sabato, 29 aprile 2006

mare e luna

Si coricò.
Non devo impostare la sveglia – pensò – domani è sabato. Mi sveglierò quando la luce del sole verrà a stuzzicare i miei occhi”.
Come ogni sera attaccò il cellullare al caricabatteria che aveva posto fisso sul comodino alla sua destra.

La tabacchiera di Casanova, capitolo dieci, pagina centoventotto, Treni e carrozze.

Amava quei momenti serali quando aveva salutato il giorno con tutti i suoi personaggi e poteva viaggiare fra le pagine d’un libro. Si è sempre troppo stanchi alla sera per riuscire a leggere più di sei o sette pagine prima che le parole stampate inizino a confondersi con quei pensieri che sono l’anticamera del sogno.
Riappoggiò il libro sul comodino alla sua destra e guardò il cellulare: nessun messaggio. “Che strano” – pensò. Ogni sera era un via vai di SMS fra lui e lei. “Siamo tutti schiavi di questi marchingegni – si disse – spediamo ad un satellite le nostre emozioni che vengono immediatamente recapitate ad un altro cuore a molti chilometri di distanza. La tecnologia è solo un mezzo, i sentimenti sono i nostri”.

Spostò il cellulare sul cuscino, leggermente inclinato in senso antiorario.
La casa era nascosta dalla montagna di fronte e cellulare, radio e persino televisione, prendevano male. Ma lei aveva studiato la posizione strategica in cui le tacche segnavano il massimo della ricezione.
Spense la luce alle sue spalle.
Si appisolò per una mezzoretta senza accorgersene e si svegliò di soprassalto.

Mi sono addormentata e non ho sentito i suoi messaggi. Sono proprio stanca!”. Prese il cellulare fra le mani per rispondere, anche se con ritardo, ai vari messaggi per la buonanotte.
Nessuna busta sullo schermo LCD. Nessun SMS ricevuto.
Che strano! Non si addormenta mai senza inviarmi un bacio. Non riesce a dormire se non lo fa. Doveva essere molto stanco anche lui” – pensò.

Buonanotte... questa notte è per te...

Messaggio inviato. Si addormentò col dubbio sul reale destinatario del suo SMS.
Si svegliò al primo sole. Mentre il caffé saliva nella vecchia moka, andò a prendere, dalla borsa bianca appoggiata sulla cassapanca della camera da letto, il cellulare che utilizzava come recapito telefonico urgente del lavoro. “Siamo tutti schiavi di questi marchingegni” – ripensò.
Lo accese. Messaggi ricevuti: 1/88. Un messaggio non letto su 88 ricevuti.

Buonanotte... questa notte è per te...

...e un senso familiare di solitudine s’impadronì di lei.

Siamo stati naviganti
con l'acqua alla gola
e in tutto questo bell'andare
quello che ci consola
è che siamo stati lontani
e siamo stati anche bene
e siamo stati vicini
e siamo stati insieme.
Siamo stati contadini noi due
senza conoscere la terra
e piccoli soldati
senza amare la guerra,
ci hanno mandati lontano
senza spiegarci bene
e siamo stati male,
ma siamo ancora insieme.
Grandi corridori di corse in salita
che alzavano la testa dal manubrio
per vedere se fosse finita,
allenati alla corsa
allenati alla gara
e preparati a cadere
e a tutto quello che s'impara,
innamorati della sera
innamorati della luna
conoscitori della notte
senza averne paura,
innamorati di quel fiore
che non vuole mai dire:
ecco, è tutto finito
e bisogna partire.
Ma ora è il momento
di mettersi a dormire
lasciando scivolare il libro che
ci ha aiutati a capire
che basta un filo di vento
per venirci a guidare
perché siamo naviganti
senza navigare
mai.

firma

postato da: maria963 alle ore 06:34 | Permalink | commenti
categoria: opere d inchiostro
venerdì, 28 aprile 2006

Come è divertente aiutar Papà
(Vecchioni/Stokkerman/Geelen)
Canta Roberto Vecchioni
(feat. Le Mele Verdi)

Come è divertente gente aiutar papà,
e dargli una mano quando chiede di te
e sapere già che gli servirà
mettere le cose in fila.
Come è divertente gente aiutar papà,
inchiodare l’asse rotta dei granai
oppure dei Solai.
Mio papà mi dice vieni a tirar fuori i guai,
ora che sei grande quasi come me.
Ora che tu sei, ora che tu sei, come tuo papà tuo papà,
corri e prendi la, corri e porta qua, per papà.
Cosa c’è, cosa c’è, di più divertente poi si sa
Quanto cioccolato dopo ci darà.

Come è divertente gente aiutar papà
e dargli una mano quando chiede di te,
aiutar papà se non c’è la fa e ha bisogno di una mano.
Come è divertente gente aiutar papà,
e tagliare le fascine insieme a lui
tante perché l’inverno è freddo.
Se di star con le mani in mano non ti va,
muovile e lavora insieme al tuo papà

Ora che tu sei, ora che tu sei, come tuo papà tuo papà,
Corri e prendi la, corri e porta qua, da papà.
Cosa c’è, cosa c’è, di più divertente poi si sa
che papa se l’aiuterò, se l’aiuterai,
con il cioccolato ci ripagherà.

La canzone è tratta dall'album "Barbapapà" del 1975 di Roberto Vecchioni la parte in corsivo è cantata da R. Vecchioni

Tu li vedi trasformare, come gli va !!

Resta di stucco! E' un barbatrucco!

I Barbapapà sono personaggi "gommosi", dalla forma simile a matrioske, che si trasformano in tutto ciò che vogliono; ognuno ha un colore diverso, e vivono uno appiccicato all’altro in una strana casa tondeggiante.

postato da: kiriku alle ore 17:16 | Permalink | commenti
categoria: roberto autore per altri
mercoledì, 26 aprile 2006

 

 

Improvvisamente, una penna sbuca dal niente o dall’acqua di questo simpatico laghetto e tu ti ritrovi a leggere quello che questa penna prova a scriverti.

E’ una giornata tranquilla, dedicata al pic-nic, al sole, alla “torta Pasqualina” ed a tutto quello che può far stare in pace con il mondo intero. Ti ricordo, neanche ce ne fosse bisogno, che un amico ti può parlare, una penna ti può scrivere e che la penna di un amico ti può far sorridere, piangere, esaltare o innamorare a seconda di come “guardi” la scrittura. In genere, non sono mai pensieri diretti, non sono mai ragionamenti troppo sensati, ma sono per lo più idee appena accennate e tradotte simultaneamente in inchiostro prima ancora che prendano definitivamente una loro forma. Li dentro, in quel minestrone di inchiostro, le idee ci sono, i sentimenti si intravedono, ma è come se fossero ancora prigionieri dello stesso inchiostro che li ha generati, ed hanno bisogno di qualcuno che li estragga e li renda “leggibili”.

L’abilità appunto, non sta tanto nello scrivere ma nel saper leggere. Si può scrivere di sentimenti, di amori, di paesaggi stupendi ma se chi legge tutto questo non percepisce il sapore dell’inchiostro, non sa vedere il volto dell’amore che descrivo e non sente nemmeno il parlottare delle foglie mosse dal vento, allora, è come non aver mai scritto nulla. Allora, quella mano buffa che affiora sull’acqua e che vorrebbe scriverti  nel lago, non ha alcun senso. Il lettore dovrebbe avere la stessa dignità ed importanza dello scrittore; se non esistessero i “grandi lettori”, non avrebbe senso parlare di “grandi scrittori”.

Essere lettore di cose scritte è davvero un dono di natura che non tutti hanno.

 

postato da: FernandoPessoa alle ore 15:32 | Permalink | commenti (3)
categoria: oltre ogni confine
mercoledì, 26 aprile 2006

libero

 

ore 07:48, AZ116ST, la Fiat Marea che ho davanti sbanda senza una motivazione apparente sulla 460, il suo autista chinato a cercare chissà cosa, si rialza con il cellulare in mano. Dopo avergli inviato tutte le imprecazioni che conosco, proseguo la marcia. E' una bella giornata di primavera e questa strada mi è talmente famigliare da conoscerne ogni curva e ogni buco nell'asfalto. Ogni mattina il mio sguardo si sofferma su quella grande cascina alla mia destra, mi piace immaginare cavalli, galline, mucche e cani. Spesso mi ritrovo a pensare che mi piacerebbe una vita così... più passa il tempo e più amo la compagnia degli animali.

ma tutto questo è già più di tanto
più delle terre sognate
più dei biglietti senza ritorno
dati sempre alle persone sbagliate
più delle idee che vanno a morire
senza farti un saluto
di una canzone popolare...

Libero, il mio cane, è lui il vero padrone di casa. L'unico ad esserci sempre al ritorno a casa. Negli anni passati quando rientravo a casa trovavo mia madre e mia nonna... oggi ritrovo il mio cane. In un passato recente eravamo noi donne le padrone di casa... oggi usciamo anche noi alle 7 di mattina e ci buttiamo nel caos... forse non ci sarebbe nemmeno piaciuta una vita ad attendere il ritorno di marito e figli, ma non abbiamo avuto il dubbio della scelta... il più delle volte non abbiamo nemmeno un uomo da aspettare alla sera, non lo abbiamo mai avuto... siamo cresciute con la consapevolezza che non avremmo avuto nessuno ad assicurarci il presente e il futuro, che dovevamo uscire là fuori e conquistarcela la vita. A volte invidio la vita di mia madre...

c'è un tempo negato e uno segreto
un tempo distante che è roba degli altri
un momento che era meglio partire
e quella volta che noi due era meglio parlarci
c'è un tempo perfetto per fare silenzio
guardare il passaggio del sole d'estate...

Ore 08:01, imbottigliamento all'uscita di c.so Regina... eventuali carabinieri in ascolto diminuiscano un attimo il volume della radio: freccia a destra e  mi sposto sulla corsia d'emergenza fino all'uscita dalla tangenziale... alle otto di mattina i chilometri sono più lunghi...

pane e coraggio ci vogliono ancora
che questo mondo non è cambiato
pane e coraggio ci vogliono ancora
sembra che il tempo non sia passato...

ore 08:10, via Clavière, trovo un pargheggio di fronte all'ufficio postale... scarico dal cofano il portatile e la borsa della piscina...  spengo i microfoni e vi saluto... buongiorno amici de l'altra radio...

postato da: maria963 alle ore 10:22 | Permalink | commenti (3)
categoria: l altra radio
domenica, 23 aprile 2006

Onda salata di mare buono
sono ancora io
che a te lancio parole come ciottoli
eroe di carta poesia e parole
che galleggiano sull'acqua come sughero ignorante.

Onda fatta a pezzi da uno scoglio
ero sempre io
che ti parlavo di tutte le mie solitudini affollate
nate nella città che mi sorride alle spalle
e che per stupirmi accende ora tutte le sue luci.

Onda di acqua e schiuma di idee
siamo ancora noi
l'uno di fronte all'altra in uno strano deja-vu
Dove ci siamo già visti a ricordare tutto questo?
Dove abbiamo capito di essere blu?

Onda di mare vero
ero proprio io
che ti aspettavo stasera
per raccontarti tutta la mia vita
nel breve attimo della tua vita.

postato da: FernandoPessoa alle ore 23:16 | Permalink | commenti
categoria: opere d inchiostro
venerdì, 21 aprile 2006

Baia di Vallugola

 

e se vai alla Baia di Vallugola e guardi il mare
tu vedrai una donna in fiamme e un uomo accanto...

un viaggio improvvisato, deciso all'ultimo momento, un lunedì di Pasqua da non dimenticare...

Nancy l'abbiamo accompagnata a Mirabilandia con un suo amico. Mirabilandia è un bel parco di divertimenti, ma io non posso essere in un posto di mare e non andare al mare...

Un po' di chilometri, non molto lontano da Rimini, Cattolica... e Gabicce Mare... c'è una strada che ti porta sù fra il verde d'una montagna e poi d'un tratto corre verso il mare. Un piccolo golfo dove la montagna si tuffa nel mare: la Baia di Vallugola, chiamata anche Baia degli Angeli... e se capitate da quelle parti andate a scovarla e capirete il perché...non sono stupidi gli angeli, sanno scegliere i posti. Fatevi accompagnare da qualcuno del posto, da soli difficilmente la scoprireste; la Riviera Adriatica è famosa per tutt'altro paesaggio e attrattive. La Baia degli Angeli non è molto frequentata, anche se qualcuno racconta che fra qualche mese ci sarà troppa gente per quest'angolo di paradiso e che d'inverno ha un fascino ancora più particolare.

Scogli che tagliano il mare; mi sdraio sui sassi - a pochi passi dalla mia testa la montagna - guardo il cielo, sento il mare e penso: eccolo il cielo capovolto, quì anche la vita è capovolta: le preoccupazioni lontane e la serenità nel mio animo.

Chi mi è accanto racconta pomeriggi e serate invernali trascorse seduto sullo scoglio a parlare col mare: è uomo di mare. Io penso che ho il mare che mi scorre nelle vene, io non sono certo donna di mare, ma da quando l'ho incontrato l'ho riconosciuto. Ogni volta che torno è un po' come tornare a casa: forse viviamo davvero più vite e in una precedente vivevo al mare. Ogni volta che nella vita ho perso la strada sono sempre tornata al mare per ricercarla... e lui non mi ha mai tradito. A volte violento e tempestuoso mi ha sfidato, a volte dolce e comprensivo mi ha abbracciato. Finché un giorno ho capito che il cielo capovolto per me rappresentava l'uomo, l'uomo da cui tornavo, da cui mi lasciavo proteggere e abbracciare, l'uomo che mi completava.

Se abitassi da queste parti, la Baia degli Angeli sarebbe certamente il mio piccolo rifugio dove lasciarmi alle spalle il rumore della vita. Verrei qui per parlare con quell'entità suprema che a volte mi piace chiamare Dio.

Non mi è possibile salutare il mare senza essermi fatta accarezzare: mi sfilo le scarpe da ginnastica che abbandono sulle pietre, mi arrotolo i jeans e vado a sfiorarlo... l'acqua non è poi così fredda.

Torneremo alla Baia degli Angeli!

postato da: maria963 alle ore 18:16 | Permalink | commenti (2)
categoria: curiosità, ricordi
venerdì, 21 aprile 2006

London Valour

Questa è la London Valour. Fu costruita nel 1956 dalla “Furness Shipbuilder Co. Ltd., Haverton Hill-on-Tees”, e dieci anni più tardi trasformata da petroliera a nave mercantile nei cantieri di La Spezia.
Questa nave, di giovedì, il pomeriggio del 9 Aprile 1970, colta di sorpresa da una fortissima mareggiata, più volte urtò la diga foranea in prossimità della bocca di levante del porto di Genova.
Un tentativo estremo di salvare l’equipaggio venne messo in opera con una teleferica rudimentale posta tra la nave e la terra ferma. Ma l’esito non fu felice in quanto la fune, a causa del movimento repentino della nave, si tendeva come la corda di un arco lanciando in aria i malcapitati che andavano poi a sfracellarsi sugli scogli sottostanti.
Migliaia di genovesi assistettero alla tragedia dei marinai scaraventati via dalla fune e inghiottiti dal mare. Radunati sul lungomare, dai balconi dei loro terrazzi, assiepati in Corso Italia e Corso Aurelio Saffi, inorriditi videro la signora Muir, moglie del comandante, perdere la presa e morire tra gli scogli. E il comandante, suicidarsi, vinto dal dolore.
Altri per sottrarsi al pericolo si gettarono in mare. E nonostante le improbabili condizioni di operatività i piloti del porto con la loro pilotina e la vedetta della Capitaneria si muovevano nel mare issando a bordo persone ormai allo stremo delle loro forze. Il compianto eroe genovese, il capitano elicotterista Errico dei Vigili del Fuoco, sfidò l’impeto della mareggiata facendo giungere aiuti anche dal cielo.
Venti furono i morti: il comandante David Muir, sua moglie, il radiotelegrafista signor Hil e la consorte, il "primo" Robert Kitchener, il "secondo" Antony McIsac, l'ufficiale macchine Arthur Carey, e numerosi marinai indiani di cui le cronache dell'epoca non ci hanno fornito i nomi.

Questa la storia della tragica fine di una nave mercantile. La memoria che si fa dolore, il ricordo degli uomini valorosi che tentarono di salvarne l’equipaggio. E il dolore si cristallizza negli occhi, nella mente di chi ha assistito a questa triste scena. E tra gli spettatori, anche Fabrizio De Andrè, da cui venne una canzone che parlando del naufragio della London Valour accosta suoni ad immagini, senza parlare di morte, ma provando a descrivere cosa facessero in quegli istanti quei marinai, il capitano, il telegrafista. Nella maniera, forse quella migliore, di dare memoria alla loro vita, a farne dei personaggi indimenticabili, diversi da quelli tragicamente scomparsi, seppure gli stessi.

Per chi ha avuto la pazienza di leggere, di seguito il testo della canzone, e l’invito ad ascoltarne la musica, la voce di Faber che canta, o meglio che parla, perché questa è una canzone parlata, l’unica di De Andrè.

I marinai foglie di coca digeriscono in coperta
il capitano ha un amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra
il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale
ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare
ha una frusta giocattolo sotto l'abito da tè.
E la radio di bordo è una sfera di cristallo
dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo
il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto
ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto.
E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli
i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli
il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe
per far pace con gli applausi per sentirsi più distante
la sua stella sì e oscurata da quando ha vinto la gara del sollevamento pesi.
E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva
ruba l'amore del capitano attorcigliandole la vita
il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia
tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia
ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè.
E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta
si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba
a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi
e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi
e si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni
contro ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni
e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni.

(“Parlando del naufragio della London Valour”, Album “Rimini, 1978”. F. De Andrè)

Andrea (perdentedirango)

postato da: maria963 alle ore 16:20 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore, curiosità
mercoledì, 19 aprile 2006

Questa canzone fa parte del primo 45 giri inciso da Renato Pareti.

Il pudore che era il mio vestito

Roberto Vecchioni - Renato Pareti

Sono stanco di dimenticare, tu non devi sempre perdonare;

un amore non è la stanza di una sera.

Il pudore che era il mio vestito, fra le tarme è tutto scolorito;

se lo metto è per te che credi di vedermi come prima.

"Burattino che sei, vuoi la terra o lei?

Tutto il male che hai dallo in braccio a lei,

poi la sera dirai la tua brava preghiera!"

Conoscevo Dio in un altro modo:

la minestra fredda e un uovo sodo;

non avevo che te e adesso chiedo il solo, voglio il sole ....

"Burattino che sei, vuoi la terra o lei?

Tutto il male che hai dallo in braccio a lei,

poi la sera dirai la tua brava preghiera!"

postato da: kiriku alle ore 15:50 | Permalink | commenti (1)
categoria: roberto autore per altri