
La prima serata di Sanremo è andata: il festival della canzone italiana, che tutti criticano, ma di cui comunque si parla sempre.
Non ho seguito tutta la serata.
Carlo Fava con Noa: un altro pianeta! Lui e Martinelli, come sempre, ottimi autori. Carlo un ottimo interprete-cantante-attore. Noa una voce bellissima e un'ottima interprete. Canzone molto sofisticata, non certo da Sanremo ma, come dice lo stesso Fava, si può proporre qualcosa di buono anche al Festival e Cammariere ne fù un ottimo esempio.
Nomadi: avevano dichiarato di aver scelto, come partner per il duetto vocale, Roberto Vecchioni perché la loro canzone, sia testo che musica, era molto "vecchioniana". Personalmente non ci trovo nulla di vecchioniano. La trovo una buona canzone dei Nomadi, semmai più avvicinabile a Guccini che a Vecchioni. Mi incuriosisce l'idea di sentirla interpretata da Vecchioni, proprio perché non "sua", per vedere cosa ci tirerà fuori. Esempi passati, come con Nascimbeni, promettono molto bene.
Anna Oxa: porta sempre qualcosa di originale. Canzone non da Sanremo (non a caso ultima), da risentire ma sofisticata. Lei è davvero brava come interprete.
Del resto che ho sentito non mi ha colpito nulla. Stasera le nuove proposte. Buona visione.
un discorso in generale
Come fa la tua pelle a sapere di pesca
per tutta la settimana?
Come fa la tua pelle a sapere d'arancia
d'arancia siciliana?
Qualcuno qualcuno dovrebbe spiegarmi chi sei veramente
perché io non lo chiederò mai a te a te direttamente
Perché io non lo chiederò mai a te direttamente
Come fa quel tuo sguardo a puntare il futuro
e a fermarsi su tutte le cose?
E a passare attraverso quel mondo incantato
e arrivare alla fine del mese?
Nessuno ancora nessuno è riuscito a spiegarmi
chi sei veramente e mi sa che un bel giorno lo chiederò
a te a te direttamente
Un bel giorno lo chiederò a te a te direttamente
Ma per adesso è come stare al ristorante
chiedere il conto senza avere in tasca niente
Mi hai allagato il cuore e te lo voglio dire così
tanto per fare un discorso in generale
E tutto questo è come stare al ristorante
Se non hai niente da dire non dire niente
Una di rosso e mezza naturale così
per continuare quel discorso in generale
Come fanno le mani a resistere ancora
e non stringerti fino a morire?
Come fanno le parole a seguirsi intrecciarsi fino a sparire?
Come fa la tua voce a cantare la pioggia che cade
il vento il sereno?
La tua voce a toccare a sfumare nei colori dell'arcobaleno
La tua voce a toccare a sfumare nella luce dell'arcobaleno
Ma tutto questo è una questione di pazienza
come aspettare col sorriso una sentenza
come parlare del disordine mondiale così
tanto per fare un discorso in generale
E tutto questo è come stare al ristorante
Se non hai niente da dire e vabbé non dire niente
dimmi del mondo o leggimi il giornale
Così per continuare quel discorso in generale
Come fa la tua pelle a sapere di pesca
per tutta la settimana?
Come fa la tua pelle a sapere d'arancia
d'arancia siciliana?
Un discorso in generale è una canzone in cui l'amore vive nel dialogo immaginario tra i pensieri non detti, sorretto da una struttura musicale essenziale negli arrangiamenti. Dietro le due voci muovono il pianoforte di Carlo Fava e gli archi del Solis String Quartet.
All'Ariston Un discorso in generale avrà dalla sua anche l'orchestra "che però resterà sullo sfondo, una sorta di schiena musicale" spiega Fava.
Carlo Fava canta con l'israeliana Noa. La prima domanda è la più ovvia: cosa vi ha uniti per Sanremo?
L'idea risale a molto tempo fa. E' della mia manager Adele Di Palma. Avevo scritto il brano e lei una notte ebbe l'intuizione: deve cantarlo Noa. Senza dirmi niente l'ha contattata e a Noa il pezzo è piaciuto. Ci siamo conosciuti a Torino in occasione di un suo concerto e abbiamo pensato che avremmo potuto cantarlo insieme. Per fortuna non lo abbiamo mai "sperimentato" in concerto, altrimenti per regolamento non avremmo potuto presentarlo a Sanremo. Nel frattempo si è sviluppato il nostro sodalizio, anche attraverso un concerto tenuto quest'estate. Sapendo di questa nostra collaborazione, Gianmarco Mazzi, il direttore artistico di Sanremo, mi ha invitato al Festival con l'intento di portare anche Noa. Lei ha accettato, conosce il Festival perché vi è già stata in qualità di ospite internazionale e ha voluto che ci fosse anche il Solis String Quartet, con cui collabora dal 2003.
Come avete sviluppato il lavoro in vista di Sanremo?
Ci siamo messi tutti al servizio della canzone, nel senso che occorreva dare la maggior enfasi emotiva possibile al brano. Io e Noa abbiamo cantato insieme, nello stesso momento, per rendere molto chiara l'idea raccontata. Le parole cantante sono in realtà quelle pensate, che per timidezza non si dicono. E alla fine non si sa se i due protagonisti arrivino a dirle o restino pensieri. Sono momenti che conosco, è una canzone quasi autobiografica. Che si nutre della mia carne, della mia esperienza, la sento vicina e l'atmosfera generale è molto intima. Tra me e Noa, e anche con i Solis, si è creata un'intesa immediata e intensa.
Perché ha deciso di partecipare a Sanremo?
Perché non ho nessun tipo di preclusione per esperienze di questo genere. Che oltretutto, in un periodo difficile per la musica come quello attuale, può diventare una grande opportunità, senza fare gli snob o rinunciare a un'occasione importante. A Sanremo si possono presentare anche proposte di qualità. L'esempio di Cammariere è forse il migliore in questo senso. L'unica cosa che non mi piace è l'idea della gara, che ha dei meccanismi assurdi e crudeli. Mi aspetto di essere riconosciuto e conosciuto per quello che sono e per quello che scrivo, che rientra nella tradizione dei cantautori italiani. Il vero premio è far conoscere a un pubblico più ampio il mio lavoro. Mi aspetto di rafforzare la mia posizione e la mia identità. E di poter fare più concerti.
Cosa succederà discograficamente dopo il Festival?
Ristamperemo l'album L'uomo flessibile aggiungendovi Un discorso in generale e una cover di un brano di Guccini, Certo non sai, contenuta nel suo ultimo disco Ritratti. Una dolcissima canzone d'amore che io presento per piano e voce trasformandola in una ballata rispetto al tango dell'originale.
Sono due contributi molto lontani dallo spirito de L'uomo flessibile. Perché ristampare quel disco?
Pubblicare un nuovo album adesso mi sembrava prematuro, anche perché non sono pronto. In realtà, credo che il brano sanremese la cover di Guccini siano vicine al lato più intimo de L'uomo flessibile, a canzoni come Nuvola nera o L'ultima volta che ho visto i tuoi occhiali. Ultimamente mi sto interrogando sul destino della coppia, sul senso dello stare insieme, come si può e se è possibile costruire un progetto di vita insieme. Queste due canzoni sono il primo tassello, un ponte tra quello che è stato e quello che sarà. Io e Gianluca Martinelli stiamo scrivendo interrogandoci su questo e lo facciamo con due sguardi differenti: il suo è quello di un uomo felicemente sposato, il mio no.
Qual è il bilancio de L'uomo flessibile?
Assolutamente positivo, anche risentito a distanza di tempo mi piace, mi dà sensazioni belle. Lo sento vero, sincero ed esprime ciò che realmente volevo dire. E' un disco che va suonato dal vivo e in questo senso mi ha dato una grande opportunità, riuscendo a creare anche situazioni uniche e stimolanti, collaborazioni con colleghi in una serie di concerti incredibili.
(intervista a Carlo Fava di Luca Trambusti)
categoria: parliamone, le canzoni d autore














