"Pensieri in agrodolce"
la nuova raccolta di poesie di Matteo Sabbatani, in libreria, per BACCHILEGA EDITORE, da ottobre Distributore per le librerie L'Editoriale, via dei Fornaciai 25, 40129, Bologna (tel. 051/326604).

(In copertina, un acrilico su cartoncino dipinto ad oc da G. Simonetta Damante)
Sono diversi giorni che penso a cosa scriverò del libro di Matteo…ahimè ancor non so cosa dirò!
Non perché non avrei da dire, ma semplicemente perché ho un groviglio di emozioni che lottano con la ragione che vorrebbe imporre un self control al mio cuore.
C’è la ragione che mi chiede:
“Analizzando la poesia di Matteo ci troviamo di fronte a versi parisillabi o imparisillabi ? E il ritmo come è? Èun ritmo lento o un veloce martellante? Ci sono figure di vocale o figure di accento? E licenze poetiche ce ne sono?”
E intanto il cuore se la ride e non mi fa domande, ma ha preso a recitare una poesia di Giuseppe Ungaretti:
Sono un poeta
Un grido unanime
Sono un grumo di sogni
Sono un frutto
D’innumerevoli contrasti d’innesti
Maturato in una serra
Messa a nanna la ragione lascio il mio cuore a festeggiar l’evento!
La poesia di Matteo piano, piano cammina e raggiunge il cuore in men che non si dica e come un aforisma di Mario Luzi, la poesia di Matteo
aggiunge vita alla vita
Dalla poesia di Matteo fuoriesce la musica dell’anima, quell’anima in cerca di acqua che plachi l’arsura di un viaggio arido che è l’apparenza.
I versi sembrano, ad occhi distratti, che parlino piano e invece gridano forte scrollando l’anima dall’apatia e dalla morte, mentre tintinnii lucenti illuminano la stanza senza porte e senza finestre e…si respira una aria fresca e pulita… un paradosso mi direte…
Si… il paradosso della vita!
Daniela Santini
(per gli amici … Dan)
per gli amici più cari, riporto ora "due righe" scritte ad oc per questo blog dal mio splendido amico MATTEO SABBATANI !
VAI MATTEOOOOOOOOOO ....IL BLOG ÈTUTTO TUO !
"Succede a tutti, credo, ma solo i poeti se ne accorgono o, forse, solo i poeti non possono fare a meno di provare a porvi – in qualche modo – rimedio.
Di che cosa sto parlando?
Dei sanguinamenti dell’anima, emorragie improvvise e silenziose alle quali, sovente, nessuno di noi, o meglio, nessuno di voi dà ascolto: a mio parere, infatti, ascoltare l’anima – se non addirittura parlarci, dialogare con lei – in quest’epoca, un po’ fa paura e, un po’, è considerato qualcosa di inutile, di superfluo, di anomalo e anormale, qualcosa di molto simile ad una perdita di tempo.
Già, ci siete voi – che preferite non soffermarvi a ragionare sul senso delle cose – e poi ci siamo noi e quelli come noi, perché – in vero – non è nemmeno necessario scrivere per essere poeti: è una condizione esistenziale – se così la si può definire – in virtù della quale non si può fare a meno di tener sempre presente che l’uomo è tale se – e solo se – vive tra gli altri e con gli altri; è una condizione esistenziale – se così la si può definire – per cui, a volte, basta un alito di vento a farti cambiare umore.
E poi, c’è la vita – l’esistenza, appunto – e ci sono, stante quanto sopra, almeno due diversi modi di affrontarla; e poi c’è la vita – l’esistenza, appunto – e c’è chi la vive considerando dirimente l’avere un conto in banca che cresce in modo esponenziale, l’avere – socialmente parlando – un ruolo importante e riconosciuto, una posizione; e poi c’è la vita – l’esistenza, appunto – e c’è chi la vive come se la sola cosa che conta – in quest’epoca – fosse, insomma, l’apparenza o, se preferite, la parvenza: ecco, eccolo qui il paradosso, ovvero il tema centrale, il filo conduttore di questa mia seconda raccolta di poesie.
L’uomo post-moderno, l’uomo contemporaneo è – ad un tempo – spavaldo e meschino: è spavaldo con gli altri, perché – credendo di dominarlo e di esserne, anzi, l’artefice ed il motore – accetta supinamente e stupidamente quel ruolo di banale ingranaggio, di mero veicolo funzionale di relazioni umane che sembrano avere nel denaro – contemporaneamente – il solo fine ultimo e la sola ragione fondante; in altri termini, cioè, l’uomo d’oggi è spavaldo perché non si rende conto, non sa di rappresentare perfettamente quell’individuo blasé di Simmeliana concezione che si lascia portare dal tempo e dalle mode.
Ma, a ben guardare, l’uomo d’oggi – sempre pronto a sparare su tutto e su tutti, a parlare di tutto e di tutti – tranne che di se stesso – ed incline a confondere facilmente il potere con la potenza – per usare una distinzione di marca weberiana – è anche meschino, e non poco: meschino è, infatti, chiunque – temendo se stesso, temendo di scoprirsi fragile e perciò diverso da come lo vuole e lo accetta la massa – sceglie di fingere.
Ecco il perché – o forse sarebbe meglio dire i perché – di questi «Pensieri in agrodolce», una raccolta nata in poco più di un mese per esigenze che non sono né economiche, né meramente pubblicistiche, ma personali e private.
A chi mi domandasse:
«Cosa ti spinge a portare in pubblico il tuo privato?», risponderei che la motivazione, la molla che ha scatenato in me il bisogno di scrivere è di ordine privato e personale, ma – poiché si dice che io sia un poeta – allora m’arrogo il diritto di ritenere che le cose che dico, i temi che tratto possano interessare tutti.
Se così non è, pazienza…!
Matteo Sabbatani
Un bacio a tutti.
Dan