e rieccoci al bivio, in questa serata storta di solitudine, stordimento e noia, mentre dovrei essere altrove tra stordimento e musica.
così come al solito le vie di casa si moltiplicano per una come me che evidentemente ha sbagliato ancora posto.
ti avvicini e ti allontani, io mi sposto lentamente a destra e dico "adesso no.".
ne rimane stanca disabitudine e delusione.
voglio un inverno giusto per me.
ma adesso è quello che vuoi tu da cui vuoi uscire senza dirmi mai come. non recupererò l'imperdibile nel guardare la tua poltrona e questo fastidio non me lo toglierà nessuno.
ma se adesso me ne vado e affronto tutto e vado a casa mia e aspetto lì il mio inverno, sarei paura o coraggio?
divido sempre desideri da me, e desideri dai guai. e sbaglio.
adesso che ho quest'alibi tra le mani e ancora non lo scelgo senza avere anche la carta del perchè.
e fatemi uscire.
posso solo io, ma da sola non avrei possibilità e strumenti e mi si allontanerebbe la strada in questa metropoli e a quest'ora, persa, non mi va di perdermi. e sbaglio.
e adesso ci siamo noi al bivio. e io che chiedo a te di farmene uscire. e adesso provo a capire di nuovo gli altri.
dammi i miei scontrini da ricevere.
ho già altri conti in testa e voglio risolvere l'anatema.
ma alla fine mi farò vivere dall'abitudine. e sbaglio.
sto qui ad accontentarmi di cuffie e me ne andrò quando avrò perso questa serata, seguendo i vostri consigli, le tue figurine. ma tu, tu come fai? e chi sei? e perchè ti rendi cieco all'evidenza in modo così poco reale.
via amantes 38/a e il mal di stomaco è uno nuovo.
almeno le matite, quelle non le ho perse mai. e rimango dj.
ho una dannata voglia di ridere.
h.n.
20.48 - 31/3/2007
ci guardiamo
come estranei ci scrutiamo a fondo
ci parliamo senza muoverci però
poi avvicino lentamente la mia mano
tu ti sposti a destra
e dici "adesso no"
c'è da fare ancora molta strada
tanto che comunque vada so che non mi fermerò
c'è da dire ancora un universo
sul tempo che abbiam perso
fra i chissà i se mai i si o no
ci sentiamo più distanti troppe volte
è che cambia il vento
cambia come noi
stanchi forse un po' dimessi
con le nostre voci che hanno timbri uguali
da chissà quanto ormai
sei un ricordo antico sei una foto
sei una lettera che a poco a poco si sotterrerà
sono la tua via l'abitudine
sono la tua stanchezza l'entusiasmo che se ne va
c'è un inverno lungo da passare
e come è grigio il nostro mare per chi ci navigherà
c'è una notte eterna e un movimento lento di attrazione
che pian piano se ne va
se parliamo
torturiamo a fondo i nostri giorni
per scoprirci sempre più in precarietà
e il silenzio è sempre più ingombrante
è strano come ci mangiamo questa nostra età
ma c'è da fare ancora molta strada
tanto che comunque vada non ci fermeremo mai
meglio stare soli che scavarsi il tempo perso
che recuperare è impossibile oramai.
(estranei - federico sirianni)
categoria: le canzoni d autore, oltre ogni confine












h.n.
L’attività del cretino è molto più dannosa dell’ozio dell’intelligente.