Ve la voglio dire tutta, ma proprio tutta... Beh, quasi.
Era una mattina freddina, piovosa e di scuola... decisamente autunnale...
La lezione di matematica era d'una semplicità sconcertante (chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarei trovato a scrivere "facile" di una lezione di matematica?!): una lezione di ripasso. In fondo, la scuola era iniziata da pochissimi giorni. La prof assegnava un esercizio, eppoi ci dava un tot per svolgerlo. E, poi, di nuovo... un altro esercizio, e un altro po' di tempo ché l'intera classe fosse pronta per quello successivo.
Quella mattina mi trovavo a finire il mio esercizio sempre per primo e, quindi, a dover poi aspettare che terminassero anche gli altri. Nell'attesa (essì, lo ammetto!) mi giravo spesso ad osservare una mia compagna di classe, impegnata anche lei nello svolgimento dell'esercizio: era bellissima!
Facevo in modo che non mi vedesse, ma non fu difficile, giacché non alzò la testa dal suo quaderno nemmeno per un attimo.
Poi mi saltava l'occhio sui muri dell'aula nella quale facevamo lezione, la numero 41 al quarto piano: erano luridissimi. Soprattutto pieni di tutte quelle scritte che spesso infestano anche le facciate dei palazzi delle nostre città e che, chiunque abbia frequentato una scuola pubblica, può ben immaginare. Alcune di queste erano curiose... Era curioso, più che altro, il fatto che stessero là, sul muro di quell’aula, senza motivo apparente e senza un contesto. Ne ricordo un paio: una recitava “non può piovere per sempre”, che naturalmente quella mattina trovavo particolarmente azzeccata. Eppoi, un’altra, “ho pregato Dio perché mi uccida ed è per questo che non morirò mai”. Ovvio che non capivo cosa significasse, ma mi piacque.
L’attrazione per quella ragazza a pochi metri da me, quelle scritte assurde che imbrattavano i muri dell’aula, la pioggia fuori e quel po’ di tempo che ero costretto ad aspettare tra un esercizio e l’altro, mi riportarono sul mio quaderno di matematica, al fondo, e fu così che...
MATEMATICA IN AULA 41
No, certo, non può piovere per sempre
e non sto, poi, male in mezzo a ‘sta gente
però è sempre difficile seguire le lezioni,
è complicato far fronte a certe distrazioni.
Ho pregato Dio perché mi uccida, sai?
e per questo, per questo, non muoio mai.
La mia funzione è la tua, ma col “segno meno”
così sbatto sul muro ché ho finito per primo.
Nella vita non prendertela, fattela dare,
ma non pioverà per sempre, potrà grandinare,
così non penso a cosa è stato né a cosa sarà:
non si sta, poi, male in “quarta grafici A”.
Però non è facile, per le formule di matematica,
star qui, sul foglio che sta pensando a te, amica.
Non è facile seguire le lezioni, dammi una mano.
Dammi la mano, prendila la mano, in aula 41.
24 settembre 2003

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