domenica, 30 agosto 2009
Schivo prima del concerto. Poi sul palco si trasforma in un "giocoliere" di parole. Canzoni né retoriche né banali. Così definisce i suoi brani l'abile comunicatore con ben 30 anni di successi. Storie vere dense di metafore. A bando però la "fasullaggine".
"Quello che canto l'ho vissuto sulla mia pelle". È Roberto Vecchioni a rompere il ghiaccio con la sua Samarcanda prima del suo unico concerto in Basilicata. Con chitarre, violino e flauto anche gli arrangiamenti diventano un'arte. Ma è la viola lo strumento preferito da Vecchioni. In più di due ore di concerto a Sant'Angelo Le Fratte non sfugge al noto cantautore la questione italiana e non sorvola sul fatto che "la democrazia ha un limite".
"Cosa dico a Calderoli? Ma che mestiere fa Briatore? Forse è celebre solo per decreto". Ed ancora "può la poesia salvare il mondo? No, ma bisogna scriverla".
È questo il Vecchioni che trasforma in versi anche la storia di quei poeti che "sposano il cielo con un pensiero", come Van Gogh e Paul Gauguin.
L'arte della musica di Vecchioni con Sogna ragazzo sogna diventa "un bagaglio di speranze anche per i giovani, per quei tanti spaventati guerrieri o piccoli comici".
A fine concerto Vecchioni però ha sganciato una promessa: ha annunciato un suo ritorno in Basilicata.

Professore e cantautore: un Vecchioni dalla duplice veste?
In realtà sono sempre lo stesso. Quello che mi batte dentro è la curiosità di scoprire cosa pensano gli uomini. Da professore con i miei studenti e da cantautore con quanti apprezzano la musica.

Cos'è la musica per Vecchioni?
Una gran percentuale della mia vita. Musica per me non è solo scrivere ma è anche quando l'ascolto. C'è in tutte le cose. Ogni cosa ha un suo ritmo.

Un Vecchioni quasi sempre mosso da uno spirito critico. Anche nel centrosinistra? Nel suo concerto ha detto che la democrazia ha un limite. Ed allora cosa dice ai nostri politici?
Ho le idee chiare. Si è mischiato tutto, stanno ingannando tutti. Ora è il gossip quello che conta. Si prospetta sempre di più una crisi che porterà tutti i nodi al pettine. Per l'Italia sarà solo un boom negativo.

Come va il settore discografico in Italia?

Malissimo, ma lo si doveva sapere già 15 anni fa. La musica è nell'etere, ormai c'è internet.

Com'è la musica italiana oggi?
Ci sono quelli che si rinnovano, anche se gli ascolti restano bassi. Oramai fa successo tutto ciò che è scontato. Ci sono stati gli anni 60/70, un periodo fondamentale per la musica italiana. Poi un lento mortorio. Ma c'è ancora qualcuno che salva la faccia come Battiato, De Gregori, Gino Paoli. Sono delle stelle in cielo.

(intervista raccolta da Angela Scelzo)
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categoria: interviste, occhio ai critici
domenica, 23 agosto 2009
Momento clou per la straordinaria rassegna musicale Suoni dal Monviso, la stagione organizzata dal gruppo corale I Polifonici del Marchesato. Domenica 23 agosto, alle ore 17, a Montoso di Bagnolo (Cuneo) è infatti in programma il concerto di Roberto Vecchioni. Per l’occasione il “professore” proporrà “In-Cantus”, uno spettacolo la cui idea è da ascrivere al maestro Beppe D'Onghia il quale, nell'intento di unire musica pop e musica classica, versi d'autore e di tradizione e poesia contemporanea, affronta la ricerca di un linguaggio che attraversi e travalichi i confini di culture e tradizioni diverse.
Questo è “In-Cantus”, uno spettacolo nel quale fluisce assolutamente naturale il passaggio fra arie classiche intercalate con le canzoni di Vecchioni e le poesie tratte da libri suoi o di altri autori. Seguendo questa idea, Roberto Vecchioni, con il supporto del Nu-Ork String Quintet e accompagnato da Ilaria Biagini al flauto e ai cori, interpreterà dal vivo le une e le altre, con lo stile del cantautore e artista straordinario che tutti conoscono. La sua sarà la voce cantante e narrante del concerto, che prevede ad esempio “Vissi d’arte” di Puccini, la “Patetica” di Chaijkowskij, il Concerto n° 2 di Do minore di Rachmaninoff (che ha conosciuto nuova popolarità grazie al film Shine), canzoni di Vecchioni riarrangiate per pianoforte e quintetto d’archi, fra le quali Luci a Sansiro, Blu Moan, Sogna Ragazzo Sogna, Le Rose Blu, Milady ecc., nonché alcuni pezzi parlati fra una canzone e l’altra, per i quali Vecchioni non esita a citare altri grandi autori come Gassman, Neruda o Borghes.
La località di Montoso è comodamente raggiungibile in auto salendo la provinciale che parte da Bagnolo (paese che dista 20 km. da Saluzzo, 15 da Pinerolo). E’ naturalmente possibile acquistare il biglietto (12 euro) sul luogo del concerto fino ad esaurimento posti, mentre la prevendita è aperta on line sul sito www.ticketone.it, nei punti vendita convenzionati con il circuito www.ticket.it, a Saluzzo presso la libreria Mondadori e Top Sound Music, a Cuneo da Muzak Dischi, a Pinerolo da Rogirò, a Savigliano da Exit Music, a Mondovì presso Mondovicino, a Bagnolo presso l’ufficio turistico, Punto Musica e alla pro loco Montoso.
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categoria: segnalazione eventi
mercoledì, 12 agosto 2009
Lui sì che è aristocratico, come la sua Inter. È il professor Roberto Vecchioni, quello che insegnava al liceo classico e che ora insegna all'Università. Lo stesso Roberto Vecchioni che suona e canta. Proprio così «oh oh cavallo oh oh». E che scrive romanzi e fiabe. Uno che con la sciarpa al collo nerazzurra passa da Oscar Wilde a Giacomo Leopardi, come a iniziarti a un linguaggio comune, quello della poesia, dell'arte, del pensiero, del bello. È aristocratico uno che può permettersi di dire coglioni e culo senza essere volgare. Proprio come la sua Inter, capace di un orgoglio antico anche nella sconfitta ma incapace di gestire il piacere della vittoria. Il professore è arrivato all'età della pensione, ma in pensione non ci va. La vita è una cosa seria, dice adesso a 65 anni, e ci sono un sacco di cose da fare. Anche annoiarsi e brigare con i figli adolescenti che non hanno voglia di studiare. Vecchioni la giovinezza se l’è cucita addosso: lui che con i giovani ha passato tutta una vita, sia tra i banchi sia ai concerti, da loro ha imparato e poi a loro ha restituito gli strumenti per vivere e districarsi in una vita spesso complicata. Libri chiusi, dunque, con il professor Vecchioni: si parli o si canti che ci si capisce meglio.

L’INTER E’ SPIRITUALITA’ - Per l'Inter però una spiegazione dal cuore di Vecchioni serve. «L'Inter è spiritualità, è un modo di vivere, di essere. Un'avventura storica straordinaria: sconfitte, vittorie di Pirro, casualità, è sempre un sabato del villaggio. L'interista è programmato geneticamente alla sconfitta, noi la vittoria non sappiamo come gestirla». Profondamente innamorato di quei colori, mai invidiato i successi altrui, ha vissuto «un conflitto epico con la Juventus, molto di più che con il Milan, avversario naturale. In Inter e Juve c'è la pretesa aristocratica di vincere e la modestia di accettare la sconfitta».

NAPOLI, L'ALTRO AMORE - Roberto figlio di napoletani, con padre tifoso del Napoli, non ha resistito al richiamo di un’Inter snob e popolare insieme, anche se il padre lo portava allo stadio a vedere il Milan. «E io per ripicca ho tifato Inter. Diciamo che è un tifo di ribellione alla figura paterna». Ma il napoletano che è in lui vive. Milano il lavoro, Napoli «il mio tempo libero, la bellezza, la libertà. Vado sempre là per le feste, ho ancora tanti parenti. Ho grande simpatia per la squadra azzurra».

GRANDE MOURINHO - Gli sarebbe piaciuto avere Kakà all’Inter e trova Mourinho originale «perché non fa e non dice quello che tutti si aspettano. Tira sempre fuori un argomento di discussione. Un po' come Zeman. Anzi è un Mazzone colto».

COSE DA DIRE - Vecchioni cantautore, di quelli che «la musica è una cosa seria, si scrive ogni tanto. Non si fanno dischi così perché si devono fare, ma perché c'è un momento in cui si hanno cose da dire»; di quelli che i figli «mi prendono in giro dalla mattina alla sera e mi dicono “fai solo piangere, che schifo è 'sta cosa!” Ma poi regalano i miei libri o i miei dischi agli amici».

VOTI INGIUSTI - I figli sono quattro e di voglia di studiare poca. «Soprattutto i due maschi. Il piccolo, sedicenne, poi non ne parliamo, è pure romanista! Però hanno un certo senso etico della vita. Hanno dei valori». Vecchioni, trent’anni di scuola da professore, ha visto cose... «Ho visto il cambio di generazioni, ho visto perdere e vincere. Nella scuola bisogna parlare e parlare; serve che gli insegnanti mettano lo studente a contatto con la vita piuttosto che con i libri, ma quello che manca è un'educazione emozionale e sentimentale. L'umanesimo dà una certa visione di sé e del mondo. L'arte è un'arma. Io ho vissuto gli anni Settanta, anni difficili, droga, politica, botte. Qualcuno si è perso, qualcuno se n'è andato. Ai ragazzi bisogna dare esempi e non voti. Non sopporto nemmeno quelli che date voi ai calciatori. Il voto è un riassunto scemo. Significa ridurre un uomo a un numero. Lo si dà secondo quello che si pretende dal calciatore e non in base alla prestazione reale. Il voto vero spetta solo l'allenatore. Comunque ho dato anche io i miei voti a scuola».

OSTRICHE - Vecchioni è in piena attività. «Questi 65 anni sono arrivati di colpo. A un certo punto me li sono contati tutti. Oggi ricostruirei qualcosa del mio carattere. Per troppi anni sono stato egocentrico e fuori della realtà. Vorrei essere più altruista con le donne. Ho sempre pensato a me, al mio successo, alla mia vita. Nel lavoro invece sono sempre stato mosso dal sentimento, trascinato dalla febbre di fare una cosa. La vita è anche una gran rottura di scatole, ma non bisogna lasciare nulla al caso. Ai nostri figli bisogna insegnare la normalità». E lui si sente una persona normale, fa la spesa, porta a spasso il cane, corre con lui, parla con la gente, gira parecchio e cucina. «Cucino la pasta e mangio di tutto. Mi piacciono pasta e fagioli, rognone e fegato e poi le cose osè: ostriche e salmone». E qui al professore però la poesia viene meno… «L’ostrica la metto in bocca e butto giù in modo ingordo. Ingerisco. Niente lingua-palato-lingua, lo so… non va bene».

(Corriere dello Sport, Valeria Ancion, 11 agosto 2009)
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