Il complesso monumentale del San Michele a Ripa (Roma) ha aperto le porte a cinque giorni bellissimi di arte, cinema,teatro e musica.
Cinque giorni di ossigeno contro i gas tossici dell’isola dei famosi
& C. al riparo da venti artificiali che mortificano la bellezza
Dell’anima e della vita.

Ad aprire le porte ai fortunati invitati, due padroni di casa eccezionali nella capacità di armonia delle parole e dal gusto raffinato del sapere , Umberto Broccoli e Patrizia Cavalieri, il tutto servito al pianoforte dal giovane e bravissimo Luca Bernardini.
Ieri sera ho avuto la fortuna di assistere e assaporare una macedonia saporita e colorata di spettacolo, cultura e musica .
Verba Volant, Umberto Broccoli , Luca Bernardini e Roberto Vecchioni …un poker d’assi che ha reso ricchissima una serata !
Tutto inizia da “ Verba volant, scripta manent “ ovvero “ Le parole volano, gli scritti rimangono “, un proverbio che ai tempi nostri ci mette in guardia dal prendere le cosi dette “fregature” , consigliandoci di mettere “nero sul bianco” e non a fidarci della parola data , quando in realtà in origine il significato era totalmente opposto e privo di quella diffidenza che avvelena i tempi moderni, il volo della parola era la conoscenza tramandata da uomo a uomo , da padre a figlio, dal vecchio al giovane, da un popolo ad un altro, tanto che la memoria era continuo presente che alimentava
Lo spirito di un popolo.
Roberto e Umberto sono stati eccezionali nel loro “volo” , e volando dal passato al presente ci hanno servito su un piatto d’argento il sogno, l’amore, la religione, Dio,
La guerra, la pace , la morte,i ricordi e le passioni .
E così siamo volati nelle parole di sogno di Luciano di Samosata e abbiamo visto quel lago nella balena della sua storia vera mentre Roberto, menestrello del sogno,va con Sogna ragazzo sogna.
Ed ecco le lettere d’amore che ci fanno abbracciare Meleagro, Zenofila,Catullo, Lesbia , per poi subito emozionarci alle parole di Virgilio che narra di Orfeo e alla voce di Roberto che canta…canta…di Orfeo ed Euridice.
Ah se Pirro avesse dato retta alla saggezza di Cinea ! Forse già allora Plutarco si chiedeva: “ Che senso ha la guerra” Non è assurdo fare la guerra per inseguire la pace ? Forse sarebbe meglio pregare Marte, il dio della guerra, di starsene tranquillo
E lasciarsi catturare piuttosto dalla sua bellissima Venere !
C’è stato un momento della serata che il mio cuore ha fatto tiltJ) e Mnemosine la Dea della memoria mi ha riportata indietro di tanti anni.
E’ stato quando Umberto Broccoli parlando della emozione che gli provoca la canzone di Roberto “la Viola d’Inverno” l’ha accostata alla stessa emozione che gli provoca la poesia di un poeta inglese : John Donne.
Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
Essa suona per te.
(J.Donne)
John Donne lo conobbi quando ero poco più che una bambina …un film che mi porto dentro
PER CHI SUONA LA CAMPANA
E grazie ad Ernest Hemingway
Scopri
John Donne
E tanti tanti anni dopo ricordando UN AMICO scrissi una riflessione intitolandola:
Per chi suona la campana.
Eh si la serata è arrivata a raggiungere dei momenti di riflessione intensa che va al di là dello spettacolo , momenti di dialogo con la propria anima impegnata a discutere, a contestare un DIO che eppure amiamo , che sentiamo dentro ma che molto spesso
È un mistero troppo grande da capire…
C'è un solo vaso di gerani
dove si ferma il treno,
e un unico lampione,
che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte
non c'è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre
troppo presto o troppo tardi.
- Non scendere - mi dici -
continua con me questo viaggio
e così sono lieto di apprendere
che hai fatto il cielo
e milioni di stelle inutili
come un messaggio,
per dimostrami che esisti,
che ci sei davvero:
ma vedi, il problema non è
che tu ci sia o non ci sia
il problema è la mia vita
quando non sarà più la mia,
confusa in un abbraccio
senza fine,
persa nella luce tua, sublime,
per ringraziarti
non so di cosa e perchè;
lasciami
questo sogno disperato
di esser uomo,
lasciami
questo orgoglio smisurato
di esser solo un uomo;
perdonami, Signore,
ma io scendo qua,
alla stazione di Zima.
Alla stazione di Zima
qualche volte c'è il sole
e allora usciamo tutti a guardarlo
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.
E il tempo non s'innamore due volte
di uno stesso uomo;
abbiamo la consistenza lieve delle foglie:
ma ci teniamo la notte per mano
stretti fino all'abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie:
perché vedi, l'importante non è
che tu ci sia o non ci sia:
l'importante è la mia vita
finchè sarà la mia:
con te, Signore
è tutto così grande,
così spaventosamente grande,
che non è mio, non fa per me.
Guardami,
io so amare soltanto come un uomo;
guardami,
a malapena ti sento,
e tu sai dove sono...
ti aspetto qui, Signore,
quando ti va,
alla stazione di Zima.
( La stazione di Zima - Roberto Vecchioni )
E Roberto non poteva che terminare che con “ Luci a San Siro”
Per volontà della dea Mnemosine.
Altro non ho da dire …se non che mi dispiace per chi non ha visto lo spettacolo ,
Perché si è perso veramente una cosa immensa !
Un bacio immenso a tutti.
Dan