venerdì, 27 ottobre 2006

‘sta mattina sono una fucina di parole...
non sono mai entrate, ma m’escono così;
‘sta mattina le parole si cucinan da Sole:
le scriverei colla penna, e le scrivo col pc.

E non c’è mantice che mi sia mai servito:
quando scrivo, non ho bisogno d’aiuto.

Come ogni altro... costruisco liriche false
mutando sentimenti sciatti in sensazioni;
come, per chi mi precedette, sempre valse,
fossero veritiere, non sarebbero canzoni.

E serbo pensieri in grandi quartieri gialli
e non sparo pistole, però lancio i coltelli.

Noi poeti siamo i migliori, foglie al vento,
e dicono che moglie e figlie non c’amano,
ma, spesso, è soltanto questione di tempo
che, quando la gloria è avuta, ci... leggono.

E stiamo in baite dedicate, davanti al mare,
come per creare... come i poeti sanno fare.

Le nostre donne son bellissime e distratte:
scriviam per loro, ma voglion cenar fuori;
hanno tutte tutte mattine saccarina e latte
e mai troppa voglia per i nostri capolavori.

Non c’è cielo che più d’una donna c’ispiri
sentendo, la notte, quei pragmatici respiri.

Abbiamo amici che incrociamo quasi mai,
e - straordinari - ci tradiscono fedelmente...
amici fantasiosi che hanno sempre un ‘poi’
e, talvolta, c’augurano auguri inutilmente.

Nessun amico ha meritato mai una poesia,
però quest’ultima è, invero, solo idea mia.

Ogni nostra donna è bellissima e concreta:
scriviamo... ci propongono di uscir la sera,
poi van con un amico e quell’aria discreta...
volevamo domandare della nostra “Sara”.

E buttiamo l’amore per scriver d’amore
e buttiamo tutti gli anni, i mesi e le ore...

E butto tutto dicendo dei segreti del volo
e butto tutto e, infine, mi ritrovo da solo.


(ottobre 2006)

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categoria: opere d inchiostro
giovedì, 26 ottobre 2006


Venerdì 27 ottobre, con doppia replica alle ore 20,30 e alle 22, sarà di scena ad Ovada ‘Ombre di donna - Lacrime bianche', momenti tratti da romanzi, canzoni e racconti di oggi. Interpretato da Laura Gualtieri e Laura Marchegiani, ideato e diretto da Daniel Gol. Lo spettacolo sarà allestito presso i locali dell'Associazione "due sotto l'ombrello" in via Gilardini 12.

Testi di Roddy Doyle, Catherine Dunne, Franca Rame, Roberto Vecchioni, Andrea Robbiano e Laura Marchegiani.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria (per informazioni e prenotazioni 335 8246808)



OMBRE DI DONNA

In un viaggio simbolico tra parola e movimento, due figure femminili narrano momenti, sfumature, vissuti di donne diverse tra loro, eppure simili nella difficile ricerca della felicità e dell'indipendenza.
Monologhi, storie raccontate attraverso la voce delle protagoniste di romanzi letterari, canzoni e poesie, con la capacità di tradurre la sofferenza e la forza emotiva di un universo femminile contrastato e ancora attuale.
La performance teatrale passa attraverso il respiro emotivo di immagini soggettive per offrire uno spunto di riflessione su tematiche complesse e difficili; le guarda da vicino, le ascolta, le traspone in un linguaggio corporeo astratto e partecipe nella convinzione che la loro comprensione e l'empatia con il loro sentire coinvolga tutti noi, in quanto individui.



LACRIME BIANCHE

Il viaggio prosegue nel tempo e diviene interiore attraverso piccole finestre bianche; pochi ma vibranti aneddoti di una vita in cui infanzia, perdita, vecchiaia e sogno si incrociano creando un labirinto di suggestioni emotive. Due voci e pochi oggetti evocativi accompagnano lo spettatore lungo le simboliche finestre della protagonista.
Il linguaggio quanto mai sintetico ed il minimalismo scenografico permettono alle interpreti e allo spettatore di percorrere quasi silenziosamente le transizioni e le sfumature della performance.

Fonte: www.novionline.net

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categoria: curiosità, giù la maschera
mercoledì, 25 ottobre 2006

Bruno Lauzi

La Rassegna della Canzone Italiana "Premio Tenco" quest'anno è dedicata  lui... ma lui non è riuscito a vederla...

 

Milano, è morto Bruno Lauzi
Il mondo della musica in lutto

Lutto nel mondo della canzone, l'artista genovese, Bruno Lauzi, è deceduto questa notte a Milano. Il noto cantautore aveva 69 anni e da tempo era affetto dal morbo di Parkinson. Solo pochi giorni fa la notizia che a lui, vincitore del Premio Tenco 2006, sarebbe stata dedicata la Rassegna della canzone d'autore 2006 in programma dal 9 all'11 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.

(La Repubblica - 25 ottobre 2006)

 

LETTERA APERTA A MISTER PARKINSON


Egregio Signore,
non è con piacere che le scrivo questa lettera, ma d’altra parte avrei dovuto parlarle a quattr’occhi, affrontarla di persona, sopportare quel suo subdolo modo di fare che è quanto c’è di peggio per far perdere la pazienza anche ad un santo, figuriamoci a me. Le scrivo, come può notare, col computer, perché la mia calligrafia s’è fatta illeggibile e così minuscola che i miei collaboratori devono usare la lente d’ingrandimento per riuscire a decifrarla…
Perché le scrivo? 
È presto detto: io ho superato con una certa disinvoltura l’imbarazzo che lei (l’ho scritto senza maiuscola, non la merita) mi ha creato chiedendo pubblicamente la mia mano ed ovviamente ottenendola. Convivere con un ufficiale inglese a riposo, già condannato nel Punjab per ripetuti tentativi di violenza neurologica su qualunque essere di qualunque specie (le cose si vengono a sapere, come vede…) non è stato facile, la mia è una famiglia all’antica e non ha apprezzato. MA ORA LEI STA ESAGERANDO, signore, glielo devo dire. Quando è troppo è troppo, e il troppo stroppia!
C’è un proverbio arabo che dice: ”Se hai un amico di miele non lo leccare tutto”, INVECE LEI S’APPROFITTA D’OGNI RILASSATEZZA, DELL’ABBASSAMENTO DELLA GUARDIA NELLA BATTAGLIA QUOTIDIANA, ci proibisce di pensare ad altro, contando sulla superficialità con cui io ho affrontato l’insorgere del male… si sa, gli artisti sono farfalloni incoscienti… no, vecchio caprone, non le sarà facile, né con me né con gli altri, la Resistenza è cominciata. Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca. Anzi sul tema della solidarietà mi ci gioco una mano, la mano che, pitturata e serigrafata fa da piedistallo ad una poesia contro di lei, colonnello dei miei stivali, funzionando da incentivo a dare… già, poiché a chiunque faccia un’offerta per la ricerca verrà inviata “ LA MANO” come ricordo e memento…
Siamo in tanti, tante mani si leveranno contro di lei e cercheranno di restituirle colpo su colpo fino a quando non riusciranno ad acchiapparla per la collottola e mandarla all’Inferno cui appartiene, bestiaccia immonda, sterco del demonio, nostra croce senza delizie…
Parola mia, di questo omino per molti un po’ buffo, per altri un po’ patetico, ma che vive il sogno di poterla, un giorno non lontano, prendere a schiaffi.
A mano ferma.
Mi stia male e a non rivederla.

(Bruno Lauzi)

 

La mano

La mia mano a farfalla
bestiola spaventata
frullo d'ali improvviso
di preda impallinata
di rifugio in rifugio
di taschino in taschino
ha una sola speranza:
che voi dimentichiate
le sue dita agitate
che riempion la stanza
mentre s'inventa il vento
o vi racconta il mare...

Nata per lavorare
sul palco della vita
per farsi perdonare
arranca inutilmente,
eppure l'ho avvertita:
faccia quel che si sente,
io la continuo ad amare,
pur se perdutamente...

(Bruno Lauzi)

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categoria: i poeti
martedì, 17 ottobre 2006

POLITICA

Vecchioni: così si laureano somari
Il cantautore critica i tagli imposti dalla Finanziaria

17/10/2006
di Marco Sodano

Roberto Vecchioni: cantautore, insegnante, icona della sinistra. Dagli anni Settanta in poi, ha calcato i palchi di tutta Italia, una vita sdoppiata tra le sale di registrazione e le classi del liceo. I tagli alla scuola? A sentir lui, il governo dovrebbe invece «fare i debiti per darci una scuola decente».

Professor Vecchioni, ha sentito che musica? Sulla scuola il governo è partito con le fanfare, annunciando l’assunzione di 150 mila precari. Ora salta fuori che si taglieranno 50 mila posti da docente e la promessa ai precari sarà mantenuta a metà.
«La promessa di assumere 150 mila precari suonava un po’ berlusconiana. Detto questo, il problema è antico ed è lo stesso male di cui soffre l’industria: i soldi sono quelli, le assunzioni possibili vanno di conseguenza».

Però la scuola italiana non è granché in salute. E i tagli non aiutano.
«C’è un problema di programmazione, ciò che nella scuola italiana nessuno ha fatto mai. Nel 1997, nel ‘98, tutt’al più, si poteva prevedere che saremmo arrivati a questo punto. Bastava fare due conti e prendere le contromisure del caso».

E invece?
«E invece siamo caduti nel ritornello dei nostri tempi: bisogna fare economia fino all’osso, ovunque e a tutti i costi. Insomma si taglia tutto il tagliabile».

Ma la scuola è tagliabile?
«Per niente. Anche questo è un problema di programmazione. Programmazione del paese che saremo, non dei soldi che avremo in cassa. A mio modo di vedere, un problema più importante di quelli finanziari. Ma si sa, la scuola sembra sempre un po’ meno necessaria. Se si parla di tagliare i medici, allora è la rivoluzione. Quando si parla di scuola, è sempre la stessa canzone: “Si lamentano un po’ ma alla fine si adeguano” pensa l’uomo della strada. E la faccenda passa in secondo piano».

Insomma, bisognerebbe tagliare da un’altra parte.
«Io sono sicuro che nessun uomo di sinistra vorrebbe vedersi costretto a tagliare la scuola. A questo punto una finanziaria seria, un governo serio, farebbe i debiti».

I debiti? Al Tesoro non vogliono neppure sentirne parlare.
«Se è così sbagliano e sbagliano di grosso. Le nostre scuole fanno pena, gli studenti sono parcheggiati, gli insegnati spesso fanno opera di volontariato puro. Parlo di quelli buoni, perché anche tra gli insegnanti...»

C’è un problema di qualità.
«Ricordo quando Berlinguer si mise in testa di andare a controllare il livello di preparazione dei miei colleghi».

Un fuggi fuggi generale.
«Per forza. Avevano paura di perdere il posto: anche questo è un problema di programmazione e di scelte. Finché gli studenti frequenteranno lettere perché è “più facile”, ammesso che lo sia, e vedranno nella scuola un sistema semplice per prendere lo stipendio, le cose andranno così. È come l’industria: lavora chi è specializzato, chi sa fare, chi ha qualcosa da spendere».

Chi ha fatto una buona scuola.
«Ed ecco che il cane s’è morsicato la coda. La scuola è tutto, è una specie di servizio militare democratico, ti insegna a stare al mondo, a misurarti con le difficoltà. E deve essere statale, è uno dei compiti più alti affidati al pubblico».

A proposito: nelle tabelle si parla di risparmi per il «calo delle ripetenze»: si finirà col bocciare meno per risparmiare?
«È un ragionamento che si fa già molto più spesso di quanto non si pensi. E il prodotto di questo ragionamento sono i somari laureati. Abbiamo bisogno di una scuola severa, che insegni anzitutto la serietà: non di un’istituzione che fa sconti agli alunni e a se stessa. La nostra scuola, a parte le elementari che sono meravigliose, è la peggiore d’Europa. Eppure noi siamo il paese più colto d’Europa. Ripeto: facciamo i debiti e risolviamo questo paradosso».

Fonte: La Stampa Web

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categoria: parliamone
lunedì, 16 ottobre 2006


 

Sul numero ventinove di Orizzonti è riporta una bellissima ma tristissima intervista ad Alda Merini.

Tutta l'amarezza che viene fuori dalle sue risposte mi ha ferita e angosciata.

Se da una parte mi ha riconfermato la magia della poesia di Alda,

dall'altra parte mi ha deluso l'indifferenza dei molti riguardo la  sorte umana di una grande poetessa.

A che vale essere "Commendatori" se quando piove si ha paura che si allaghi casa  senza la speranza di una mano tesa?

Alda è una poetessa pura e vera , ma allo stesso tempo una donna poverissima e spesso sola.

E' possibile che per Lei non si possa fare nulla?

So che questo mio tentativo sarà sterile...non sono io che ho i mezzi per aiutare

una delle più grandi poetesse dei nostri tempi...ed è questo che mi fa rabbia !

 

La luna non si apre più

come un ventaglio di noce

nel fosso del manicomio

dove venni sepolta viva

perchè avevo ragione

La mia bocca mangiò la terra

ma le mie labbra divennero

turgide e rosse

per coprirti di baci durante la notte

(Alda Merini)

 

Ciao a tutti . Daniela

P.S: : v i segnalo sullo stesso numero 29 di Orizzonti una intervista a Roberto Vecchioni.

postato da: Daniela52 alle ore 22:26 | Permalink | commenti (4)
categoria: parliamone, i poeti
lunedì, 16 ottobre 2006

A me pare uguale a Dio

A me pare uguale agli dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente.

Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde sulla lingua inerte.

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie.

E tutta in sudore e tremante come erba patita scoloro: e morte non pare lontana a me rapita di mente.

Poesia di Saffo, tradotta da Salvatore Quasimodo

postato da: kiriku alle ore 15:35 | Permalink | commenti (1)
categoria: opere d inchiostro
lunedì, 16 ottobre 2006

cani

Talvolta si vorrebbe essere cani,
per i campi,
la sera,
e abbaiare alla luna.
E chiunque,
sul balcone di casa,
al bar,
o in una casa lussuosa e fredda,
all’abbaiare di un cane,
se è ancora vivo,
sogna.
Rimane questo,
la cui assenza ci renderebbe la vita impossibile.
Si sogna,
e non ci si vorrebbe mai più svegliare.

(Charles Ymer)

postato da: maria963 alle ore 11:39 | Permalink | commenti
categoria: opere d inchiostro
sabato, 14 ottobre 2006

Fa eccezione l’uomo,
che,
dopo aver imprigionato una stella,
crede di essere un sole.

Chi lo crederà caldo
e vorrà riscaldarsi
della sua luce,
correrà a lui,
lasciando il focolare.

Lo ritroveranno inerte,
morto,
un anno dopo.

Diranno
di aver ritrovato
un uomo.

No.

Hanno trovato,
fra occhi verdi,
una luce di ghiaccio,
figlia di nevi eterne.

(Charles Ymer)

postato da: maria963 alle ore 19:26 | Permalink | commenti
categoria: opere d inchiostro