martedì, 30 gennaio 2007

goodbye

Ho scoperto da poco James Blunt giovane autore che di massima scrive canzoni d’amore: di seguito riporto il testo integrale e la relativa traduzione in italiano di quella che credo sia la più orecchiabile, che si avvale oltre che della bella voce acuta dell’autore anche dell’accattivante musica del solo pianoforte.

Goodbye My Lover

Did I disappoint you or let you down?
Should I be feeling guilty or let the judges frown?
'Cause I saw the end before we'd begun,
Yes I saw you were blinded and I knew I had won.
So I took what's mine by eternal right.
Took your soul out into the night.
It may be over but it won't stop there,
I am here for you if you'd only care.
You touched my heart you touched my soul.
You changed my life and all my goals.
And love is blind and that I knew when,
My heart was blinded by you.
I've kissed your lips and held your head.
Shared your dreams and shared your bed.
I know you well, I know your smell.
I've been addicted to you.
Goodbye my lover.
Goodbye my friend.
You have been the one.
You have been the one for me.
I am a dreamer but when I wake,
You can't break my spirit - it's my dreams you take.
And as you move on, remember me,
Remember us and all we used to be
I've seen you cry, I've seen you smile.
I've watched you sleeping for a while.
I'd be the father of your child.
I'd spend a lifetime with you.
I know your fears and you know mine.
We've had our doubts but now we're fine,
And I love you, I swear that's true.
I cannot live without you.
Goodbye my lover.
Goodbye my friend.
You have been the one.
You have been the one for me.
And I still hold your hand in mine.
In mine when I'm asleep.
And I will bare my soul in time,
When I'm kneeling at your feet.
Goodbye my lover.
Goodbye my friend.
You have been the one.
You have been the one for me.
I'm so hollow, baby, I'm so hollow.
I'm so, I'm so, I'm so hollow.
I'm so hollow, baby, I'm so hollow.
I'm so, I'm so, I'm so hollow

Addio amore mio

Ti ho deluso o abbandonato?
dovrei sentirmi in colpa o lasciare che
i giudici mi guardino male?
perchè ho visto la fine prima che iniziassimo
si, ho visto che tu eri cieca
ed io sapevo di aver vinto, quindi
ho preso quel che era mio per diritto divino
Ho preso la tua anima durante la notte
potrebbe essere finita ma non finirà lì,
sono qui per te se tu solo te ne importassi
hai toccato il mio cuore, hai toccato la mia anima
hai cambiato la mia vita e tutti i miei obiettivi
e l'amore è cieco e l'ho saputo quando
il mio cuore era accecato da te
ho baciato le tue labbra
e stretto a me la tua testa
ho diviso con te i tuoi sogni e il tuo letto
ti conosco bene, conosco il tuo odore
ho aggiunto la mia persona alla tua
sono diventato dipendente da te
Addio amore mio, addio amica mia
sei stata l'unica, l'unica per me
sono un sognatore ma quando mi sveglio,
non puoi spezzare il mio spirito
sono i miei sogni che prendi con te
e visto che stai andando via, ricordati di me
ricordati di noi e di quello che eravamo
ti ho vista piangere, ti ho visto sorridere
ti ho guardata per un pò mentre dormivi
sarei stato il padre dei tuoi figli
avrei passato il resto della vita con te
conosco le tue paure e tu conosci le mie
abbiamo avuto i nostri dubbi
ma adesso stiamo bene, e ti amo
giuro che è vero.
non posso vivere senza di te
Addio amore mio, addio amica mia
sei stata l'unica, l'unica per me
ed io ancora stringo la tua mano nella mia
nella mia, quando mi sono addormentato
e sopporterò la mia anima nel tempo
mentre mi inginocchierò ai tuoi piedi
Addio amore mio, addio amica mia
sei stata l'unica, l'unica per me
sono così vuoto, tesoro, così vuoto
sono così, così, così vuoto

postato da: kiriku alle ore 18:35 | Permalink | commenti (1)
categoria: le canzoni d autore
sabato, 27 gennaio 2007

Chi è abituato a considerare Neil Simon uno spensierato fucinatore d’ilarità, soffermandosi su Plaza Suite in particolare, uno dei suoi copioni più scoperti nella caccia alla risata, si stupirebbe non poco, leggendo nell’autobiografia dell’Autore, Rewritt-a memoir: “Questa commedia, che ho scritto a quarant’anni, costituisce il mio passaggio alla maturità. La strepitosa messa a punto del congegno teatrale, in una serie di invenzioni comiche e battute irresistibili non lascia il tempo di constatare che nei quadri dello spettacolo, per esteso o per allusione, si raccontano i casi di quasi una decina di matrimoni infelici”.
Tre episodi impregnati di sensualità, ambientati nel famoso hotel newyorkese: l'addio di un marito alla moglie; la seduzione di una banale casalinga da parte di uno spocchioso produttore; una ragazza che, dovendosi sposare, mette in crisi i genitori.


Ho visto questa commedia presentata dal “Teatro degli Strilloni”, in un piccolo teatro che frequento spesso.
La suddetta compagnia torinese è formata da un gruppo di attori che calcano insieme palcoscenici da molti anni e che sono rimasti uniti e cresciuti grazie ad una sincera passione e ad un profondo rispetto per il Teatro.
Da diversi anni la loro attenzione si concentra su testi impegnativi, a volte poco conosciuti dal grande pubblico, ma sempre innovativi e coinvolgenti.
Nel corsi di 12 anni hanno messo in scena autori quali: Insen, Williams, Ayckbourn, Miller, Albee...

Ho trovato davvero molto brave nella loro interpretazione soprattutto Dana Caresio (nel ruolo di Karen e Norma) e Antonia Paradiso (nel ruolo di Nac Cornack e Muriel). Insuperabile Raffaele Montagnoli nel ruolo di Roy.

postato da: maria963 alle ore 15:05 | Permalink | commenti (1)
categoria: giù la maschera
sabato, 27 gennaio 2007

Nasce il blog di Carlo Fava...

il tuffatore

postato da: maria963 alle ore 11:50 | Permalink | commenti (1)
categoria: i poeti
lunedì, 22 gennaio 2007

will smith

"Ho conosciuto mio padre a 28 anni... Ho giurato a me stesso che se un giorno avessi avuto un figlio, lui sarebbe cresciuto sapendo chi era suo padre..."

La ricerca della felicità... perchè in fondo è proprio questo che facciamo: la felicità la cerchiamo, la inseguiamo e forse non la raggiungiamo mai.

L'ultimo film di Gabriele Muccino. Sta avendo un grande successo nelle sale, la critica ne parla molto bene e a ragion veduta. Sabato sera sono andata per vederlo ma ho trovato tutto esaurito nonostante che lo trasmettessero in 3 sale contemporaneamente nello stesso cinema. Domenica mi sono fatta acquistare il biglietto 3 ore prima dell'inizio della proiezione delle 22.30. La sala era piena.

Gabriele Muccino mi lascia a fiato sospeso dalla prima inquadratura, riesce a cogliere e registrare attimi, sguardi, squarci di vita che raccontano le emozioni più profonde, che ti fanno entrare in quella vita e condividerla, diventare la tua vita.

Will Smith (nel ruolo del protagonista, Chris Gardner) è uno degli attori più richiesti del momento, musicista leggendario ha vinto diversi premi sia nel campo musicale che cinematografico. Recita in questo film col suo reale figlio Jaden (nel ruolo del figlio del protagonista, Cristopher). Forse proprio il reale legame che li unisce, fa sì che le scene da loro interpretate siano così realistiche e trasmettano tutta l'emozione che un padre prova nel vedere negli occhi di suo figlio il dolore e la drammaticità.

Chirs Gardner è il reale protagonista di questa storia: perchè questa è una storia vera di un padre che finito sul lastrico per i semplici ostacoli che la vita a volte ti mette difronte, facendoti a pezzi e non dandoti possibilità di sopravviverne, abbandonato da una moglie che non riesce a reggere psicologicamente a queste difficoltà, fa qualunque cosa, fino all'inverosimile delle possibilità umane, per tenere con sè il figlio, non fargli mancare il calore umano. Non si arrende, nonostante tutto si sforza di credere in se stesso e affronta con coraggio ciò che la vita gli presenta fino a "farcela", a "vincere". Ma soprattutto ha vinto come padre.
"Sei felice? Se tu sei felice io sono felice. Perché è solo questo che conta" gli dice a suo figlio.
"Sei un buon padre" si sentirà rispondere da suo figlio in un dormitorio di fortuna.
"Non permettere mai a nessuno, nemmeno a me, di dirti che tu non sai fare una cosa. Se hai un sogno, inseguilo. Vai avanti per la tua strada. Se qualcuno ti dice che non sai fare qualcosa è solo perchè non ne è stato capace lui. Tu non credergli".

Thandie Newton (Linda) è stata acclamata da pubblico e critica per la fantastica interpretazione del film premiato con l’Oscar, Crash. È interprete di film quali: Mission Impossible 2 con Tom Cruise; L'assedio di Bernardo Bertolucci.

Le musiche di Andrea Guerra che ha composto di recente la colonna sonora del film Hotel Rwanda, per il quale ha ottenuto una candidatura al Golden Globe per la Migliore Canzone Originale e una candidatura al Grammy per la Migliore Canzone scritta per un film, un programma televisivo o altro prodotto multimediale. È l'autore delle colonne sonore di: La Finestra di fronte; La Leggenda di Al, John e Jack; Le Fate ignoranti..

postato da: maria963 alle ore 13:40 | Permalink | commenti (1)
categoria: dovevo fare del cinema
sabato, 20 gennaio 2007

Sono moderna. Sono all’avanguardia. Ho scoperto di essere al passo con i tempi, anzi di averli anticipati.. e questo un po’ mi preoccupa.
Le donne single sono una realtà e sono molte di più degli uomini. Le donne hanno scoperto un nuovo modo di concepire i rapporti. Nulla che debba essere per sempre, nulla che debba inglobare tutta la vita. Ad ognuno i propri spazi, la propria autonomia. Si può avere un rapporto con un uomo senza coabitare, senza presupporre di condividere la vita, senza fare progetti, senza avere pretese e attese reciproche.
Proprio io, io che come le nostre nonne ho sognato fin da bambina una famiglia, io che mi sono sposata a 18 anni e a 24 ero madre di tre figli. E mi sono sposata per scelta, non per "riparare". Le mie coetanee mi guardavano come fossi una bestia rara, non capivano queste mie aspirazioni che non avevano "sposato" nemmeno più le nostre madri. Loro alla sera andavano in discoteca, io raccontavo favole ai miei figli. Loro godevano in proporzione a quanti ragazzi le corteggiavano, io sognavo di invecchiare vicino all'uomo che avevo scelto da poco più che bambina.
Proprio io, io oggi sono all'avanguardia. Le mie coetanee le incontro sulle scale con i loro figli poco più che bambini, hanno l'isteria e il sorriso stampato di una vita che le appaga non troppo, spettegolano sui difetti dei reciproci mariti.
Ed io le guardo sgomenta, e mi mettono tristezza. Io non l'ho voluta questa vita. Prima di arrivare a spettegolare su mio marito, mi sono separata.
Loro ancora mi guardano come se fossi una bestia rara.
Non rimpiango nulla della scelta che ho fatto. In fondo non contraddico nemmeno il mio sogno di bambina. L'unico rapporto che sognavo quando ho scelto di mettermi l'abito azzurro (ero contro il bianco che voleva simboleggiare il "candore", la verginità - io a letto con mio marito c'ero già stata, l'azzurro mi sapeva di cielo e di mare), è l'unico modello di famiglia e coppia che ho continuato a concepire. Solo che ad un tratto ho capito che non era possibile, non era vero. E le mezze misure non mi sono mai piaciute.
Proprio io oggi non credo più in questi rapporti. Non è che non esistano mai; sono cresciuta con un padre ed una madre che sono l'esempio che ciò è possibile. Ma sono "rari", difficili; la maggioranza ci assomigliano solo dall'esterno, e tanti nemmeno riescono a darne la parvenza.
Gli uomini per lo più non lasciano mai una donna se non hanno la sicurezza di poter riavere la stessa tranquillità con un’altra. Le donne terminano un rapporto quando non ci credono più.
È una caratteristica che differenzia uomini e donne? Non ho mai creduto molto nelle classificazioni: ho conosciuto anche uomini che credevano solo in rapporti veri, pronti a mettere in gioco tutta la loro vita ma non riuscire a vivere in un rapporto in cui non credevano più. Ho conosciuto anche donne tenersi un marito solo per salvaguardare la propria tranquillità; ne ho conosciute tante. Non ho mai creduto nelle classificazioni, ho sempre creduto che dipenda da persona a persona. Anche se le statistiche mi danno torto.
"Ma l’aumento dell’occupazione femminile ne incrementa le occasioni... Questi processi sono profondamente segnati dai mutamenti delle aspettative e delle risorse delle donne"
Dunque è ancora "colpa nostra"? Dovevano restare nelle nostre case ad aspettare il marito? Siamo ancora noi la causa che qualcosa non può funzionare? Dovevamo restare all'ombra dei nostri uomini? Gli uomini non hanno colpa del fallimento dei matrimoni e della distruzione delle famiglie, ne sono le vittime a cui era impossibile agire diversamente?
E forse noi donne resteremo davvero qui, a illuderci e pronte a rivoluzionare la nostra vita per un nuovo amore. Pronte a mettere da parte tutte le delusioni precedenti per crederci ancora. E resteremo ancora qui, oggi corteggiate come principesse e domani lasciate senza nemmeno un saluto appena ad un uomo chiederemo qualcosa di più della semplice corte, chiederemo il coraggio di un rapporto vero, il coraggio di scegliere.
Potevi almeno dire “ciao, è stato bello".
E allora continueremo a credere che la solitudine è l’unico vero modo per non essere sola. Continueremo a volere rapporti diversi, dove più nulla è un legame, dove si condividono solo alcuni momenti della vita, ma almeno quelli si condividono davvero. Ma chissà poi se ci crediamo davvero che questo ci possa bastare!
Stanotte non riesco a scrivere, l’alcol mi confonde le dita sulla tastiera, gli occhi non riescono a mettere a fuoco nemmeno una parola, ma nella mia mente tutto è chiaro, ho perfettamente in mente cosa voglio e soprattutto cosa non voglio. Potresti leggerlo nei miei occhi senza bisogno di parlare. Ma tu hai mai voluto saperlo davvero?

Donne senza mariti
(Chiara Saraceno - La Stampa, 17 gennaio 2007)

Il matrimonio è sempre meno una condizione che caratterizza tutta la vita adulta. Vale sia per gli uomini che per le donne, ma soprattutto per queste ultime. Negli Stati Uniti nel 2005 per la prima volta le donne che non vivono con un marito hanno superato di numero le coniugate che vivono con il proprio marito. In Italia questo non è ancora avvenuto, ma ci siamo vicini. Nel 2005, le coniugate (che pure possono comprendere una percentuale di persone che non vivono regolarmente con il proprio marito) erano appena 334.690 in più delle non coniugate. Per gli uomini lo scarto era oltre quattro volte tanto: 1 milione 400 mila coniugati in più rispetto ai non coniugati.
Non vivere con il proprio marito non significa non essere mai state sposate, e neppure non avere un marito. Ci sono molte vedove tra le donne senza marito e ciò spiega in larga misura la differenza con gli uomini, data la più lunga sopravvivenza delle donne. Mentre la maggior parte degli uomini termina la propria vita accanto alla propria compagna, la maggior parte delle donne, negli Usa come in Italia, anche se si è sposata e non ha mai divorziato, la termina quando ormai da qualche anno non ha più il proprio compagno. In Italia nel 2005 i vedovi erano 697.226, a fronte di 3.826.586 vedove. Vivere da sole in età anziana è la conseguenza imprevista e non voluta della maggiore longevità femminile.
Tra le «senza marito» ci sono anche le separate e divorziate. C’è anche una piccola percentuale di donne coniugate, ma che vivono lontane dal marito: che hanno, si potrebbe dire, coabitazioni matrimoniali «pendolari», per motivi diversi - lavoro proprio o del marito, servizio nell’esercito, detenzione e così via. Un tempo il pendolarismo per lavoro era quasi esclusivamente dovuto ai mariti. Ma l’aumento dell’occupazione femminile ne incrementa le occasioni. Infine, vivere senza un marito non significa necessariamente non vivere con un partner. La diminuzione delle convivenze con un marito si accompagna infatti ad un aumento delle convivenze more uxorio, ma anche a quella forma di rapporto di coppia «a distanza», o «pendolare», che proprio gli americani anni fa hanno individuato come una delle forme di vita di coppia emergenti: living apart together, vivere separati insieme. Ciascuno a casa propria, decidendo di volta in volta i tempi, i modi, le circostanze della convivenza, ma salvaguardando i propri spazi, anche fisici, di autonomia.
Non vivere con un marito, perciò, può riflettere situazioni molto diverse, oltre che essere una situazione più o meno transitoria, più o meno ricorrente. Ma proprio questa diversità e flessibilità delle e tra le diverse situazioni segnala da un lato come la coabitazione matrimoniale sotto lo stesso tetto sia solo una delle forme delle relazioni di coppia e certamente non più l’istituzione unica della vita relazionale e affettiva delle persone, in particolare delle donne. Anzi, per molte donne, la fine di un matrimonio - per divorzio o per vedovanza - apre alla scoperta che un altro modo di vivere e stare in una relazione di coppia è possibile.
È vero che le divorziate e le vedove si risposano meno spesso dei vedovi e dei divorziati, perché uomini e donne hanno ancora una posizione asimmetrica sul mercato matrimoniale e per le donne l’età è un handicap più forte. Ma è anche vero che molte donne decidono consapevolmente di non risposarsi: visto che il matrimonio non le garantisce dall’abbandono e dalla solitudine, imparano a contare sulle proprie forze e a sviluppare rapporti più negoziali con gli uomini. È lo stesso motivo per cui molte decidono di convivere prima, o invece, di sposarsi: per negoziare meglio, da una posizione anche istituzionale di maggiore autonomia, i diritti e i doveri reciproci e gli spazi di autonomia.
Più che l’esaurimento della voglia di fare coppia e di fare famiglia, questa maggioranza di donne più o meno temporaneamente senza marito - al di là dell’inesorabilità della demografia - segnala complessi processi di ridefinizione dei rapporti e delle aspettative entro cui si costruiscono le coppie e le famiglie. Questi processi sono profondamente segnati dai mutamenti delle aspettative e delle risorse delle donne.

 

postato da: maria963 alle ore 18:08 | Permalink | commenti (2)
categoria: parliamone, oltre ogni confine
sabato, 13 gennaio 2007

Quando avevo visto molte primavere in meno, passavo ore e ore a cantare...mia madre mi raccontò una volta che c'era una sua amica, che abitava sotto la nostra casa, a poco meno di un chilometro da noi, che mi sentiva cantare (poveretta!)...Come sono soliti fare i bambini, e poi i ragazzini, mettevo i miei Lp preferiti sul piatto (i Cd non li avevano ancora inventati, l'i-pod poteva essere al massimo il nome di un personaggio dei cartoni) e via...a squarciagola! Poi, con il passare del tempo, ho cantato sempre di meno. L'università, la vita, il lavoro, i problemi, ecc. ecc.. ecc..Ma almeno, ascoltavo i miei "eroi dell'infanzia", sempre rigorosamente con il mio primo giradischi, ormai prossimo alla pensione, ma sempre valido amico delle serate e dei pomeriggi rubati al mondo. Poi, i colpi della vita, quelli che ti fanno male e ti scavano un buco nero nell'anima, e non ho cantato. Mai più. Ho smesso di scrivere poesie, di scrivere canzoni (solo per me, non preoccupatevi!). In compenso, mi sono fatto una "posizione" (Ma prima o poi qualcuno mi spiegherà che accidenti vuol dire?). A farmi compagnia sono rimasti quei pochi eroi dell'infanzia, che ascolto raramente, nei pochi ritagli di tempo. Ma quando succede, non so come e non so perché, mi viene una strana voglia, un'energia positiva che è acquattata in un cantuccio della mia anima, e mi ricordo di quel  bambino che cantava. E mi viene in mente un altro bambino, uno che cantava Eminem (questa però è un'altra storia...) e allora mi rinasce la voglia di cantare e lo faccio, in auto da solo, quando nessuno, proprio nessuno, mi sente. Perchè penso che ci sono tante, troppe cose in giro che non mi vanno, un mondo sottosopra da raddrizzare. E penso che solo continuando a cantare a squarciagola sarò in grado di avere voglia di cambiarle. E sento, lontane e vicine, due voci, quella del bambino che ero che cantava Luci a san Siro o Il re non si diverte, e quella del bambino che cantava Eminem. E tutt'e due, però, si ritrovano, e cantano insieme, accordandosi con dolcezza come per miracolo, e mi dicono di continuare a fare - nel mio piccolo - qualche cosa perché continui ad esserci il cielo capovolto, ma il mondo intanto cominci a rimettersi per il giusto verso...
Buon tutto!
mercoledì, 10 gennaio 2007
Ad un anno e mezzo dall’inaugurazione, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano è ormai diventata un irrinunciabile punto di riferimento nel calendario delle proposte culturali, non solo milanesi. Il programma del 2007 si preannuncia ancora più ricco di appuntamenti, con un’importante novità studiata appositamente per rafforzare il ruolo della Fondazione come polo d’attrazione e affascinante luogo di incontro.
Si partirà subito con "I Giovedì alla Fondazione", un ciclo di incontri che prenderà il via il 18 gennaio e che porterà in via Solari, una volta a settimana per tre mesi, il meglio della cultura italiana, con protagonisti quali Lina Wertmüller, che terrà a battesimo il ciclo, Roberto Vecchioni, Ron e Rapetti, Moni Ovadia, Margherita Hack, Lella Costa, Salvatore Veca, Ermanno Olmi ed Ennio Morricone.
In primavera, dal 18 aprile al 28 luglio, si svolgerà il primo momento espositivo dal titolo "Doppio sogno. 2RC fra artista e artefice". La mostra, curata da Achille Bonito Oliva, presenterà lo straordinario lavoro della 2RC Stamperia d’Arte, risultato della collaborazione tra Valter ed Eleonora Rossi e i protagonisti della scena artistica mondiale.
Il percorso raccoglierà circa 250 opere grafiche di artisti del '900, fra cui Adami, Afro, Bacon, Burri, Chillida, Clemente, Fontana, Kounellis, Moore, Arnaldo Pomodoro, Gio' Pomodoro, Sutherland, Vasarely. L'allestimento sarà affidato allo studio Cerri & Associati.
Da maggio a giugno, il giovedì tornerà a essere un momento centrale dell’offerta culturale della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Il 3 maggio, infatti, cominceranno gli approfondimenti monografici dedicati a grandi artisti del Novecento attraverso le proiezioni di video che li ritraggono al lavoro nello studio, nell’allestimento di mostre, nel corso di interviste; video inediti o di difficile reperibilità aiuteranno il pubblico ad avvicinarsi e a meglio conoscere il mondo creativo di Lucio Fontana, Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Marino Marini, Giocomo, Balla, Mario Ceroli, Pino Pascali, Alexander Calder, Giuliano Turcato, Emilio Vedova, Piero Dorazio ed Enzo Cucchi.
E siamo all’autunno. Dal 23 settembre 2007 al 9 marzo 2008, si avrà il secondo momento espositivo con la mostra "Nouveau Realisme. Omaggio a Pierre Restany". Curata da Renato Barilli, la mostra documenterà la rilevanza del Nouveau Realisme, movimento artistico sviluppatosi tra Parigi e Milano tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta.
Fu il critico Pierre Restany, cui la mostra è dedicata, a creare con una grande intuizione il movimento, determinandone le coordinate teoriche e seguendone gli sviluppi attraverso il lavoro di César, Arman, Nikki de Saint-Phalle, Spoerri e altri.
postato da: maria963 alle ore 12:32 | Permalink | commenti
categoria: segnalazione eventi
martedì, 09 gennaio 2007

Addio a Kleinow dei Flying Burrito Brothers

Il mondo del rock è in lutto per la scomparsa di Sneaky Pete Kleinow, chitarrista dei Flying Burrito Brothers e in seguito sessionman di lusso durante le registrazioni di album come "Mind Games" di John Lennon e "Blue" di Joni Mitchell.

Da tempo malato di Alzheimer, Kleinow si è spento all'età di 72 in una casa di cura di Petaluma, in California.

Abbandonata la carriera musicale, era diventato un richiestissimo esperto di effetti speciali e partecipò, fra gli altri, alla realizzazione della saga di Terminator.

Fonte: www.delrock.it

postato da: Devil1982 alle ore 17:16 | Permalink | commenti
categoria: parliamone, curiositÃ