Sono moderna. Sono all’avanguardia. Ho scoperto di essere al passo con i tempi, anzi di averli anticipati.. e questo un po’ mi preoccupa.
Le donne single sono una realtà e sono molte di più degli uomini. Le donne hanno scoperto un nuovo modo di concepire i rapporti. Nulla che debba essere per sempre, nulla che debba inglobare tutta la vita. Ad ognuno i propri spazi, la propria autonomia. Si può avere un rapporto con un uomo senza coabitare, senza presupporre di condividere la vita, senza fare progetti, senza avere pretese e attese reciproche.
Proprio io, io che come le nostre nonne ho sognato fin da bambina una famiglia, io che mi sono sposata a 18 anni e a 24 ero madre di tre figli. E mi sono sposata per scelta, non per "riparare". Le mie coetanee mi guardavano come fossi una bestia rara, non capivano queste mie aspirazioni che non avevano "sposato" nemmeno più le nostre madri. Loro alla sera andavano in discoteca, io raccontavo favole ai miei figli. Loro godevano in proporzione a quanti ragazzi le corteggiavano, io sognavo di invecchiare vicino all'uomo che avevo scelto da poco più che bambina.
Proprio io, io oggi sono all'avanguardia. Le mie coetanee le incontro sulle scale con i loro figli poco più che bambini, hanno l'isteria e il sorriso stampato di una vita che le appaga non troppo, spettegolano sui difetti dei reciproci mariti.
Ed io le guardo sgomenta, e mi mettono tristezza. Io non l'ho voluta questa vita. Prima di arrivare a spettegolare su mio marito, mi sono separata.
Loro ancora mi guardano come se fossi una bestia rara.
Non rimpiango nulla della scelta che ho fatto. In fondo non contraddico nemmeno il mio sogno di bambina. L'unico rapporto che sognavo quando ho scelto di mettermi l'abito azzurro (ero contro il bianco che voleva simboleggiare il "candore", la verginità - io a letto con mio marito c'ero già stata, l'azzurro mi sapeva di cielo e di mare), è l'unico modello di famiglia e coppia che ho continuato a concepire. Solo che ad un tratto ho capito che non era possibile, non era vero. E le mezze misure non mi sono mai piaciute.
Proprio io oggi non credo più in questi rapporti. Non è che non esistano mai; sono cresciuta con un padre ed una madre che sono l'esempio che ciò è possibile. Ma sono "rari", difficili; la maggioranza ci assomigliano solo dall'esterno, e tanti nemmeno riescono a darne la parvenza.
Gli uomini per lo più non lasciano mai una donna se non hanno la sicurezza di poter riavere la stessa tranquillità con un’altra. Le donne terminano un rapporto quando non ci credono più.
È una caratteristica che differenzia uomini e donne? Non ho mai creduto molto nelle classificazioni: ho conosciuto anche uomini che credevano solo in rapporti veri, pronti a mettere in gioco tutta la loro vita ma non riuscire a vivere in un rapporto in cui non credevano più. Ho conosciuto anche donne tenersi un marito solo per salvaguardare la propria tranquillità; ne ho conosciute tante. Non ho mai creduto nelle classificazioni, ho sempre creduto che dipenda da persona a persona. Anche se le statistiche mi danno torto.
"Ma l’aumento dell’occupazione femminile ne incrementa le occasioni... Questi processi sono profondamente segnati dai mutamenti delle aspettative e delle risorse delle donne"
Dunque è ancora "colpa nostra"? Dovevano restare nelle nostre case ad aspettare il marito? Siamo ancora noi la causa che qualcosa non può funzionare? Dovevamo restare all'ombra dei nostri uomini? Gli uomini non hanno colpa del fallimento dei matrimoni e della distruzione delle famiglie, ne sono le vittime a cui era impossibile agire diversamente?
E forse noi donne resteremo davvero qui, a illuderci e pronte a rivoluzionare la nostra vita per un nuovo amore. Pronte a mettere da parte tutte le delusioni precedenti per crederci ancora. E resteremo ancora qui, oggi corteggiate come principesse e domani lasciate senza nemmeno un saluto appena ad un uomo chiederemo qualcosa di più della semplice corte, chiederemo il coraggio di un rapporto vero, il coraggio di scegliere.
Potevi almeno dire “ciao, è stato bello".
E allora continueremo a credere che la solitudine è l’unico vero modo per non essere sola. Continueremo a volere rapporti diversi, dove più nulla è un legame, dove si condividono solo alcuni momenti della vita, ma almeno quelli si condividono davvero. Ma chissà poi se ci crediamo davvero che questo ci possa bastare!
Stanotte non riesco a scrivere, l’alcol mi confonde le dita sulla tastiera, gli occhi non riescono a mettere a fuoco nemmeno una parola, ma nella mia mente tutto è chiaro, ho perfettamente in mente cosa voglio e soprattutto cosa non voglio. Potresti leggerlo nei miei occhi senza bisogno di parlare. Ma tu hai mai voluto saperlo davvero?
Donne senza mariti
(Chiara Saraceno - La Stampa, 17 gennaio 2007)
Il matrimonio è sempre meno una condizione che caratterizza tutta la vita adulta. Vale sia per gli uomini che per le donne, ma soprattutto per queste ultime. Negli Stati Uniti nel 2005 per la prima volta le donne che non vivono con un marito hanno superato di numero le coniugate che vivono con il proprio marito. In Italia questo non è ancora avvenuto, ma ci siamo vicini. Nel 2005, le coniugate (che pure possono comprendere una percentuale di persone che non vivono regolarmente con il proprio marito) erano appena 334.690 in più delle non coniugate. Per gli uomini lo scarto era oltre quattro volte tanto: 1 milione 400 mila coniugati in più rispetto ai non coniugati.
Non vivere con il proprio marito non significa non essere mai state sposate, e neppure non avere un marito. Ci sono molte vedove tra le donne senza marito e ciò spiega in larga misura la differenza con gli uomini, data la più lunga sopravvivenza delle donne. Mentre la maggior parte degli uomini termina la propria vita accanto alla propria compagna, la maggior parte delle donne, negli Usa come in Italia, anche se si è sposata e non ha mai divorziato, la termina quando ormai da qualche anno non ha più il proprio compagno. In Italia nel 2005 i vedovi erano 697.226, a fronte di 3.826.586 vedove. Vivere da sole in età anziana è la conseguenza imprevista e non voluta della maggiore longevità femminile.
Tra le «senza marito» ci sono anche le separate e divorziate. C’è anche una piccola percentuale di donne coniugate, ma che vivono lontane dal marito: che hanno, si potrebbe dire, coabitazioni matrimoniali «pendolari», per motivi diversi - lavoro proprio o del marito, servizio nell’esercito, detenzione e così via. Un tempo il pendolarismo per lavoro era quasi esclusivamente dovuto ai mariti. Ma l’aumento dell’occupazione femminile ne incrementa le occasioni. Infine, vivere senza un marito non significa necessariamente non vivere con un partner. La diminuzione delle convivenze con un marito si accompagna infatti ad un aumento delle convivenze more uxorio, ma anche a quella forma di rapporto di coppia «a distanza», o «pendolare», che proprio gli americani anni fa hanno individuato come una delle forme di vita di coppia emergenti: living apart together, vivere separati insieme. Ciascuno a casa propria, decidendo di volta in volta i tempi, i modi, le circostanze della convivenza, ma salvaguardando i propri spazi, anche fisici, di autonomia.
Non vivere con un marito, perciò, può riflettere situazioni molto diverse, oltre che essere una situazione più o meno transitoria, più o meno ricorrente. Ma proprio questa diversità e flessibilità delle e tra le diverse situazioni segnala da un lato come la coabitazione matrimoniale sotto lo stesso tetto sia solo una delle forme delle relazioni di coppia e certamente non più l’istituzione unica della vita relazionale e affettiva delle persone, in particolare delle donne. Anzi, per molte donne, la fine di un matrimonio - per divorzio o per vedovanza - apre alla scoperta che un altro modo di vivere e stare in una relazione di coppia è possibile.
È vero che le divorziate e le vedove si risposano meno spesso dei vedovi e dei divorziati, perché uomini e donne hanno ancora una posizione asimmetrica sul mercato matrimoniale e per le donne l’età è un handicap più forte. Ma è anche vero che molte donne decidono consapevolmente di non risposarsi: visto che il matrimonio non le garantisce dall’abbandono e dalla solitudine, imparano a contare sulle proprie forze e a sviluppare rapporti più negoziali con gli uomini. È lo stesso motivo per cui molte decidono di convivere prima, o invece, di sposarsi: per negoziare meglio, da una posizione anche istituzionale di maggiore autonomia, i diritti e i doveri reciproci e gli spazi di autonomia.
Più che l’esaurimento della voglia di fare coppia e di fare famiglia, questa maggioranza di donne più o meno temporaneamente senza marito - al di là dell’inesorabilità della demografia - segnala complessi processi di ridefinizione dei rapporti e delle aspettative entro cui si costruiscono le coppie e le famiglie. Questi processi sono profondamente segnati dai mutamenti delle aspettative e delle risorse delle donne.