Mentre il nostro amico TheWalrus era a conoscere TheNiro (se ne avrò l'occasione vorrò ascoltarlo anch'io ora che mi ha stuzzicato la curiosità), io ero a godermi la cosiddetta data "0" del nuovo tour del nostro Roberto Vecchioni. Teatro del Popolo, Concordia della Secchia: un teatro piccolo piccolo che, nonostante la cittadina poco conosciuta e difficilmente raggiungibile (non arriva nemmeno il treno), nonostante che trattasi di "concerto di prova" e che si ripeterà comunque per due giorni consecutivi, si riempie in un batter d'occhio con i posti già prenotati telefonicamente.
Lo spettacolo inizia a sipario chiuso: davanti a tende rosse esce l'artista intonando "L'ultimo spettacolo", con l'intensità di una voce solista che ci dà immediatamente l'idea di quale sarà il "tono" di questo concerto di "rabbia e stelle". A metà canzone ecco che si apre il sipario e compare il gruppo, sia di presenza fisica che musicale. Oltre ai soliti musicisti che lo accompagnano nei concerti, Lucio Fabbri: curatore del disco e di tutto lo spettacolo. Per chi lo conosce (credo in molti) è superfluo parlare della fantasia musicale e della capacità espressiva e tecnica di questo pluri-strumentista, supremo soprattutto nelle sue performance al violino (per chi lo ascolterà, non si perda il suo assolo in Sogna ragazzo sogna).
Roberto, come sua consuetudine, alterna canzoni a strofe di poesia e brevi monologhi con cui cerca di trasmettere al pubblico (più che la spiegazione delle sue canzoni) la rabbia, la sofferenza e, perchè no, l'inseparabile speranza che hanno costituito la radice di questo disco.
Del nuovo album lascerà fuori: Il cielo di Austerlitz e Amico mio (lo avevo immaginato in quanto credo indispensabile, per riprodurne la profondità e bellezza, la presenza di Fariselli che non ci sarà, invece, in questo tour); Non amo più e Neanche se piangi in cinese. Ne Il violinista sul tetto, la bellissima voce e bravura interpretativa di Ilaria Biagini non riuscirà, però, a rendere l'impatto della Teresa De Sio. Manca inevitabilmente quella cadenza e interpretazione napoletana che danno il vero significato alla canzone. La De Sio, tranne imprevisti, dovremmo vederla nelle date di Torino, Milano e Roma. Bella, invece, come sempre, l'interpretazione vocale di Ilaria sulle altre canzoni.
Degli album precedenti, alcuni pezzi che non sentivamo da tempo: L'ultimo spettacolo e Canzoni e Cicogne; altre non così spesso ascoltate: Stranamore, Vincent e Dentro gli occhi; altre sentite, invece, molto nell'ultimo periodo: Le lettere d'amore, Milady, Sogna ragazzo sogna, La viola d'inverno; ed infine i cavalli di battaglia a cui Roberto non può sottrarsi nonostante rifatte migliaia di volte: Voglio una donna, Samarcanda, Figlia, Luci a San Siro (Samarcanda e Figlia nei bis, Luci a San Siro, come sempre, a chiudere la serata).
Scenografia semplice, essenziale e, proprio per questo, l'ho trovata molto elegante e a tema: uno sfondo di drappi e tende incrociate a simulare ancora sipari e veli che offuscano e nascondono, sebbene in certi punti suggeriscono aperture, illuminati/e da giochi di luci che creano l'atmosfera dei vari momenti del concerto. Spesso le parole dei testi proiettate su queste tende, scritte a mano e differenziate con carattere maiuscolo o più grande a mettere in risalto i punti essenziali della canzone. In Vincent verranno proiettate immagini del pittore e suoi quadri.
Impressione generale del concerto: bello, intenso, interpretazione musicale accurata e fine, interpretazione vocale che inizia un po' più incerta e si scalda dopo 2 o 3 canzoni. Concerto nel complesso, trovo, ancora da perfezionare nel seguirsi del tour (era d'altronde la data "0"). Non so se per la presenza un po' troppo pesante di alcune vecchie canzoni, o per quanto detto da Roberto, non so se voluto o meno, ma lo spettacolo pare sminuire, seppur in forma lieve, la durezza e la violenza della sofferenza (più intesa come rabbia che non lamentela): caratteristica preponderante dell'album.










Ieri sera, sono stato al 

Ciao Fabrizio,