io non sono voluta stare in quella camera in quel momento, per me non era ancora morta, c'era ancora qualche speranza, stava solo riposando e non era giusto darla già per spacciata... bisognava avere forza e fiducia... per lei!!
Appena iniziato a parlare... con quelle sue preghiere, quel suo Dio... scoppiai a piangere... Non so bene perchè... fù una cosa istintiva e irrefrenabile.
Forse perchè ero arrabbiata e delusa che tutti fossero di la ad ascoltare quel Prete... come se lei non ci fosse già più...
Ero sola in quel momento, tutti in quella camera... solo una persona accanto a me... e la ringrazio per non avermi lasciata sola in quel momento...
Poi ci buttammo tutti su divani, poltrone, sdraio... per passare la notte.
Verso le 4.50 mi sono svegliata... così, d'improvviso, senza motivo...
Sono andata in camera da letto, subito dopo di me anche mia sorella, e dopo poco ecco quel respiro diverso da prima... ho svegliato subito tutti... speravo forse in un miglioramento... dissi subito "ehi, respira diversamente, forse è un buon segno...sta migliorando... senti non respira più così affannosamente!"... mia madre appena vista disse solo "sono i suoi ultimi respiri"...
tre... solo tre... distanti l'uno dall'altro... e poi più niente!!
Erano le 5.05 di mattina, se n'era andata... ci aveva lasciati... mi aveva lasciata... per sempre!!
E' vero che la speranza è l'ultima a morire... Fino al suo ultimo respiro ho avuto speranza e fiducia... ma niente!! Non è servito a niente... me l'hanno portata via, si è arresa, se n'è andata!!
I medicinali non avevano fatto alcun effetto su di lei se non indebolirla più di quanto già non fosse e questo lha portata alla morte...
 
Mia madre e mio zio (medico) la cambiarono... per metterle i suoi vestiti più belli... quelli che metteva per le occasioni speciali...
Che impressione vedere mio zio che la tirava su per metterle la maglia e la sua testa che "barcollava" su e giù...
 
Poi ricordo solo più pianti, angoscia, stress, depressione, visioni notturne, debolezza...
Via vai di persone che venivano a darle l'ultimo saluto
 
Cercavo di essere forte ma non lo ero abbastanza... non in quella situazione.
 
Tre giorni "accampati" in quella casa per starle vicino ogni minuto...
Quella camera (lo studio di mio nonno) "allestita" per l'occasione... con la sua bara, lei dentro, i lumini attorno... quel tappeto... una specie di altare... in quel momento era una regina... e tutti venivano per lei!!
 
E poi un'altra notte... ci avevano raccomandato di lasciare la porta aperta per far entrare più freddo possibile per mantenere il corpo...
Dissi a mia madre "si ma la tapparella abbassala un po'" mia mamma mi rispose "no deve entrare più freddo possibile nella stanza" e io scoppiai di nuovo a piangere... e ancora una volta non so dire quale fù davvero il motivo... ricordo solo che dissi "ma lei ha paura di lasciare aperto di notte... ha paura che entri qualcuno"... come se ancora potesse avere delle paure... come se davvero stesse solo dormendo... senza rendermi conto che ormai a lei non importava più... non c'era più... non poteva più avere paure!!
Mia madre abbassò un po' quella tapparella!!
 
Quella scritta sul giornale per annunciare la sua morte...
Amici e parenti che arrivavano la mattina prestissimo e si alternavano fino a sera tardi.
 
Quelle foto prese di nascosto con il cellulare... una cosa che forse a molti può sembrare macabra ma che a me è sembrata naturale... volevo ricordarla... volevo tenerle per sempre con me... e così ho fatto!!
E poi quella lettera scritta per lei e lasciata accanto alle sue mani, con lei nella bara... quasi sperando (ancora) che lei potesse leggerla... in qualche modo... prima o poi. E prima quelle fotocopie fatte per le persone più care... per farla leggere anche a loro. Solo 5 (mia madre, mio nonno, mio fratello, mia sorella... e una per me!!)
 
E poi quella mattina, quel funerale...
Quello sbaglio forse di non salire sul carro funebre... c'era ancora un posto libero... poteva salire qualcuno ma avevano deciso da prima che sarebbero saliti solo mia madre e mio zio... i figli... pensando che i posti erano solamente due.
Volevo andarci ma poi non mi è sembrato corretto nei confronti degli altri... così fatto all'ultimo momento.
Ma forse, invece, avrei dovuto seguire il mio istinto.
 
E poi in chiesa... quello scritto di mia madre, durante la messa, letto con mio fratello e mia sorella... un pezzo a testa.
Avevo il cuore che mi batteva a mille e avevo paura di non farcela... e invece ce l'ho fatta...
Le lacrime forse erano arrivate alla fine... non ne avevo più...
 
Quel cimitero... vederla mettere laggiù... nella terra... anche se la terra quel giorno non c'era... solo una cassa metallica...
La terra l'avrebbero messa i giorni seguenti... perchè ormai si fa tutto con le macchine... non c'è stata la prima palata buttata dal marito... come tradizione... ormai una cassa di metallo già pronta vuota per lei e poi giù con i macchinari a buttare un po' di terra sopra...
 
E ancora... gli orari del cimitero... persino quel giorno... con la fretta di uscire perchè poi avrebbe chiuso.
Cazzo lasciatemela almeno salutare in pace!!!!!!!! Che odio!!!!!!!!!
E anche i giorni... mesi... seguenti... sempre i loro orari... devo essere "comandata" da loro per poterla andare a trovare...
Non posso andare quando voglio, cavolo!!! Che regole di merda!!!!
 
E nei giorni seguenti... quel cuore che avevo voluto comprare, con quella frase scritta sopra da me... messo in mezzo ai fiori...
 
E così è passato un anno... pieno di cambiamenti, novità...
Tutte cose che vorrei lei potesse sapere/vedere...
 
La novità che è diventata di nuovo bis-nonna, la novità che ho ritrovato quel ragazzo che anche lei aveva conosciuto 4 anni prima e che ora, già da un po', vivo con lui... e mi sto creando una vita, una famiglia...
 
E quanto vorrei che fosse ancora viva per poter dare tutte le attenzioni, che ha sempre dato a me, al mio futuro bebè!!!
Lui/Lei comunque saprà di te, Nonna... gli/le racconterò tutto... Ti conoscerà come se tu fossi ancora qui con noi!!
 
 
...e allora, dopo un anno, te lo ripeto:
 
ciao Nonna Ciuccio,
ti voglio bene...
...e scusa se non ho saputo dimostrartelo ogni giorno come avrei voluto.
 
 
La Tua, sempre eternamente TUA,...
...Piccolotta!!
 

Forse tu sarai già li
In un gruppo di angeli
La tua immagine l'ho impressa qua
Come quando certe sere
Mi parlavi con intensità
Sai ci manchi
Sarai sempre qui tra noi
Quei ragazzi che tu sai

Angeli
Tu sei li con loro adesso
E noi qui senza te
Sappiamo non sarà mai piu lo stesso
Ridere
In quel modo tra di noi
Ma potrai da lassù
Indicarci la via
Se vuoi
 

E pensarti non potrò
Se non come un'angelo
Che ora vola ma é rimasto qua
Con la dignità di chi va via
Ma poi non ci abbandonerà
Non ci senti siamo tutti qui per te
Sorridenti come vuoi

Angeli
Tu sei li con loro adesso
E noi qui senza te
Sappiamo non sarà mai più lo stesso
Vivere in quel modo tra di noi
Ma potrai da lassù
Indicarci la via
Se vuoi
Se vuoi
Se vuoi
sabato, 20 dicembre 2008


Mia sorella che si fida ad occhi chiusi della gente,
mia sorella più guadagna amore e più ne spende,

telefona... rimurgina e da la colpa a se.
Mia sorella avrebbe avuto un figlio a 17 anni,
mia sorella che si svegia tardi dai suoi sogni
e poi telefona..rimurgina...lei non aspetta principi,
le labbra di cream caramel e la sua solitudine....!
Mia sorella è pazza e mangia e più che mangia e più che è sola
poi si chiude in bagno, tira l'acqua e mette un dito in gola.
Mia sorella mi assomiglia e io lo so che cosa prova
perchè mia sorella in questo mondo non si trova.
Vuole avere ragione, vuole vincere lei, vuole essere sicura
perchè mia sorella è forte solamente quando ha paura,
perciò telefona...rimurgina, non sa quant'è bellissima
ma il volto le si illumina solo di notte al frigorifero!!!!
Mia sorella parla, parla e non fa dire una parola,
ride solo per dispetto e solo il pianto la consola...

Mia sorella gioca in porta su una spiaggia che mi sembra ieri
certe volte è ancora una bambina coi braccioli!!!!!!!
Ma mia sorella è mia...e un giorno si innamorerà
ed io dopo con chi litigo e chi mi mancherà?!!
Si, mia sorella è mia....
Mia sorella....mia sorella...
Mia sorella è stanca e mangia e più che mangia e più che è sola,
poi si chiude in bagno ed io l'aspetto con il cuore in gola,
Mia sorella che mi tira le parole le ciabatte
ma poi vuole i bacio della buonanotte.....!!!!

martedì, 02 dicembre 2008

29 Novembre 2008
 
21 ANNI
 
...e ci sono due canzoni che avrei voluto ascoltare quel giorno:
 
Oggi E' Così, Ti Tocca Fingere
Per Dovere Sorridere Per Forza
Parlare No Davvero, Non Ti Va
Non lo Fai,
Tanto Chi Ti Capirà?!
Ed Innervosirsi Poi Per Un Futile Diverbio
Quante Porte Sbatterai Mentre Vai Via
 
Un Giorno Che Non Va, Cosa Vuoi Che Sia
L'Inquietudine Prima o Poi Va Via
La Conosco Anch'Io La Vertigine,
La Maliconia Che Ti Può Prendere
In Questo Giorno Grigio Tutto Storto E'
La Fotografia Viene Male Ma
Ho Sbagliato Anch'Io Obiettivo Sai
Con Più Messa A Fuoco La Riscatterai Domani
 
La Più Dura Roccia Che Levigherò
Sarà Con Il Pianto Che La Scaverò
Non Avrò Timore Di Fallire Sai,
Ci Si Rialza Dopo Che Si Cade
E Anche Solamente Un Giorno Che Non Va
Se Mi Sei Accanto Prima Passerà
Dammi Quella Forza Positiva Che
Ci Manca Quando Siamo Soli
 
Un Giorno Che Non Va Cosa Vuoi Che Sia
La Ferita Che Si Rimargina
Ogni Sbaglio E' Perdonabile
Prima o Poi La Pioggia Deve Smettere
(Un Giorno Che Non Va - P. Meneguzzi)
 
 
e poi un'altra, dedicata ad una persona
che (almeno con il corpo) non c'era
ma non per volontà sua
(come invece son mancati tanti altri)
Ciao, Nonna!
 
 
Forse tu sarai già li
In un gruppo di angeli
La tua immagine l'ho impressa qua
Come quando certe sere
Mi parlavi con intensità
Sai ci manchi
Sarai sempre qui tra noi
Quei ragazzi che tu sai

Angeli
Tu sei li con loro adesso
E noi qui senza te
Sappiamo non sarà mai piu lo stesso
Ridere
In quel modo tra di noi
Ma potrai da lassù
Indicarci la via
Se vuoi

E pensarti non potrò
Se non come un'angelo
Che ora vola ma é rimasto qua
Con la dignità di chi va via
Ma poi non ci abbandonerà
Non ci senti siamo tutti qui per te
Sorridenti come vuoi

Angeli
Tu sei li con loro adesso
E noi qui senza te
Sappiamo non sarà mai più lo stesso
Vivere in quel modo tra di noi
Ma potrai da lassù
Indicarci la via
Se vuoi
Se vuoi
Se vuoi
(Angeli - P. Meneguzzi)
domenica, 07 settembre 2008

locandina

Una serata calda di fine estate, a pochi passi da quel mare di Genova che amo da sempre, quel mare davanti al quale, non so perchè, mi sento un po' "a casa". Così semplice il palco e lo spazio per il pubblico, così semplici gli artisti quando salgono sul palco. Nessuno applaude, non so nemmeno se la gente che mi è intorno si accorge che saranno loro gli artisti di stasera; probabilmente li scambiano per tecnici. Gianni Martini si accorda la chitarra. Una semplice chitarra (la seconda la abbraccia GianPiero) e un amplificatore semplicissimo. Questi gli unici strumenti. Ma da quella chitarra Martini farà uscire note che ci riporteranno ad emozioni antiche, ci riporterà un po' di Giorgio. Alloisio è bravo, senz'altro l'unico fra tutti gli interpreti che ho sentito rivisitare Gaber che riesca a riportare lo spirito, l'animo che usciva dagli spettacoli di Gaber. La sua bravura sta proprio in questo: nel non tradire il messaggio che ci inviava Gaber dal suo palco. Alcuni pezzi li interpreta meglio, altri un po' meno, certamente non riesce propriamente a raggiungere la stessa ironia, la stessa teatralità, la stessa rabbia, la stessa melanconia propria di Giorgio. Ma lui era unico, nessuno potrà farlo. Martini... beh Martini era già lui, certamente con una sola chitarra e un'amplificazione così scarsa non può riprodurre in una piazzetta esattamente ciò che era un'orchestra in un teatro, però ce ne riporta una bozza semplificata molto fedele e pura.

"Il dilemma" di un uomo e una donna davanti a quella cosa grandiosa che chiamiamo "amore". L'impossibilità di amare, l'impossibilità di fermare l'inevitabile processo della morte dell'amore, della consapevolezza di tutto quanto manca ad un amore. Eppure questo perenne bisogno di cercare, di credere in un amore "vero".

E rifiutarono decisamente
le nostre idee di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare...

Il loro amore moriva
come quello di tutti
non per una cosa astratta
come la famiglia
loro scelsero la morte
per una cosa vera
come la famiglia.

Ecco io credo che il nucleo fondamentale sia tutto racchiuso in questi pochi versi.

Molte persone spesso leggono in me una sfiducia completa nell'amore, che mi porta a non crederci più. Nulla di più sbagliato. In me c'è una enorme fiducia nell'amore, nell'amore vero e non astratto. Una fiducia talmente grande e forte che nemmeno ogni forma di delusione riesce a farla crollare. Sì, è vero, la maggior parte delle coppie che vedo passeggiare per mano mi mette tristezza, per loro non per me. Sì, la maggior parte dei rapporti li vedo come qualcosa di ignobile. Sì, è vero, tante e troppe volte mi ripeto che la mia famiglia sono principalmente i miei figli, sono mia madre (che mi ha lasciato) e mio padre (quel grande uomo che a 75 anni è riuscito a scoprire che sua figlia, sulle pagine di un blog, scrive, scrive tanto, e ha iniziato a leggere migliaia di parole scritte da una figlia che oggi non è un'adolescente da controllare, ma una donna di 45 anni che scrive di sè. trovatemene un altro capace di questo!); la mia famiglia è ogni uomo che ho amato e ho perso per strada. Ma se giriamo la ruota al contrario, se guardo attorno il vuoto e il silenzio, ecco che la mia famiglia sono "io", sono solo io che instancabilmente continua a non credere in quel qualcosa di "astratto" che è la famiglia o l'amore, ma in quel qualcosa di "vero" e utopico che è l'amore e la famiglia.

E, nel crederci, sempre e ancora ti ritrovi sola.