martedì, 29 aprile 2008

Usciamo un po' tardi per trovare un posto dove pranzare. A due passi da casa da un po' di tempo hanno aperto un agriturismo e così decidiamo di andare a darci un'occhiata. Un posto molto carino ma purtroppo oggi è tutto pieno: bisognava prenotare o almeno arrivare un po' più presto. Ci ripromettiamo di tornarci presto. Mangiamo poi in una trattoria non lontano dove siamo già stati un'altra volta. Quando usciamo facciamo due passi. La nostra intenzione è quella di andare a comprare qualche pianta nel vivavio che hanno aperto qui vicino. In realtà ci accorgeremo che è ancora in costruzione, ma addentrandoci scopriamo un bellissimo parco attrezzato per picnic: tavoli in pietra sotto gazebo, sedie, barbecue, laghetto, piccoli pony, caprette, conigli, struzzi e molto verde.

Passiamo a casa per cambiarci e verso le 19,30 partiamo per Milano. Destinazione: Salumeria della Musica, concerto di Carlo Fava con l'Orchestra del Sorpasso - clicca qui

Toriamo a casa che sono le 3,30 passate del nuovo giorno: stanchi, ma ogni tanto serve per liberarsi dalla quotidianeità.

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categoria: parliamone, opere d inchiostro
venerdì, 25 aprile 2008
Erano razzi, ma volavano lenti.
Erano stanchi, ma guidavano attenti?
Erano pazzi e vivevan di stento.
Ero delusa, ma non mi pento.
Non sono bastati cento giorni per buttare fuori ciò che ho dentro.
Non ho mai smesso di riavvolgere il nastro, di guardarmi allo specchio, di cercare l'origine dei tuoi strappi, come rebus della tua incolumità. E della mia a cui non ho fatto troppo caso, come sempre.
Mi è rimasto il mio anatema da decifrare.
Tu anzichè giocare, hai deciso di andare.
Non posso dar torto agli sbagli se conoscono la loro identità, non posso conoscerli se non sono consapevole di una qualche realtà.

Continuerò a raggiungerti mentre dormi, ma mi cacci dai pensieri come zanzara dal naso, grillo dall'orecchio, ape dal girasole sbagliato, smarrito, sbocciato.
Come catena.
Mentre il legame è già spezzato e il respiro già sgozzato.
Ti ho regalato fiducia come pastore su un carro di buoi; tu sei andato solo avanti facendo i fatti tuoi.
Ti ho inviato mille valigie chiedendoti di raggiungermi, ma nel bigliettino non trovavi mai lo stimolo giusto per questa destinazione deviata, distante, scampata.
Ho odiato la nostra fotografia dal giorno che l'hai stampata, ho capito allora che la nostra bellezza era passata.

Potrei rifiutare cento volte il momento, l'attimo, la circostanza; posso confondere ciò che avanza, negare che sia abbastanza, darti l'alibi di credere che si possa farne senza, ma non potrò mai far finta che non fossi tu.

2.10
6/4/08
h.n.
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categoria: oltre ogni confine
giovedì, 17 aprile 2008

Quando le mani son solo carezze
un modo per potersi toccare
e quando gli occhi si chiudono stretti
solo per ascoltarsi volare
e la tua voce diventa infantile
il pigolio di un bambino
che s'addormenta in un nido d'oro
umido e caldo di vita

Grazie Eva
per il pane il sudore ed il raffreddore
grazie Eva
per il sole la pioggia la morte e la vita
grazie Eva
perché senza di te c'era solo una mela
grazie Eva
per avere capito che oltre il proibito
c'era qualcosa di più

Ci sarà sempre un uomo che ride
vedendo un altro che cade
ci sarà sempre una donna che piange
quando ti fanno del male
quando comincia o finisce la strada
e viene il giorno dei fiori
quando ti vince la malinconia
si chiami Eva o Maria.

(Gino Paoli - Se)

Grazie Eva e grazie Maria, perché un corpo e un cuore vergine sono un corpo e un cuore senza amore, grazie Eva e grazie Maria perchè ci avete insegnato l'amore.

postato da: maria963 alle ore 22:06 | Permalink | commenti (2)
categoria: le canzoni d autore
mercoledì, 16 aprile 2008

Questa mattina il sole è caldo. Il lungomare è semideserto: poche automobili posteggiate, qualche bicicletta e poche persone che passeggiano. La spiaggia è già stata pulita e preparata per il periodo estivo che si avvicina. E' davvero bella così lisciata e libera: nessun ombrellone, sdraio, asciugamano. Il mare a tratti avanza e in altri tratti si ritira. Qualche ragazza o coppia passeggia spingendo passeggini, qualche bambino corre sulla sabbia senza allontanarsi troppo dai genitori. Una coppia di ragazzi gioca ruzzolando sulla spiaggia. Tre ragazzine, non avranno più di 15 anni, cercano di stendere asciugamani lottando contro quel po' di vento: frenesia dell'estate nelle ossa hanno indossato prematuramente costumi da bagno e magliette a maniche corte; gli altri hanno felpe, jeans, tute. Qualche cane che corre libero mi fa pensare che un giorno o l'altro devo portare qui Libero (il mio cagnone): si divertirà come un matto. Una ragazza passeggia in senso opposto al mio con al fianco il suo cagnolino grigio che si ferma a giocare con un compagno nero, che pare senza padrone. Pochi passi più avanti e ritrovo zampettare al mio fianco il solitario. Mi segue passo passo alzando ogni tanto il muso per guardarmi. Evidentemente mi ha scelto come sua compagna: passeggia per più di mezzora seguendo metodicamente il mio passo e le mie soste da sembrare quasi un cane addestrato. E' così bella questa distesa d'azzurro libera. Fra qualche mese sarà contaminata da centinaia di bagnanti e barche da sembrare quasi artificiale, ma stamattina no. Ripenso a mia madre, la rivedo quando io ero bambina e lei aveva pressochè la mia età di oggi: guardava il mare senza mai avvicinarsi troppo. Era chiaro che le piaceva: lo si percepiva dal suo sguardo; eppure ne rimaneva a giusta distanza, sempre così timorosa nel lasciarsi andare alla libertà degli istinti del corpo. Penso a te, mamma, e mi domando quanto ho deluso le tue aspettative: avrei dovuto assomigliarti di più e probabilmente tu percepivi le mie differenze come lontananza. Forse per tutta la vita ti saresti aspettata che tua figlia ti somigliasse maggiormente. Ho sempre saputo di essere così diversa da te nel carattere, ma solo oggi mi domando quanto questa mia diversità abbia potuto ferirti, deluderti. Questo il mio rimpianto: di non averti saputo dire che non ero lontana da te anche se diversa. Ma la vita è fatta di rimpianti.

Poche ore e mi ritrovo in questa attesa senza fine, le ore non passano mai davanti ad una sala operatoria. Scendo a prendere un caffé e mi ritrovo in questa cappella vuota. Un Cristo in legno senza nessuna pretesa alle spalle di un altare imbandito come una tavola pronta per la cena; una fila di candele illumina la statua di quella donna che la storia si ostina a chiamare "Vergine", come se l'aver concepito un figlio senza aver fatto l'amore con un uomo fosse segno di candore. Io credo che il tuo sia figlio di un momento d'amore. Un grande libro aperto su un leggio in mezzo alla sala alla pagina di oggi del Vangelo: non condannate chi non crede in me, la sua mancanza di fede sarà la sua condanna, poiché io riporto ciò che il padre mio ha voluto che io vi dicessi. Cerco di risalire, senza successo, alla pagina di Vangelo del 19 febbraio. Alle pareti, intagliate in piccoli quadretti di legno, le figure della via crucis. Non so perchè sia entrata qui, forse solo perchè  le mie origini mi trasmettono qui un senso di "casa" o forse perchè qui ti sento più vicino, mamma, e sono qui a chiederti di proteggermi, come il mio angelo custode, di non portarmi via anche lui.

postato da: maria963 alle ore 23:32 | Permalink | commenti (2)
categoria: oltre ogni confine
lunedì, 14 aprile 2008

domenica 13 aprile 2008... a "Domenica in" viene annunciato Vecchioni. Entra giocoso, saltellando, accennando "Voglio una donna"... agli applausi che seguono, risponde: "Questa l'avete voluta voi". Non c'è alternativa, gli viene richiesto di rifare sempre le solite 2 o 3 canzoni-simbolo: "Samarcanda", "Luci a San Siro". Per presentare il nuovo album: "Comici spaventati guerrieri" che non disturba più di tanto l'ambiente. Beh, certo, "Questi fantasmi" forse non sarebbe stata tanto gradita a "Domenica in". Gli consegnano il disco d'oro per le copie vendute di "Di rabbia e di stelle" e Roberto confermando che il numero continua ad aumentare oltre ogni sua previsione, dice anche che comunque arrivare in vetta alle classifiche non è il primario scopo che lo spinge in questo mestiere.

Gli vengono rivolte le solite domande banali sui giovani e sulla scuola, per "toccare" anche l'altra sua faccia di "professore".

Ciò che più si nota è il fatto che alle solite domande banali, si attendono risposte che dovrebbero essere preconfenzionate, tanto vale che quando Roberto cerca di dire "qualcos'altro", viene interrotto. Si ha la sensazione che dopo tutto di ciò che lui abbia/voglia dire non gliene frega nulla a nessuno in quella sede. Il copione è già stato prestabilito e tutto deve rientrare.

Certo, le case discografiche ti legano anche a "questi passaggi" per promuovere un album... ma la sensazione che ne rimane dopo è quella di un "passaggio fuori luogo". Subito dopo arrivano i "Ricchi e poveri" e questi sono molto più intonati all'ambiente "Domenica in".

postato da: maria963 alle ore 16:54 | Permalink | commenti (4)
categoria: parliamone, occhio ai critici
sabato, 12 aprile 2008
Oggi sono tornata lì, a trovarti, in quel posto che non ti rappresenta per niente.
Eppure è l'unico luogo per sentirmi più vicina a te... almeno fisicamente.
È l'unico luogo in cui posso pensare solo a te e nessun altro.
Ho pensato troppo a problemi forse futili. O forse no.
Sei morta pensando che io stessi con lui. Magari sapevi già che non ci sarei stata per sempre. O forse tu ci credevi al nostro amore. Al mio amore per lui.
Almeno tu. Forse solo tu. O forse neanche.
Cosa pensavi davvero? Pensavi fosse un errore per me? Pensavi non fossimo giusti per stare insieme?
Mi dicevi che ti piacevo quando stavo sola, senza litigare, e sorridevo. Forse pensavi che stessi male?
Si, spesso non sorridevo perchè avevo quei classici problemi tra fidanzati. Quei classici litigi che si fanno quando si è giovani e forse ancora molto immaturi.
Quando si pensa troppo a futilità e forse non si è capito ancora cos'è l'amore.
Una settimana prima che morissi, alla festa per i vostri 50 anni di matrimonio, eravamo tutti da te, anche io e lui, e tu mi dissi "ma si offende se non lo accolgo?".
me l'hai detto perchè l'avevi visto rimanere sulla porta e tu stavi male e non avevi le forze per alzarti e accogliere ogni ospite... stavi già male di quel male che ti ha portato via da noi. Ti risposi ridendo di no, era lì solo perchè nella stanza eravamo già tanti e non voleva creare altra confusione in più.
Eri sempre così buona e ti preoccupavi sempre per gli altri anche quando avresti dovuto preoccuparti solo per te stessa.
Come in quell'ultimo giorno. Sapevi di star morendo? Probabilmente sì. Tu hai sempre detto che non volevi saperlo e capirlo ma invece credo che lo avevi capito. Forse si capisce sempre in quel momento. Le tue ultime parole sono state "Basta Mario, non capisci". Quel "non capisci" lhai detto in un modo che non era lo stesso. Volevi dirci qualcosa che non abbiamo capito? Perchè non ci hai detto chiaramente cosa avevi per la testa? Forse ti faceva soffrire, non riuscivi. O forse lhai fatto semplicemente per proteggerci, come sempre. Come una mamma che protegge i suoi bambini. Eh si, perchè tu sei sempre stata una mamma per tutti noi.
Sei sempre stata una mamma per tutti i tuoi figli e anche i tuoi nipoti. Per alcuni di più, alcuni meno. Ma ci hai sempre dato tutto il bene che ti era possibile... e io lo sentivo il tuo bene, nonna. Sei stata la persona che forse mi ha sempre capita meglio. Forse l'unica che ha veramente capito il mio carattere.
Ti assomiglio, Nonna?? Dicevi che somiglio tanto a Mamma. Zia Teresina mi ha detto, invece, che somiglio molto a nonna Lena (per me bisnonna).
Ma lei intendeva solo fisicamente credo. E tu nonna cosa intendevi? in cosa assomiglio a Mamma? E assomiglio anche a te?
Io mi sento molto simile a te e mamma e siete forse le due persone che mi hanno sempre capita meglio. Su cose diverse, in modi diversi.
Forse per questo che sento, da sempre, un legame particolare per voi 2.
Voglio bene anche agli altri familiari: papà, Sean, Helen, Nonno... etc. Ognuno a modo proprio e unico.
Ma tu e lei avete qualcosa in più per me.
Perchè, quindi, proprio tu?
Mamma qualche giorno fa, parlando, mi ha detto che io sono sempre stata molto più legata a papà.
Quanto si sbaglia. Lei non sa quanto ero felice, da piccola, di essere considerata "la cocca di mamma" e quanto l'ho sempre considerata vicina a me. Simile a me. O per meglio dire: io simile a lei.
Dovrei dirglielo, Nonna? Si, forse dovrei. Prima di non poterlo più fare neanche con lei.
Si pensa di avere sempre tempo... e quando non ce l'hai più ti accorgi che hai sprecato il tempo per nulla... e non hai potuto più dirle tante cose.
Com'è successo con te Nonna. Lo sapevi quanto ti volevo bene? Te lo avevo fatto capire, in qualche modo, l'affetto particolare che ho sempre provato per te?
Non avevo mai perso una persona tanto vicina e importante. Ed ora mi accorgo di quanto è strano. Di quante cose ti rendi conto di aver perso e di non essere stata pronta a fare e dare.
Per esempio, con te Nonna. Perchè non ti sono stata più vicina? Solo Lunedì. Quel maledetto Lunedì.
Il sabato precedente, la sera, eravamo qui a casa tua e tu mi avevi guardata... quasi stranita dal vedermi lì, in un angolo, lontana da te... quasi impaurita da te.
Avevi detto solo "lei non parla". Ma credo che tu avessi capito tutto quello che stavo pensando e provando in quel momento.
Lo sapevi quanta paura avevo. E spero avessi anche capito che non era paura per te. Ero impaurita dal vederti così, come non ti avevo mai vista prima... anche in momenti in cui stavi male. E forse avevo già intuito che non ti avrei più rivista come sempre, forse avevo capito che dopo qualche giorno mi avresti abbandonata.
E allora, stupidamente, mi ero cominciata a staccare da te. Forse credendo di soffrire meno quando fosse successo.
Quella tua semplice frase mi ha fatto sentire male. Mi ha fatto capire che stavo sbagliando. E allora ho cercato di avvicinarmi nuovamente a te, come sempre.
E quel lunedì... quel lunedì ti sono stata vicina e ho cercato di essere ogni minuto con te. Forse troppo vicina. Mi sono sentita quasi colpevole. Perchè i giorni prima, quando io non c'ero (o c'ero meno) tu sei migliorata e ti sei quasi ripresa e invece, quel lunedì che ti sono stata così vicina, hai voluto morire?
Sono stata io? Ti ho portato "jella" in qualche modo? Ti sono stata troppo addosso? Ho fatto qualcosa di sbagliato? Non so. Ci penso sempre e non so.
Non capisco perchè te ne sei voluta andare... quasi come se volessi andartene da me. Quell'ultimo giorno hai nominato Helen... ma non me.
Quasi come se non ti fossi accorta della mia presenza o non mi volessi vicina. Quasi come se ti sentissi offesa da quell'atteggiamento che ho tenuto i giorni prima.
Era una difesa. Un modo sbagliato e stupido per difendermi dal dolore. Non volevo far provare dolore in più a te. Non volevo staccarmi da te.
Hai sempre avuto paura (sia per i figli sia per i nipoti) che ti dimenticassimo o non ti volessimo più bene.
Forse quel mio gesto ti aveva fatto pensare che non ti volessi più bene. Spero di no, Nonna. Spero che il mio bene tu l'abbia sempre sentito.
Avrei voluto spiegarti tutto questo, avrei voluto dirti "ti voglio bene", avrei voluto farti capire tutto quello che hai sempre rappresentato per me. Avrei voluto semplicemente abbracciarti.
E ora sto facendo lo stesso errore con Mamma. Quando mi ha detto che, secondo lei, io sono sempre stata più legata a papà ho cercato di dirglielo che non è così.
Non che io non voglia (o abbia voluto) bene anche a lui. Ma in modo diverso. Senz'altro forte altrimenti non ci sarei rimasta così male per le sue scelte e non ci starei ancora male per la sua assenza. Anche se, probabilmente, sono brava a non darlo a vedere.
Ma non è come pensa Mamma. Non sono e non sono stata più legata a papà.
Anzi, tutto il contrario. Mi sono sempre sentita "in colpa" verso Nonno e Papà per il legame forte che ho sempre provato per te e Mamma.
Ma è una cosa che non si può scegliere o controllare. Probabilmente un affetto dovuto alla somiglianza che sento con voi.
Dovrei dirlo a mamma? C'è ancora tempo... almeno con lei. Ma forse dovrei dirglielo subito. Non dovrei perdere tempo o aspettare. Non vorrei pentirmene un giorno.
Però ora non so se è il momento. Ora mi sento un po' "sola" e non mi sento più "la cocca di mamma". È da un po' che non mi sento più così.
Ma è giusto così, forse è proprio per questo che siamo così simili. "Solitarie" e "Forti"... a modo nostro.
Ma ora è una cosa diversa. Ora c'è Helen con il suo bimbo in grembo. Il mio nipotino. Sono felice al pensiero che tra qualche mese divento zia anche se ci saranno un sacco di problemi e probabilmente anche un sacco di fastidi in qualche modo.
L'unica cosa che non sopporto è quell'attaccamento che vedo già ora. Quell'attaccamento che mia madre ha per lui ancor prima che nasca. E chissà cosa succederà una volta nato.
Non mi sento più "amata" come prima e non mi sento più "la piccola di casa" e non so se sono pronta a cedere questo mio ruolo.
Ero già gelosa di Rebecca quando vedevo che tu eri così attaccata a lei. Ma tu sei/eri speciale e sapevi dimostrarmi il bene di sempre.
Sono stata sempre la tua Piccolotta. Lei è diventata la Piccolina. Ma il mio "nome" è rimasto. Io sono rimasta sempre, in qualche modo, la piccola di casa.
La tua piccola... Piccolotta!
Mamma invece? Mamma vedrà solo più quel suo primo nipotino? Lo so che lei vuole bene a tutti noi e il bene per uno non toglie quello per gli altri.
Ma saprà dimostrarmi l'affetto di sempre? O diventerò, per lei, "improvvisamente" grande?
Non so se sono pronta. Non ora. Non in questo periodo della mia vita quando sto già perdendo così tante persone. Tra cui tu Nonna. E non solo.
Sono preoccupata di "perdere", in qualche modo, anche lei.
E non sono pronta a perdere, dopo la mia "seconda mamma" anche la mia prima e unica mamma.
Non voglio essere gelosa di mio nipote. Ma non voglio neanche perdere mia mamma troppo presa a fare la nonna ora.
Tornando a te Nonna, mi manchi. Ogni giorno che passa sento di più la tua mancanza e mi sento un po' più fragile e sola.
Invece che migliorare (se possibile) peggiora sempre più. Ma anche in questo caso sono, probabilmente, brava a nasconderlo.
Come sempre. Come tutte le mie emozioni. Solo tu eri brava a capire il mio umore solo guardandomi negli occhi. Forse perchè tu mi guardavi davvero negli occhi.
Gli altri sono troppo "impegnati" per farlo. Troppo impegnati, quindi, per capire come sto davvero.
Non ne faccio una colpa a nessuno. Probabilmente anch'io penso troppo a me stessa. Anzi, da due mesi a questa parte non riesco neanche a pensare a me stessa.
Nonna, non ti ho mai chiesto questo genere di consigli ma vorrei chiederteli ora. Nonna, come posso fare? Come posso fargli capire? Io non so proprio più come comportarmi. Ma non sono neanche pronta a perdere un'altra persona importante per me. Come posso fare a sistemare tutto e a star di nuovo bene?
È possibile o il mio destino è questo? È star male, è perdere le persone che amo e che sono importanti per me?!
Perchè, come dice una canzone che ho ascoltato, per caso, oggi: "il destino non ti guarda in faccia mai".
 
Ciao Nonna,
Ti Sento Vicina ma Mi Manchi Sempre Più.
 
Nancy!
postato da: 5Nancy5 alle ore 21:17 | Permalink | commenti (2)
categoria: il senso della vita, opere d inchiostro, ricordi
venerdì, 11 aprile 2008

discolivella[1]

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.
St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.
'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.
"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"
'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.
Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.
E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!
Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?
Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.
Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?
Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.
E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?
Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!
Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!
La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"
"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?
Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".
"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"
"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...
Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".
"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".
"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.
'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?
Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

(Antonio De Curtis in arte Totò)

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postato da: kiriku alle ore 13:11 | Permalink | commenti
categoria: poesia, il senso della vita, i poeti
giovedì, 10 aprile 2008

Ciao Cara Amica Mia,

Non mi sono dimenticata di te ...ti penso spesso e più passa il tempo e più mi rendo conto che le nostre anime si cercano...

Sai, i dolori spesso ti fanno ancor di più amare la vita, lo so che sembra una cosa assurda, ma per me è così.

Vedere soffrire persone che ami è la cosa più tremenda che cia sia, ci sono giorni che ti incavoli con Dio e gli gridi forte: " Perchè tutto questo soffrire? a che serve se dopo devi morire?

Ogni attimo è una continua attesa di un vento caldo che venga dal cielo e cullandoti tra le braccia ti racconti una favola antica per addormentarti dolcemente.

 

....E all'improvviso comprese chiaramente che ciò

che lo tormentava e non voleva abbandonarlo, se

ne stava andando via di colpo, tutt'insieme, da due

parti, da dieci parti, da tutte le parti. Gli facevano pena:

bisognava fare in modo che non soffrissero più.

 Liberare loro e liberare se stesso da quelle sofferenze.

" Com'è bello e com'è semplice, " pensò.

" E il dolore ?" si chiese. " Dov'è andato? dove sei dolore?"

Si mise in ascolto.

" Ah si, eccolo. Non importa, resta pure lì!"

" E la morte ? Dov'è ? "

Cercò la sua solita paura della morte e non la trovò.

Dov'era ? Ma quale morte? Non c'era nessuna paura,

perchè non c'era neanche la morte.

Invece della morte c'era la luce.

" Ah, è così ! " esclamò d'un tratto a voce alta.

" Che gioia !"

Per lui tutto s'era compiuto in un attimo, e il significato

di quell'attimo non cambiò più.

Per i presenti la sua agonia durò ancora due ore.

Qualcosa gorgogliava nel suo petto; il suo corpo esausto sussultava.

Poi il gorgoglio e il rantolo si fecero sempre più radi.

" E' finita ! "  disse qualcuno su di lui.

Egli senti quelle parole e le ripeté nel suo animo

" E' finita la morte, "  disse a se stesso.

" Non c'è  più. "

Aspirò l'aria, a metà del respiro si fermò, si distese e morì.

(Brano dal XII capitolo del romanzo " La morte di Ivan Il'ic " di Tolstoj

postato da: Daniela52 alle ore 00:50 | Permalink | commenti (2)
categoria: il senso della vita