venerdì, 30 dicembre 2005

Siamo giunti al periodo in cui si tracciano i bilanci dell’intera annata. Non voglio soffermarmi su quante cose avrei dovuto fare e quante non ho realizzato o quante speranze sono state disattese e quali e quanti sogni si siano avverati, mi propongo di non stilare il tracciato dell’anno trascorso. Una cosa su tutte sento di dirla.

Essendo, credo, l’ultimo arrivato in questo bellissimo blog; mi ritengo fortunato di essere entrato a far parte di una magnifica squadra formata da persone stupende che hanno una caratura ed uno spessore circa l’approccio alla scrittura che mi sovrasta, ma di questo sono ben soddisfatto e mi reputo fortunato di aver trovato nuove calde amicizie che mi hanno fatto scoprire un gusto diverso della vita.

Quel “esserci sempre” da parte di tanti che mi hanno dato serenità e mi hanno fatto riscoprire che il prossimo c’è e va considerato.

Grazie a queste nuove amicizie ho ripreso a viaggiare, a sognare, a confrontarmi, ad essere vero.

Con la speranza di poter conoscere ‘de visus’ e non solo dalla “penna” quelli che ancora non ho incontrato, auguro a tutti quanti una cosa su tutte, tanta ma tanta felicità.

Il nuovo anno porti a ciascuno di voi e alle persone che vi stanno vicine e a cuore, serenità e riescano le speranze e i sogni di ognuno di voi a prendere corpo e realizzarsi.

L'Anno Che Verrà

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.
postato da: kiriku alle ore 01:45 | Permalink | commenti (4)
categoria: canzone d autore, oltre ogni confine
giovedì, 29 dicembre 2005

Non chiedetemi esibizioni. Nell'anno che sta per finire ho dovuto esibirmi anche troppo; sono state esibizioni non facili.

Quest'anno lo terminerò fra amici, fra cui due miei figli. E non poteva esserci modo più indicato per terminarlo.

Se ho perso molto in quest'anno, c'è qualcosa che ho riscoperto, riguadagnato: il sapore dell'amicizia.

E fra gli amici, per primi, ci sono i miei tre figli, con i quali oltre al rapporto da madre a figlio ho scoperto l'amicizia, quel sentimento che fa sì che ci sei sempre uno per l'altro e condividi gioie e dolori. E poi ci sono tutti gli altri amici, voi che siete su questo blog e non solo, che avete rappresentato per me l'unico punto fermo da cui ripartire.

A tutti voi: Buon Anno!

Uomini e non
delusioni che ti segnano un po'
sembra ieri
vecchie canzoni e desideri
il buio e tu,chissà dov'eri
nuove città,
gli occhi tristi, gli occhi senza pietà
del mattino
mentre ti sveglia piano piano
l'idea di un figlio per la mano.
Vivo, canto e vivo
mi perdo e mi ritrovo
ma sono sempre io
quando
vivo, canto e vivo
cercando un cielo nuovo
che assomigli al mio cielo.
Come si fa
a spostare l'orizzonte più in la
giorni tristi
che vai al letto e non ti svesti
che non sai bene se resisti
come ti va,
con il cuore che funziona a metà
troppo soli
sogni diversi e sogni uguali
per conquistarci un paio d'ali
Vivo, canto e vivo
mi perdo e mi ritrovo
ma sono sempre io
quando
vivo, canto e vivo
cercando un cielo nuovo
che assomigli al mio cielo.
Oggi però
coi ricordi voglio farci un falò
cambio faccia
voglio scordare freddo e pioggia
e poi caderti tra le braccia
Vivo, canto e vivo
mi perdo e mi ritrovo
ma sono sempre io
quando
vivo, canto e vivo
cercando un cielo nuovo
che assomigli al mio cielo.

postato da: maria963 alle ore 18:09 | Permalink | commenti (2)
categoria: le canzoni d autore, oltre ogni confine
martedì, 27 dicembre 2005

Il Castello di Borgo Maggiore

      

Come promesso tempo addietro passo ad illustrare, uno ad uno, i nove Castelli della Repubblica di San Marino partendo da quello di Borgo Maggiore, Castello ove abito:

Borgo Maggiore sorse nel XII secolo e fin dagli Statuti del 1295 si chiamò Mercatale, poiché esso era il luogo di raccolta del traffico e del commercio sammarinese. È probabile che sia stata questa funzione a farlo nascere. Infatti San Marino città era situata troppo in alto e necessariamente le strade che provenivano dai Castelli e dalle vallate attorno dovettero concentrarsi in un punto per proseguire con un’unica strada. Assumeva quindi il borgo funzione di contatto fra le vallate stesse. Inizialmente fece parte a lungo della piccola capitale, apparteneva infatti alla prima gualdaria con la città e le Piagge, di cui era il maggior borgo. Questo ultimo termine è diventato nome ufficiale del castello quando la località si è distaccata dalla Città.

    

Vi sono tre ingressi per entrare nel cuore del paese e le strade che un tempo provenivano dalle località più importanti sono diventate con l’aumentare del nucleo urbano, strade interne. Il centro del Borgo è senza dubbio la piazza del mercato e il nucleo più antico “ la Rupe ”. Nella piazza principale l’architettura s’arricchisce di elementi più curati, con caratteristici portici. Attualmente Borgo Maggiore è sede del mercato settimanale che si svolge tutti i giovedì, ed è di vasto richiamo ed importanza non solo per la stessa Repubblica, ma anche per i borghi limitrofi allo Stato sammarinese.

 

     

Il primo mercato di cui si ha notizia è del 1243, ed il giorno stabilito fin dall’inizio fu il giovedì ; si era creata una vera e propria “stagione” dei mercati e delle fiere le quali cominciavano il 17 maggio (fiera di San Pasquale), per concludersi il 9 ottobre (fiera di San Donino). Di massima importanza erano le fiere e i mercati del bestiame, ma anche dei prodotti agricoli; rinomati i tradizionali grottini dove nella stagione estiva venivano conservati i vini. Un’usanza particolare era quella della “fonza”, dove il padrone che apriva una botte nuova invitava i compaesani ad assaggiare il vino prodotto. Nei giorni di mercato erano ovviamente affollate  le locande ove spesso e volentieri si giocava a “biribisso”, considerato un gioco d’azzardo.

 

   

L’originalità di questo Borgo non si ferma qui; nella storia della Repubblica, a partire dal Risorgimento esso ha  una funzione importante: è infatti qui che i patrioti italiani trovano il loro rifugio ed è qui che si formano i primi nuclei di anarchici internazionalisti degli anni ’80 dell’800. Borgo è senza dubbio il centro più vitale, politico ed economico, come sta a dimostrare il corteo che fecero i capi-famiglia con tanto di banda del paese il 25 marzo 1906, giorno in cui si svolgeva l’adunanza dell’Arengo per decidere il futuro democratico della Repubblica.

Il Castello di Borgo Maggiore ha una superficie di 1061.30.50 ha.

A presto risentirci amici, con altri cenni storici relativi alla Repubblica di San Marino.

Da San Marino per i microfoni dell'altra radio.

postato da: kiriku alle ore 23:30 | Permalink | commenti
categoria: l altra radio
lunedì, 26 dicembre 2005

Lo sapevate che:

Garibaldi, l’eroe dei due Mondi, trovò la salvezza a San Marino?

Il 30 luglio 1849, Garibaldi, insieme alle sue truppe e alla compagna Anita, è incalzato dagli austriaci. I suoi uomini, dopo la sconfitta subita sul monte Tassona, oltrepassano il confine di San Marino. L’eroe dei due Mondi, si presenta alla Reggenza, la suprema autorità dello Stato, dicendo: “… Io vengo fra voi come rifugiato, accoglietemi come tale, e non v’incresca farVi mallevadore col nemico per la salvezza di coloro che mi hanno seguito”. Il Reggente Domenico Maria Belzoppi risponde: “Ben venga il rifugiato; questa terra ospitale Vi riceve, o Generale…”.

La Reggenza accorda a Garibaldi il diritto d’asilo, pur nella consapevolezza di esporsi all’ire degli inseguitori austriaci. A breve, vi fu l’arrivo a San Marino di oltre 1000 uomini guidati dall’arciduca Ernesto e la classe politica del Titano dovette adoperarsi con tutta la propria saggia diplomazia per affrontare una delicata situazione politica. Un atto di coraggio, quello compiuto, per salvare Garibaldi ed i suoi uomini, che furono accampati, curati e nutriti presso il Convento dei Cappuccini. Alla mezzanotte del 31 luglio – quindici ore dopo aver toccato il suolo repubblicano – sciolta la legione, guidato dal sammarinese Nicola Zani e accompagnato da 162 legionari Garibaldi lascio la Repubblica di San Marino.

Poche ore di storia quelle trascorse a San Marino, ma decisive per la vita dell’eroe ed il futuro dell’Italia.

In ringraziamento per la cittadinanza conferitagli, Garibaldi scriveva: ”Vado superbo d’essere Cittadino di cotanta virtuosa Repubblica”, mantenendo un legame ed un affetto costanti. Il Centro storico di San Marino conserva, tutt’ora, preziose testimonianze dello scampo  di Garibaldi, che è ricordato ogni anno il 31 luglio con un’interessante cerimonia ufficiale presenziata dall’Ecc.ma Reggenza.

Il Garibaldi Innamorato (Sergio Caputo)

E il Garibaldi fissa il mare
e tira un sorso di rhum...
che di marsala qui all'Avana non ne sbarcano più...
ripensa ai fichi d'india della terra natia...
le notti calde giù a Bahia che malinconia.
E attacca banda, e se è una samba,
sia suonata da Dio...
c'è il Garibaldi innamorato per le strade di Rio...
cappello a larghe falde, e sotto un poncho marron,
e sotto il poncho Anita mia... batte un corasson...
Posso darti solo amore
tutto quello che vorrai
posso darti solo amore...
quando me lo chiederai.
Chi va là viva Garibaldi uè paisà...
fuoco a volontà...
che clamor! viva Garibaldi
si, senior... el conquistador...
E il Garibaldi è ricercato in tutti i mari del sud,
ma non si può tagliar la barba per questioni di look...
Anita dice "Peppe, quando gioca il Brazil...
si va a vederlo in Italy... pensaci Peppì!"
Posso darti solo amore
tutto quello che vorrai
si lo so non è questione
io non mi sbilancio mai.
Chi va là
supergaribaldi
ullallà el conquistador
ueh, paisà
proprio il Garibaldi
si, senor! proprio quello là...
Chi va là,
sempre Garibaldi
ueh paisà... fuoco a volontà...
che clamor... passa el Garibaldi
si senor, el conquistador....

......da San Marino per l'altra radio

postato da: kiriku alle ore 20:14 | Permalink | commenti
categoria: l altra radio
sabato, 24 dicembre 2005

A chi stasera è solo
a chi è accanto al suo uomo (donna) che non sente più "il suo uomo" (la sua donna)
a chi pur non essendo solo, si sente solo, perché spesso è ancor peggio dell'esser solo davvero
a chi non ha più un amore da amare
a chi ce l'ha ma è lontano

e a tutti voi, a tutti voi che che sapete amare, sognare, credere ancora
che tenerci per mano la notte, stretti fino all'abbandono, per non morire da soli quando il vento ci coglie sia il motore della VITA

a tutti gli amici che hanno creduto importante comporre il mio numero per dirmi "auguri, io ci sono"
perché l'amicizia è stata la fiamma che mi ha riscaldato il cuore in quest'anno che sta per terminare

a tutti quelli che hanno pensato che invece di buttarsi nella bolgia dei regali e festeggiamenti (spesso gesti falsi) fosse più importante trovare un po' di tempo per dire alle persone care: "ti voglio bene", un po' di tempo per quelli di famiglia, quelli che ci sono sempre stati accanto a te
(un amico in questi giorni mi ha rassicurato: siamo molti di più di quelli che sembriamo, solo che non facciamo rumore, passiamo inosservati fra le luci intermittenti e i rumori assordanti. Roberto alla fine del concerto di Torino negli auguri di Natale disse: "troviamo un po' di tempo per i nostri figli, perché è importante stargli vicino, esserci con loro")

e, permettetemi, stasera, di rivolgere i miei auguri più "caldi" ai tre amori più grandi della mia vita, perché loro sono sempre stati e sempre saranno la mia unica e vera "famiglia", dal giorno che li ho presi in grembo...

E quale migliore augurio se non ché le parole di un uomo grande che, 3 anni or sono, ci salutava, lasciandoci un mare di parole da non dimenticare mai...

In un tempo di rassegnata decadenza
serpeggia la paura nascosta dall'indifferenza.
In un tempo così caotico e corrotto
in cui da un giorno all'altro ci può succedere di tutto.
In un tempo esasperato e incongruente
con tanta, tanta informazione che alla fine
uno non sa niente.

In un tempo tremendo in ogni parte del mondo.

In un tempo dove il mito occidentale
nel momento in cui stravince è nella crisi più totale.
In un tempo che è forse peggio di una guerra
dove gli ordigni nucleari pian piano invadono la terra.
In un tempo dove milioni di persone
si massacrano tra loro
e non sappiamo la ragione.

Io come persona
io come persona
io come persona, completamente fuori dalla scena
io come donna o uomo
che non avverte più nessun richiamo
io che non capisco
e che non riesco a valutare e a credere
io che osservo il tutto
con il sospetto di non sceglier mai, di non sceglier mai, di non sceglier mai…

In un tempo sempre più ostile allo straniero
tutti i popoli del mondo stanno premendo sull'Impero.
In un tempo indaffarato e inconcludente
si alza minaccioso il sole rosso dell’oriente.
In un tempo senza ideali né utopia
dove l'unica salvezza è un'onorevole follia.

In un tempo tremendo in ogni parte del mondo.

In un tempo dove tutto ti sovrasta
e qualsiasi decisione passa sopra la tua testa.
In un tempo dove il nostro contributo
la nostra vera colpa è solamente un voto.
In un tempo che non ti lascia via d'uscita
dove il destino o qualcuno ha nelle mani la tua vita…

Io come persona, io come persona
io coi miei sentimenti
coi miei traguardi quasi mai raggiunti
io con la mia fede che si disperde in infinite strade
io, stordito e spento, con lo gomento di dover assistere
io, confuso e vuoto, e rassegnato a non schierarmi mai
a non schierarmi mai, a non schierarmi mai

[parlato:] In un tempo tremendo piano piano ti allontani dal mondo, ma con fatica, senza arroganza, come un uomo sconfitto che riesce a vivere solo rifugiandosi nel suo piccolo mondo. Ma la salvezza personale non basta a nessuno. E la sconfitta è proprio quella di avere ancora la voglia di fare qualcosa e di sapere con chiarezza che non puoi fare niente.
È lì che si muore, fuori e dentro di noi. Sei come un individuo innocuo, senza giudizi e senza idee. E se non ti si ferma il cuore è perché il cuore non ha mai avuto la pretesa di pensare. Sei come un individuo impoverito e trasportato al capolinea, un individuo sempre più smarrito e più impotente, un uomo al termine del mondo, ai confini del più niente.

Ma io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono ancora
io coi miei sentimenti ci sono, io coi miei sentimenti ci sono ancora
io con la mia rabbia ci sono, io con la mia rabbia ci sono ancora
io con la mia voglia di cambiare ci sono, io con la mia voglia di cambiare ci sono ancora.

Io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono ancora
io con le mie forze ci sono, io con le mie forze ci sono ancora
io con la mia fede, io con la mia fede ancora
io come donna o uomo ci sono, io come donna o uomo ci sono ancora.

Io ci sono, io ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono
io come persona ci sono, io come persona ci sono ci sono, ci sono, ci sono.

postato da: maria963 alle ore 19:46 | Permalink | commenti
categoria: oltre ogni confine
sabato, 24 dicembre 2005

Del grande Gianni Rodari... Non una delle sue cose migliori forse, ma... accontentiamoci...

S'io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l'alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all'Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po' di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.

Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.

In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d'ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an'roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s'intende.

In piazza San Cosimato
faccio crescere l'albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l'albero del panettone
in viale Buozzi
l'albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.

Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all'albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?

Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.

Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.

Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.

Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l'albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.

Però non lo sono
che posso fare?

Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.


Auguri caldi caldi appena sfornati e fragranti per tutti voi 

postato da: Alexgenova alle ore 18:49 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 24 dicembre 2005

Gli auguri. Questi si.
Ci sta passando Natale accanto, e ce ne accorgiamo.
Ognuno di noi con la nostra sensibilità; chi lo ricorda quasi, chi lo ricorda troppo, chi lo ricorda e basta.
Natale nostro.
Ma oggi tranquilli... i miei ricordi li tengo nel cassetto, e stanno bene dove sono, almeno per oggi.
Oggi ci sono  gli auguri di FernandoPessoa "tuttoattaccato" .
A voi, amici del blog, auguro un buon natale, fatto di varie felicità che solo voi potete capire, perchè è noto, ciascuno di noi ha le proprie, spesso diverse da quelle degli altri.
Buon Natale , amici.

postato da: FernandoPessoa alle ore 15:20 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 23 dicembre 2005

Sembra come un vecchio film
La neve lenta lenta cade giù
Le luci colorate nella via
Son tante gocce di malinconia
Un uomo suona la sua armonica
Poi entra in questo bar
Sembra ieri io e te
Parlavamo proprio qui

E’ da un anno che non ti vedo
È da un anno che non ti scrivo
Ho nascosto i miei desideri
Sotto l’albero di Natale
E’ da un anno che non ci sei
E’ da un anno che non sei qui
Hai lasciato i tuoi desideri
Sotto l’albero di natale

Sembra come un vecchio film
La neve lenta lenta cade giù
Oggi mi sembra tutto magico
Ma non per tutti in fondo va così
Una ragazza viene verso me
Mi dice scusa devo chiudere
Tanti auguri anche a te
Tanti auguri anche a te

E’ da un anno che non ti vedo
È da un anno che non ti scrivo
Ho nascosto i miei desideri
Sotto l’albero di Natale
E’ da un anno che non ci sei
E’ da un anno che non sei qui
Hai lasciato i tuoi desideri
Sotto l’albero di natale

Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
O what fun it is to ride
In a one horse open sleigh
Jingle bells, jingle bells
Jingle all the way
O what fun it is to ride
In a one horse open sleigh

L’albero di natale – Pablo Meneguzzi

hey, papà, la sera in televisione si guardava d tutto e niente col tuo zapping da campione
e mamma che sbuffava, e noi litigavamo, eravamo così uguali eppure non c capivamo
noi, confusi dalla vita e dal lavoro, da una vita che non si è scelta ma che c sembrava d’oro
bianco & nero come un film degli anni ’30
anche se me ne hai fatte tante, la mia fiamma non si è spenta
e sto qui a cantare col tuo sangue nelle vene, me ne hai fatte tante ma t voglio bene

hey, mamma, guardami adesso, sempre lo stesso figlio anche se non parliamo spesso
come quando da bambino che sembravi mia sorella
t vedevo in mezzo agli altri ed eri sempre la + bella
mi ricordo che stavamo praticamente sempre insieme, tua unica missione era farmi stare bene
anche quando invece non era tutto a posto, mi guardavi sorridendo e soffrivi d nascosto
e quando arrivava l’estate andavamo sempre al mare
con la macchina senza radio pensavamo noi a cantare
le canzoni d bennato, battisti e de gregori
eravamo sull’asfalto ma sembrava in mezzo ai fiori

mamma & papà – alex britti

Madre, gonna lunga ai fianchi,
nelle sue guance gli anni e i pranzi coi parenti...  

Non mi senti? O non mi ascolti,
mentre piango ad occhi chiusi sotto al letto.

Padre, e se mi manchi
è perché ho dato più importanza ai miei lamenti...
Madre, perché piangi?
ma non mi hai detto tu, che una lacrima è un segreto?
Ed io ci credo...
 

Madre, tra i gioielli,
sono ancora il più prezioso tra i diamanti?
 

Padre, occhi gialli e stanchi,
cerca ancora coi tuoi proverbi a illuminarmi...
Madre, butta i panni,
e prova ancora, se ne hai voglia a coccolarmi,
perché mi manchi,
e se son stato così lontano è stato solo per salvarmi!
Così lontano è stato solo per salvarmi!
Così lontano è stato solo per salvarmi!
 

PadreMadre – Cesare Cremonini

[parlato:] Tribunale di Milano, dipartimento 137: in base all’articolo 431 del codice civile si assegna la bambina alla custodia della madre...  

Suonare al tuo cancello
una carezza al cane


[parlato:] Che cosa ci faccio io qui? Che senso ha? Il padre non sono io, certo io l’ho fatta ma il padre è chi le sta insieme. A cosa serve questo affetto? A me forse, ma a lei? A lei no di certo.


[parlato:] La mia bambina ha tutto anche l’affetto, quello vero, quello di tutti i giorni. Che ci vengo a fare io qui tutte le domeniche inchiodato su una panchina a fare il mestiere del padre? Ma chi me l’ha ordinato? La morale? La coscienza? Chi? Sarà come tagliarsi un braccio, va bene me lo taglio!

Adesso vieni qui
dobbiamo andare a casa
su cerca di ubbidire
non fare la spiritosa. 

Suonare al tuo cancello
una carezza al cane

[parlato:] Sì, domenica, va bene, domenica alla stessa ora.  

Il Mestiere del padre – Giorgio Gaber

Ma io speravo, correvo,
sentivo vivevo così.
Dicembre,
l'aria portava profumi e regali per me,
ma dov'eri tu ?
Ma non c'eri tu...
 

Quante volte ti ho atteso
ad un filo sospeso
sperando che poi
mi parlassi , spiegassi ,
ma solo così
OH! Sempre così.
Ma dov'eri tu?
Ma non c'eri tu.

Dicembre, ad un padre, il mio – Amedeo Minghi 

 

Ho imparato tutto da mia madre
Fare il bagno in vasca da mia madre
Ridere e cantare da mia madre
Ma a far la corte da papà
Giocare a carte da papà 
 

Ho imparato il credo da mia madre
E rifare il letto da mia madre
A chiacchierar con tutti da mia madre
E cambiar la maglia da mia madre
Ma a fare a botte da papà
Tardar la notte da papà

Tutto da mia madre – Adriano Celentano

Padre sei stato tu a dirmi addio.
Ah da troppo tempo
non eri più mio.
Quante parole mi sapevi dire,
non volevi ascoltare mai. 
 

Madre – Mia Martini

Guarda che faccia dimmi cosa hai fatto
dimmi perchè non ti sei rifatto il letto
guarda che faccia te l'ho già detto
se non cambi resti senza tetto
guarda che faccia te l'ho già detto
se non cambi resti senza tetto

Mia madre poi mi dice che
nessuno è fuori come me
mai madre poi mi dice dai, ancora
chissà che fine che farai

Quand'è che cresci
quando lo capisci
per una volta dimmi che non esci
quand'è che cresci
quando lo capisci
questa stanza quando la pulisci
quand'è che cresci
quand'è che lo capisci
questa stanza quando la pulisci

Mia madre poi mi dice che
nessuno è fuori come me
mai madre poi mi dice dai, ancora
chissà che fine che farai

Mamma scusa, forse ho esagerato
sì lo so ma giuro son cambiato
mamma aspetta suonano alla porta
ora esco continuiamo un'altra volta
mamma aspetta suonano alla porta
ora esco continuiamo un'altra volta

Mia madre poi mi dice che
nessuno è fuori come me
mia madre poi mi dice dai, ancora
chissà che fine che farai 
 

Mia madre dice – Matrioska 

Per amarti senza amare prima me
vorrei essere tua madre...
Per vedere anche quello che non c'è
con la forza di una fede
per entrare insieme
nel poema del silenzio
dove tu sei tutto quello che sento;
per amarti senza avere una ragione,
tranne quella che sei viva,
e seguire il fiume della tua emozione
stando anche sulla riva;
leggerei il dolore
da ogni segno del tuo viso
anche nell'inganno di un sorriso.
Vorrei essere tua madre
per guardarti senza voglia,
per amarti d'altro amore;
e abitare la tua stanza
senza mai spostare niente,
senza mai fare rumore:
prepararti il pranzo
quando torni e non mi guardi,
ma riempire tutti i tuoi ricordi.

Ma il problema vero è se ci tieni tu
ad avermi come madre:
fatalmente non dovrei spiegarti più
ogni gesto, ogni mia frase:
mi dovresti prendere
per quello che io sono,
non dovrei più chiederti perdono.
Vorrei essere tua madre
anche per questo,
e mille e mille altre ragioni:
ti avrei vista molto prima,
molto presto,
e avrei scritto più canzoni:
forse ti avrei messo in testa
qualche dubbio in più,
cosa che non hai mai fatto tu...
Forse ti avrei fatto
pure piangere di più,
ma non hai scherzato neanche tu...

Vorrei essere tua madre – Roberto Vecchioni

postato da: 5Nancy5 alle ore 22:39 | Permalink | commenti
categoria: ricordi