
Mi è sempre più difficile stabilire se mi trovo invischiato in un ricordo oppure se sto vivendo la mia vita normale.
La petroliera "Hanjin" mi passa davanti silenziosa e si nasconde proprio dietro alla diga. I "bagnanti" di oggi, sulla spiaggia di Boccadasse sono due pastori tedeschi che si rincorrono sulla riva del mare grigiolino fra gli spruzzi d'acqua. Da qui, sembra una dozzinale telenovela brasiliana affidata ad un regista debuttante: pessima inquadratura. Sopra di loro, un cielo assurdo che sta facendo indigestione di nuvole nere e grigie.
" C'è l'acqua appesa ad un filo " direbbe mia madre stando affacciata alla finestra mentre ritira i panni stesi, se fosse ancora viva.
Invece non è così, mia madre non c'è più, e le cose, ora lo so, lassù nel cielo non vanno proprio così.
La pioggia non è "appesa ad un filo" , sono io che da qui, dalla balaustra sulla passeggiata al mare, trattengo ogni singola goccia di pioggia che si stà formando fra queste nuvole. Ognuna di loro aspetta un mio cenno per calare giù, perchè sono io che sto "pensando" questo ricordo, e dentro a questo ricordo valgono soltanto le mie regole. Quando si materializzano queste immagini così suggestive ci si sente sempre in obbligo di recitare ciascuno il nostro ruolo, come attori protagonisti o come semplici comparse: dobbiamo solo scegliere.
Percorro Corso Italia avendo la netta sensazione di essere spiato: è per via di questi manifesti elettorali che contengono volti stilisticamente perfetti, quasi.... disegnati. Basta rasentare il muro e li possiamo sentire bisbigliare: "Vota per me, scegli la tranquillità".
Una mano esce da un manifesto e mi afferra per un braccio : "Ricordati di me, il 9 Aprile, i sondaggi americani mi danno felice e vincente" con un sorriso a 115 denti che gli rimane congelato quando incrocia il mio eloquente sguardo. Se ne torna mestamente nel manifesto aspettando il prossimo passante. Questo pomeriggio, per quanto mi riguarda, andrà a fare compagnia ad altrettanti pomeriggi insignificanti senza che nessuno se ne accorga. In pratica non è successo nulla a parte questo vuoto incolmabile che ho dentro e a parte un pensiero genuino che per paura di sporcarsi, se ne sta acquattato dentro di me in attesa di momenti migliori. Circondato dai fatti miei, capisco di non aver scampo.
Gli uomini primitivi per accendere un fuoco sfregavano fra loro due pietre focaie, allo stesso modo, sfregando fra loro due parole, ottengo un ricordo. Gabbiano e Solitudine : uno nella mano sinistra e l'altra nella mano destra.
Le avvicino e le raschio con tutta la forza che ho; ne esce un vapore a forma di pomeriggio passato con te.
In una mano il "Gabbiano sinistro" e nell'altra la "Solitudine destra", rimango in silenzio ad osservare questo ricordo; il mio gabbiano e la tua solitudine o la mia solitudine ed il tuo gabbiano, poco importa, sono sempre cose nostre.
Tutto questo ci ha visti assieme all'inizio di una storia e quando una storia inizia, si sà, ci si sente tutti terribilmente protagonisti.
Parole francesi, carezze italiane ed amplessi portoghesi; tutto si mescola in questa "edizione straordinaria" di ricordo che va in onda da Corso Italia, fra manifesti elettorali alla mia destra, ed il mare increspato alla mia sinistra.
Guardare una candela accesa nel buio per guardarti dentro, ascoltandone il suo silenzio mentre brucia: è una della tante belle immagini che ho di te. Tutto questo, soltanto per aver sfregato fra loro, due parole : Gabbiano e Solitudine.
E' il potere magico delle parole, che si manifesta sempre quando ti senti solo.
Ora la storia è finita ma i ricordi passeggiano qui con me, in Corso Italia, e quando non potrò proprio farne a meno, prenderò due parole e... crack crack. Sarà facile.
Sono ormai in fondo a Corso Italia e a questo pomeriggio.
Mi volto per vedere cosa mi sono messo alle spalle, faccio schioccare le dita e... giù acqua a catinelle.
