venerdì, 25 agosto 2006

Carlo Fava

La montagna è bella quasi come il mare... ad agosto è più bella perchè fra quei monti senti ancora il silenzio... e in quel silenzio senti un pianoforte e una voce che ti guidano fino in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto di Saint Vincent.
Ci sediamo in prima fila... Carlo mi vede e mi saluta con la mano, finisce il pezzo e scende dal palco e mi viene a salutare... È bello ritrovarsi fra queste montagne, ci eravamo lasciati a Torino poco più di un mese fa... Mi racconterà che qualche anno fa era stato su queste montagne... di rifugio in rifugio.
Stasera sul palco, come sempre, alla chitarra il suo produttore Beppe Quirici, che Carlo mi presenta insieme al batterista Elio (batterista ufficiale di Mannoia e Cocciante, ex batterista di Fossati): stasera suonerà con loro.
Questa piccola piazza, alle spalle la fontana, è un piccolo angolo di paradiso. Un’oretta di pausa per la cena; “qui si cena prima dello spettacolo”, mi dice Carlo...
Carlo sul palco è un attore, Carlo sul palco è un musicista, Carlo sul palco è jazz, Carlo sul palco è il tuffatore: inseguirlo nei suoi tuffi fra note, parole, rabbia, amore, ironia, disgusto, follia, melanconia, romanticismo, sogni e voglia di non arrendersi mai, è un’attrazione irrefrenabile... e con lui ritrovi il tuffatore che era in te, risenti il sangue scorrere nelle tue agili gambe, risenti la certezza di poter andare oltre, vincere qualsiasi maremoto, rinasce in te la voglia di tuffarti e nuotare ancora.
Provare per credere! Il 30 agosto prossimo, Santa Maria degli Angeli (Assisi): chi ne ha la possibilità non se lo perda.
A breve, grandi novità... non vi dico altro!

Carlo Fava

postato da: maria963 alle ore 20:22 | Permalink | commenti (3)
categoria: le canzoni d autore
venerdì, 25 agosto 2006

Un colpo alla vita, ed un colpo a questo vecchio jukebox che si è incantato fra la mia memoria e la molla che dovrebbe recuperare il disco che vorrei ascoltare.
Si è messo di traverso fra me e le mie vacanze in questo stupendo pomeriggio che sto scrivendo, per poter riviverlo in questa camera d'albergo, in una sorta di riverbero a poche ore di distanza.
Ho selezionato A-12 e voglio ascoltare A-12.
E' raro, pensavo addirittura impossibile, trovare un jukebox dispensatore di memoria.
In questa località di montagna a 1800 mt trovi quello che non ti aspetti.
Vegetazione rarefatta per via dell'altitudine, un paesaggio che ti autorizza ad essere felice ad oltranza e questo rifugio di montagna dove nell'angolo in fondo, vicino ad una lampada ricavata da un tronco d'albero e l'alberello delle patatine simil-PAI, c'è questo jukebox che contiene la mia vita.
Scorrendo le piccole etichette sulle quali sono scritti a penna i titoli delle canzoni, urlo dentro di me.
Curiosi? Beh, vi capisco. Sentite qua:

A1 : Billy Joel- You may be right
A2 : David McWilliams-The Days of Pearly Spencer

A3 : Dalida- Ciaio amore ciao
A4 : Creedence Clearwater Revival-Have You Ever Seen the Rain?
A5 : Dusty Springfield-Angel of the morning
A6 : Lucio Dalla-Quale allegria

E' incredibile. Vorrei davvero conoscere questo pazzo che ha allestito una simile accozzaglia di momenti miei.

A7, A8, A9, ...un crescendo rossiniano...A10, A11 autostrade della mia mente.

E poi.. eccola... A-12.
Già, A-12 che mi stava aspettando alla rispettabile altitudine di 1800 metri.

La ragazzina che sta al banco certamente non è responsabile di questo delirio musicale, ma i suoi genitori certamente si.
Sono talmente sicuro di questo, che non oso nemmeno chiedergli niente, tanto è così.
A-12, cazzo... devo ascoltarti.
Sembra proprio bloccato.
Le canzoni che contiene questo jukebox mi guardano un po stupite: B-21 (Equipe 84-Auschwitz) sta pensando che sono pazzo, C14 (Lucio Battisti-E penso a te) è seriamente preoccupato, C16 (America-Ventura Highway) mi sorride imbarazzato.

A-12...cristosanto.  A-12.
Dò uno strattone sul lato destro del jukebox, il disco è ancora sospeso a mezz'aria che gira a vuoto.
Mia moglie sta parlando con una signora di Bolzano dei suoi gerani, ed io mi sento un ragazzino che sta per combinarne una delle sue. A-12...dai...

Questo jukebox è impossibile, come impossibili sono i  miei pensieri ad alta quota.
Queste due settimane passate in montagna sono state stupende, ma ora...c'è questo
piccolo problema da risolvere.

D4: David Bowie-Starman,  mi consiglia: "prova a sollevare da dietro..." ed è proprio quello che faccio. Si sente un clack metallico e finalmente il braccetto che teneva sospeso il mio A-12 posa il 45 giri sul piatto.
A-12...finalmente, da questa malga a 1800 metri, prende il volo verso quello che mi va di pensare, il mio pensiero unico : esistere fino in fondo, esserci.

A-12.. Roberto Vecchioni-Archeologia

postato da: FernandoPessoa alle ore 19:15 | Permalink | commenti (2)
categoria: oltre ogni confine
venerdì, 11 agosto 2006

 

Tic Tac...senti Antonio, senti come passa il tempo, questo suono metallico di sveglia antica che rimbombava nella vecchia cucina di campagna di tua zia Olga, durante le vacanze estive.
Tic Tac... Chissenefrega pensava il bimbo vacanziero: oggi vado a caccia di lucertole con la fionda nuova di zecca.
Questo Tic Tac di sottofondo ci accompagna per tutta la nostra vita, breve o lunga che sia, e questo suono si amplifica in maniera esponenziale e drammatica mentre passano i nostri anni.
Siamo tante piccole "Cape Canaveral" dove è in corso il count down al temine del quale, in tempi diversi e con modalità diverse verremo catapultati lontano da questa vita.
Lo sappiamo già, fin quasi dall'inizio, che prima o poi... si parte.
Ma il bello di tutto questo è appunto... la vita, che genera questo Tic Tac.
Tic... Scuola, odore di quaderni nuovi, le vacanze, "Babbi Natali" a non finire, gli esami, le ragazze, l'impegno, le chitarre, uno zio morto, il primo lavoro... Tac... l'amore, i figli, la casa, le guerre, il lavoro, l'amore, il confronto, i libri, l'amore,
Tic... Tac...Vita... Esistenza...giornate di merda che tengono per mano momenti stupendi, irripetibili, unici per noi.
Ad ogni compleanno ci piace festeggiare "l'essere ancora qui"; festeggiamo il prolungare di questo Tic Tac che ci farà vedere ancora altre albe, elezioni, nottate d'amore, fogli pieni zeppi di parole nostre and... many more.
Prendiamoci la responsabilità del nostro esistere.

 

postato da: FernandoPessoa alle ore 20:10 | Permalink | commenti (1)
categoria: oltre ogni confine
venerdì, 04 agosto 2006

Ogni giorno la nostra vita si accorcia e non ce ne dogliamo perché non ce ne accorgiamo.
Che strano siamo tutti entusiasti di festeggiare i compleanni dimenticando che ogni anno in più è un anno di meno che ci rimane da vivere.
Tutti impazziti e tutti consapevoli, come in una folle corsa.
È anche vero che non si può dire ad ognuno, al momento del compleanno “Guarda che ti mancano (tot, circa, abbastanza, appena) anni alla tua fine, complimenti, auguri vivissimi".
In pratica è il caso di dire moricchiamo giorno dopo giorno fin dalla nascita, con lentezza, senza fretta, rapidamente, velocemente, inconsapevolmente, inconsciamente senza rendersi conto e senza volerlo ci si prepara ad andare via.

Non si muore mai in un solo momento, ma si muore un pò per volta, ci si prepara ad andare via e si abbandona tutto e tutti un po’ di più giorno per giorno.

La folle corsa  (Mogol - Battisti)

Io di notte con lei vedo il sole lo sai …no aspetta!
Io di notte con lei vedo il sole lo sai
ma svegliandomi poi il buio
il denaro che ho anche lui brilla un po’
ma ritorna però il buio.
Io vorrei pregare, ma le mie mani non so unire.
Tu, dammi la fede persa,tu l’azzurro in cuore versa
io senza di te cadrei perché la mia è solo una folle corsa.
mn nanananana
Tu che lo puoi.
Tu dammi la fede persa.
nm nanananana nanananana
Tu che lo puoi che lo puoi, tu l’azzurro in cuore versa
Fallo per me, Fallo perché
aaaah lalalala nananà
La mia è solo una folle corsa.
Se la mia voce non ha più eco se nel mio cuor non c’è più fuoco.
Se nei miei occhi è sceso un velo se nel mio mondo non c’è più cielo,
allora tu dammi la fede persa, tu l’azzurro in cuore versa mnmn
Tu dammi la fede persa.
Corro in auto perché a scordarti io provo
ma fuggendo non vivo, io muoio, io vederti vorrei
nel bicchiere non sei voglio luce e mi dai il buio.
Io vorrei pregare ah!
Ma le mie mani non so unire.
Tu
dammi la fede persa, tu l’azzurro in cuore versa,
io
senza di te cadrei perché la mia è solo una folle corsa uh uh
Ah! Ahnanananana nanà
Tu che lo puoi. Tu dammi la fede persa
Aninanana nana umh!
tu… l’azzurro in cuore versa.
Fallo per me. Fallo perché
naaaah lalalala nananà
la mia è solo una folle corsa
Se la mia voce nanananananaa
non ha più eco nananananananananà
Se nei miei occhi è sceso un velo, se nel mio mondo non c’è più cielo
allora tu dammi la fede persa, tu l’azzurro in cuore versa.
Tu dammi la fede persa
Tu dammi la fede basta!
Tu che lo puoi. Tu che lo puo…
Dammi la fede ahna!
La fede che non ho più anha!
La fede che non ho più nana!
Tu che lo puoi. Tu che lo puoi. Tu che lo puoi
Tu che lo puoi. Tu che lo puoi. Dammi la fede
Tu che lo puoi. Tu che lo puoi
la fede che non ho, la fede che non ho più
la fede che non ho più, la fede che non ho più
la fede che non ho più hee!
Tu nananananana nanà
nananananana mn
nananananana nana ah ah



postato da: kiriku alle ore 21:21 | Permalink | commenti (3)
categoria: oltre ogni confine
mercoledì, 02 agosto 2006

amaca

Tutti in vacanza? In partenza? Sotto l'ombrellone, sullo scoglio all'alba o al tramonto, sull'amaca nella pineta, sdraiati sul letto... cosa leggete?

Le vacanze sono il periodo in cui abbiamo più tempo per noi, per riposarci dallo stress quotidiano, per tornare finalmente "uomini e donne" e non marionette del tram tram quotidiano. È il momento in cui possiamo tuffarci in un libro o perderci nella musica.

Ho da proporvi un paio di libri da mettere in valigia...

Ma noi siamo uomini [...] e creiamo: trasformiamo in lettere, colori, suoni il magma oscuro e prorompente di ciò che dentro ci attanaglia. Abbiamo attraversato la millenaria fatica di non poter esprimere le fitte, i bagliori, i grovigli che dava ai sensi il cuore, per toccare finalmente la medesima luce nel medesimo istante: io che dico, tu che ascolti. Abbiamo trasfigurato l’urlo di paura e il bruciore delle lacrime, trasfigurato, dico, in quella melodia di rintocchi sonori che è la lingua, o in colori, taciti a uno a uno, eppur parlanti nell’insieme. Abbiamo imprigionato grugniti e lamenti armonizzando tra loro basse gutturali, alte, argentee vocali, secche, momentanee dentali e in questo collegarle, metterle vicine, abbiamo conquistato oltre il buio il miracolo del linguaggio...
Vedete [...] le emozioni si esprimono in un susseguirsi di tuffi e risalite: i versi, i primi versi lirici della storia riproducono queste due diverse esigenze dello spirito umano alternando sillabe brevi a lunghe, lunghe a brevi. Io marcavo o trattenevo il peso della mia voce nella lettura secondo l’andare e venire di queste due emozioni, significandole ora col tuffo pesante, solido, sonoro e liberatorio, ora con la risalita breve, sorda, appena pronunciata, a mo’ di attesa. Questi due frammenti sono l’uno l’esatto contrario dell’altro: il primo esprime malinconia, distacco, buio, dispersione, e allora la sillaba «potente», la prima, muore subito nella sorda successiva, per tornare potente e poi immancabilmente sorda. È come una discesa: si va dall’alto della speranza, dell’illusione, al basso della sconfitta annunciata.

Queste poche righe vi hanno trasportato, come un'onda che ti culla, al largo da tutto e nel pieno del vostro animo?

E' un breve dialogo, un frammento di dialogo che troverete nell'ultimo libro di Roberto Vecchioni: "Diario di un gatto con gli stivali".

Nel mio post precedente vi avevo parlato di un'isola in collina. Vi avevo parlato della casa di Luigi Tenco. Bene, quel giorno presentavano un altro libro. "Il volatore" di Andrea Scanzi. Andrea è un giornalista principalmente. Un appassionato di Ivano Fossati da quando aveva 16 anni. Ha impiegato 3 anni per realizzare questo libro. Non per scriverlo; per quello gli sono bastati pochi mesi, nonostante le sue 286 pagine. Ci sono voluti 3 anni per mettere a fuoco esattamente cosa lui e Ivano volevano da questo libro. Fossati non voleva la solita biografia. Voleva che fosse come un romanzo, scritto in terza persona. Non mancano certo tutti i riferimenti biografici; non mancano i "virgolettati" di uno dei più grandi autori della musica italiana. Non mancano i suoi racconti, i suoi ricordi, gli aneddotti curiosi. Ma fra le pagine de "Il volatore" ci sono anche le emozioni di Andrea. C'è anche Ivano visto da Andrea: prima di avvicinarlo per la stesura del libro e dopo averlo conosciuto così da vicino. Un libro da non perdere.

postato da: maria963 alle ore 17:49 | Permalink | commenti (6)
categoria: scrittori