lunedì, 30 gennaio 2006

violino

..un giorno ho scritto questo.. forse quel giorno stavo ricominciando a vivere... grazie a chi mi ha spronato a farlo, grazie a chi mi è stato vicino, grazie a chi mi ha ricordato che si ha il diritto di essere amati..

Ho rivisto te bambina, adolescente, la tua smania di vita. Non era la corsa del tuo sangue, che d’un tratto si fermava, a farti paura...
Erano parole e note che giungevano da lontano mentre i tuoi occhi incantati inseguivano l’alba che inseguiva il tramonto... ad accelerarti il ritmo vitale. Era quella musica a penetrarti l’animo per non uscirne più.
Era questa “voglia di vita” che volevi trasmettere un giorno ai tuoi figli...
Ho rivisto te ragazza crescere, e crescere responsabilità e timori. E ho fatto i conti con quel bisogno di “livellare” tutto, di “gestire” tutto, come corazza di difesa da lampi e tuoni troppo violenti per non averne paura. Anche solo un’aritmia nel tracciato del cuore di tuo figlio, scatena il terrore di non saperlo proteggere.
E allora sì, ti dici, è ora di crescere: è molto meglio un “battere” noioso e sempre uguale, del rischio che sia il “suo” e non il “tuo” a fermarsi.
Passano anni in cui ti ripeti che è tutto giusto così; anni in cui gettare ghiaccio nel cuore è una precauzione verso temuti focolai che potrebbero divampare e bruciare, in un solo attimo, quella piccola pianticella coltivata giorno dopo giorno, ostacolata, forse, da recinti sempre più intricati e alti che la trasformano in improbabile pianta da orto, protetta da tutte le insidie a cui è sottoposta la crescita d’una pianta selvaggia e libera.
Ma il fuoco nel centro del tuo mondo prima o poi esplode dalla bocca di qualche vulcano...
E ti ho rivisto rincorrere la vita mentre il tempo se la portava via; ti ho rivisto ad occhi chiusi mentre un assolo già ti portava lontano. Un cuore stanco che accelera il suo passo a volte sembra scoppiare; il sangue che gonfia le arterie, l’ansia che sorprende la notte, il pianto rimasto in gola e questo senso di illogica allegria... è l’unico modo per sentirti VIVA.

e tu non ridere mio dolce amico
non ti stupire di questa storia mai esistita
si può anche vivere senza capire
se il vero è il sogno o il resto della vita.

postato da: maria963 alle ore 23:50 | Permalink | commenti
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lunedì, 30 gennaio 2006

Ecco una bellissima canzone affidata alla voce di un grande artista, Fausto leali soprannominato Negro bianco per la sua voce black.

TU NON MERITAVI UNA CANZONE
(R. Vecchioni – A. Lo Vecchio)

Se nell’aria senti un canto che si perde,
no non credere di avere vinto ancora
sai che ormai le nostre strade son diverse
e per quello che hai fatto
per il male tu non …..
Tu non la meritavi una canzone
no, anche se questa è l’ultima canzone,
ma io devo solo scrivere parole
che cosa posso dir se non parlo di te.
Ma come puoi dire che i miei occhi
non t’amano più.
No tu non la meritavi una canzone,
ma in fondo questa è l’ultima canzone
io ho amato solo te nella mia vita
che cosa posso dir se non parlo di te.
Ma io devo solo scrivere parole
che cosa posso dir se non parlo di te,

Fausto Leali subì una delusione con l'esclusione dal Disco per l'estate del 1969 con il brano "Tu non meritavi una canzone" che è uno dei più belli del suo repertorio, dall'arrangiamento jazzistico scritto da Roberto Vecchioni.

La canzone è stata inserita in due L.P.

FAUSTO LEALI "In"  del 1970
- Ave maria no morro
- Portami con te
- Non l'hai capito
- Un'ora fa

- Una voce amica

- Ero tanto felice
- Hippy
- Tu non meritavi una canzone
- Potrai fidarti di me


Antology 1970
- A chi
- Deborah
- Senza di te
- Portami con te
- Angeli negri
- Senza luce - Ave Maria no morro
- Non importa se
- Un'ora fa
- Hippy
- Tu non meritavi una canzone
- Potrai fidarti di me

 

postato da: kiriku alle ore 17:41 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 30 gennaio 2006

Ecco un’altra canzone "spensierata", senza pretese, altro grande successo dei Nuovi Angeli, molto orecchiabile, tradotta da Roberto Vecchioni; una di quelle canzoni che si canticchiano sotto la doccia.

Uakadì’ Uakadù (1972)
R. Vecchioni – I.G. Massoulier – Popp

Basta dir Uakadì Uakadù,
prova un pò quando lei non vuol più.
La più bella che ci sia
non restiste alla magia,
devi dir Uakadì Uakadù
Non dir mai se c’è lei Uakadì
senza poi anche dire Uakadù,
che l’effetto non è più quello
che volevi tu, devi dir Uakadì Uakadù.

Una goccia sembra l’Oceano
se le dici Uakadù.
La tua zattera senza l’albero
mille notti volerà.
Basta dir Uakadì Uakadù
lei ci sta e le piace di più.
Ma che carica le dai
gira e non si ferma mai
devi dir Uakadì Uakadù.
Una goccia sembra l’Oceano
se le dici Uakadù.
La tua zattera senza l’albero
mille notti volerà.
Basta dir Uakadì Uakadù
lei ci sta e le piace di più.
Ma che carica le dai
gira e non si ferma mai,
devi dir Uakadì Uakadù.
Non dir mai se c’è lei Uakadì
senza poi anche dire Uakadù
che l’effetto non è più
quello che volevi tu
devi dir Uakadì Uakadù,
Uakadì Uakadù.
La la la la la la la la la la la la la la

 

postato da: kiriku alle ore 16:22 | Permalink | commenti
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venerdì, 27 gennaio 2006

Ecco una bella canzone d’amore ai più sconosciuta; a me piace tutta ma soprattutto per una frase “un uomo come me ha un giardino nell'anima”

DOMANDALO AL CUORE
(Testo: Roberto Vecchioni - Musica: Red Canzian)
Io non so quante volte mi perderò
quali sogni calpesterò, di che donna sarò
non ho capito mai cosa devo rispondermi
E non so quale amore fa vivere
a che stella mai credere, se una stella ce l'ho
vi prego ditemi di chi posso fidarmi mai
Domandalo al cuore, tutte le volte tu
Domandalo al cuore, tutte le volte che non sai
se dire si o no, se dire si o no
fai così... non sbaglierai
Forse so diradare le nuvole
con un soffio di musica, finché musica avrò
e un uomo come me ha un giardino nell'anima
anche se
Io non so se son primo o son l'ultimo
quando sbaglio a sorridere
e se sto bene con lei
e quanto tempo avrò per guardare negli occhi suoi
Domandalo al cuore, tutte le volte tu
Domandalo al cuore, tutte le volte che non sai
se dire si o no, se dire si o no
fai così... tu chiedilo, tu chiedilo
Domandalo al cuore, tutte le volte tu
Domandalo al cuore, tutte le volte che non sai
se dire si o no, se dire si o no
fai così... così non sbaglierai

Prova da solista del grande Red Canzian, ma che si è fatto accompagnare da personaggi del calibro di Paolo Conte, Bill Evans, Valerio Negrini, Roberto Vecchioni, Loredana Bertè, Enrico Ruggeri e naturalmente gli altri 3 Pooh.Disco introvabile edito CGD nel 1986.

Come solista ha pubblicato il disco Io e Red nel 1986, LP che ha visto la partecipazione di grandi nomi della musica italiana, come Vecchioni, Ruggeri, Conte.
Del disco fanno parte anche:
D'ARTAGNAN
(Testo: Paolo Conte - Musica: Red Canzian)
CAPITA A VOLTE CHE POI CI SI TROVI SOLI
(Testo: Enrico Ruggeri - Musica: Red Canzian)
TU NO
(Testo: Valerio Negrini - Musica: Red Canzian)
CON GLI OCCHI CHIUSI
(Testo: Marco Tansini - Musica: Red Canzian)
DOMANDALO AL CUORE
(Testo: Roberto Vecchioni - Musica: Red Canzian)
CANZONI PER MESTIERE
(Testo: Stefano D'Orazio - Musica: Red Canzian)
UNA STAGIONE DI UN GIORNO
(Testo: Valerio Negrini - Musica: Red Canzian)
SOGNO MESSICANO
(Testo: Miki Porru - Musica: Red Canzian)
NOI QUELLI VERI
(Testo: Valerio Negrini - Musica: Red Canzian)
FRONTIERE
(Testo: Valerio Negrini - Musica: Red Canzian)

postato da: kiriku alle ore 18:38 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 27 gennaio 2006

Ecco un'altra canzone "nascosta" di Roberto Vecchioni:

Canzone d'amore sprecato

Testo Roberto Vecchioni

Musica Gaetano Curreri

Tutto questo amore che

sta versando senza te

vola ahi ahi, oh oh

non mi tengo, non per te

nel ricordo dei vestiti tuoi

Sto male, sto spezzandomi

per riprodurti qui

com'eri, come stavi

addosso a me

vieni qui, vieni qui

resta qui, resta qui

Tutto questo amore che

sto godendo senza te

sale ahi ahi, ohi ohi

trema nella mano mia

tutto quello che ti donerei

Amore amore stringimi

fa' finta che ci sei

salvami è quel grido

che ho per te

vieni qui, vieni qui

resta qui, resta qui

Maledetta la bocca

che bacio e non c'è

maledetto l'odore di te

maledetta la pelle

che tocco e non c'è

e lo farei, lo farei, lo farei, si lo farei

Tutto questo amore che

sto sprecando senza te

gela ahi ahi, oh oh

se ne va, non è poesia

è soltanto fiacca vela ormai

Che schifo faccio a piangere

a piangere per te

sul letto nudo, sporco senza età

vieni qui, vieni qui

resta qui, resta qui

Maledetta la bocca

che bacio e non c'è

maledetto l'odore di te

maledetta la pelle

che tocco e non c'è

e lo farei, lo farei, lo farei, si lo farei

Maledetta canzone che parla di te

maledetto l'odore di te

maledetto sentirti e non prenderti più...

e lo farei

lo farei, lo farei, si lo farei.


Nel disco Di Volpi, di vizi e di virtù; troviamo canzoni belle, curate e firmate da grossi nomi:

Guccini compone "Jimmy", un testo d'altri tempi, la storia partigiana di un ragazzo presa a modello, un salutare ricordo dell'Italia che fu, impregnato di forti valori, ingiallito dalle spighe di grano, coltivato lì, sul campo dove falciarono quella giovane vita.

Roversi affida agli Stadio un altro piccolo capolavoro di metafore, "Maledettamericatiamo", con le strofe che si inseguono a ricercare le origini del continente a stelle e strisce.

Roversi scrive un secondo pezzo, "Ma se guido una Ferrari", che apre il disco: la macchina come status-symbol e scusa per ritrarre i vizi di questa società in mano ai più forti(!).  

Gli altri autori d'eccezione sono Vasco Rossi e Roberto Vecchioni, che firma "Canzone d'amore sprecato", come dice il titolo una canzone d'amore al contrario, con lui che si "sfiamma" per lo spreco di passione per lei che non c'è più! L'arrangiamento rock supporta bene la tensione espressa dal testo.

La vera sorpresa è Bettina Baldassari, autrice di "Ballando al buio", che conferma l'oculatezza di Gaetano nell'averla scoperta. Parole lievi per uno slow d'atmosfera che faranno la fortuna dell'intero lavoro.

postato da: kiriku alle ore 17:47 | Permalink | commenti
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venerdì, 27 gennaio 2006

hotel

 

Qualche giorno addietro, ricordate, parlavamo di treni e stazioni: treni simbolici o reali che rappresentano poi un po' la nostra vita. Locomotive a vapore, treni della fantasia, dei pensieri, il treno dell'improvvisazione o del sogno. Treni... perchè, più della meta, ciò che davvero conta è il "viaggio". Stazioni dove s'incontrano coincidenze o uomini con rughe profonde. Treni che si sono persi o sui quali si vorrebbe salire.

E fra di noi c'è chi c'invita fra i suoi colli che s'affacciano sul mare, promettendoci che ci guiderà nel visitare quel piccolo paese straniero immerso nella nostra Italia. Abbiamo innamorati della loro città che ci parlano di carrugi e dolci, ricordandoci che Genova è un po' di tutti quelli che la amano. Il Capodanno lo abbiamo trascorso fra i monti dell'Abbruzzo, ricordandoci prima di ogni altra cosa che avere degli amici è qualcosa di molto bello.

Non ad ogni destinazione, però, troviamo un amico che ci può ospitare e "guidarci"... e a volte i nostri viaggi sono perciò cadenzati da hotel, a 3 - 4 o 5 stelle... la prima classe costa mille lire, la seconda cento, la terza dolore e spavento... A volte gli hotel dove ci fermiamo ...il nostro nome ce l'hanno già e ormai nemmeno ci chiedono più il documento d'identità... A volte l'indirizzo del nostro hotel si è perso fra stelle e neve, dove abbiamo provato a scaldarci davanti ad un camino accesso... e certe notti ci siamo risvegliati e ci siamo trovati soli (per dov'era partito/a lui o lei?) davanti ad un fuoco spento che abbiamo riacceso con fatica e dolore a causa dell'unica legna bagnata che ci era rimasta.

C'è un hotel, il mio hotel preferito, dove mi sono sentita a casa... da dove spesso avrei voluto fuggire per località diverse... ma dove ostinatamente son sempre tornata perché... in una notte senza nuvole mi si presentò un pensiero, e si cominciò a distinguere buio falso da buio  vero...

è l'hotel dei giorni immobili

All'hotel dei giorni immobili
non brillano le stelle:
qualche volta s'intravede appena
il fondo della valle;
c'è un odore di salsedine,
ma il mare non si vede...
dai sentieri che ci arrivano
non ripartono più strade...
All'hotel dei giorni immobili
da sempre c'è un soldato,
ma la guerra non spiegò
se c'era morto o c'era nato;
e se c'era nato o morto
non lo seppe mai il poeta
che perdeva il tempo a chiedersi
se un'entrata è anche un'uscita.

E una notte innominabile
ci transitò un mercante,
e vendeva tutto a tutti
e tutti non avevan niente;
e vendeva per non piangere
di non aver venduto
e le lacrime bagnavano
sciupavano il broccato.

Han mandato un messaggero,
forse arriva questa sera;
passsa i monti, passa il gelo,
passa il tuono e la bufera;
passa il fuoco dell'inferno
con un foglio tra le mani;
han mandato un messaggero,
forse arriverà domani.

All'hotel dei giorni immobili
ci venne anche un sovrano:
ordinò, salì con comodo,
prese tutto il terzo piano:
e ci venne un accademico
con un trucco madornale,
ma nel buio s'illuminarono
solo gli angoli e le scale.

E una notte senza nuvole
si presentò un pensiero;
e si cominciò a distinguere
buio falso e buio vero;
e una notte con le nuvole
lì si smarrì un ricordo,
e si continuò a confondere
l'apparenza di uno sguardo.

S'è perduto il messaggero
s'è perduto sul confine,
tra il principio delle cose
e le cose della fine;
s'è perduto il messaggero
col cavallo e con i cani,
tutto è ritornato nero
dietro il grido dei gabbiani;
s'è perduto il messaggero
con un foglio tra le mani:
non arriverà stasera
non arriverà domani.

All'hotel dei giorni immobili
nel sogno di una donna
tutto è chiaro, tutto è limpido,
la penombra non inganna;
e bastò guardarla un'attimo
per leggerle nel cuore
che lei già sapeva tutto
prima ancora di sognare:


e fu finalmente giorno,
fu bambino e fu canzone,
e fu gioia del ritorno
e fu "dormi", e fu persone;
e fu finalmente cielo
con la luna e con le stelle,
e fu finalmente mare
con il vento e con le vele...

e fu subito chitarra,
e fu abbraccio e fu ferita,
e fu "guardami!" e fu terra,
e fu vivere e fu vita;
così il giorno tornò giorno
e la notte fu la notte;
l'orizzonte all'orizzonte
e le stelle in cielo, tutte.

p.s. ho prenotato una stanza che confina con la mia per chi vorrà raggiungermi!

hotel

postato da: maria963 alle ore 17:07 | Permalink | commenti
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venerdì, 27 gennaio 2006

Ancora una canzone "sbarazzina", ma orecchiabile che è stata un grande successo, credo che in tanti l'anno canticchiata.

SINGAPORE

Parole e musica di
Roberto Vecchioni e Renato Pareti


Singapore, vado a Singapore
benedette care signore
Singapore vado a Singapore
che mania di fare l’amore
qui finisce che non riesco
più nemmeno a dormire!
Fiume Giallo, giù nel Fiume Giallo
via di qui, lasciatemi stare
Singapore, vado a Singapore
benedette care signore
da domani chiudo e m’imbarco
con il primo vapore
Hey, “beri beri” fa da scacciapensieri
ne ho passati di mari
ne ho raccolti di fiori
chi mi dice che son buone le pere
dopo un anno di pere dirà ...
Singapore, vado a Singapore
vi saluto belle signore
Singapore, vado a Singapore
e vi lascio al vostro dolore
io non ce la faccio a guardarvi
mi si spezza il cuore.
Hey, “beri beri” fa da scacciapensieri
ne ho passati di mari,
ne ho raccolti di fiori
chi mi dice che son buone le pere
dopo un anno di pere dirà ...
Singapore, vado a Singapore
vi saluto belle signore
Singapore, vado a Singapore
e vi lascio al vostro dolore
sono troppi i campi d'arare
per un solo trattore, però
ve lo devo confessare
è stato un vero piacere...!

Dal sito ufficiale di Renato Pareti http://www.renatopareti.it/
Singapore partecipò al "Disco Estate" del 1972 ed andò in finale.

Entrò nella hit parade e vendette circa 300.000 copie.
Ricorda un po' il mondo dei Credence Clearwater Revival.

Fu pubblicata in diversi paesi del mondo, compresa l'Inghilterra, ma in Germania vendette quasi 1.000.000 di copie, nell'interpretazione di un gruppo tedesco:i Pegasus.


E'un'altra canzone, come Donna Felicità, che dopo 30 anni viene ancora eseguita dalle orchestre e, spesso, la si ascolta nei vari programmi televisivi (Sarabanda, Passaparola, Buona domenica, Domenica in, etc.)


La critica non fu molto tenera quando questa canzone uscì; era infatti il dopo '68 e chi faceva canzoni allegre e spensierate (vedi anche Donna Felicità) veniva spesso additato come qualunquista, senza impegno sociale.
Tuttavia il pubblico se ne infischiò, come sempre della critica e Singapore divenne un'altra hit dell'estate.


postato da: kiriku alle ore 17:02 | Permalink | commenti (8)
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giovedì, 26 gennaio 2006
Canzone scritta da Roberto Vecchioni e musicata da Renato Pareti che la presentò al “disco per l’estate” del 1973.

Dal sito ufficiale di Renato Pareti http://www.renatopareti.it/
“La Mosca” fu una canzone di rottura per quei tempi. Il linguaggio del testo un po' alla Woody Allen, la musica un po' Gilbert O' Sullivan e un po' Beatles la rendevano impegnata e al tempo stesso commerciale. Se avesse avuto la possibilità di una buona promozione oltre al Disco Estate, probabilmente si sarebbe piazzata ai primi posti della classifica, ma non riuscii mai a promozionarla in TV e così rimase un potenziale successo. Tuttavia, quando la canto in serata, trovo ancora oggi molte persone che la ricordano e la cantic-chiano. Fa parte del mio primo album "Dal mio lontano". Ne fece una versione in francese Gigliola Cinguetti


La mosca
Parole di
Roberto Vecchioni
Musica di Renato Pareti

La mosca che cammina sulla mano
se voglio tra un momento non c'è più...

È un pugno in faccia il rosso del divano.

Solo con l'ascensore vado su ...

Di tanto arriva chi mi aggiusta, pretende quello che pretendi tu,

ma il rubinetto quello nella testa gocciola sempre e non si ferma più ...

E intanto fanno il bagno a Cesenatico e i furbi come sempre non affogano ...

Ricordo che gridavo "amore salvami!!!"

E quelli ci ridevano anche su ...

E intanto fanno il bagno a Cesenatico e i furbi come sempre non affogano.

Mi siedo in mezzo al letto: "amore salvami!!!" Che puoi salvarmi solamente tu.

Il mondo è un quadro appeso alla rovescia e per guardarlo stiamo a testa in giù.

La mosca mi è ar-rivata sulla coscia e l'aranciata non disseta più...

E intanto fanno il bagno a Cesenatico e i furbi come sempre non affogano.

Ricordo che gridavo "amore salvami!!!" E quelli ci ridevano anche su ...

E intanto fanno il bagno a Cesenatico ... etc.


Ancora dal sito ufficiale di Renato Pareti http://www.renatopareti.it/
I partecipanti ad un "Disco per l'estate quell'anno furono 52. Sapete chi arrivò ultimo? Francesco De Gregori con "Alice" . Nell'album "Dal mio Lontano" da cui fu estratta "La mosca", suonò il grande Tullio De Piscopo. Gigliola Cinquetti incise questo brano, perché le fu segnalato e raccomandato dalla sua casa discografica francese. Il cui titolo divenne UN CLUNE SUR UNE EGLISE

postato da: kiriku alle ore 17:31 | Permalink | commenti (4)
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