
Tutti in vacanza? In partenza? Sotto l'ombrellone, sullo scoglio all'alba o al tramonto, sull'amaca nella pineta, sdraiati sul letto... cosa leggete?
Le vacanze sono il periodo in cui abbiamo più tempo per noi, per riposarci dallo stress quotidiano, per tornare finalmente "uomini e donne" e non marionette del tram tram quotidiano. È il momento in cui possiamo tuffarci in un libro o perderci nella musica.
Ho da proporvi un paio di libri da mettere in valigia...
Ma noi siamo uomini [...] e creiamo: trasformiamo in lettere, colori, suoni il magma oscuro e prorompente di ciò che dentro ci attanaglia. Abbiamo attraversato la millenaria fatica di non poter esprimere le fitte, i bagliori, i grovigli che dava ai sensi il cuore, per toccare finalmente la medesima luce nel medesimo istante: io che dico, tu che ascolti. Abbiamo trasfigurato l’urlo di paura e il bruciore delle lacrime, trasfigurato, dico, in quella melodia di rintocchi sonori che è la lingua, o in colori, taciti a uno a uno, eppur parlanti nell’insieme. Abbiamo imprigionato grugniti e lamenti armonizzando tra loro basse gutturali, alte, argentee vocali, secche, momentanee dentali e in questo collegarle, metterle vicine, abbiamo conquistato oltre il buio il miracolo del linguaggio...
Vedete [...] le emozioni si esprimono in un susseguirsi di tuffi e risalite: i versi, i primi versi lirici della storia riproducono queste due diverse esigenze dello spirito umano alternando sillabe brevi a lunghe, lunghe a brevi. Io marcavo o trattenevo il peso della mia voce nella lettura secondo l’andare e venire di queste due emozioni, significandole ora col tuffo pesante, solido, sonoro e liberatorio, ora con la risalita breve, sorda, appena pronunciata, a mo’ di attesa. Questi due frammenti sono l’uno l’esatto contrario dell’altro: il primo esprime malinconia, distacco, buio, dispersione, e allora la sillaba «potente», la prima, muore subito nella sorda successiva, per tornare potente e poi immancabilmente sorda. È come una discesa: si va dall’alto della speranza, dell’illusione, al basso della sconfitta annunciata.
Queste poche righe vi hanno trasportato, come un'onda che ti culla, al largo da tutto e nel pieno del vostro animo?
E' un breve dialogo, un frammento di dialogo che troverete nell'ultimo libro di Roberto Vecchioni: "Diario di un gatto con gli stivali".
Nel mio post precedente vi avevo parlato di un'isola in collina. Vi avevo parlato della casa di Luigi Tenco. Bene, quel giorno presentavano un altro libro. "Il volatore" di Andrea Scanzi. Andrea è un giornalista principalmente. Un appassionato di Ivano Fossati da quando aveva 16 anni. Ha impiegato 3 anni per realizzare questo libro. Non per scriverlo; per quello gli sono bastati pochi mesi, nonostante le sue 286 pagine. Ci sono voluti 3 anni per mettere a fuoco esattamente cosa lui e Ivano volevano da questo libro. Fossati non voleva la solita biografia. Voleva che fosse come un romanzo, scritto in terza persona. Non mancano certo tutti i riferimenti biografici; non mancano i "virgolettati" di uno dei più grandi autori della musica italiana. Non mancano i suoi racconti, i suoi ricordi, gli aneddotti curiosi. Ma fra le pagine de "Il volatore" ci sono anche le emozioni di Andrea. C'è anche Ivano visto da Andrea: prima di avvicinarlo per la stesura del libro e dopo averlo conosciuto così da vicino. Un libro da non perdere.