lunedì, 31 ottobre 2005

Lasciami come una cicca di sigaretta che poi qualcuno calpesterà

Lasciami per tutte le volte che ti ho chiesto scusa e non avrei dovuto farlo

 

Lasciami illudendomi di avermi incontrato per caso

Lasciami in cambio di un ricordo ormai sbiadito

Lasciami per le tue albe ed il tuo sole perché non saranno mai miei

Lasciami per tutte quelle volte che ti ho detto ti amo ancora di più

Lasciami per il mio tempo andato che non ritornerà più

Lasciami per non avermi mai odiato

Lasciami per tutti i saluti che ci siamo scambiati;

 

Lasciami come una foglia d'autunno dal vento portata.

 

Lasciami...
ma non lasciarmi
postato da: kiriku alle ore 20:50 | Permalink | commenti (1)
categoria: opere d inchiostro
lunedì, 31 ottobre 2005

a quattro mani

 

Lasciami come permesso non concesso
come abito smesso
come un gioco finito
come un treno partito
Lasciami in questa notte di stelle
trattieni i momenti più belli
nel cassetto dei giorni andati
nel rimpianto degli anni sballati
Lasciami come rosa appassita
come una storia finita
come promessa negata
come attesa sbagliata
Lasciami come sottile inganno
di questo tempo tiranno
senso di colpa perduto
di un tempo scaduto.

Lasciami...
ma non lasciarmi!

postato da: maria963 alle ore 18:46 | Permalink | commenti (1)
categoria: opere d inchiostro
sabato, 29 ottobre 2005

lapidazione

 

Cari amici de l'altra radio, era da un pezzo che non salivo più in questi studi... presa da mille storie di lavoro ed altro. E voi come vivete? I miei giorni sono ancora e sempre accompagnati da canzoni, come colonna sonora delle mie ore. Ed è così che l'altra sera, davanti ad una nuova divisa, mi è nata sulle labbra questa antica canzone...

Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
sempre pietre in faccia prenderai.
Tu sei ricco e ti tirano le pietre
Non sei ricco e ti tirano le pietre
Al mondo non c'è mai qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà!
Sarà così
finché vivrai
Sarà così
Se lavori, ti tirano le pietre.
Non fai niente e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, capire tu non puoi
se è bene o male quello che tu fai.
Tu sei bello e ti tirano le pietre.
Tu sei brutto e ti tirano le pietre.
E il giorno che vorrai difenderti vedrai
che tante pietre in faccia prenderai!
Sarà così
finché vivrai
Sarà così
Tu sei buono e ti tirano le pietre.
Sei cattivo e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
sempre pietre in faccia prenderai.
Tu sei ricco e ti tirano le pietre
Non sei ricco e ti tirano le pietre
Al mondo non c'è mai qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà!
Sarà così finché vivrai
Sarà così
Se lavori, ti tirano le pietre.
Non fai niente e ti tirano le pietre.
Qualunque cosa fai capire tu non puoi
se è bene o male quello che tu fai.
Tu sei bello e ti tirano le pietre.
Tu sei brutto e ti tirano le pietre.
E il giorno che vorrai difenderti vedrai
che tante pietre in faccia prenderai!
Sarà così finché vivrai
Sarà così.

L'avete riconosciuta? E' Pietre di Gian Pieretti, portata al successo al Festival di Sanremo del 1967, dallo stesso Pierrette ed Antoine.

"Chi è senza peccato lanci la prima pietra" mi torna in mente da altre memorie...

Ma adesso lasciatemi mandare in onda un'altra canzone, anch'essa molto in là nel tempo, risale al 1972 e si intitola "Per andare avanti", tratta dall'album "Saldi di fine stagione" di Roberto Vecchioni.

E i ragazzi parlano, parlano, parlano
dicono niente parlano parlano se parlano
sanno tutto loro, sì, ora ci salvano
stiamo qui da bravi che loro ci salvano
sputano nel piatto ma se han fame ci mangiano
fatemeli smettere i miei figli piangono
per tirare avanti quando passa l'avventura
per tirare avanti quando il giorno fa paura
E i ragazzi crescono, crescono, crescono
rompono il soffitto e su crescono crescono
han la testa in cielo e lì vedono vedono
e siccome Dio non c'è fumano fumano
dicono che amarci può salvare capra e cavolo
non potevo averla io 'sta grande idea del diavolo
per tirare avanti quando passa l'avventura
per tirare avanti quando il mondo fa paura
Ma i ragazzi credono, credono, credono
loro almeno credono, questo sì, ci credono
dopo come uomini andranno a rotoli
passa il fiume e leviga, leviga i ciottoli
ne verranno altri con parole bellissime
altri dopo gli altri, ma siam sempre qui a contarcela
per tirare avanti quando passa l'avventura
per tirare avanti quando il mondo fa paura
per tirare avanti quando hai gia creduto a tutto
per tirare avanti quando quando guardi sotto il letto
se c'è niente sotto il letto
se c'è niente sotto il letto

Sento borbottare il caffé sul fuoco... e così devo lasciarvi amici... al prossimo passaggio.

violino  milady963... ovvero mi...

postato da: maria963 alle ore 08:01 | Permalink | commenti (1)
categoria: l altra radio
venerdì, 28 ottobre 2005

Eccomi qui ... mi ritrovo di nuovo a fare male ai fogli ...perchè Vi chiederete?
Ieri è stata una giornata nera... una di quelle giornate che ti passa anche la voglia irrefrenabile che hai di lottare... combattere contro l'ipocrisia, contro la smisurata voglia di apparire piuttosto che essere, contro l'ingiustizia di chi considera gli esseri umani solo numeri da cui succhiare un profitto, contro la melma che devi attraversare e non sai come fare per non sporcarti... vi dicevo dunque una giornata da schifo ...una giornata che ti chiedi ..." dove ho sbagliato? " ...una giornata che la rabbia si tramuta in dolore e ti lascia spossata senza più forze... senza quel "punto a capo" di cui io vado fiera ...poi il ritorno a casa dove trovo volti che non hanno bisogno di chiedermi per capire che sto male...
- Mamma ti metto un cd del Vecchiò (Roberto Vecchioni ) che ne dici ? -
- No Andrea non ne ho voglia -
- Amore scrivi e sfoga la tua rabbia su un foglio bianco come sai fare -
- Non ho forze e non è neanche più rabbia ... è solo un dolore ...una spada conficcata nel petto... oggi ho combattuto come Don Chisciotte contro i mulini a vento, con il risultato di essere dichiarata ufficialmente pazza ...Come faccio a rinsavire? Come lui rischio di morire... –
- Non rinsavire Amore mio... ti amo perchè sei pazza e non rinunci a tuoi sogni anche a costo di soffrire -
Metto le cuffie e ascolto il Vecchiò... accendo internet e volo su un blog dove qualcuno ha scritto ...UN MONDO VERAMENTE FELICE ...cosa è la felicità?
La felicità …è una domanda che mi sono fatta tante volte …
Che cosa è la felicità? E’ la mancanza di dolore? non me lo spiego… allora perché anche nel buio più nero sento quel raggio dorato che mi illumina il viso?
E mi riscalda …mi accarezza come una mamma fa con un figlio appena partorito…
Ogni volta anche nel dolore più massacrante partorisco un nuovo sogno per fare punto e a capo… riprendo a sognare e mi disseto alla fonte di un nuovo amore!
Qualcuno ha detto …”i sogni… i sogni vengono dal mare“ ed io sono pronta sulla spiaggia ad aspettare e “non mi pesa la lunga attesa “ …non posso rinunciare a quello che sono … potrei morire… Decisamente sono pazza …
Mi volete? Però ve lo devo dire... sono pazza ....cambia qualcosa ?
Un bacio immenso bimbi!

Daniela

postato da: Daniela52 alle ore 12:50 | Permalink | commenti (4)
categoria: opere d inchiostro
mercoledì, 26 ottobre 2005

Era da tempo che volevo parlare della terra dove abito da 29 anni e dove sono nati e cresciuti i miei figli.
La Repubblica di San Marino, la più piccola Repubblica del mondo, Stato indipendente sito nel centro Italia.
Fornisco solo dei piccoli cenni sulla struttura della Repubblica che è da sempre terrà ospitale.
Il territorio sammarinese (61 Kmq) ha la forma di un quadrilatero irregolare in prevalenza collinare con al centro il Monte Titano con un’altitudine di 750 mt. e dista in linea d’aria 10 km dal mare adriatico (Rimini). E’ al Santo Marino che la leggenda fa risalire il merito di aver fondato la Repubblica, questa, ci tramanda che il tagliapietre Marino, proveniente dall’isola di Arbe in Dalmazia, giunse sul Monte Titano e li fondò una comunità di cristiani. Le notizie sull’esistenza di San Marino risalgono al medioevo, anche se è certo che la zona fu abitata fin dai tempi preistorici. La piccola comunità del Monte Titano si chiamò prima “Terra di San Marino”, poi “Comune di San Marino” e infine “Repubblica di San Marino”.
Oggi conta una popolazione di 30.000 abitanti, distribuiti nei 9 castelli, che sono: San Marino (la Capitale), Acquaviva, Borgo Maggiore, Chiesanuova, Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino e Serravalle.
E’ retta da due Capi di Stato: i Capitani Reggenti, i quali esercitano la loro carica per sei mesi. Il potere legislativo viene esercitato dal Consiglio Grande e Generale che si compone di 60 membri eletti dalla cittadinanza ogni 5 anni, mentre il potere esecutivo è esercitato dal Congresso di Stato composto da otto Segretari di Stato.
La Repubblica di San Marino è uno Stato indipendente e neutrale, la sua vocazione alla pace è universalmente riconosciuta e continua a vivere fedele alle antiche tradizioni.


Che sarà

Paese mio che stai sulla collina
disteso come un vecchio addormentato
la noia l'abbandono
niente son la tua malattia
paese mio ti lascio e vado via
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
da domani si vedrà
e sarà sarà quel che sarà
amore mio ti bacio sulla bocca
che fu la fonte del mio primo amore
ti do l'appuntamento
come e quando non lo so
ma so soltanto che ritornerò
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
con me porto la chitarra
e se la notte piangerò
una nenia di paese suonerò
Gli amici miei son quasi tutti via
e gli altri partiranno dopo me
peccato perché stavo bene in loro compagnia
ma tutto passa tutto se ne va
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
da domani si vedrà
e sarà sarà quel che sarà
che sarà che sarà che sarà
che sarà della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente
da domani si vedrà
e sarà sarà quel che sarà.


A presto risentirci amici, sicuramente con altri cenni storici relativi alla Repubblica di San Marino.

Dai microfoni dell'altra radio, da San Marino.

postato da: kiriku alle ore 14:57 | Permalink | commenti
categoria: l altra radio
mercoledì, 26 ottobre 2005
Il buon divorzio, o social divorce come dicono gli anglosassoni pensando a quelle coppie che si lasciano scambiandosi parole pacate a basso volume, è un’illusione. Inutile raccontarsela, quando un matrimonio si rompe i figli fanno una brutta fine. Il teorema è dell’americana Elizabeth Marquardt («Tra due mondi: la vita interiore dei figli del divorzio», Crown Publishers) che, in collaborazione con l’Università del Texas, fatta questa premessa, ha necessariamente concluso che sarà meglio imparare a rimettere insieme i cocci e tenere la famiglia unita. Il che suona un po’ come un dietrofront qui in Italia, dove l’uomo ha acquisito soltanto da 35 anni il diritto di dividere ciò che l’amore o addirittura Dio ha unito.

Ma tant’è, questo è il punto d’arrivo degli americani, che divorziano da prima (secoli) e più di noi (sono figli di matrimoni interrotti un quarto dei giovani fra i 18 e i 35). Sostiene Marquardt: «Un divorzio, anche nei casi in cui è necessario, non potrà mai essere giusto». E comunque negli Usa due terzi delle separazioni sono «a bassa conflittualità» e in tutti questi casi i figli stanno peggio quando i genitori si lasciano. Marquardt più che di peggioramento parla di «consumo di droghe, gravidanze adolescenziali e delinquenza». Perché tale devastazione? «I figli si sentono cresciuti in due famiglie, si creano due mondi paralleli con valori paralleli, questa mancanza di unità li mette in conflitto». Marquardt, che ha pesato l’effetto divorzio su 1.500 figli di, descrive «bambini adulti», che arrivano a «rimettere in discussione anche la loro fede in Dio».

Poiché i divorzi in Italia sono cresciuti nell’ultimo decennio del 60%, anche qui è tempo di bilanci. E’ fresco di stampa il lavoro di Silvia Vegetti Finzi «Quando i genitori si separano, le emozioni dei figli» (Mondadori) ed è in libreria da qualche mese il saggio di Anna Oliverio Ferraris «Dai figli non si divorzia» (Rizzoli). Ferraris ha rivelato che il 75% dei suoi intervistati non soltanto hanno «assolto» mamma e papà per la decisione presa, hanno spiegato gli effetti positivi del divorzio («Evito i contrasti; cerco di non ripetere i loro errori; sono più forte, più sensibile, capisco le persone, sono diventato esperto nei rapporti di coppia; so come realizzare una famiglia serena»). Da grandi però. Dopo. «Per molti il dissesto è notevole, soffrono meno i bambini piccoli, di due o tre anni, di più gli adolescenti. Spesso vedo coppie che si lasciano per motivi effimeri, ci vuole maggior senso di responsabilità, prima di dirsi addio consiglio di prendersi del tempo e tentare la riconciliazione con la mediazione di uno psicoterapeuta». Oliverio Ferraris oltre a sostenere il «divorzio dolce» perché il come fa la differenza, sostiene pure il «non divorzio» e, sorpresa, non (soltanto) per il bene dei figli. «Vale la pena anche per i coniugi, perché è importante costruire qualcosa che duri nel tempo e perché aiuta a maturare».

Nessuno comunque sostiene il «per sempre a tutti i costi». Persino Marquardt ammette che un terzo dei divorzi sono necessari, si riferisce ai matrimoni «fortemente conflittuali» e ai casi di violenze. Se il clima è da Guerra dei Roses, insomma, della famiglia unita si può fare a meno. Si scelga allora il divorzio «dolce» di cui parla Oliviero Ferraris: «Mai dire bugie ai figli, essere rassicuranti sulla crisi, distinguere il rapporto di coppia da quello genitoriale, cercare l’affido congiunto».

Federica Cavadini

Il Corriere della Sera, 26 ottobre 2005
postato da: Devil1982 alle ore 12:28 | Permalink | commenti (1)
categoria: parliamone, curiosità
martedì, 25 ottobre 2005

quaderno africano

Frassinelli e Amani presentano:
QUADERNO AFRICANO, il libro-agenda per migliorare il Natale dei bambini di strada del Kenya

Milano, 24 Ottobre 2005 - Attraverso un libro si può conoscere una piccola parte dell’Africa e quella piccola parte, con lo stesso libro, la si può aiutare. In “Quaderno Africano”, il libro Agenda 2006 edito da Frassinelli, centoventi tra le principali personalità della cultura italiana e internazionale raccontano l’Africa con il proprio stile e le proprie forme espressive per trasmettere le emozioni che questo continente comunica. Tutti uniti in un incontro irripetibile di arti e generi per contribuire alla realizzazione di una casa per i bambini di strada e di un Centro di Formazione per operatori. Nel 2010 infatti, solo in Kenya, ci saranno più di 2 milioni di bambini di strada e insieme ad un luogo di assistenza è sempre più necessario un lavoro educativo che possa affrontare il problema alle radici. A gestire il progetto saranno padre Kizito, una delle personalità più note e stimate in campo umanitario internazionale, e Amani, onlus che da anni sostiene l’operato di Kizito.

Sfogliando il Quaderno Africano ci si avventura in un percorso lungo dodici mesi in cui la penna di poeti e scrittori celebri come Alda Merini, Vincenzo Consolo, Paolo Maunensig, si alterna a quella di musicisti e cantautori come Ennio Morricone, Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Mogol o di filosofi come Salvatore Veca, Giulio Giorello e Stefano Zecchi passando per Wole Soyinka, Premio Nobel per la letteratura e per le parole di protagonisti del mondo del teatro e del cinema come Giuseppe Tornatore, Mario Monicelli, Ottavia Piccolo, Carlo Rambaldi e Alessandro Gassman.

Immagini, storie ed emozioni che per un anno accompagneranno i lettori assieme alla consapevolezza che acquistando la propria copia ognuno avrà contribuito a scrivere una parte di questa storia dell’Africa. Quaderno Africano vuole dunque unire le più grandi voci della cultura per rispondere a uno dei più grandi drammi moderni e spera soprattutto di unire i lettori che attraverso l’acquisto, il passaparola e qualche regalo di natale “speciale” potranno aiutare a dare un tetto ai bambini di strada. Non solo a Natale.

PADRE KIZITO E AMANI

Renato “Kizito” Sesana, nato a Lecco nel 1943, viene ordinato sacerdote nel 1970 e inizia a collaborare col mensile Nigrizia, che dirigerà dal 1973 al 1975. E’ del 1977 la scelta dell’Africa , dapprima in Zambia, dove dà vita a Koinonia, ,(che poi crescerà anche in Kenya e in Sudan), una comunità che opera per accogliere i bambini di strada. Grazie all’opera di Koinonia, che significa fratellanza, e di padre Kizito sono sorti a Nairobi “La Casa di Anita”e “Kivuli Centre”, rispettivamente in sostegno a ex bambine e bambini di strada.

Padre Kizito e Amani, Onlus-ONG che collabora con Koinonia, si impegneranno a raccogliere fondi da destinare alla costruzione di una nuova struttura, destinata all’accoglienza di bambini di strada, a Kibera, uno degli slum di Nairobi.

per chi è interessato all'acquisto: http://www.ilcielocapovolto.it/quaderno_africano.htm

postato da: maria963 alle ore 13:38 | Permalink | commenti
categoria: curiosità
lunedì, 24 ottobre 2005

Bene amici sono stato a San Remo come inviato speciale, “forse poco speciale” per l’altra radio, alla manifestazione “Tenco 2005”, per le serate di giovedì 20 e venerdì 21 ottobre 2005.
Non mi sono mai cimentato in una recensione, non sono mai stato abile con la penna, ho fatto le scuole basse, e poi dire qualcosa su una manifestazione canora tra le più “scelte” e seguite del panorama musicale di casa nostra, giunta quest’anno alla trentesima edizione, non è semplice per un non addetto ai lavori. Cercherò d’essere più conciso possibile.
Era la prima volta che avevo l’occasione e l’onore di assistere al “Tenco”, per le prime due serate.
L’edizione del “Tenco 2005” è stata la rassegna della canzone d’autore caratterizzata da molte defezioni eccellenti (Enzo Jannacci – Gino Paoli – Samuele Bersani – John Cale).
La prima serata ha visto la partecipazione di Francesco Guccini che era senz’altro l’attrazione clou, ma anche le esibizioni di Francesco Baccini, Sergio Cammariere, Morgan, Daniele Silvestri e Davide Van De Sfroos, e in prima serata dei Farabrutto artisti che non hanno certo fatto rimpiangere gli assenti.
La seconda serata caratterizzata, a mio avviso, dal vuoto mentale che ha attanagliato gli artisti che si sono esibiti; infatti, uno si è dimenticato alcune strofe delle canzoni e altro le intere partiture e il cognome dell’artista coointerprete e arrangiatore. Roberto Vecchioni (l’unico artista che ha partecipato a tutte le trenta edizioni), si è esibito accompagnato da Patrizio Fariselli e Carmenati, e, per l’occasione, con Pamela Villoresi voce recitante.

Va detto poi che la Banda Osiris abbia volutamente dimenticato l’animale personaggio di una nota canzone del Prof. Roberto Vecchioni.
Due sorprese in positivo Massimo Ranieri e Mauro Pagani, uno con la voce e l’altro con gli arrangiamenti hanno rivisitato e reso apprezzabile anche ad un pubblico giovane la canzone napoletana. I due però non hanno mai avuto modo di esibirsi insieme dal vivo prima, questa del Tenco è quindi stata un’occasione unica.
Poi la comicità naturale ed innata di Stefano Bollani e soprattutto di David Riondino, che hanno rivisitato in chiave ironica il primo Paolo Conte e il secondo, non da meno, due artisti del calibro di De Gregori e Battiato.
Le targhe Tenco di quest’anno sono andate a:
Paolo Conte per “Elegia” – miglior canzone;
Enzo Jannacci per “Milano 3.6.2005” miglior album in dialetto;
Francesco De Gregori per “Pezzi” miglior album;
Morgan per “Non al denaro non all’amore né al cielo” quale miglior interprete

Eccezionalmente, quest'anno non è stato assegnato nessun riconoscimento alla miglior opera prima a causa, così ha spiegato l'organizzazione, di un'insolita dispersione di voti che ha portato ad avere ben 5 album al primo posto.
John Cale, Khaled e Fernanda Pivano sono stati i vincitori dei Premi Tenco 2005.
I premi alla carriera sono stati assegnati anche quest'anno a grandi cantautori di livello mondiale, mentre la Pivano si è aggiudicata il Premio Tenco come operatrice culturale.
Una targa “speciale” è stata consegnata a Roberto Vecchioni, per non aver mancato ad una manifestazione del Tenco, in pratica è stata premiata la costanza dell’artista, ma non il talento, che non nascondiamoci, c’è e si sente.
Di seguito cito alcune esibizioni che secondo il mio modesto modo di vedere hanno premiato la spesa del biglietto:
La migliore interpretazione canora – Vecchioni “La Bellezza”
Il miglior arrangiamento – Mauro Pagani “Rundinella”, cantata da Massimo Ranieri.
La migliore voce della rassegna quella del senegalese Badara Seck, una delle più interessanti voci dell’Africa odierna.
Miglior musicista esibitosi come accompagnatore di diversi artisti: Sergio Cammariere.
La migliore esibizione in senso generale – Francesco Guccini.
Il miglior spettacolo comico parodistico e autoironico dal titolo “Lontano lontano nel Tenco” Banda Osiris, Stefano Bollani, il Quartetto Euphoria e David Riondino con “falsi d’autore” e rivisitazioni in chiave umoristica e teatrale di brani che hanno fatto la storia della nostra canzone d’autore.
E’ da aggiungere la particolare esibizione del “Tappabuchi” del comico Alberto Patrucco, comico eccezionale che con la sua satira ha saputo intrattenere il pubblico dell’Ariston.

La manifestazione grazie alla comicità della Banda Osiris, Stefano Bollani, Quartetto Euphoria e David Riondino, si è conclusa con tutti gli spettatori “beccati” a fare i gargarismi, senza motivo alcuno.
Sperando di essere stato conciso ed esaustivo nel contempo, vi saluto dai microfoni dell’altra radio.


Permettetemi di segnalare un libro-cd dal titolo “Quelle facce un po’ così”, evidente richiamo ad un verso di Paolo Conte, il quale appare anche nella foto di copertina, se pur parzialmente mascherato dalle sue stesse mani. Il libro che raccoglie un’ampia selezione delle fotografie scattate in tutti questi anni agli artisti in scena al “Tenco” da Roberto Coggiola, fotografo ufficiale della Rassegna, curato da un altro operatore del Club, Enrico de Angelis, per la collana Rizzoli Libri Illustrati, è accompagnato da un cd con alcune esecuzioni di grandi artisti italiani registrate dal vivo in varie edizioni della Rassegna. Il libro è naturalmente dedicato ad Amilcare Rambaldi.

Dai microfoni dell'altra radio, da San Marino.

postato da: kiriku alle ore 23:40 | Permalink | commenti (3)
categoria: l altra radio