venerdì, 29 giugno 2007

I Nomadi alla Festa dell'Unità di Settimo Torinese, ieri alle ore 21,30.

...Lasciatemelo dire: di fronte a vite arrese
abbasso volentieri tutte le mie pretese.
A dare sono pronto, e non chiedo niente in cambio.
Di andare sempre avanti ancora non mi stanco.
So che non è un sogno, ma è la sporca e cruda verità.
Tutti abbiam bisogno di cambiarci a volte la realtà.
Ma ora so chi sono io
e non mollerò mai!...

Fra le prime canzoni: "Non è un sogno", una canzone che ho fatto mia da tempo.

Non conosco tutta la discografia dei Nomadi... ma alcune loro canzoni hanno fatto parte dei miei anni ed altre, anche avendole conosciute molto dopo, le ho adottate molto volentieri.

Danilo ha una voce molto bella e una potenza vocale che quando in alcune canzoni lascia il microfono a Massimo sembra che abbiano abbassato il volume.

Sergio si esibisce in un "solo" davvero bello al violino, dove in seguito entra il pianoforte, come introduzione alla canzone "Se non ho te".

Non mancano: "Sei con me o contro di me" e "Dove si va?"

Finale di alcune canzoni Guccini/Nomadi: Auschwitz, Canzone per un'amica (che mi porta lontano nel tempo), Dio è morto.

Si chiude con: Io vagabondo.

Dedicano a tutti gli artisti che se ne sono andati (fra cui i loro compagni Augusto & Dante e Gaber & DeAndré) "Ti lascio una parola"... con cui anch'io vi saluto

Ti regalo le mie scarpe, sono nuove,
prendi anche qualche libro, può servire,
saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye,
ti regalo la mia giacca, ti sta bene,
ti lascio una valigia, da riempire,
ti lascio anche il mio numero, perché non si sa mai,
ti lascio una parola goodbye,
goodbye, my friend goodbye, goodbye, goodbye, my friend..
Quanti sogni, viaggi, colori, antichi rancori,
e una fantasia, piena di amori,
e andare contro vento, non è difficile lo sai,
lo è, senza un saluto, casomai...
goodbye, my friend goodbye, goodbye, goodbye, my friend..
Saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye
goodbye, my friend goodbye, goodbye, goodbye. my friend..
Quanti sogni, viaggi, colori, antichi rancori,
e una fantasia, piena di amori,
e andare contro il vento, non è difficile lo sai,
lo è, senza un saluto, casomai...
goodbye, my friend goodbye, goodbye, goodbye, my friend...
goodbye, my friend goodbye, goodbye, goodbye, my friend goodbye

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postato da: maria963 alle ore 12:34 | Permalink | commenti (8)
categoria: le canzoni d autore, occhio ai critici
venerdì, 29 giugno 2007

Carlo Fava e Antonio Cornacchione daranno il via ad un nuovo spettacolo, che porteranno per alcune città italiane, a partire dal 1 agosto.

per saperne di più clicca qui

postato da: maria963 alle ore 09:57 | Permalink | commenti
categoria: segnalazione eventi
giovedì, 28 giugno 2007

27062007(004)

Che ne dite di mezzo metro di pizza? Ieri sera sono andata in un locale molto bello, all'aperto su un grande terrazzo dove i tavoli sono inframezzati da suggestive fontane che si tuffano su un'acquario che prosegue poi fino sotto il pavimento... e ho mangiato (in due) mezzo metro di pizza... che potete vedere nella foto sopra.

27062007(001)

postato da: maria963 alle ore 12:14 | Permalink | commenti (1)
categoria: curiosità
lunedì, 25 giugno 2007

9788817017114

Ricordate? Tempo fa vi comunicai che stavo digitalizzando tutto l'archivio degli articoli di Edoardo Camurri, comparsi su "Il Riformista" e ve ne citai anche qualche stralcio. Dopo di allora feci lo stesso lavoro per gli articoli apparsi su "Vanity Fair"... e il lavoro procederà oltre.

Oggi sono qui  a presentarvi e proporvi il suo libro appena uscito per la Rizzoli "L'Italia dei miei stivali": libro godibilissimo e divertente; scrittura brillante; il "foul" che lo scrive mette la sua curiosità sull'Italia (dei nostri stivali) delle mediocrità ineluttabili, con ironia e affabilità di giudizio. Il lettore si riconosce divertito immerso nelle situazioni da gossip quotidiane e, alleggerito dal senso del giudizio, può guardarsi allo specchio con disincanto e (citando una citazione dell'autore) pensare del mondo, come Ernesto Rossi, che "il più son balle", per poi decidere di ridersi addosso.

Vi è mai capitato di chiedervi chi sono tutti questi imbecilli che vi circondano? Sono gli italiani, popolo di santi mangiapreti, poeti illetterati e navigatori spiaggiati sotto il sole di Fregene e Lignano Sabbiadoro. Che pensano e vogliono tutto e il contrario di tutto ma su una cosa concordano: non ci sono più i valori di una volta. Ma è davvero così? Se lo chiede Edoardo Camurri, filosofo per vocazione, italiano per nascita e ottimista per natura, e decide di andarli a cercare, questi benedetti valori perduti, esplorando gli eventi cultural-mondani e i luoghi di ritrovo artisticogoderecci della penisola. Dalla Fiera della Sposa all'Angelus, dal Festival della Filosofia ai funerali di Mario Merola, Camurri si tuffa tra le masse affamate di emozioni, arte, scienza e mozzarella di bufala e incontra cowboy di Moncalieri, critici letterari sull'orlo di una crisi di nervi, catechiste sadiche, antichi romani e torinesi moderni. Per uscirne vivo, chiama in aiuto filosofi e scrittori che prima di lui hanno tentato di dare un senso alla follia umana, e a quella del Bel Paese in particolare; ai suoi resoconti si alternano così riflessioni acute e satiriche di Gadda, Papini, Ceronetti, Arbasino, e non mancano Ludwig Wittgenstein redivivo a una presentazione libraria, Charles Fourier evocato da una serata soft-porno casalinga, Sigmund Freud nel carrello all'ipermercato "Eataly". L'immagine dell'Italia che emerge da questi reportage divertiti e divertenti, partecipi, mai cinici, è un imperdibile autoscatto in cui, a guardar bene, ciascuno potrà ritrovarsi, in piedi davanti a un megaschermo sotto la pioggia o intento a russare su un Eurostar in ritardo. L'autoritratto di un Paese che, nel bene o nel male, è tutti noi.

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postato da: maria963 alle ore 15:39 | Permalink | commenti
categoria: scrittori
domenica, 17 giugno 2007

certe partenze sono eterni ritorni
m'ha bisbigliato una volta un saggio
e, di solito, è poi questione di giorni
l'inizio del nuovo, successivo, viaggio

Scrivono la storia che ho gà scritto
io sto in attesa d'un altro linciaggio
e già conosco il gioco, conosco tutto
ma gioco lo stesso, pago il pedaggio
difendendomi, solo, dai miei inverni
cambio gioco, poco, solo linguaggio
domandandomi, con molto costrutto
son persona o, magari, personaggio?
e questo è già certamente il frutto
di quel lontano, inutile, oltraggio...

e ritorno... sì, ritorno... già ritorno
non come niente fosse accaduto
ma ritorno... forse per una vita,
magari per un giorno
...d'istinto, ritorno

e ritorno... sì, ritorno... già ritorno
non sono cambiato, né prevenuto,
ma cosa tieni tra quelle tue dita?
io son già di ritorno
...distinto ritorno

e ritorno... sì, ritorno... già ritorno
proseguo il mio pezzo incompiuto,
ma non butto la strada costruita
non guardarti troppo intorno
...d'istinto, ritorno

12 giugno 2007


The Walrus

t ' w '

postato da: theWalrus82 alle ore 20:37 | Permalink | commenti (7)
categoria: opere d inchiostro
venerdì, 15 giugno 2007

Costruire una casa è un po' come la costruzione di un amore... spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore se te ne rimane...

Costruisco questa casa
senza ferro nè cemento
costruisco questa casa
senza tetto e pavimento
Costruisco questa casa
senza tetto e fondamento 
e ci faccio quattro porte
per i punti cardinali
che ci possa entrare il cane
che ci possa entrare il cane
quando sente i temporali
quando cambia la stagione
Costruisco questa casa
con il legno e col cartone 
e ci pianto quattro rose
per i quattro Evangelisti 
e ci pianto quattro rose 
e ad ognuna dò il tuo nome 
e le guardo arrampicarsi
sopra il legno e sul cartone
Costruisco questa casa
senza inizio e senza fine
come il sole a mezzogiorno
quando incendia le colline
Costruisco questa casa
questa casa sul confine 
e ci pianto quattro spine
quattro spine dolorose
E ci pianto quattro spine
quattro spine e quattro rose
che raccontano la vita
che raccontano l'amore
Quattro spine e quattro rose
da portare dentro al cuore 
e ci pianto quattro vigne
per il vino di settembre 
e ci metto la scommessa
che ti voglio amare sempre 
e ci metto quattro vigne
per il vino di settembre

..dietro una porta un po' d'amore per quando non ci sarà tempo di fare l'amore per quando vorrai buttare via la mia sola fotografia. E intanto guardo questo amore che si fa più vicino al cielo come se dopo tanto amore bastasse ancora il cielo.

postato da: maria963 alle ore 17:25 | Permalink | commenti (4)
categoria: l altra radio
giovedì, 14 giugno 2007

Girando per la rete ho trovato proposta una canzone che mi è piaciuta, così, come spesso mi capita, sono andata a cercare di sapere qualcosa di più sull'autore. Trattasi di Germano Bonaveri di cui recentemente è uscito l'album "Magnifico", con la collaborazione di Beppe Quirici. Ora, immagino, che su Quirici non ci sia nulla da aggiungere. Credo tutti sappiano che è un ottimo bassista, nonchè produttore e che ha collaborato con personaggi quali: Giorgio Gaber, Ivano Fossati, Carlo Fava, Cristiano De Andrè, Ornella Vanoni...

Germano Bonaveri è un quarantenne emiliano. "Magnifico" è il suo primo album da solista. Precedentemente era uscito l'album "Scivola via" insieme al gruppo Resto Mancha.  Vi "rigiro" questo pezzo, potete sentirlo al seguente link: clicca qui. Io ci ritrovo qualcosa dei Nomadi.

Non dimenticare che a volte serve respirare,
non dimenticare che piace a tutti stare fermi e farsi accarezzare,
non dimenticare che c’è sempre tempo per morire
e non dimenticare che anche un gesto senza senso può tradire l’intenzione…
Non dimenticare che ribellarsi è giusto e si può fare,
non dimenticare che l’ ordine consueto delle cose può cambiare,
non dimenticare che un cane a volte può disobbedire
e non dimenticare che a volte sono pazzo, come un pazzo da legare!
Voglio farmi sopraffare dagli istinti più bestiali
per vedere finalmente la mia foto sui giornali,
per scoprire fino in fondo se la vera libertà
sta nel fare in ogni caso tutto quello che mi va.
Per sapere se colpisce più la mia depravazione
o l’ indulgenza di un politico in campagna elettorale,
perché resta sempre il dubbio che ogni santa conversione
sia mediata dal bisogno di un potere temporale…
Voglio farmi sopraffare dagli istinti più bestiali
per avere il beneplacito degli intellettuali,
così abili a trovare una sagace spiegazione
ad ogni forma estemporanea di prevaricazione:
c’è una grande confusione
tra realtà e immaginazione.
Non dimenticare che a tutto si può rimediare.
Non dimenticare che basta saper scegliere da quale parte stare,
non dimenticare che stare in qualche posto non vuol dire appartenere
e non dimenticare che anche un cane a volte sa disobbedire.
Non dimenticare la tua giusta e naturale inclinazione,
non dimenticare che a qualcuno può sembrare perversione,
non dimenticare che ogni tanto ci si deve abbandonare,
non dimenticare che a volte siamo pazzi, come pazzi da legare!
Potrei rendere palese il mio malessere sociale
assalendo un pensionato mentre arranca per le scale
o rompendo le vetrine in una manifestazione
e comunque indosserei gli stessi panni da coglione.
Potrei essere diverso, potrei essere speciale
con un piercing conficcato nella zona genitale,
potrei essere qualcuno cui non voglio assomigliare
potrei essere qualcuno che non voglio diventare.
Voglio farmi sopraffare dagli istinti più bestiali
per avere il beneplacito degli intellettuali,
così abili a trovare una sagace spiegazione
ad ogni forma estemporanea di prevaricazione:
c’è una grande confusione
tra realtà  e informazione.

Vi propongo anche un altro testo che mi piace molto: "Ricordi di figlio". Sul suo sito ufficiale potete trovare ogni notizia su di lui: testi di canzoni, poesie, racconti, alcuni file audio, fotografie, nonché addirittura un blog dove scrive l'autore stesso.

L'alba umana
s'accende,
brilla,
e silenziosa cede alla sera.
La notte è il nostro ritorno.
Io lo so, lo sento, ti conosco bene,
se ora vedessi la vita quaggiù
saresti fiero di noi, del nostro stare assieme
nonostante tutto, nonostante me...
Se poi sapessi che faccio per vivere
dopo l'acciaio dell'attrezzeria
ti scoprirei imbarazzato a sorridere
con un po' d'amarezza e forse troppa ironia...
Sono qui, comunque io, scarsamente coerente...
ogni tanto ti osservo pescare
lo sguardo nel vuoto del nostro torrente
per il vizio mio antico di immaginare...
Eppoi adesso ho capelli bianchi
a darmi un senso di maturità
resta che a volte davvero mi manchi:
dove sei? cosa fai? dimmi , come ti va?
Ho ricordi di figlio aggrappato a mio padre
impegnati nel gesto di guadare un fiume
poi, arrivati alla riva, voltarsi a guardare
e sorridere assieme.
Ho rimpianti di uomo, per cose da dire
lasciate a morire su altari d'orgoglio
quelle cose che forse volevi sentire
da questo tuo figlio.
Siamo qui, questo è un porto sicuro
siamo stelle di questo mattino,
siamo quell'incoscienza riguardo al futuro
che sentiamo lontano...
se poi sapessi che voglia di ridere
per ogni giorno buttato via
saresti fiero di questo resistere
all'angoscia di sempre, alla malinconia
Sono qui, sono io, sono il figlio che hai,
ogni tanto ti incontro a pescare
nel fiume di sempre, che è dentro di noi
e conosce la strada per sciogliersi in mare
Guardami ora, che ho capelli bianchi
a dare un senso alla mia vera età:
resta che adesso davvero mi manchi
e mi manca una voce che non parlerà.
Ho ricordi di figlio aggrappato a mio padre
impegnati nel gesto di guadare un fiume
poi, arrivati alla riva, voltarsi a guardare
e sorridere assieme.
Ho rimpianti di uomo, per cose da dire
lasciate a morire su altari d'orgoglio
quelle cose che forse volevi sentire
da questo tuo figlio.
Ogni giorno ho una sponda da conquistare
e un ricordo di figlio aggrappato nel cuore
qualche volta una riva si lascia toccare
qualche volta si muore.
Ogni tanto si pensa a qualcosa da dire
e sussurri alla pioggia che bagna le cose
il pudore che un fiume ti possa sentire:
e ripenso a mio padre.
Io lo so, lo sento, ti conosco bene,
se ora vedessi la vita quaggiù
saresti fiero di noi, del nostro stare assieme
nonostante tutto, nonostante me...
Se poi sapessi che faccio per vivere
dopo l'acciaio dell'attrezzeria
ci troveremmo di certo a sorridere
con un po' d'amarezza e troppa malinconia...

postato da: maria963 alle ore 12:02 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore
lunedì, 11 giugno 2007

07062007(002)

7 giugno • Imola • piazza Gramsci: data 1 del nuovo tour estivo di Roberto Vecchioni. Non è ancora uscito alcun album nuovo e Roberto questa estate ripropone alcuni fra i suoi brani più celebri. Torna sul palco col gruppo. Tornano gli inseparabili e affezionatissimi Fabio Moretti e Ilaria Biagini che, in effetti, ci dispiaceva un po’ vederli fra il pubblico anziché sul palco. Con loro un “nuovo” (almeno per me che non lo conoscevo) strumentista alle più svariate chitarre e corde, il bassista e il batterista. Insomma formazione abbastanza classica da concerto rock. Quel tipo di concerto di cui Roberto un po’ di tempo fa si diceva stanco, si diceva un po’ stufo di ascoltare questi suoni ad alto volume di chitarre distorte e batteria che sovrasta ogni altro suono, dove difficilmente si distingue uno strumento dall’altro, dove la voce spesso si perde. Diceva questo presentando quel tour in chiave jazz con Patrizio Fariselli e Paolo Dalla Porta. Ma il bello di Roberto a volte è anche questo: il suo continuo contraddirsi rimanendo però sempre fedele ai suoi principi. Solo i cretini non cambiano mai idea... ma forse non è nemmeno questo: è solo che bisogna variare, fare sempre qualcosa di nuovo, altrimenti si finisce col ripetersi. In effetti di chitarre distorte, se non erro, non se ne sentiranno un gran ché e la batteria accompagnerà senza sovrastare. La voce rimane sempre ben distinguibile.
Roberto giocherà con le contraddizioni anche con le parole che pronuncia per presentare questa sua scaletta, con le parole con le quali ci parla ancora di amicizia, di amore, di lealtà, di cosa si fa per gli “altri” per poi finire a dire che fra quegli “altri” c’è lui stesso. Dice tutto e il contrario di tutto, in quanto effettivamente nei sentimenti può essere vero tutto e il suo contrario, secondo da quale parte lo si voglia guardare.
Inizia il concerto con una interpretazione solo musicale di “Samarcanda”, sulla quale Roberto entrerà e proseguirà con tutta la canzone. “Samarcanda” sarà anche il tema degli “stacchi” durante il concerto.
Che dire? Dopo due ore in cui comunque mi lascio trasportare dai suoi suoni e dalla sua voce, rimane comunque in me la sensazione di aver ascoltato un concerto minore se ripenso a quello in formazione Trio. Sono tutti bravi, ma ho l’impressione che Fabio, per esempio, in questa rappresentazione rimanga un po’ sacrificato, un po’ in ombra, forse un po’ offuscato dalle chitarre dell’altro chitarrista che invece fa alcuni passaggi molto belli. So invece che Fabio sa essere molto più protagonista e fare cose molto più pregevoli con le sue chitarre: l’ho sentito in diversi concerti prima del tour con Fariselli e Dalla Porta. Ilaria è brava, suona le tastiere in modo egregio, a volte si alterna anche ai fiati ed ha una voce stupenda... ma in alcuni pezzi come non rimpiangere il piano di Fariselli? Questo concerto è una buona interpretazione di alcuni fra i brani più pregevoli di Roberto... ma non è nulla di nuovo. Dal piano di Fariselli invece usciva un qualcosa di nuovo, era davvero una nuova opera artistica che accompagnava le canzoni di Roberto, erano divagazioni e interpretazioni nuove che non perdevano però mai di vista la melodia della canzone. E che dire del contrabbasso di Dalla Porta che sostituiva a volte anche la batteria, dando il tempo al pezzo? Insomma con soli due strumenti si sostituiva tutto: fiati, viola, batteria, basso... Mi è impossibile non paragonare le interpretazioni di “Viola d’inverno”, “Canzone per Sergio”, "Celia de la Cerna"... In queste due ultime poi, soprattutto ma non solo, anche la stessa chitarra di Roberto la preferivo come la suonava nello scorso tour. E se poi vogliamo considerare l’interpretazione vocale di Roberto... beh, non c’è paragone fra la voce che diventava anch’esso strumento che giocava e spaziava sulla melodia e quella di questo concerto, più simile e uguale a quella che abbiamo già assimilato da sempre nella nostra mente.
Non preoccupatevi! Questa è una sensazione unicamente mia. Gli amici con cui mi ritrovo qui ad Imola, alla fine del concerto sono completamente soddisfatti e trovano che Roberto abbia dato come sempre il meglio di sé. Rimangono un po’ sconcertati dai miei commenti e da questa mia sensazione di qualcosa di mancato, di frenato, qualcosa che poteva essere di più. Qualcuno dice agli altri che io sono sempre la solita che deve fare critiche e stuzzicare. Non è così: a me Roberto piace sempre molto e questo lo dò già per scontato nelle mie valutazioni. Ma come dissi anche a lui a Forlì, dopo la prima volta che ascoltai “Luci a San Siro di questa sera”: io vorrei sempre sentirlo così, a quei livelli, creare piccoli capolavori e opere d’arte sul palco come so da sempre che lui è in grado di fare. Capisco che bisogna anche suonare in piazza, bisogna anche riempire arene e palasport, ma mi auguro di poter tornare a sentirlo in una realtà forse più piccola come quella d’un teatro, ma molto, molto più “grande” per le emozioni che mi dà.


07062007(003)

p.s. Una bella sorpresa è stata quella di sentire “Arthur Rembaud” dal vivo, che Roberto non porta sul palco da tanto, tanto tempo. Certo, credo, avrebbe aggiunto qualcosa al concerto sentire interpetazioni di pezzi mai sentiti dal vivo, come “Momentaneamente lontano” (capolavoro) o “Marika” o ancora pezzi che reputo magici, come “Il vecchio e il mare”. Credo sarebbe stato anche un bel momento nel concerto una canzone come “Faccetta rosa”. Come ha detto Roberto: “tutto non si può fare e la scaletta l’ho scelta io”, ma personalmente invece di risentire per l’ennesima volta canzoni quali “Samarcanda”, “El Bandolero”, la stessa “Figlia” che adoro (e lui la presenterà dicendo: “Non posso non farla”), avrei preferito sentire pezzi poco o mai sentiti. "Velasquez", invece, non mi stancherò mai di sentirla: ha il potere di "farmi viaggiare". Non a caso un suo verso l'ho scelto per la homepage del sito "il cielocapovolto"

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