sabato, 31 marzo 2007

e rieccoci al bivio, in questa serata storta di solitudine, stordimento e noia, mentre dovrei essere altrove tra stordimento e musica.
così come al solito le vie di casa si moltiplicano per una come me che evidentemente ha sbagliato ancora posto.
ti avvicini e ti allontani, io mi sposto lentamente a destra e dico "adesso no.".
ne rimane stanca disabitudine e delusione.
voglio un inverno giusto per me.
ma adesso è quello che vuoi tu da cui vuoi uscire senza dirmi mai come. non recupererò l'imperdibile nel guardare la tua poltrona e questo fastidio non me lo toglierà nessuno.
ma se adesso me ne vado e affronto tutto e vado a casa mia e aspetto lì il mio inverno, sarei paura o coraggio?
divido sempre desideri da me, e desideri dai guai. e sbaglio.
adesso che ho quest'alibi tra le mani e ancora non lo scelgo senza avere anche la carta del perchè.
e fatemi uscire.
posso solo io, ma da sola non avrei possibilità e strumenti e mi si allontanerebbe la strada in questa metropoli e a quest'ora, persa, non mi va di perdermi. e sbaglio.
e adesso ci siamo noi al bivio. e io che chiedo a te di farmene uscire. e adesso provo a capire di nuovo gli altri.
dammi i miei scontrini da ricevere.
ho già altri conti in testa e voglio risolvere l'anatema.
ma alla fine mi farò vivere dall'abitudine. e sbaglio.
sto qui ad accontentarmi di cuffie e me ne andrò quando avrò perso questa serata, seguendo i vostri consigli, le tue figurine. ma tu, tu come fai? e chi sei? e perchè ti rendi cieco all'evidenza in modo così poco reale.
via amantes 38/a e il mal di stomaco è uno nuovo.
almeno le matite, quelle non le ho perse mai. e rimango dj.
ho una dannata voglia di ridere.

h.n.
20.48 - 31/3/2007

ci guardiamo
come estranei ci scrutiamo a fondo
ci parliamo senza muoverci però
poi avvicino lentamente la mia mano
tu ti sposti a destra
e dici "adesso no"

c'è da fare ancora molta strada
tanto che comunque vada so che non mi fermerò
c'è da dire ancora un universo
sul tempo che abbiam perso
fra i chissà i se mai i si o no

ci sentiamo più distanti troppe volte
è che cambia il vento
cambia come noi
stanchi forse un po' dimessi
con le nostre voci che hanno timbri uguali
da chissà quanto ormai

sei un ricordo antico sei una foto
sei una lettera che a poco a poco si sotterrerà
sono la tua via l'abitudine
sono la tua stanchezza l'entusiasmo che se ne va

c'è un inverno lungo da passare
e come è grigio il nostro mare per chi ci navigherà
c'è una notte eterna e un movimento lento di attrazione
che pian piano se ne va

se parliamo
torturiamo a fondo i nostri giorni
per scoprirci sempre più in precarietà
e il silenzio è sempre più ingombrante
è strano come ci mangiamo questa nostra età

ma c'è da fare ancora molta strada
tanto che comunque vada non ci fermeremo mai
meglio stare soli che scavarsi il tempo perso
che recuperare è impossibile oramai.

(estranei - federico sirianni)

postato da: stelly alle ore 20:48 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore, oltre ogni confine
sabato, 24 marzo 2007
orologino
"MIA BELLA POESIA"
 

"Poesia ti prego,
rapiscimi,
stordiscimi,
riempimi il cuore
di parole,
magari d'amore,
messaggi
inequivocabili
di vero e grande
affetto.

Ti prego,
suggeriscimi
le parole
più belle
e più incantate
che hai nel tuo
dizionario,
quello dei sentimenti.

Abbracciami poesia,
accarezzami
con le tue grandi
e calde mani,
affinchè riscaldino
il mio cuore.

Ti voglio,
poesia mia,
aiutami ad esprimere
il tumulto
che è dentro di me!

Ti amo poesia
e ti chiedo:
guidami
nel labirinto
di sentimenti
e conducimi
verso l'uscita."

(Terry)

postato da: terry57 alle ore 22:20 | Permalink | commenti
categoria: poesia
sabato, 24 marzo 2007

 

Oggi dormo nuda.
Mi ritiro adesso
perchè ci pensano i passeri.
Ho bisogno di confusione,
devo sentirla per raccontarla.

Ogni tanto vi metto al bivio.
Lo so che non lo sai,
ma basta una parola
a dirmi di te
dove l'esitazione è già condanna.

Non devo riconoscere i ricordi
che hai nello zaino;
non voglio sapere le idee
che metti avanti.
Serve che mi parli al bivio.

Sorrido e stai lì a guardarmi
scettico come un giunco.
Io ti ho perso.
Di andartene l'hai deciso tu.
Troppo inconsapevole
perchè potessi amarti.

Rido ancora e mi hai già lasciato.
Ti arrabbi perchè non capisci
e allora mi si allarga quell'emozione,
sorrido di più,
e non mi comprendi,
e allora rido,
ma non diventa schiamazzo.

Ti ammazzo.
Un colpo solo
e non sai da dove.
Quando, te lo dico io.
Non puoi morire
senza sapere quando:
sarei io ad averti lasciato
ed avrei scritto per niente.

Ridevi tu,
schiamazzi la riempivano
tutta la notte,
la luna controllava
imbarazzata il tuo bicchiere
e tu eri troppo sobrio
per accorgerti.

E' stato mentre ero lì
ed eri lì,
lasciarsi sarebbe stato più facile
altrimenti.
Mi hai guardata voltarti le spalle
e non ti avevo tradito,

ma non hai mai saputo creare
note a margine di quell'attimo,
vero?
in cui mi hai lasciata.
Ed io che ti stavo dando il buongiorno!

come una scema quella notte,
era chiaro lì
chè giocavo a toccare il bordo
del mio cappello

così uguale al tuo da uscirne pazzi
insieme. con una birra, o con
un'amica per quella notte.

In quell'alba che non arrivava mai,
con quella luna imbarazzata,
travestiti da grandi.
Bloccati nel fermo-immagine
in cui eravamo più noi.

Vi ho pensato tutti,
non è vero che rido, mi viene.
Ti ho trovato al bivio,
tra le matite colorate,
la luna sporca,
in un'alba finta.

Mi chiedi sempre come sto
e non sai mai dove sono, dove sei.
Era ancora buio giù, in quel bar.
Era ancora buono quel vino rosso.
Noi davanti a noi
in quel tavolino spazioso.
Ti ho chiesto dove andavi

ed è stato il tuo addio.
Ricordati che l'hai deciso tu
e che sono come mi dipingi.
La porta è lì, la spingi,
non so mai bene cosa scrivo,
ma non mi hai mai tradito.

Ed eravamo di fronte a noi,
di fronte a tutto senza che lo sapessi.
Tra noi solo un piattino
bianco. Ne avrei spaccati tanti
più avanti. Ne avrai.

E quella foglia di menta rimasta.
Nell'aria e nel piatto,
che ha detto poi tutto.
La risposta allora era nelle venature.

Di quella foglia come di questi.
In quelle vene come nelle nostre.
E rido.

h.n.
6.35 - 24/3/07

postato da: stelly alle ore 17:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, 19 marzo 2007

E' arrivata l'alba mentre ero distratta.
Io compongo ogni ora le pagine
con pezzetti di carta di frutta
e ci appoggio sopra quello che hai già detto.

Federico oggi t'insegue per la stessa strada
e speravo mi convincesse a non lasciarti.

Ha pagato per me una tequila
ed è rimasto più in là.
E' lì che lo guardo e mi guarda.
Però non la bevo.

Per me sei rimasto cristallo
in quella frase che tengo ancora
sul bordo del bicchiere;
il resto poi con l'alcool và via.

Ti sei inginocchiato al tuo palco,
han detto che sei caduto...
quanto coraggio mentre pregavi!

Federico poi l'alba non è
che non la senta arrivare.
E' che certe volte
l'alba ci resta indigesta.

E non sappiamo che farci.

Sbaglia il momento
ed eccola appesa
tra paura e l'amore.

Federico s'appende allora sul bordo
e la sbriglia ogni giorno
dal poker saporito di frutta.

Ha il colore di un blues
che conosco, conosci,
mentre da un po' in là
non ti sei accorto:

mi manca la ciliegia,
Federico,
per vincerti questa mezcal
all'alba.

6.33 - 19/3/07
h.n.

postato da: stelly alle ore 06:35 | Permalink | commenti
categoria: opere d inchiostro
domenica, 18 marzo 2007

 Io ho sempre creduto nei rapporti tra le persone. E insegnare e' stata la mia vera passione. Il contatto umano, avere un sapere da passare, il comunicare. Sono tutte cose impagabili.
Roberto Vecchioni (intervista bielle.org)

Cosa ne pensate?
Preciso una cosa: ho estrapolato questo frammento che lancio come spunto in quanto tale e non nel contesto in cui Roberto lo inserisce nell'intervista. Ritengo infatti che, a differenza di quanto spesso accade, in questo caso la mia proposta renda ugualmente fede al suo pensiero. Ma adesso vorrei capire il vostro... quindi, come direbbe mia madre, scavatevi dentro... (ma non fatevi troppo male).

postato da: stelly alle ore 20:30 | Permalink | commenti (1)
categoria: parliamone
domenica, 18 marzo 2007

Ragazzo noi siamo bugie del tempo
appesi come foglie al vento di Mistral
non eri ancora nata e già ti avevo dentro
come stanotte in questa casa di Alcazar
ma più bello di averti
è quando di disegno
niente ha più realtà del sogno
il mondo non esiste
il mondo non è vero
e ho sognato di me.
Per amore , solo per amore
dei miei occhi, delle mie parole
con la frutta marcia fra le mani
con la donna che non c'è domani.
Per amore, solo per amore
del bambino perso sulle scale
per tenermi se le gambe tremano
e vedere dove gli altri guardano
no, Sancho non muore.
Ho combattuto il cuore dei mulini a vento
insieme a un vecchio pazzo che si crede me
ho amato Dulcinea insieme ad altri cento
ho cantato per lei, ma perché?
In un paese d'ombre
fra la terra e il cielo ora sogno di te.
Per amore, solo per amore
dei miei gesti, delle mie parole
delle notti che me li confondo insieme
e del vino lento fiume nelle vene.
Per amore, solo per amore
di quel viso che non può tornare
della stella che non può cadere già
la tua mano che non sa tenermi più.
Per amore, solo per amore
di quel viso che non può tornare
della stella che non può cadere giù
la tua mano che non sa tenermi più.
Per amore, solo per amore mio
ho giocato sempre a strabiliare.
Per amore, solo per amore mio
dietro un velo che non puoi arrivarci tu.
Per amore, solo per amore mio

Questa canzone mi è tornata in mente in una serata di questo strano fine inverno, dopo un abbondante ristoro di un vino rosso niente male, rileggendo un passo delle Lettere di Jacopo Ortis: "Io non so perché venni al mondo né come: né cosa sia il mondo né cosa io stesso mi sia."
Lo so, lo so...sono sempre le stesse domande, quelle che da migliaia di anni si pongono più o meno tutti coloro che attraversano quest'attimo eterno che chiamiamo vita. Il senso della vita. Ma, giorvagando per i neuroni alticci del mio cervello, mi sono ricordato anche la fine della grande opera di Pedro Calderòn de la Barca, La Vita è Sogno, quando il protagonista Sigismundo conclude dicendo:" Di che vi meravigliate? Di che stupite, se fu mio maestro un sogno e sto tuttavia temendo nelle mie ansie di dovermi svegliare e trovarmi ancora una volta nel mio chiuso carcere? E se pur ciò non avvenga basta il sognarlo soltanto, perché così sono giunto a sapere che tutta la felicità umana infine passa come un sogno...Ed ora voglio farne buon uso per tutto il tempo che mi dura, chiedendo perdono degli errori, poiché è proprio dei nobili cuori il perdonare"
Ecco, forse sarà stato il bicchiere di troppo, sarà stato l'assopirsi rapido sul divano davanti al cloroformizzatore televisivo, ma ho provato a immaginare gli ultimi istanti di vita di un piccolo grande eroe (uno dei tanti), e mi è sembrato che alla fine, l'unico buon motivo per calpestare con i nostri umili piedi la grande madre e andare avanti continui ad essere l'amore. Un amore che parte dal rispetto e dall'affetto per noi stessi, per tracimare verso il nostro prossimo, nelle varie e poliedriche forme che questo sentimento può assumere. Perchè se non siamo qui per amore, allora, che ci siamo venuti a fare?
Un sorriso comicomico
postato da: Comicomix alle ore 15:27 | Permalink | commenti (5)
categoria: poesia, il senso della vita, ricordi
mercoledì, 14 marzo 2007
«Ormai tutto è perduto, tutto è travolto dal vento;
lo so, non sei contento, ed io sento un gran vuoto
...dentro

Era l’Urlo, è un sospiro fioco: non m’ode il cielo;
non odo io, che l’udito ce l’ho, e più non invoco
...il volo
»

Non capisco...
come cazzo funziona questo assurdo gioco
che non si gioca mai, ma non si gioca poco?

«Conto il concesso, l’ottenuto, e non mi tormento
ché non è tanto: un sogno mancato e ci è mancato
...il tempo

ma non c’è fuoco più fuoco di questa nostra stanza
per amarci con licenza: d’altro strano amore in loco
...faremo senza»

E mai più mi son chiesto...
come cazzo funziona questo assurdo gioco
che si gioca sempre, ma si gioca così poco?

Come cazzo funziona questo assurdo gioco
che, certo, non è niente eppure non è poco?

18 ottobre 2006
postato da: Devil1982 alle ore 12:40 | Permalink | commenti (3)
categoria: opere d inchiostro, oltre ogni confine
martedì, 13 marzo 2007

L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente.

La libertà è un dovere. prima che un diritto un dovere.

Oggi mi sento particolarmente vicino a questi aforismi.

postato da: maria963 alle ore 18:55 | Permalink | commenti (3)
categoria: opere d inchiostro