martedì, 28 febbraio 2006

Carlo Fava e Noa

La prima serata di Sanremo è andata: il festival della canzone italiana, che tutti criticano, ma di cui comunque si parla sempre.

Non ho seguito tutta la serata.

Carlo Fava con Noa: un altro pianeta! Lui e Martinelli, come sempre, ottimi autori. Carlo un ottimo interprete-cantante-attore. Noa una voce bellissima e un'ottima interprete. Canzone molto sofisticata, non certo da Sanremo ma, come dice lo stesso Fava, si può proporre qualcosa di buono anche al Festival e Cammariere ne fù un ottimo esempio.

Nomadi: avevano dichiarato di aver scelto, come partner per il duetto vocale, Roberto Vecchioni perché la loro canzone, sia testo che musica, era molto "vecchioniana". Personalmente non ci trovo nulla di vecchioniano. La trovo una buona canzone dei Nomadi, semmai più avvicinabile a Guccini che a Vecchioni. Mi incuriosisce l'idea di sentirla interpretata da Vecchioni, proprio perché non "sua", per vedere cosa ci tirerà fuori. Esempi passati, come con Nascimbeni, promettono molto bene.

Anna Oxa: porta sempre qualcosa di originale. Canzone non da Sanremo (non a caso ultima), da risentire ma sofisticata. Lei è davvero brava come interprete.

Del resto che ho sentito non mi ha colpito nulla. Stasera le nuove proposte. Buona visione.

un discorso in generale

Come fa la tua pelle a sapere di pesca
per tutta la settimana?
Come fa la tua pelle a sapere d'arancia
d'arancia siciliana?
Qualcuno qualcuno dovrebbe spiegarmi chi sei veramente
perché io non lo chiederò mai a te a te direttamente
Perché io non lo chiederò mai a te direttamente
Come fa quel tuo sguardo a puntare il futuro
e a fermarsi su tutte le cose?
E a passare attraverso quel mondo incantato
e arrivare alla fine del mese?
Nessuno ancora nessuno è riuscito a spiegarmi
chi sei veramente e mi sa che un bel giorno lo chiederò
a te a te direttamente
Un bel giorno lo chiederò a te a te direttamente
Ma per adesso è come stare al ristorante
chiedere il conto senza avere in tasca niente
Mi hai allagato il cuore e te lo voglio dire così
tanto per fare un discorso in generale
E tutto questo è come stare al ristorante
Se non hai niente da dire non dire niente
Una di rosso e mezza naturale così
per continuare quel discorso in generale
Come fanno le mani a resistere ancora
e non stringerti fino a morire?
Come fanno le parole a seguirsi intrecciarsi fino a sparire?
Come fa la tua voce a cantare la pioggia che cade
il vento il sereno?
La tua voce a toccare a sfumare nei colori dell'arcobaleno
La tua voce a toccare a sfumare nella luce dell'arcobaleno
Ma tutto questo è una questione di pazienza
come aspettare col sorriso una sentenza
come parlare del disordine mondiale così
tanto per fare un discorso in generale
E tutto questo è come stare al ristorante
Se non hai niente da dire e vabbé non dire niente
dimmi del mondo o leggimi il giornale
Così per continuare quel discorso in generale
Come fa la tua pelle a sapere di pesca
per tutta la settimana?
Come fa la tua pelle a sapere d'arancia
d'arancia siciliana?

Un discorso in generale è una canzone in cui l'amore vive nel dialogo immaginario tra i pensieri non detti, sorretto da una struttura musicale essenziale negli arrangiamenti. Dietro le due voci muovono il pianoforte di Carlo Fava e gli archi del Solis String Quartet.
All'Ariston Un discorso in generale avrà dalla sua anche l'orchestra "che però resterà sullo sfondo, una sorta di schiena musicale" spiega Fava.

Carlo Fava canta con l'israeliana Noa. La prima domanda è la più ovvia: cosa vi ha uniti per Sanremo?
L'idea risale a molto tempo fa. E' della mia manager Adele Di Palma. Avevo scritto il brano e lei una notte ebbe l'intuizione: deve cantarlo Noa. Senza dirmi niente l'ha contattata e a Noa il pezzo è piaciuto. Ci siamo conosciuti a Torino in occasione di un suo concerto e abbiamo pensato che avremmo potuto cantarlo insieme. Per fortuna non lo abbiamo mai "sperimentato" in concerto, altrimenti per regolamento non avremmo potuto presentarlo a Sanremo. Nel frattempo si è sviluppato il nostro sodalizio, anche attraverso un concerto tenuto quest'estate. Sapendo di questa nostra collaborazione, Gianmarco Mazzi, il direttore artistico di Sanremo, mi ha invitato al Festival con l'intento di portare anche Noa. Lei ha accettato, conosce il Festival perché vi è già stata in qualità di ospite internazionale e ha voluto che ci fosse anche il Solis String Quartet, con cui collabora dal 2003.

Come avete sviluppato il lavoro in vista di Sanremo?
Ci siamo messi tutti al servizio della canzone, nel senso che occorreva dare la maggior enfasi emotiva possibile al brano. Io e Noa abbiamo cantato insieme, nello stesso momento, per rendere molto chiara l'idea raccontata. Le parole cantante sono in realtà quelle pensate, che per timidezza non si dicono. E alla fine non si sa se i due protagonisti arrivino a dirle o restino pensieri. Sono momenti che conosco, è una canzone quasi autobiografica. Che si nutre della mia carne, della mia esperienza, la sento vicina e l'atmosfera generale è molto intima. Tra me e Noa, e anche con i Solis, si è creata un'intesa immediata e intensa.

Perché ha deciso di partecipare a Sanremo?
Perché non ho nessun tipo di preclusione per esperienze di questo genere. Che oltretutto, in un periodo difficile per la musica come quello attuale, può diventare una grande opportunità, senza fare gli snob o rinunciare a un'occasione importante. A Sanremo si possono presentare anche proposte di qualità. L'esempio di Cammariere è forse il migliore in questo senso. L'unica cosa che non mi piace è l'idea della gara, che ha dei meccanismi assurdi e crudeli. Mi aspetto di essere riconosciuto e conosciuto per quello che sono e per quello che scrivo, che rientra nella tradizione dei cantautori italiani. Il vero premio è far conoscere a un pubblico più ampio il mio lavoro. Mi aspetto di rafforzare la mia posizione e la mia identità. E di poter fare più concerti.

Cosa succederà discograficamente dopo il Festival?
Ristamperemo l'album L'uomo flessibile aggiungendovi Un discorso in generale e una cover di un brano di Guccini, Certo non sai, contenuta nel suo ultimo disco Ritratti. Una dolcissima canzone d'amore che io presento per piano e voce trasformandola in una ballata rispetto al tango dell'originale.

Sono due contributi molto lontani dallo spirito de
L'uomo flessibile. Perché ristampare quel disco?
Pubblicare un nuovo album adesso mi sembrava prematuro, anche perché non sono pronto. In realtà, credo che il brano sanremese la cover di Guccini siano vicine al lato più intimo de L'uomo flessibile, a canzoni come Nuvola nera o L'ultima volta che ho visto i tuoi occhiali. Ultimamente mi sto interrogando sul destino della coppia, sul senso dello stare insieme, come si può e se è possibile costruire un progetto di vita insieme. Queste due canzoni sono il primo tassello, un ponte tra quello che è stato e quello che sarà. Io e Gianluca Martinelli stiamo scrivendo interrogandoci su questo e lo facciamo con due sguardi differenti: il suo è quello di un uomo felicemente sposato, il mio no.

Qual è il bilancio de L'uomo flessibile?
Assolutamente positivo, anche risentito a distanza di tempo mi piace, mi dà sensazioni belle. Lo sento vero, sincero ed esprime ciò che realmente volevo dire. E' un disco che va suonato dal vivo e in questo senso mi ha dato una grande opportunità, riuscendo a creare anche situazioni uniche e stimolanti, collaborazioni con colleghi in una serie di concerti incredibili.

(intervista a Carlo Fava di Luca Trambusti)

postato da: maria963 alle ore 19:45 | Permalink | commenti (4)
categoria: parliamone, le canzoni d autore
domenica, 26 febbraio 2006

30 anni!
Era la tua ultima notte. L’ultima volta che avresti visto le stelle nel cielo.
L’ultima buonanotte. L’ultima volta che ti saresti coricata in quel letto da cui non ti saresti più alzata.
L’ultima di tante notti trascorse insieme nella nostra stanza: tu a raccontarmi la vita, io a domandare e ancora domandare, per conoscere quella storia che è la mia storia.
La notte dopo sarei stata io sola a parlare, io a raccontarti il seguito di quella che era la tua storia, ma tu non potevi più conoscere. D’improvviso si sarebbero rivoltate le carte: io a parlare e tu a tacere.
Ti avrei ancora cercato per anni, rientrando a casa; sarei entrata in quella stanza e ti avrei rivisto sulla poltrona ad aspettarmi. Tu, l’unica che nel frastuono della famiglia intuivi l’insignificante silenzio dei miei primi palpiti d’amore. Avrei cercato nella tua collezione di portafogli e ventagli qualcosa che mi parlasse di te, che mi raccontasse la mia storia, avrei ricercato il tuo odore, il tuo sguardo ed anche la tua voce.
La tua ultima notte... tante di quelle volte ho pensato che fu anche l’ultima notte della mia adolescenza, l’ultima mia notte in cui il futuro era ancora più grande del passato.
Stanotte vorrei tornare a quella notte e fermare il tempo.
Vorrei raccontarti 30 anni della mia vita e della tua storia che non conosci. Vorrei raccontarti di quel tuo unico figlio: invecchiando si torna bambini e avrebbe di nuovo bisogno della tua protezione. Tu che l’avevi protetto dalla guerra, che gli avevi insegnato a prendere in mano la vita al tuo posto... oggi dovresti insegnargli a salutarla la vita.
Stanotte vorrei rientrare in quella nostra stanza... e avere ancora tutto da vivere, tutto da rincorrere e da aspettare.
All’alba ti porterò un fiore.
Ciao, nonna.

(maria - 26 febbraio 2006, ore 3:30)

postato da: maria963 alle ore 10:43 | Permalink | commenti (6)
categoria: ricordi
sabato, 25 febbraio 2006

Alba Corallo

Testi - Roberto Vecchioni Alberto Salerno

Musica - Renato Pareti

La primavera andava via, tu eri piena d'allegria.

Io ti portavo su da me, tu mi volevi dentro te.

Mille e una notte insieme noi, senza problemi: voglio, vuoi.

La notte scese e ci trovò stesi a gridare i nostri sì.

L'alba corallo ti svegliò, una canzone ti cantò:

"uomini, pace e libertà"; tu alzavi gli occhi un po' più in là.

L'alba corallo ti svegliò, altre emozioni in te soffiò;

io ci ridevo sopra sai, scemo da non capirti mai.

Prenderti e non capire che stavi cambiando dentro te.

Io mi vestivo d'ironia: -tu mi appartieni e così sia-.

L'alba corallo t'incendiò, una canzone ti cantò:

"rabbia miseria e verità". ti allontanavi un po' più in là.

L'alba corallo di chiamò, dov'eri andata non lo so;

oggi non so scherzare più se mi ritorni in mente tu.

Se tu tornassi insieme a me, che cosa non farei per te,

se tu tornassi adesso qui, quasi per caso, sai così ... Scusa!

Mi sto accorgendo che ho detto: -tu tornassi e-

e non ti sto cercando io, donna ragazza amore mio!

E' stata l'ultima canzone che ha visto la collaborazione del binomio Vecchioni-Pareti. Il testo ha finito per essere corretto da Alberto Salerno.

Lo stesso Renato Pareti dice: "Alberto Salerno corresse un precedente testo di Roberto Vecchioni che nel frattempo inspiegabilmente sen'era andato. Non eravamo più amici e ancora oggi non so perchè". 

postato da: kiriku alle ore 11:03 | Permalink | commenti (2)
categoria: roberto autore per altri
venerdì, 24 febbraio 2006

nomadi

Intanto una notizia importante dal fronte dei cantanti.
I Nomadi hanno infatti scelto Roberto Vecchioni come partner per il duetto di venerdì al Festival di Sanremo.

«Ascoltando e riascoltando la nostra canzone - spiega Beppe Carletti, tastierista e anima della band - abbiamo pensato che l'unico artista adatto fosse Roberto. Questo brano sembra scritto per lui per il testo, per la musica, per tutto». Se i Nomadi non verranno esclusi prima, alla vigilia della finale presenteranno il brano in gara, Dove si va, a due voci, quella del vocalist Danilo Sacco, e quella, appunto, di Vecchioni. «È un bellissimo abbinamento, noi non abbiamo mai cantato una canzone di Vecchioni. Roberto è il professore, di nome e di fatto. La cosa bella - aggiunge Carletti - è che lui ha accettato subito. La canzone gli è piaciuta e noi ne siamo felici. Non è certo un ragazzino che ha bisogno di mettersi in mostra, è un cantautore con una storia forse più lunga della nostra».

Dove si va come si fa a stringere la vita intanto fuori scoppia la notte
Dove si va come si fa se vivere da queste parti è come tirare a sorte

postato da: maria963 alle ore 10:58 | Permalink | commenti (1)
categoria: le canzoni d autore, curiosità
giovedì, 23 febbraio 2006
 

Ben attecchito nell’utero di una donna
Troppo bambina per essere già madre,
Esisto soltanto da poco più di un mese
E sto aspettando impotente la decisione
Che per me poi significherà la differenza

Tra il continuare a crescere dentro di lei,
Oppure essere definitivamente sradicato
Da mani indifferenti, mani poco rispettose,
Per poi diventare il suo ricordo peggiore,
Rimpianto, o chissà che altro sentimento.

Si discuterà se sono già una persona,
O magari lo diventerei solo più avanti,
Qualcuno parlerà di religione e di fede,
Di coscienza, di responsabilità, di etica,
Del fatto che bisognava pensarci prima.

La ragazza sarà sperduta ed impaurita,
Il ragazzo non avrà le frasi giuste da dire
E frattanto Signor Embrione, che sarei io,
(Feto prodotto dal solito miracolo antico),
S’interroga sull’eventualità del suo domani,

Se nel suo futuro ci sarà posto per i pannolini,
Per gli sguardi dolcemente scemi dei nonni,
Per il borotalco, i ninnoli, la casa delle api,
O vivrà solo nel rimpianto d’una futura donna
Che accudirà i figli regolarmente programmati,

Una donna che non potrà evitare di chiedersi
Se a uno di quei figli avrei potuto somigliare,
Se sarei stato maschio, femmina o che cosa,
Se la decisione avrebbe potuta essere diversa,
Quella decisione che, al momento, non è presa.

Così aspetto, tanto non c’è altro che io possa fare,
Se non immaginare il nome che potrebbero darmi;
Dentro me c’è spazio solamente per ciò che è vita,
L’istinto di sopravvivenza è così tenacemente radicato,
Che si nutre di speranza persino quando è immotivata.

 

GIUGNO 2004

qb501

postato da: Aleqb alle ore 08:59 | Permalink | commenti (6)
categoria: opere d inchiostro
mercoledì, 22 febbraio 2006

seguendo Virgilio

Alla Libreria Fnac Duomo di Milano, giovedì 23 febbraio 2006 alle ore 18, il Club Tenco Sanremo, l'etichetta discografica Alabianca e Editrice Zona dedicheranno un omaggio in parole, musica e immagini al grande Virgilio Savona e al mitico Quartetto Cetra.

Ospiti d'onore dell'iniziativa saranno Virgilio Savona e Lucia Mannucci, da molti anni lontani dalle scene ma sempre amatissimi, dal pubblico della tv e della canzone.

Prenderanno parte all'evento, per il Club Tenco Sanremo, Enrico de Angelis, responsabile artistico, e Sergio Secondiano Sacchi, che insieme al cantautore Alessio Lega ripercorreranno con ricordi, canzoni e filmati gli oltre cinquant'anni di carriera di uno dei nostri artisti più versatili e geniali e del gruppo vocale che fin dagli anni Quaranta ha rivoluzionato la storia della canzone italiana.
Coordinerà gli interventi il giornalista Enrico Deregibus.

Saranno presentati nell'occasione il libro "Seguendo Virgilio. Virgilio Savona, dal Quartetto Cetra alla canzone per l'infanzia"
a cura di Enrico de Angelis e Sergio S. Sacchi (ZONA - "I libri del Club Tenco") con i contributi di Leoncarlo Settimelli, Alessio Lega, Mario De Luigi, Felice Liperi, Mauro Pennazio, Susy Bellucci, Sergio Bardotti, Nini Giacomelli, Bibi Bertelli, Michele Fedrigotti e Carlo Sinigaglia
(http://www.ilcielocapovolto.it/seguendo_virgilio.htm)

e il cd "Seguendo Virgilio. Dentro e fuori il Quartetto Cetra" a cura di Enrico de Angelis (Alabianca - "I dischi del Club Tenco")
che contiene brani di Virgilio Savona eseguiti dal vivo al Teatro Ariston di Sanremo da Piccola Orchestra Avion Travel ("Troppi affari cavaliere!"), Petra Magoni e Ferruccio Spinetti ("Il cammello e il dromedario"), Carlo Fava ("Le Burle", da "L'Opera delle Filastrocche"), Samuele Bersani e Balentes ("Sette piccole streghe"), Roberto Vecchioni ("Dove andate?" da "Quinto Orazio Flacco"), Alessio Lega e Mariposa ("Il testamento del parroco Meslier"), Caparezza ("Sciabola al fianco, pistola alla mano"), Pietra Montecorvino ("I ricordi della sera"), Stefano Vergani ("La vocazione"), Leonardo Manera ("Però mi vuole bene"), Macina/Gang ("E' lunga la straga"), Lou Dalfin ("Evviva lo scopone")

Libro e disco contengono i contributi - artistici e di studio - raccolti dal Club Tenco Sanremo alla Rassegna della Canzone d'Autore 2004, interamente dedicata a Virgilio Savona.

Il Quartetto Cetra irrompe tra le rose e i casti amori del panorama canzonettistico nazionale nei primi anni Quaranta, ed è subito un susseguirsi di successi, a base di swing e ironia: parodie, adattamenti, favole, filastrocche, metacanzoni, e non si tratta solo di disimpegnati calembour o di burleschi rifacimenti di opere liriche e letterarie.
Con Virgilio Savona, Lucia Mannucci, Felice Chiusano e Tata Giacobetti inizia una rivoluzione che cambierà per sempre la canzone italiana.

Seguendo Virgilio Savona lungo oltre cinquant'anni di carriera - da autore, cantautore, produttore, sperimentatore, polemista arguto e appassionato - è possibile ripercorrere mezzo secolo di musica, perché Virgilio non ha tralasciato niente, nel suo cammino: dal motivetto commerciale al cabaret intellettuale, dalla canzone civile a quella per l'infanzia, dal jazz al folk, dal tango alla discomusic...

postato da: maria963 alle ore 12:02 | Permalink | commenti
categoria: occhio ai critici
martedì, 21 febbraio 2006
Mi manca andare insieme al giardino per portare il cane e chiacchierare con gli altri padroni...
Mi manca litigare per cosa guardare in tv...
Mi manca guardare insieme la tv dopo esserci messi d'accordo sul programma...
Mi manca aiutarlo ad aprire e chiudere i cancelli...
Mi manca scherzare insieme... noi, i due più allegri della famiglia...
Mi manca sentirgli dire (insieme a mia madre) che, caratterialmente, sono la "migliore" in famiglia...
Mi mancano quelle rare volte in cui mi aiutava a studiare... (ad esempio per l'esame delle medie)...
Mi manca quando mi prendeva per mano quando andavamo in giro (pur ormai essendo capace di camminare e attraversare le strade da sola)...
Mi manca poter parlare con lui...
Mi manca chiedergli un permesso e sentire la sua risposta, sempre la stessa "chiedi a mamma"...
Mi mancano le sue "schede" create per chiedergli di prestarmi un suo cd...
Mi manca il suo cercarmi le canzoni che voglio e poi farmi i cd...
Mi mancano i titoli assurdi/simpatici che dava a quei cd...
Mi manca quando mi prendeva in braccio...
Mi manca quando mi sorrideva per qualcosa...
Mi manca quando cucinava e io lo stavo sempre a guardare per cercare di imparare a cucinare come lui...
Mi manca il suo interesse a volermi insegnare a cucinare come lui...
Mi manca il suo consenso a prendere un cane...
Mi manca la complicità con cui abbiamo deciso di dirlo a mamma...
Mi manca la sua idea di fare le votazioni per scegliere il nome da dare al cane...
Mi manca metterci, insieme, noi2 a fare il bagno al cane...
Mi manca creare le cassette (una canzone a testa) per il viaggio delle vacanze...
Mi manca quando mi chiamava per farmi ascoltare la sua nuova canzone...
Mi manca quando prendeva la chitarra e ci suonava/cantava qualcosa...
Mi manca la sua canzone degli angioletti...
Mi manca il suo starmi accanto e cercare di risolvere un mio problemino insieme...
Mi manca il suo mettere sempre tutto sullo scherzo... per farmi capire cose serie...
Mi mancano perfino le sue sgridate quando poi quelle cose non le facevo, pur avendole capite...
Mi mancano tutti i giochi e giornalini che mi portava ogni giorno quando, da piccolina, ero ricoverata all'ospedale...
Mi manca andare in giro per l'ospedale insieme... nonostante che sarei dovuta rimanere a letto perchè ero attaccata ad una flebo...
Mi manca l'allegria e la sicurezza che mi dava...
Mi manca...
 
...e, spesso, mi chiedo come facciano a non mancare anche a lui tutte queste cose...
Come fa a vivere, dopo18anni che abbiamo sempre vissuto insieme, senza vedermi tutti i giorni... come prima...
 
Un amico un giorno mi ha detto "mi manca il tuo sorriso e mi chiedo come faccia a non mancare a qualcun altro"
La risposta che avrei voluto dargli è "forse quel sorriso per qualcun altro non è così importante"...
 
 
Nancyna!
postato da: 5Nancy5 alle ore 17:25 | Permalink | commenti (2)
categoria: ricordi
martedì, 21 febbraio 2006

Scaramanzia ….. la “sfiga” ci vede benissimo.


Si dice che la fortuna è cieca ma la disgrazia ci vede benissimo e all’abbisogna inforca gli occhiali, inoltre, la fortuna aiuta gli audaci, ma la sfiga non ha preferenze.
Quanti di noi, anche quelli tremendamente convinti non credenti, non hanno mai fatto un gesto scaramantico?
Chi non ha le sue superstizioni?
La superstizione affonda le sue radici nel tempo si pensi ai primitivi che per darsi forza e coraggio, colpivano dapprima con la “clava” l’immagine delle prede sui graffiti delle caverne, ritenendo in tal modo, fosse molto più facile uccidere l’animale durante la caccia.
Alcuni gesti vengono dalla maggior parte di noi considerati innocui, ma per altra parte sono considerati sfavorevoli.
Cosa dire del nefasto “13 a tavola”? E il giorno ritenuto da taluni tanto infausto “venerdì 17”? Entrambe considerate tra le superstizioni più diffuse.
Quanti di noi sarebbero disposti a sfidare la sorte compiendo gesti, rituali o cerimoniali che tradizionalmente sono ritenuti apportatori d’aspetti sfavorevoli?
Chi volutamente è disposto a rompere uno specchio a posare il pane sulla tavola capovolto, versare dell’olio, mettere i coltelli incrociati, passare sotto una scala oppure accendere tre sigarette con lo stesso fiammifero?
Le persone “razionali” e gli scettici considerano sciocche e grottesche le superstizioni.
Difficilmente, in pubblico, siamo inclini ad ammette di credere alle superstizioni e si finisce sempre col deridere chi invece le crede reali, salvo poi, di nascosto “fare le corna” o qualche altro gesto scaramantico o inconsulto, quando si reputa necessario.
In verità siamo in tanti che, pur fingendo di non credere, attribuiamo a taluni elementi una particolare influenza magica.
Quanti di noi, a volte molto segretamente, per propiziarci la fortuna non hanno messo in pratica i dovuti scongiuri?

Di seguito vi “propino” una ninna-nanna egizia che mette in risalto la superstizione di quell’antico popolo.
Questa “nenia” serviva ad allontanare dai bimbi lo spirito della malattia.

Corri via tu che vieni dall’oscurità,
che entri pian piano.
Sei venuta per baciare questo bimbo?
Non permetterò che tu lo baci.
Sei venuta per ammutolirlo?
Non permetterò che tu lo ammutolisca.
Sei venuta per fargli del male?
Non permetterò che tu gli faccia del male?
Sei venuto per rapirlo via?
Non ti permetterò di strapparlo dalla mia mano.
L’ho munito delle protezioni contro di te
Con trifoglio, cipolle e miele.

postato da: kiriku alle ore 15:48 | Permalink | commenti (1)
categoria: l altra radio