venerdì, 27 luglio 2007

Ti ricordi? Ti ricordi le nostre camere d'estate, e le lunghe serate tranquille, e le lucciole che danzavano e il canto monotono dei grilli? Ti ricordi della nostra stanchezza, di tutto quell'amore silenzioso? Te ne ricordi, tu che mi avevi promesso la tua vita e le tue braccia per cingere la mia vecchiaia, te ne ricordi? Quando l'hai dimenticato? Quando mi hai tradito la prima volta? Quando mi hai tradito la seconda? E quando hai cessato di amarmi?

(S. Greggio - La dolcezza degli uomini)

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categoria: scrittori
lunedì, 23 luglio 2007

Bruno Vasari, la memoria dei salvati

Nel ’45 pubblicò «Mauthausen, bivacco della morte»

Bruno Quaranta

TORINO
Si è spento venerdì nella casa torinese di via dei Mille, tra i quadri caldi di Carlo Levi, lontano eppure sempre nitido amico, Bruno Vasari, il primo testimone della Shoah. La sua «cronaca» del lager, Mauthausen, bivacco della morte, ora nel catalogo Giuntina, apparve nel 1945, appena terminata la guerra. Solo nel 1947 uscirà, editore Franco Antonicelli, Se questo è un uomo di Primo Levi.

In dicembre, Bruno Vasari, una figura possente, un borghese al massimo grado, la consapevolezza che la forma è inseparabile dalla sostanza, avrebbe compiuto 96 anni. Quasi un secolo ha attraversato, mai in ozio, né in ozio, crocianamente, lo ha colto la morte. «Il riposo non è affar nostro» era la sua divisa (e così intitolò un’autobiografia in forma di intervista, un libro fra gli altri, non poche le raccolte poetiche, «serie filastrocche» di ascendenza alfieriana).

Vasari era nato a Trieste nel 1911, quando la capitale giuliana ancora indossava l’uniforme absburgica. Lì, vedendo passare la Storia (l’incendio del Piccolo, in odore di irredentismo, l’hotel Balkan bruciato dai fascisti, il Re in via Carducci) compì gli studi, riconoscendo quale «maggiore» un docente liceale su tutti: Giani Stuparich, figura di risorgimentale lignaggio, un’inossidabile lezione di coscienza e libertà, di bellezza e giustizia classicamente coincidenti.

Laureatosi in Giurisprudenza, Vasari lavorerà nell’Eiar prima, nella Rai poi (Eiar e Rai lo condurranno a Torino), giungendo a ricoprire la carica di direttore centrale amministrativo e, quindi, di vicedirettore generale. Dalla giansenistica tensione di Arturo Carlo Jemolo alla stagione democristiana di Bernabei. Ma il grand commis che Bruno Vasari è stato non dimenticherà di onorare, insieme con la professione, la memoria, fedele, fedelissima, nei versi di Coleridge cari a Primo Levi: «A un’ora incerta questa agonia ritorna» (e Levi gli dedicherà la lirica che si nutre di tale agonia, pubblicata per la prima volta sulla Stampa nel 1984).

«Da Levi - ricordava - talvolta dissentivo. Per esempio, quando sosteneva che solo i migliori non avevano fatto ritorno. Mi darà ragione». Tra pochi giorni, Vasari avrebbe raggiunto - consuetudinaria villeggiatura - il Poveromo, la località versiliese che subito riconduce a un’ulteriore figura dell’Italia civile, Piero Calamandrei. Ancorché lasciare Torino non lo appassionasse, prossima alla meta l’opera cui supremamente teneva (Tranfaglia e Mantelli i curatori): La storia della deportazione dall’Italia.

Vasari a Mauthausen finì non perché figlio di Sara e di Abramo, non perché ebreo. I nazifascisti lo catturarono a Milano mentre portava a compimento un’azione cospirativa. Gliela aveva affidata il segretario di Ferruccio Parri: il battesimo di resistente. Nel campo di concentramento costituì l’Aned, l’Associazione nazionale ex deportati, che lo avrà a lungo come presidente effettivo e da ultimo quale presidente onorario. Azionista di spicco sotto la mole, aspettando che gli venisse conferita la cittadinanza onoraria, Bruno Vasari. L’eguale militanza, tra politica e cultura, dei confrères Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone: sodalizi tenaci, fieri, a documentarli i fitti carteggi custoditi nell’Istituto storico della Resistenza. Una parabola di stampo gobettiano che si è conclusa, avendo a cuore, salvando, la dignità prima che la genialità, laicamente interpretando la lettura paolina: «Ho combattuto la mia battaglia, ho conservato la fede».

L’estremo saluto a Vasari, domani, al cimitero generale, dopo la benedizione religiosa (perché non possiamo non dirci cristiani) e la sosta di fronte all’Istituto storico della Resistenza. Seguirà la cremazione. Condividendo, idealmente, il destino dei «sommersi». Nel segno di un poeta francese: «Le ceneri non sono mai sterili».

Fonte: La Stampa

Il superstite
Primo Levi

                                       
B.V.
      Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c'è.
"Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è colpa mia se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni".




The Walrus

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categoria: poesia, parliamone, scrittori
giovedì, 19 luglio 2007

"Se la gioventù le negherà il consenso,
anche la onnipotente, misteriosa mafia
svanirà come un incubo. L'importante è
che il coraggio prenda il sopravvento.
"
Paolo Borsellino

Paolo BorsellinoBIOGRAFIA


Nasce a Palermo in un quartiere povero: La Kalsa, dove vivono tra gli altri Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta. Dopo aver frequentato il liceo classico "Meli", Borsellino si iscrive a Giurisprudenza a Palermo. Il 27 giugno 1962 all'età di 22 anni Borsellino si laurea con 110 e lode, pochi giorni dopo scompare suo padre. Borsellino si impegna con l'ordine dei farmacisti a tenere la farmacia del padre Diego fino al raggiungimento della laurea in farmacia della sorella Rita.

LA CARRIERA DA GIUDICE

Nel 1963 Borsellino supera il concorso per entrare in magistratura. Nel 1967 diventa pretore a Mazara del Vallo. Nel 1969 è pretore a Monreale, dove lavora insieme ad Emanuele Basile. Nel 1975 viene trasferito a Palermo e a luglio entra nell'ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici.

Il 1980 vede l'arresto dei primi sei mafiosi grazie all'indagine condotta da Basile e Borsellino, ma nello stesso anno arriva la morte di Emanuele Basile e la scorta per la famiglia Borsellino.

In quell'anno viene costituito il pool antimafia, dove lavorano, sotto la guida di Chinnici, tre magistrati (Falcone, Borsellino, Barrile) e due commissari (Cassarà e Montana). Tutti i componenti del pool chiedono espressamente l'intervento dello Stato, che non arriva.

Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell'esplosione di un'autobomba e, pochi giorni dopo, arriva da Firenze Antonino Caponnetto. Il pool vuole una mobilitazione generale contro la mafia. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Tommaso Buscetta. "Don Masino", come viene chiamato nell'ambiente mafioso, viene arrestato a San Paolo del Brasile ed espatriato in Italia.

Buscetta descrive una mafia di cui fino ad allora si sapeva poco o nulla e la descrive in maniera molto dettagliata. Nel 1985, però, vengono uccisi da Cosa Nostra, a pochi giorni l'uno dall'altro, i commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà. Falcone e Borsellino vengono trasferiti nella foresteria del carcere dell'Asinara, dove iniziano a scrivere l'istruttoria per il maxiprocesso. Si seppe in seguito che l'amministrazione penitenziaria richiese ai due magistrati il rimborso spese ed un indennizzo per il soggiorno trascorsovi.

Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene trasferito alla Procura di Marsala. Nel 1987 Caponnetto lascia il pool per motivi di salute e tutti (Borsellino compreso) si aspettano la nomina di Falcone, ma il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) non la vede nella stessa maniera e nasce la paura di vedere il pool sciolto.

Borsellino parla dovunque e racconta quel che accade alla procura di Palermo: per questo motivo, rischia il provvedimento disciplinare e solo grazie all'intervento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si decide di indagare su ciò che succede nel palazzo di Giustizia.

Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova accuse e perplessità. Il 14 settembre Antonino Meli diventa (per anzianità) il capo del pool; Borsellino torna a Marsala, dove riprende a lavorare alacremente e insieme a giovani magistrati, alcuni di prima nomina. Inizia in quei giorni il dibattito per la costituzione di una Superprocura e su chi porne a capo. Falcone va a Roma per prendere il comando della direzione affari penali e preme per l'istituzione della Superprocura.

Con Falcone a Roma, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Palermo e l'11 dicembre 1991 Paolo Borsellino, insieme al sostituto Ingroia, torna operativo alla Procura di Palermo.

Il 23 maggio 1992 nell'attentato di Capaci perdono la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo.

LA STRAGE DI VIA D'AMELIO

Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a casa di amici, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D'Amelio, dove vive sua madre.

Una Fiat 126 parcheggiata nei pressi dell'abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cusina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo. Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista Micromega, Borsellino parlò della sua condizione di "condannato a morte". Sapeva di essere nel mirino di cosa nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

L'EREDITÀ

La figura di Paolo Borsellino, come quella di Giovanni Falcone, ha lasciato un grande esempio nella società civile e nelle istituzioni.
Alla sua memoria sono state intitolate numerose scuole e associazioni, nonché l'aeroporto internazionale di Punta Raisi (Palermo) e un'aula della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Roma La Sapienza.

Anche il cinema e la televisione hanno onorato la memoria di Borsellino; già parecchie, fino ad oggi, sono state le pellicole dedicate, in tutto o in parte, alla vita del magistrato palermitano:

§ Giovanni Falcone di Giuseppe Ferrara;
§ I giudici di Ricky Tognazzi;
§ Gli angeli di Borsellino di Rocco Cesareo;
§ Paolo Borsellino di Gianluca Maria Tavarelli;
§ Paolo Borsellino - Essendo Stato, scritto e diretto da Ruggero Cappuccio.


Falcone e Borsellino




The Walrus

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martedì, 17 luglio 2007

Aperto un fascicolo dalla procura di Caltanisetta
Borsellino, indagine su servizi segreti
Per gli inquirenti persone legate agli apparati deviati dei servizi potrebbero aver ricoperto un ruolo nella strage di via D'Amelio

                                                    ROMA
La strage di via D'Amelio in cui perse la vita Paolo Borsellino (19 luglio 1992)Potrebbero esserci i servizi segreti dietro alla strage di via D'Amelio in cui morirono il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Questo, almeno, quanto sta cercando di accertare la procura della Repubblica di Caltanissetta che ha aperto un fascicolo d'indagine sulla questione. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Renato di Natale, qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti potrebbe aver ricoperto un ruolo nell'attentato.

NUOVA DOCUMENTAZIONE - In particolare gli inquirenti stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha premuto il pulsante che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta. Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è «la presenza anomala» di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione. Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito «all'esterno» i nomi dei poliziotti di una squadra che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga.
Corriere della Sera, 17 luglio 2007

L'ufficio requirente di Caltanissetta riapre l'inchiesta sulla strage del 19 luglio 1992. Secondo gli inquirenti apparati deviati del settore informativo avrebbero avuto un ruolo nell'attentato
Borsellino, per la strage di via D'Amelio
la procura indaga sui servizi segreti


ROMA
La procura della Repubblica di Caltanissetta indaga sul probabile coinvolgimento di apparati deviati dei servizi segreti nella strage di via d'Amelio in cui morì il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. La notizia è stata confermata all'agenzia di stampa ANSA da ambienti qualificati.

Il procuratore aggiunto, Renato Di Natale, coordina l'inchiesta sui mandanti occulti della strage avvenuta il 19 luglio 1992. Secondo l'ipotesi degli inquirenti ci potrebbe essere la mano di qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti che ha forse avuto un ruolo nell'attentato.

Questa pista di indagine, che in un primo momento era stata accantonata ed archiviata, è stata ripresa nei mesi scorsi dagli investigatori in seguito a nuovi input d'indagine.

I magistrati stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha premuto il pulsante che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta.

Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è "la presenza anomala" di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione. Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito "all'esterno" i nomi dei poliziotti di una squadra investigativa che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga.
La Repubblica, 17 luglio 2007

Mafia, strage di via d'Amelio: la procura indaga sui servizi segreti
"Apparati deviati coinvolti nella
strage in cui morì Paolo Borsellino"


ROMA
La procura della Repubblica di Caltanissetta indaga sul probabile coinvolgimento di apparati deviati dei servizi segreti nella strage di via d’Amelio in cui morì il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. La notizia è stata confermata all’ANSA da ambienti qualificati.

Il procuratore aggiunto, Renato Di Natale, coordina l’inchiesta sui mandanti occulti della strage avvenuta il 19 luglio 1992. Secondo l’ipotesi degli inquirenti ci potrebbe essere la mano di qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti che ha forse avuto un ruolo nell’attentato. Questa pista di indagine, che in un primo momento era stata accantonata ed archiviata, è stata ripresa nei mesi scorsi dagli investigatori in seguito a nuovi input d’indagine. Paolo Borsellino

I magistrati stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si è mai saputo su chi ha premuto il pulsante che ha fatto saltare in aria Borsellino e gli agenti di scorta.

Un altro elemento sul quale è puntata l’attenzione degli inquirenti, è «la presenza anomala» di un agente di polizia in via d’Amelio subito dopo l’esplosione. Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito «all’esterno» i nomi dei poliziotti di una squadra investigativa che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga.
La Stampa, 17 luglio 2007

15 anni fa l'omicidio Borsellino. Si indaga sui servizi segreti

ROMA
Nel giorno del quindicesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino, nuove inquietanti novità sulle indagini che non hanno ancora stabilito chi ordinò la strage che uccise il magistrato e gli uomini della scorta. Misteri che aveva rilanciato una lettera del fratello di Borsellino, Salvatore, denunciando un patto "Stato - mafia" chiamando in causa l'attuale vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Nicola Mancino per un incontro avuto con il giudice. Incontro però smentito categoricamente da Mancino.

La procura della Repubblica di Caltanissetta indaga sul probabile coinvolgimento di apparati deviati dei servizi segreti nella strage di via d'Amelio in cui morì il procuratore aggiunto Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. La notizia è stata confermata all'Ansa da ambienti qualificati.

Il procuratore aggiunto, Renato Di Natale, coordina l'inchiesta sui mandanti occulti della strage avvenuta il 19 luglio 1992. Secondo l'ipotesi degli inquirenti ci potrebbe essere la mano di qualcuno degli apparati deviati dei servizi segreti che ha forse avuto un ruolo nell'attentato.

Questa pista di indagine, che in un primo momento era stata accantonata ed archiviata, è stata ripresa nei mesi scorsi dagli investigatori in seguito a nuovi input d'indagine. I magistrati stanno valutando una serie di documenti acquisiti dalla procura di Palermo e che riguardano il telecomando che potrebbe essere stato utilizzato dagli attentatori. A questo apparecchio è collegato un imprenditore palermitano. I processi che si sono svolti in passato hanno solo condannato gli esecutori materiali della strage, ma nulla si sa sui mandanti

Un altro elemento sul quale è puntata l'attenzione degli inquirenti, è «la presenza anomala» di un agente di polizia in via d'Amelio subito dopo l'esplosione. Si tratta di un poliziotto - già identificato dai magistrati - che prima della strage era in servizio a Palermo, ma venne trasferito a Firenze alcuni mesi prima di luglio dopo che i colleghi avevano scoperto da una intercettazione che aveva riferito «all'esterno» i nomi dei poliziotti di una squadra investigativa che indagava a San Lorenzo su un traffico di droga.
L’Unità, 17 luglio 2007

«Sebbene rivolga lo sguardo in alto
non vedo che stelle
non trovo risposte
non provo più orgoglio,
si sente disprezzo terreno.

Talvolta i sentimenti esplodono
più spesso la carne,
e fiumi di sangue in piena
c'inondano i giorni
d'assurdo delirio...
»


The Walrus

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lunedì, 16 luglio 2007

bandoleroOre 23,05. Puntualità meneghina per l’inizio del concerto di Roberto Vecchioni in Piazza Castello. Il cantautore milanese ha salutato la folla intonando “Samarcanda”, una delle sue canzoni più famose, e mettendosi così in sintonia con il pubblico di Benevento, città nella quale ha ammesso di suonare la prima volta.

Sebbene non sia propriamente un animale da palcoscenico, Vecchioni ha mostrato una grande propensione al dialogo col pubblico, dote che gli ha consentito di mantenere viva l’attenzione degli spettatori per più di due ore. Lo spettacolo si è articolato attraverso un’alternanza tra brani più celebri (Sogna ragazzo sogna, Milady, Le lettere d’amore), anche in versione acustica e altri meno noti.

Il concerto è stato molto apprezzato dai fans del cantante che con tenace ostinazione l’hanno “obbligato” a chiudere la serata con un’altra pietra miliare del suo repertorio: “El Bandolero stanco”. Ore 1,15.
E' terminato tra i sorrisi il programma di questa terza serata sotto la luna.

(Il Quaderno.it)

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categoria: occhio ai critici
venerdì, 13 luglio 2007


Copertina


Amore è coraggio, è scommessa, è viaggio... Amore è questa raccolta: un itinerario dentro l’animo della donna e dell’uomo, lungo le molteplici vie d’un sentimento che, al di là d’ogni coordinata spazio-temporale, ci offre sempre nuovi spunti di riflessione.

 

Indice

Sicuro
Gentile inafferrabile
Offesa sottile
E li sarà amore (se anche amore non è)
Poesia, amore e fantasia
Posso? (Villa Borghese)
#5
Giorno dopo giorno
Come
Questo assurdo gioco
Tre rose rosse
Foglie al vento
#4
Fiaschi di whisky
Illogica gelosia
#2
Preghiera (mi manchi)
Ti chiamerò
Destini incrociati
Non ci siamo già visti da qualche parte?


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categoria: opere d inchiostro
giovedì, 12 luglio 2007

il 10 sera qualche complicazione c'è stata... la corrente elettrica si faceva desiderare e insieme il concerto di Roberto Vecchioni che è iniziato solo verso le 23...


nel frattempo veniva intervistato...


Che cosa dovrebbe raccontare oggi la musica?

“Niente: non ha un impegno obbligatorio come non l’ha probabilmente la letteratura o la poesia. Come diceva Vittorini ‘non si è pifferai in nessuna rivoluzione’. La musica racconta sentimenti, sentimentalità, emozioni che ci fanno diversi dagli animali e dalle piante e che cercano di arrivare alla maggior parte delle persone. Purtroppo c’è anche musica squallida troppo facile da accettare, ma anche musica che fa pensare il cuore”.


Come per esempio?

“Ce ne sono tanti della vecchia e anche della nuova generazione. Da Battiato a De Gregori a Conte non è possibile fare una lista fino ad arrivare ai più giovani come il bravissimo Simone Cristicchi (che il 29 luglio chiuderà l’Estate alla Sapienza, ndr), ma anche chi fa musica nel mondo più andante e con grande dignità come la Pausini: non vedo perché si debba sempre essere intellettuali”.


In tanti anni di carriera a quali punti fermi ha fatto riferimento?

“Alla mia doppia personalità, al fatto di conoscermi e guardarmi dal fuori, tentare di capire chi sono e non sono, all’amore come salvezza, alla cultura e all’arte, alla bellezza in generale, a tutto quello che ci salva”.


Quest’anno ‘Samarcanda’ compie trent’anni e nel 2008 saranno quarant’anni dal suo primo 45 giri per la Durium ‘La pioggia e il prato’: è cambiato il suo modo di guardare al mondo?

“Più vado avanti con l’età più divento ottimista e allegro: mi piace la vita, mi piacciono i giovani, chi ci crede, chi ha speranza. Certo, ogni tanto metto dei dolori e delle tristezze nelle mie canzoni ma proprio per ottenere l’effetto contrario, per far capire che la vita è bella da vivere”.


Sembra che lei abbia già vissuto più di una vita visto le diverse esperienze attraversate: l’insegnamento, la scrittura, la musica, una vittoria al Festivalbar, il titolo di Cavaliere della Repubblica…

“Ne vivo anche di più di quelle che hai detto tu. Il centro comune di unione è uno solo, la persona che non cambia mai che si comporta in modo diverso a seconda delle circostanze che vive su un palco o dietro la cattedra per esempio”.


È anche la base comune dell’ispirazione di un testo musicale o letterario?

“Sono due generi diversi: conta sapere che la comunicazione è da prendere in modo differente a seconda del veicolo che usi”.


Riscriverebbe l’inno per l’Inter campione d’Italia?

“No, non sono capace di cose così tanto popolari; devo dire la verità: sono sempre un po’ snob”.


Giovanni Zambito


ascolta

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categoria: occhio ai critici, segnalazione eventi
mercoledì, 11 luglio 2007

                           TORINO
Lou ReedTutto è pronto. Tra poche ore si inaugurerà una delle più importanti manifestazioni musicali gratuite in Italia: la quarta edizione del Traffic Torino Free Festival.
Sarà Lou Reed a invadere il palco nella prima serata.


Berlin
, controversa opera rock dell’artista newyorkese, simboleggerà il gemellaggio ideale fra Torino e la capitale tedesca, tema che Traffic ha scelto quest’anno come filo conduttore della manifestazione. Lou Reed, affiancato sul palco da una trentina di comprimari e con proiezioni di contorno, reinterpreterà in chiave teatrale uno dei dischi che hanno fatto la storia del rock. La regia è di Julian Schnabel, vincitore della Palma d’oro come miglior regista all’ultima edizione del Festival di Cannes.

Gli organizzatori hanno allestito nell’area del Main Stage al Parco della Pellerina una platea con 2.000 posti a sedere. Originariamente previsto alla Reggia di Venaria, lo show è stato spostato in una location più capiente per far fronte all’impressionante quantità di richieste pervenute alla segreteria del festival. Sarà infatti possibile assistere allo spettacolo in piedi grazie all’installazione di due maxischermi.

La quarta edizione del Traffic Torino Free Festival, che ha appena ottenuto il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, si è aperto ieri con una speciale anteprima: l’apertura delle sei gallerie torinesi che ospitano la sezione di Traffic dedicata all’arte contemporanea, curata dal critico Luca Beatrice.
Sabato prossimo, Franco Battiato battezzerà l’anteprima del suo tour italiano chiudendo Traffic con Ampie visioni nel vuoto, una serata speciale in cui l’artista catanese, avendo avuto carta bianca dagli organizzatori, ha invitato a partecipare i Subsonica e Antony & The Johnsons.

Fonte: La Stampa


The Walrus

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