mercoledì, 17 settembre 2008
Il Laboratorio Grafico Alberti Copyright di Torino ricerca docente di informatica da inserire nel proprio organico per lezioni individuali a nostri allievi. Si richiede esperienza nel campo informatico e d'insegnamento. Disponibilità immediata: ore pomeridiane e serali. Se interessati e in possesso dei requisiti richiesti, inviare il proprio curriculum e candidatura a info@alberticopyright.it
postato da: maria963 alle ore 10:12 | Permalink | commenti (3)
categoria: il mercatino
martedì, 16 settembre 2008
sognoC'è qualcosa che nessuno potrà rubarti mai!
Ti possono rubare ogni oggetto, di valore economico o anche solo affettivo. Chiunque può rubarti anche un gradino sociale raggiunto. C'è chi può rubarti la felicità e qualcuno può rubarti gli anni o la vita stessa, la voglia di vivere e il sorriso. C'è chi ti ruba la speranza e la fiducia. Il domani e il passato. Ti possono sottrarre persino i ricordi. A volte il tentativo di costruire argini entro i quali proteggerti non è sufficiente: ci potrà essere qualcuno che riesce a scavalcare ogni tuo limite.
Ma c'è qualcosa che nessuno potrà mai rubarti, nessuno potrà mai uccidere: i tuoi sogni e ciò in cui tu credi.
Tenteranno di ridicolizzare, sminuire, rendere inverosimile, annullare... ma i sogni per loro stessa natura sono irreali e se tu ci credi davvero, dalla nascita alla morte, mai nessuno potrà rubarteli. Forse non raggiungererai mai la loro realizzazione, forse non troverai mai qualcun altro che ci crede... ma sono indelebili per il semplice fatto che c'è almeno una persona che ci crede, e sei tu.
Non è molto, forse è fallimento o rassegnazione, è solitudine... ma è già qualcosa, molto più di quanto chiunque altro possa credere!
postato da: maria963 alle ore 11:22 | Permalink | commenti (3)
categoria: dopo la mezzanotte
martedì, 16 settembre 2008
E' il celebre cantautore – poeta Roberto Vecchioni ad aprire i battenti della terza edizione del Meeting “Cercatori della Verità” incentrato quest’anno sul tema “Dialogo tra uomini di Pensiero e Parole”.

Interprete di “Luci a San Siro”, “Samarcanda” e “Voglio una donna”, autore di libri e saggi, nonché relatore di conferenze nelle scuole e nelle università italiane sull'evoluzione storica e letteraria della "forma" canzone dalle origini ai giorni nostri, Roberto Vecchioni sarà il degno apripista dei Dialoghi del Meeting, che verteranno sulla comunicazione e su tutto ciò che ad essa è collegato.

Chi meglio di Vecchioni, insegnante delle materie umanistiche nei licei italiani, potrà districarsi sul significato della parola e sulla forza della scrittura, scandagliando i sentimenti degli uomini, che sono alla base di ogni opera dell’artista, sia essa plasmata sotto forma di una canzone o di una poesia, di un libro come di un saggio. Per il prof. Vecchioni, artista a tutto tondo, nato a Milano da genitori napoletani nel 1943 e padre di quattro figli, parlano i premi e le onorificenze ricevute: nomina a "Cavaliere Ufficiale della Repubblica" conferitagli, motu proprio, dal Presidente Carlo Azelio Ciampi, l'Ambrogino d'oro del Comune di Milano, il "Premio Giorgio La Pira", il premio "Scanno" per la narrativa, due premi "Tenco" alla carriera e il premio "Angelo dell'anno" per le sue attività di impegno nel sociale.

A dar lustro alla prima serata del Meeting, targato Corte Sveva con la collaborazione del Rotary International Club Andria – Castelli Svevi, oltre a Roberto Vecchioni, vi sarà anche l’istrionico
Antonio Stornaiolo. Comico, attore, presentatore televisivo, spalla di Renzo Arbore nella fortuna trasmissione televisiva “Speciale per me” su Raiuno, Stornaiolo ha saputo nel tempo cambiar pelle.

Dal fortunato duo cabarettistico Toti e Tata con Emilio Solfrizzi, Stornaiolo è passato ad essere un attore affermato nelle fiction come “Distretto di Polizia” ed in diversi lungometraggi come “Io non ci casco”, interpretato, tra gli altri, da Maria Grazia Cucinotta per la regia di Pasquale Falcone.

Appuntamento, quindi, con il Meeting “Cercatori della Verità - Dialogo tra uomini di Pensiero e Parole” a mercoledì 15 ottobre, presso la Sala Dante dell’Istituto Scolastico “G. Oberdan” sito ad Andria in viale Roma e sede dei Dialoghi di questa terza attesissima edizione. Orario d’inizio dell’incontro con Roberto Vecchioni ed Antonio Stornaiolo, previsto alle ore 19. L’ingresso è libero. Il programma definitivo del Meeting sarà disponibile dalla prima settimana di ottobre in tutte le edicole cittadine. Per ogni ulteriore informazione è possibile consultare il sito internet: www.cortesveva.org.
postato da: maria963 alle ore 10:48 | Permalink | commenti
categoria: segnalazione eventi
martedì, 16 settembre 2008
luna persaUscirà il 26 settembre il nuovo album di Max Manfredi, “Luna persa“, pubblicato da Ala Bianca Group, con distribuzione Warner: una grande produzione di poesia della musica e musicalità della parola da parte di colui che lo stesso Roberto Vecchioni ha definito “un capostipite” del cantautorato italiano. Un disco affascinante, ricco, inusuale nel panorama italiano, un disco che riserva molte sorprese.

Artista di grande culto, Max Manfredi ha anticipato spesso nei suoi dischi le nuove tendenze della canzone d’autore, quelle che a testi di forte intensità affiancano una ricerca musicale attenta e preziosa. E “
Luna persa” sottolinea ancora di più questi aspetti, grazie anche ad una produzione e orchestrazione di altissimo livello: trenta i musicisti coinvolti e più di cinquanta gli strumenti impiegati. L’album è stato registrato e missato fra maggio e luglio negli studi Maccaja di Genova, con la produzione artistica dello stesso Max Manfredi e di Federico Bagnasco e Fabrizio Ugas, due componenti della Staffa, il gruppo che da anni lo accompagna.

Max Manfredi è anche uno dei principali protagonisti del recente “Cantautori novissimi. Canzone d’autore per il terzo millennio” di Paolo Talanca (Ed. Bastogi), volume nel quale compare anche un’intervista con Roberto Vecchioni che così lo definisce: “Max Manfredi è un capostipite, è uno che ha bazzicato col romanzo, con la poesia, col dialettale, con la canzone e senza, è un capace, uno che non posso nemmeno limitare con il termine di cantautore: è un intellettuale“.
postato da: maria963 alle ore 10:32 | Permalink | commenti
categoria: segnalazione eventi
martedì, 16 settembre 2008
tencoBaustelle, Eugenio Finardi - Sentieri Selvaggi - Carlo Boccadoro, Davide Van De Sfroos e Le Luci della Centrale Elettrica sono i vincitori delle Targhe Tenco 2008, assegnate come sempre dal Club Tenco in base al voto di una folta giuria, fortemente rappresentativa del giornalismo musicale italiano più attento alla musica di qualità. I giornalisti che hanno espresso il loro voto sono stati oltre il centinaio.
I quattro vincitori degli storici e prestigiosi riconoscimenti saranno premiati nel corso della 33a edizione del Premio Tenco in programma dal 6 all’8 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.
Nella sezione “Album dell'anno” hanno avuto la meglio i Baustelle con “Amen”, che si è imposto sugli altri candidati: nell’ordine, Lorenzo (Jovanotti) con “Safari”, Afterhours con “I milanesi ammazzano il sabato”, Roberto Vecchioni con “Di rabbia e di stelle”, Francesco De Gregori con “Per brevità chiamato artista”.
Tra gli album in dialetto la vittoria è andata a Davide Van De Sfroos con “Pica!”, che ha preceduto nell’ordine: Carlo Muratori con “La padrona del giardino”, ‘A 67 con “Suburb”, Rita Botto con “Donna Rita”, Luigi Maieron con “Une primavere”.
Migliore opera prima è risultata “Canzoni da spiaggia deturpata”, firmata Luci della Centrale ElettricaAscanio Celestini con “Parole sante”, John De Leo con “Vago svanendo”, Banda Elastica Pellizza con “La parola che consola”, Paolo Simoni con “Mala tempora”.
Oltre alle suddette sezioni, dedicate a cantautori, esiste una Targa riservata a interpreti di canzoni non proprie. Quest’anno se l’è aggiudicata “Il cantante al microfono - Eugenio Finardi interpreta Vladimir Vysotzky” di Eugenio Finardi - Sentieri Selvaggi - Carlo Boccadoro. Dietro di lui, nell’ordine: Roberto Cipelli-Paolo Fresu-Philippe Garcia-Gianmaria Testa-Attilio Zanchi con “F. à Léo”, Syria con “Un'altra me”, Petra Magoni-Ferruccio Spinetti con “Musica nuda 55/21”, Alessio Lega con “Compagnia cantante”.
Tutti i quattro vincitori si sono affermati con netto distacco sugli altri candidati. Alle Targhe Tenco hanno concorso, come sempre, tutti gli album italiani della precedente stagione (quindi, per questa edizione, quelli pubblicati tra l’agosto 2007 e il luglio 2008), tra i quali, in un primo voto, la giuria ha decretato i cinque finalisti di ogni categoria.
Maggiori informazioni sulla manifestazione (di cui prossimamente verranno comunicati il cast completo e i Premi Tenco internazionali, attribuiti, a differenza delle Targhe, direttamente dal Club Tenco) si possono trovare all’indirizzo: www.clubtenco.it
(ovvero Vasco Brondi). Gli altri finalisti si sono piazzati in quest’ordine:
postato da: maria963 alle ore 10:25 | Permalink | commenti
categoria: segnalazione eventi
domenica, 07 settembre 2008

locandina

Una serata calda di fine estate, a pochi passi da quel mare di Genova che amo da sempre, quel mare davanti al quale, non so perchè, mi sento un po' "a casa". Così semplice il palco e lo spazio per il pubblico, così semplici gli artisti quando salgono sul palco. Nessuno applaude, non so nemmeno se la gente che mi è intorno si accorge che saranno loro gli artisti di stasera; probabilmente li scambiano per tecnici. Gianni Martini si accorda la chitarra. Una semplice chitarra (la seconda la abbraccia GianPiero) e un amplificatore semplicissimo. Questi gli unici strumenti. Ma da quella chitarra Martini farà uscire note che ci riporteranno ad emozioni antiche, ci riporterà un po' di Giorgio. Alloisio è bravo, senz'altro l'unico fra tutti gli interpreti che ho sentito rivisitare Gaber che riesca a riportare lo spirito, l'animo che usciva dagli spettacoli di Gaber. La sua bravura sta proprio in questo: nel non tradire il messaggio che ci inviava Gaber dal suo palco. Alcuni pezzi li interpreta meglio, altri un po' meno, certamente non riesce propriamente a raggiungere la stessa ironia, la stessa teatralità, la stessa rabbia, la stessa melanconia propria di Giorgio. Ma lui era unico, nessuno potrà farlo. Martini... beh Martini era già lui, certamente con una sola chitarra e un'amplificazione così scarsa non può riprodurre in una piazzetta esattamente ciò che era un'orchestra in un teatro, però ce ne riporta una bozza semplificata molto fedele e pura.

"Il dilemma" di un uomo e una donna davanti a quella cosa grandiosa che chiamiamo "amore". L'impossibilità di amare, l'impossibilità di fermare l'inevitabile processo della morte dell'amore, della consapevolezza di tutto quanto manca ad un amore. Eppure questo perenne bisogno di cercare, di credere in un amore "vero".

E rifiutarono decisamente
le nostre idee di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare...

Il loro amore moriva
come quello di tutti
non per una cosa astratta
come la famiglia
loro scelsero la morte
per una cosa vera
come la famiglia.

Ecco io credo che il nucleo fondamentale sia tutto racchiuso in questi pochi versi.

Molte persone spesso leggono in me una sfiducia completa nell'amore, che mi porta a non crederci più. Nulla di più sbagliato. In me c'è una enorme fiducia nell'amore, nell'amore vero e non astratto. Una fiducia talmente grande e forte che nemmeno ogni forma di delusione riesce a farla crollare. Sì, è vero, la maggior parte delle coppie che vedo passeggiare per mano mi mette tristezza, per loro non per me. Sì, la maggior parte dei rapporti li vedo come qualcosa di ignobile. Sì, è vero, tante e troppe volte mi ripeto che la mia famiglia sono principalmente i miei figli, sono mia madre (che mi ha lasciato) e mio padre (quel grande uomo che a 75 anni è riuscito a scoprire che sua figlia, sulle pagine di un blog, scrive, scrive tanto, e ha iniziato a leggere migliaia di parole scritte da una figlia che oggi non è un'adolescente da controllare, ma una donna di 45 anni che scrive di sè. trovatemene un altro capace di questo!); la mia famiglia è ogni uomo che ho amato e ho perso per strada. Ma se giriamo la ruota al contrario, se guardo attorno il vuoto e il silenzio, ecco che la mia famiglia sono "io", sono solo io che instancabilmente continua a non credere in quel qualcosa di "astratto" che è la famiglia o l'amore, ma in quel qualcosa di "vero" e utopico che è l'amore e la famiglia.

E, nel crederci, sempre e ancora ti ritrovi sola.

sabato, 06 settembre 2008

Ancora qui, dopo tanto tempo, a riguardare la notte da questa finestra. Ho l'impressione che sia un appuntamento che cadenza la mia vita. Fino a qualche giorno fa mi era rimasto un cane, eravamo rimasti io e lui, m'era rimasto lui con cui condividere queste serate, queste notti, lui con cui sincronizzare il respiro, per entrambi molto veloce.

Non mi è rimasto neppure un "cane" col quale ammazzare le notti, far girare le lancette dell'orologio, far tornare il mattino. Un libro... ma un libro è un oggetto, un libro è ancora solitudine, un libro è ancora silenzio.

Ora mi sono rimaste solo foto e ricordi con cui stringerci la mano, con cui farci l'amore. E questa casa, che muta con i miei stati d'umore e rimane sempre uguale, come le cose in cui credo. Questi mobili con soprammobili che a tratti vorresti scaraventare nell'immondizia per lasciare spazi vuoti, per cancellarvi tutti, e a tratti accarezzi.

"Dimentica una cosa al giorno" cantava quell'uomo ed è una tecnica di difesa, di sopravvivenza che adotto da tempo, ma ci sono sempre ancora troppi momenti che ricordi, nuovi momenti che si sono aggiunti a tutto l'archivio che occupava già troppo spazio.

Ogni tanto ti svegli, mi guardi e mi chiedi ancora di aiutarti, di aspettarti. Nemmeno tu hai capito che ero io ad aver bisogno di aiuto, di qualcuno che mi aspettasse, di qualcuno che provasse a capire. Ora torna pure a dormire, non svegliarti, perchè tanto non potresti essermi di alcun aiuto nemmeno stanotte. Si può fare ciò che si vuole con tutti se stessi.

Guardo tutte le notti la foto che ho appeso in entrata e ripeto: portami via da qui, prima che venga un nuovo mattino. Portami via da qui... perchè da sola io non saprò mai partire, resterò qui a chiudere la porta di notte e riaprirla al mattino come ripeto da più anni di quanti ne ho vissuti.

Quando le ore sono più lunghe di 60 minuti mi ritrovo a fare 4 conti e chiedermi che cosa avrò da portare quando busserò alla tua porta. Non avrò nulla di buono o sufficientemente luminoso da presentare e così credo che resterò ancora fuori dalla porta ad ascoltare le voci che si fanno sempre più distanti.

postato da: maria963 alle ore 00:47 | Permalink | commenti (5)
categoria: dopo la mezzanotte
giovedì, 04 settembre 2008
millesplendidisoliAfghanistan, 1974. Mariam è una harami, una bastarda. Figlia illegittima di un ricco uomo d'affari di Herat e di una sua donna di servizio, vive con la madre Nana in un piccola capanna in campagna. Il padre Jalil va a trovare le due donne ogni giovedì, provvede - con parsimonia - alle loro necessità e imbottisce la testa della piccola Mariam di sogni, speranze, desideri. Invano Nana, la madre, tenta di tenere a freno l'amore che Mariam prova per il padre, ricordandole che è stato proprio lui a scacciarle dalla sua grande casa e a confinarle fuori dalle mura della città, lontane dallo sguardo accusatorio delle tre mogli legittime e dei loro dieci figli. Stimolata anche dagli insegnamenti dell'anziano e affettuoso mullah Faizullah, che la sprona a studiare e ad affrancarsi dalla povertà e dal degrado, Mariam decide di andare ad Herat per convincere Jalil a riprenderla con sé. Il viaggio non ha l'esito atteso, anzi è l'inizio di una serie di tragedie che cambieranno la vita di Mariam per sempre...
Se Il cacciatore di aquiloni era focalizzato sul rapporto tra padri e figli e sull'amicizia maschile, Mille splendidi soli esplora i misteri del rapporto madre-figlia, dell'amicizia tra donne e della condizione femminile in generale. Hosseini, che è nato e cresciuto a Kabul ma si è trasferito negli Usa nel 1980, punta il dito contro il ruolo subalterno (quando va bene) attribuito alla donna nella cultura tradizionale afgana con il pretesto di una storia tenera e terribile, gonfia di lutti, malattie, sofferenze, botte ma anche di una insospettabile levità. Una storia di emozioni, di perdite, di orgoglio: di una donna, di un'altra donna (Mariam finirà sposa involontaria di un uomo di trent'anni più vecchio di lei assieme a un'altra ragazza, con la quale intreccerà un rapporto profondissimo), di un popolo. Sì, perché sullo sfondo c'è la storia dell'Afghanistan attraverso la monarchia, la repubblica, il colpo di stato comunista del 1978, l'invasione sovietica, la vittoria dei mujahiddin del 1989, l'avvento dei talebani, la guerra del 2001.

Un nuovo libro da l'autore de "Il cacciatore di aquiloni". Ne consiglio la lettura di entrambi.
Afghanistan, una terra così lontana dalla nostra immaginazione. Ciò che vivono le donne afgane è così lontano da noi, dalla nostra cultura, dalla nostra vita. Eppure a volte mi viene da pensare che in alcune di queste donne cresce una forza, una consapevolezza del diritto alla libertà del "vivere", una dignità, una nobiltà d'animo che dalle nostre parti spesso dimentichiamo, snobbiamo o semplicemente non siamo in grado di raggiungere.
La lotta, la sofferenza che deve subire una donna afgana per vincere quel mondo prettamente ingiusto, costruito a misura di maschio (nell'eccezione più degradante del termine "maschio"), che non riconosce la donna come compagna del suo uomo, ma la costringe ad esserne la schiava, la vittima della sua violenza, della sua ignoranza, delle sue frustrazioni, violentando ogni diritto umano, violentando ogni sentimento... noi non riusciamo neppure ad immaginarla.
Eppure ancora oggi mi sconcerta vedere come qui, in Italia, vicino a noi, spesso molte donne si dimentichino di lottare per difendere la propria dignità, il proprio diritto alla "vita". Mi pare uno scempio che dopo tutte le lotte e le umiliazioni che da secoli migliaia di donne hanno affrontato in ogni tempo e ogni parte del mondo, possano oggi, in questo ambiente, esistere donne che non facciano nulla per preservare la propria libertà, la propria dignità umana; anzi spesso siano proprio loro stesse a rinunciare volontariamente, in nome di stupidi valori, di facili orizzonti, di ignobili opportunismi, di cecità.
postato da: maria963 alle ore 20:44 | Permalink | commenti
categoria: parliamone, scrittori, tra le righe