mercoledì, 31 agosto 2005

Eccomi di ritorno. Questo è solo un piccolo saluto, un ben ritrovati.

Tra breve riprenderanno le mie trasmissioni di "Capriccio" per l'Altraradio, ma temo che per ragioni di tempo e di spazio andrà in onda questa volta solo come "edizione weekend".

Vedremo comunque. Può anche darsi che si trasformi in un capriccio anche il giorno e l'ora in cui troverete le vostre /nostre canzoni di tutti i tempi. Una piccola sorpresa ogni tanto. Un nuovo, piccolo gioiellino sullo schermo freddo del vostro/nostro computer.

Per adesso, vi ringrazio degli auguri, nonché della pazienza con cui non solo mi avete ascoltato, ma a volte persino chiesto (a vostro rischio e pericolo) di proseguire la trasmissione per quest'altr'anno. Spero che abbiate passato comunque una splendida estate, ovunque e con chiunque siate stati, che anche chi era da solo si sia fatto buona compagnia, e chi era con altri abbia saputo raccogliere e conservare solo le cose migliori.

Io vorrei festeggiare anche la ripresa, anche l'autunno, questo bellissimo tempo di funghi, castagne, uva, colori e profumi sorprendenti. E come farlo meglio che con un concerto del nostro Roberto Vecchioni qui a Genova, città di nascosta ma inenarrabile bellezza? Ho voglia di ri/vedervi e ri/conoscervi. Il miglior possibile re-inizio di tutto, del lavoro, delle scuole, del trantran, delle abitudini più o meno piacevoli. Vi dedico, virtualmente e idealmente per ora perché non ce la faccio a scrivere le parole (ma tutto arriva a chi sa aspettare) Gli Amici Miei del nostro prof.

Ciao a tutti e a prestissimo!

Alexandra

postato da: Alexgenova alle ore 12:39 | Permalink | commenti (3)
categoria: parliamone
martedì, 30 agosto 2005

 

Siete all'ascolto? Bene. Subito dopo la pubblicità alzate il volume.

E' dagli spot pubblicitari che le nostre idee prendono forma.
E' dai GrandiFratelli che prendiamo le ispirazioni ed i modelli di vita.
E' da questa dannata voglia di stare al passo con i tempi, che accettiamo di essere un po' di niente in mezzo agli altri.
Ho guardato la Tv domenica sera, specchio dei nostri tempi, ed ho capito.
Non sentirete mai più dire che tal calciatore esce dal campo fra gli applausi, no, scordatevelo...
lui uscirà con una "standing ovation"...
"Dobbiamo metterci in mente che ormai le strade della lingua si stanno dividendo inesorabilmente.
Da una parte sta l’italiano storico che resterà nell’uso conviviale, nella letteratura, nei documenti pubblici, nelle arringhe e in qualche rara dichiarazione d’amore. Dall’altra c’è una neolingua sintetica e tutta ancora da codificare, scissa com’è per ora in numerosi sottolinguaggi. Comunque difendere l’italiano storico è quasi una guerra di resistenza e io vi parteciperò.L’italiano, tra non molto, sarà la più bella tra le lingue morte
." (Roberto Vecchioni).
E' dalle splendide cosce  di una velina che riusciamo a stabilire come andrà la nostra serata.
Oppure......
E' dalle dita che stridono sul vetro appannato della finestra che passano alcune domeniche d'inverno.
E' da ciò che si scrive, che ci farà intuire cosa si insinua nella nostra realtà.
E' dalla lettura di un libro che ci viene detto che da pagina 56 inizia la nostra vita.
Ogni tanto mi "ritorna sù" il passato, non quello di pomodoro, e neanche quello di verdura...il mio passato.
Come un disgustoso rigurgito...mi si ripropone.
"Che schifo", state già pensando.
Beh..se davvero lo avete pensato..sono riuscito a rendervi..l'idea...anche attraverso questa radio.
Ed è anche curioso, come questa piccola emittente radiofonica, mi porta a svolgere delle piccole indagini su me stesso, su come ero e su come offrivo gratis i miei occhi..davanti a chi frequentavo.
Indagini sommarie, poco documentate, con prove quasi inconsistenti ed alibi da film giallo degli anni '60.
Ed ecco...una standing ovation...per un mio lontanissimo compagno di banco, alle scuole elementari.
Ti ricordo ancora sai.
Te ne stavi nel banco accanto a me, con la tua cartella un po' scassata, ed il sussidiario con le pagine arruffate.
Poco lontano da noi, il maestro ci dettava la poesia da imparare a memoria per il Lunedì.
Ma mentre si scriveva, che "..la nebbia agli irti colli, piovigginando sale..." noi pensavamo già al sabato ed alla domenica, ed ai nostri giochi da fare.
Ti ricordo ancora sai, perchè a quell'epoca, stavo nel banco da solo.


Ti ricordo ancora
Fabio Concato

E ti ricordo ancora
le braghe corte di tuo fratello e le gambe viola
tua mamma stanca costretta a farti un po' da padre
me la ricordo ancora tutta bianca.
E ti ricordo ancora
l'ingenuita' la tua tenerezza disarmante
eri un omino ma dentro avevi un cuore grande
che batteva forte un po' per me.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e' cambiato niente da allora
chissa' se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film.
E ti ricordo ancora
nei pomeriggi di primavera al doposcuola
tu mi parlavi di una colonia sopra il mare
vienimi a trovare che si sta bene.
E ti ricordo ancora
quando scoprirono che mi accarezzavi piano
e mi ricordo che mi tremavano le mani
ed un maestro antico che non capiva.
E ti ricordo ancora
dimmi che non e' cambiato niente da allora
chissa' se parli ancora agli animali
se ti commuovi davanti a un film

postato da: FernandoPessoa alle ore 18:04 | Permalink | commenti (2)
categoria: l altra radio
lunedì, 29 agosto 2005

Roberto racconta favole...

 

L'ho visto sul palco in un concerto tante volte, l'ho visto presentare libri e parlare di poesia e musica, l'ho visto in aula... ma non lo avevo ancora visto raccontare favole ad un gruppo di bambini dai 3 ai 5-6 anni.

Milano, Festa de l'Unità, domenica 28 agosto... un appuntamento non previsto. Roberto stasera terrà un incontro alle 21,30 su "musica e parole"... doveva esserci anche Angelo Branduardi, ma per un disguido non ci sarà. Roberto però ci sarà. E probabilmente fra il suo pubblico ci sarà anche Carlo Fava.

Arriva la notizia: alle 19 Vecchioni al teatro dei bambini racconterà alcune favole. E' in ritardo... sta facendo le prove per stasera... ma arriva!

Ed inizia a raccontare favole a un gruppo di bambini che forse non si immaginava così piccoli. Le favole non finiscono sempre bene... le favole non sono sempre come ce le raccontano... vi racconto la vera storia di Cappuccetto Rosso. I bambini lo seguono affascinati e sconcertati... ora viene qui questo signore che potrebbe essere benissimo loro nonno (ma che nonno strano!) e ci trasforma le favole!

Roberto cerca parole semplici per parlare con quei bimbi... e per quanto si sforza... a volte gli scappa qualche vocabolo o qualche pensiero un po' troppo difficile per bambini così piccoli. Volete sapere la verità? Roberto non sembra un nonno che racconta le favole... sembra più un maestro, un vecchio saggio... che racconta la vita, che insegna la vita.

"Le canzoni sono favole": è un bimbo che avrà 5 anni a dirlo... Sul volto di Roberto un sorriso: credo che un bimbo non poteva dire frase più bella per lui.

Racconta poi la favola del soldatino di stagno... una storia d'amore. Voi avete qualcuno che vi racconta le favole? Il computer è bello, va benissimo... ma le favole contengono qualcosa di molto più grande: il sogno. "Sì, ma il computer è più moderno", risponde un bimbo.

Un bambino metterà in crisi il prof Roberto Vecchioni, abituato a parlare a migliaia di ragazzi, abituato da 40 anni su un palco... sarà quel piccolo bimbo a lasciare Roberto senza parole. "Tu però la favola non l'hai raccontata tutta, hai raccontato subito il finale" e si dilunga nel raccontargli tutta l'evoluzione della favola... e finisce per essere il bimbo ad interrogare Roberto, per controllare se è preparato sulla favola.

I bambini si divertono un mondo con questo microfono che Roberto gli passa e gli insegna ad usare: "lo devi tenere più vicino". E Roberto: "finché ci sono domande, finché avete qualcosa da dire, restiamo qui, non ce ne andiamo".

Forse quei bimbi non sanno chi è quello strano nonno che oggi è venuto a mettergli in discussione le favole... forse non hanno minimamente idea di star parlando con uno dei più grandi poeti del '900. Forse non hanno nemmeno bene capito il messaggio che Roberto gli ha trasmesso... erano così piccoli... ma sono certa che un dubbio si è mescolato nella certezza della loro infanzia: non è poi sempre tutto così scontato!

C'è un gran bisogno di qualcuno che ci crei qualche dubbio già da bambini... c'è un gran bisogno di qualcuno che invece di propinarci il prodotto già bello e confezionato da sorbire... ci aiuti e ci insegni a pensare, già da bambini.

A breve uscirà un libro di favole scritto da Roberto, una rivisitazione di alcune favole tradizionali.

postato da: maria963 alle ore 17:16 | Permalink | commenti (1)
categoria: i poeti
lunedì, 29 agosto 2005

 

Non prendevo l'autobus esattamente da..una vita, 12 ore, 37 minuti, e 28 secondi...
Non so voi, cari ascoltatori, ma quando non si ha a disposizione l'automobile, anche la più insignificante delle commissioni, diventa un'impresa epica.
Ho acquistato il biglietto all'edicola, e sono salito sù....
" Scusi..."  "Permesso..." " Ecco..." " Grazie.."
Vorrei già scendere...ma siamo appena partiti.
Timbrando il biglietto ho notato un cartoncino pubblicitario che mi informava sulla 60° Festa dell'Unità, qui a Genova, notando con piacere che l'11 Settembre, tornerà dalle mie parti Roberto Vecchioni.
Non mancherò.
Bit..Bit..BiBiBiBit...Bit...è un bimbetto che, seduto vicino alla sua mamma, sta martoriando un videogame. Ogni tanto compie un saltello..probabilmente stà scappando da un mostro incredibile.
Alla prima fermata salgono due ragazze di colore, presumo africane; indossano entrambe "abiti mimetici":
la più giovane, maglietta gialla e pantaloni fuxia, l'altra invece corpettino viola con pantaloni verde-ramarro.
Dal finestrino, in fondo ad un'autostrada di tetti di ardesia, la Lanterna mi saluta timidamente e mi sussurra: "Che ci fai tu, li dentro?"
E' solo un passaggio rapidissimo....poi un muraglione grigio la uccide.
Vorremmo tutti scendere, abbiamo una gran voglia di non stare assieme, perchè siamo male assortiti, non abbiamo niente da dirci e niente da condividere.
Forse siamo brutti.
Stiamo tutti andando da qualche parte e questo andare, riguarda solo noi.
Bit...Bit..BiBiBiBiBit....Bit...ragazzino, il mostro ti ha quasi raggiunto...corri....o spegni il videogame.
"FERMATA PRENOTATA"
Raramente mi è capitato di trovare una bella atmosfera nell'autobus, forse perchè sballonzola un po' troppo e rende tutti un po' nervosi.
Finalmente si scende.

L'AUTOBUS
(P.A.Bertoli)

Siam tutti qui sull'autobus seduti ed assonnati
corron con poca voglia gli ultimi arrivati
ognuno prende posto in fondo al suo cantone
si chiude in un silenzio che è fatto di oppressione
e gli operai sull'autobus son pronti per partire
le donne i vecchi e i giovani son stanchi di aspettare.
Svoltato il primo angolo il sole ci colpisce
la luce cambia i visi e gli occhi ci ferisce
e sembra che le bocche non vogliano parlare
che stare in quel silenzio sia un fatto naturale
lento cammina l'autobus il viaggio è cominciato
ed il parlare è un fatto che sembra sia vietato.
Ma certo non è vero, Maria non può tacere
si arma di un sorriso che non sa trattenere
e parla a poco a poco con chi le sta più accanto
e poi alza la voce: ora il silenzio è infranto
viaggia più allegro l'autobus quasi avesse capito
il muro del silenzio è stato demolito.
Siam tutti un po' sorpresi colpiti svergognati
come se a quel silenzio fossimo rassegnati
la maschera del viso si scioglie come cera
la nostra faccia adesso diventa quella vera
spedito imbocca l'autobus strade sempre più grandi
e porta all'apertura del cuore dei viaggianti.
Le idee prendono forma, ti escono dai denti
e vanno a stuzzicare le orecchie dei presenti
si parla del lavoro, del misero salario
dei furti e degli abusi che compie il propietario
e l'autobus si ferma, raccoglie facce nuove
dal fondo della mente qualcosa ora si muove
Ed è arrivata a tutti la voglia di parlare
assieme alla certezza che adesso si può fare
e l'allegria sorprende i pigri ad origliare
che anche se non parlano restano ad ascoltare
l'autista è come noi, parla con il vicino
è nuovo in questo giorno l'autobus del mattino.
Le donne i vecchi e i giovani non dico son già uniti
ma è come se lo fossero di più ogni minuto
perchè in ogni sillaba che rovesciamo a imbuto
c'è dentro sempre un unico identico nemico
ognuno adesso parla di sè con il vicino
è un unico pensiero l'autobus del mattino
Il prezzo della carne, la misera pensione
i figli sulla strada della televisione
e dei disoccupati e della repressione
gli affitti delle case, un'altra occupazione
e l'autobus ribolle di giusta ribellione
si parla dei soprusi compiuti dal padrone.
E se ne va il silenzio, parliamo forte tutti
la colpa è del governo, "massa di farabutti"
ci esplode dal di dentro la voglia di cambiare
insieme alla certezza che adesso si può fare
l'autobus ora è vita, il sole è entusiasmante
che bel mattino è questo: domani sarà raggiante! 

postato da: FernandoPessoa alle ore 13:45 | Permalink | commenti (2)
categoria: l altra radio
domenica, 28 agosto 2005

L'uomo flessibile

 

Carlo Fava bisogna vederlo... Tutti i "cantautori" (che brutta definizione) rendono meglio dal "vivo"... ma ce ne sono alcuni per cui la parte scenica è fondamentale: uno di questi è Carlo Fava. A me Carlo mi aveva conquistato anche prima di vederlo.. qualcuno mi ha raccontato che quando m'aveva fatto ascoltare un paio di canzoni sue "vecchie" (degli album precedenti), avevo già detto: mi piace! Ma poi, sinceramente, me ne sono persino dimenticata, di quelle canzoni, del suo nome... come spesso m'accade, quando qualcuno mi fa ascoltare un pezzo che mi piace... ma non l'ho ancora conquistato io.

Carlo mi ha completamente conquistato quando è uscito "L'uomo flessibile": è stato un colpo di fulmine. Ho passato giorni a risentire quell'album in continuazione... avevo persino dimenticato Vecchioni in quei giorni (Roberto mi perdoni!). Ma quando l'ho visto sul palco, alla Salumeria della Musica di Milano (l'avevo già visto al Club Tenco... ma era stata un'altra cosa... anche perché ero abbastanza lontano)...

sono tornata a vederlo più volte alla Salumeria stessa... ma poi ho iniziato a inseguirlo per l'Italia, un po' come i concerti del prof.

Anche ieri l'ho raggiunto a Malnate... vicino a Varese. Bravo, come sempre. Era la seconda volta che ascoltavo quel suo pezzo, "La scaletta": un pezzo scritto col sommario dei titoli del telegiornale di Italia 1 del 21 dicembre 2004. Carlo quel pezzo lo deve assolutamente registrare!

Alla fine salutandoci ci stavamo dando appuntamento per il 12 settembre all'Anfiteatro di Milano (Festa de l'Unità) e mentre mi spiegava dov'era... gli ho detto che oggi sarei andata a vedere Vecchioni con Branduardi.

"Vecchioni e Branduardi?"... insomma, l'ho incuriosito... l'ho visto subito dalla sua espressione che aveva una mezza idea.... e così ci siamo dati appuntamento per oggi... da Vecchioni e Branduardi!

Vi racconterò!

Paolo Conte faciva l’avvocato,
Genio Montale faciva o manovale
A tempo perso scriveva poesie,
Genio Montale non le scriveva male
Emiglio Gadda faciva l’ingegnere,
Jean Paul Sartre faciva ‘o cameriere
Scott Fitzgerald faciva ‘o carrozziere,
Ti riparava cofani e portiere
Carlo Marx faciva ‘o pensatore,
Invece Engels faciva ‘o muratore
Si son trovati una mattina presto,
Com’è come non è t’ hanno scritto o Manifesto
Pablo Picasso vendeva le cornici,
E se insistevi ti dava le vernici
Se salutavi togliendoti il cappello,
Pablo Picasso ti dava anche o pennello
Giuseppe Verdi facinn’ a passeggiata,
S’è scivolato e t’ha fatto la Traviata
Giosué Carducci faciva l’insegnante,
com’è come non è a me non fanno fare niente
vissi d’arte vissi d’amore
Non colsi le mie rose non colsi nessun fiore
Garcia Marquéz faciva ‘o pescatore
E stava in mezzo o mare tutte l’ore
E stava all’ombra per limitare i danni
Ma pe’ catta’ nu pisce c’ha messo cento anni
Pirandello faciva ‘o panettiere
E sistemava tutti i suoi panini in fila
Se gli chiedevi un filone solo
Ti rispondeva: “ o nessuno o centomila”
Robert De Niro aveva donne belle
Al Pacino aveva donne brutte
Dustin Hoffman non ne aveva proprio
Passava Ugo Tognazzi che se le faceva tutte
Giorgio Armani faceva il vetrinista
La Montalcini faceva la rivista
Bruno Vespa faceva la cubista
Com’è come non è l’hanno fatto giornalista
vissi d’arte vissi d’amore
Non colsi le mie rose non colsi nessun fiore

(Cofani e portiere - Carlo Fava)

postato da: maria963 alle ore 08:39 | Permalink | commenti (1)
categoria: le canzoni d autore
sabato, 27 agosto 2005

Un libro è un libro.
E fin qui, siamo tutti daccordo.
Al suo interno possiamo trovare parole, ma anche odori, qualche lacrima essiccata, colori forti, sospiri, piccole strade che portano al mare, raramente ricordi, squarci di cielo, macchie di sugo, o le impronte di chi lo ha già letto o ce lo ha prestato.
Una volta in un libro mi è capitato addirittura di trovare un volto di ragazza, rimasto imprigionato li in mezzo da chissà quanto tempo; mi è bastato voltare la pagina per liberarlo; fu la volta che riuscii a compiere una buona azione.
Forse quel volto mi sta ancora ringraziando, o forse è finito in un altro libro.
A volte faccio pure un po' di confusione quando ne leggo uno, nel senso che, se il libro è scritto troppo bene, dimentico che è un libro, e mi trovo a passeggiare per quelle strade che lo contengono, a rabbrividire, se lo scrittore fa alzare il vento, o a disperarmi se il protagonista soffre.
Spesso ritorno stanco dalla lettura di un libro, un po' invecchiato, sporco, carico di soldi o di debiti, con la camicia strappata, o con qualche convinzione in più.
Il primo libro che ho letto....e chi se lo ricorda....
Forse è stato "Pinocchio", oppure "Senza famiglia", oppure "I ragazzi della Via Pal",ma già da questi, iniziavo a sentire l'odore dei paesi descritti, a sentire la pena di Ernesto Nemecsek, il biodino minuscolo, escluso dalla compagnia.
Leggevo più che altro, per fare contenti mamma e papà, ma questo...girovagare per le pagine, sentitvo che a poco a poco, contribuiva a far nascere quel minimo di fantasia che un bimbo deve avere, se bimbo vuole essere.
E quando ascoltavo, nel 1966, "C'era un ragazzo che come me..." mi riusciva facile dare un volto a questo ragazzo che con estremo dolore, abbandonava la sua chitarra, i Beatles ed i Rolling Stones....
" Anvedi quant'è vecchio 'sto FernandoPessoa".....
Un libro è un libro...finchè non lo apri...


Cera un ragazzo, che come me.....
Mauro Lusini

C'era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones

girava il mondo,
veniva da
gli Stati Uniti d'America.

Non era bello
ma accanto a sé
aveva mille donne se
cantava «Help» e «Ticket to ride»
o «Lady Jane» o «Yesterday».

Cantava «Viva la libertà»
ma ricevette una lettera,
la sua chitarra mi regalò
fu richiamato in America.

Stop! coi Rolling Stones!
Stop! coi Beatles. Stop!
Gli han detto vai nel Vietnam
e spara ai Vietcong...

C'era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones

girava il mondo,
ma poi finì
a far la guerra nel Vietnam.

Capelli lunghi non porta più,
non suona la chitarra ma
uno strumento che sempre dà
la stessa nota ratatata.

Non ha più amici, non ha più fans,
vede la gente cadere giù:
nel suo paese non tornerà
adesso è morto nel Vietnam.

Stop! coi Rolling Stones!
Stop! coi Beatles. Stop!
Nel petto un cuore più non ha
ma due medaglie o tre...

postato da: FernandoPessoa alle ore 17:50 | Permalink | commenti (4)
categoria: l altra radio
sabato, 27 agosto 2005

 

Ascoltatori del blog, nonchè "aficionados" de L'Altra Radio, sentite qua.
Ho da raccontarvi alcune stranezze che mi riguardano da molto vicino.
D'estate ho caldo, d'inverno ho freddo, quando c'è vento mi si scompigliano i capelli, se faccio le scale di corsa mi viene il fiatone, detesto fare le code alle casse dei supermercati....
Sconvolti? Devo andare avanti? Massì dai...
Ho in cantiere da tanto tempo, un progetto sensazionale: un giorno o l'altro mi metterò ad amare sul serio. Promesso...lo farò.
Quasi certamente non se lo aspetterà nessuno, nel senso che rimarranno tutti sorpresi...sgradevolmente sorpresi.
Questi "accumuli di parole" ogni tanto ristagnano dentro di me, e se , almeno periodicamnete non metto un po' di ordine, finiscono con l'uscire...così...senza un criterio....e dirle a microfono aperto poi...è sconveniente.
Mentre salivo su in radio, con il fiatone in atto, mi sono ricordato di una recente intervista di Roberto Vecchioni, a proposito delle "parole"...


"Le parole non sono fiato, evanescenza, convenzione. Le parole sono «cose». Niente esiste se non ha nome, perchè siamo noi a far esistere il mondo."

Abbiamo un bella responsabilità, noi, che facciamo uso più o meno lecito delle parole.
La mia categoria poi, quella dei DJ, deve anche badare a non creare inutili illusioni o facili fraintendimenti.

"Le parole non sono fiato, evanescenza, convenzione....."

Usiamole con dovuta parsimonia...per carità...scivoliamo li in mezzo, badando a non farle urtare fra di loro.
Il famoso libraio di Selinunte è sempre lì che ci guarda....diamoci una regolata...

Al famoso libraio vorrei consigliare di fare un salto su questo sito. www.vecchioni.it nella sezione forum....e di fare..quello che è necessario fare.
Questa canzone la dedico a Frullo, dicendogli di avere pazienza...prima o poi torneranno...(le parole).


Il Libraio di Selinunte
Roberto Vecchioni


Così di notte quando tutto era silenzio nella strada,
io scavalcavo la finestra
e camminavo con le scarpe in mano,
e mi infilavo nella luce fioca della sua bottega
per sentire la voce di quel piccolo uomo.

Così di notte in quella stanza
dove mi dimenticavo il tempo,
io stavo ad ascoltarlo di nascosto
mentre lui leggeva
parole di romanzi e versi come cose da toccare
e al frusciare di pagine mi sentivo volare...

E le parole come musica di seta
mi prendevano per mano,
e mi portavano lontano dove il cuore
non si sente più lontano:
dentro le immagini, nei libri e nella pelle
di chi aveva già vissuto cose tanto uguali a me,
nella follia d'essere uomo e nelle stelle
per andare oltre il dolore più inguaribile che c'è;
e le parole si riempivano d'amore,
le sue parole diventavano d'amore,
le sue parole diventavano l'amore...

Così la notte quando gli incendiarono la casa,
e la gente rideva e diceva che era finalmente ora,
capii che c'è davvero una diversità infinita
tra imparare a vivere e imparare la vita;

guardavo il pifferaio che si portava dietro le parole
e se le trascinava nella luce bianca della luna:
non si voltò, non si voltò neanche a salutare,
se le prese su tutte e le gettò nel mare...

E le parole del libraio da quella sera
se ne andarono per sempre
e mi lasciarono con gli occhi di un bambino
che non può sognare più.
Tutte le notti torno con le scarpe in mano
per vedere se da qualche parte le riporterai;
di giorno provo a ricordarmele ma invano,
troppi uomini non cambiano
e non cambieranno mai:
parlano tutti ma non dicono parole,
le loro cose non diventano parole,
mi manchi tu, mi mancano le tue parole...

Ma ci son sere che scendendo verso il mare
mi sembra come di sentirti, e non ti vedo;
ma se mi illudo che sia ancora tutto vero
quasi ci credo.

postato da: FernandoPessoa alle ore 12:14 | Permalink | commenti (1)
categoria: l altra radio
sabato, 27 agosto 2005

Branduardi

 

Nei prossimi giorni non riuscirò a passare sovente negli studi de l'altra radio, e così stamattina ho fatto un salto qui mentre i ragazzi ancora dormivano e Daniela & Sara hanno appena iniziato il loro viaggio per raggiungerci. In questi ultimi giorni di agosto, prima di ricominciare a lavorare, sarò un po' impegnata con amici e concerti... ma voi, cari colleghi, trasmettete. Anzi, vi dirò che affido proprio a voi la gestione totale di questa radio per i prossimi giorni... i programmi devono continuare, gli ascoltatori attendono... ed io, ovunque, mi sintonizzerò per ascoltarvi.

Fuori si sta scatenando il temporale e mi auguro che qualche fulmine non colpisca gli strumenti un po' precari dell'altra radio...

Stasera andrò alla villa  Braghenti di Malnate, provincia di Varese, per uno spettacolo di Carlo Fava... domani sera sarò alla Festa de l'Unità di Milano, per il ritorno di un duo eccezionale: Roberto Vecchioni e Angelo Branduardi in "parole e musica". Erano dai tempi di "Samarcanda" che non si vedevano più insieme... anche se proprio in questi ultimi giorni, mettendo un po' di ordine qui in radio, ho trovato un vecchio video dei due insieme che si alternano a Stanlio e Ollio... dovrebbe risalire ai tempi dell'album live "Camper" di Roberto.

Ed è proprio pensando a questa coppia di amici... ma ancor più ripensando agli ultimi discorsi portati avanti con Ale, che mi è tornata la voglia di ascoltare questa canzone di Roberto...

In questa storia che diventa tempo,
in questo tempo che diventa amore,
ho conosciuto ragazze ridenti fuggenti
nel giro di poche ore,
e con due ali di cera mi sono permesso
di andare a toccare il sole;
qualche sorriso di madre fa
crescere in fretta
fa bene alla pelle e al cuore.
E adesso ho vinto, se pure si vince
che è tutto da dimostrare;
ho ereditato la terra che aveva mio padre,
ovvero le sue parole;
e guardo l'alba che insegue il tramonto,
che insegue la notte per fare l'amore;
e sento te che mi riempi la stanza e la vita
ché niente può farmi male, e penso...
dove saranno gli amici miei,
quelli del tempo che c'era lei?
come vorrei... cosa darei...
dove saranno gli amici miei?
Amore amore, tienmi forte la mano
e aiutami a ricordare:
io sono un piccolo uomo sotto un piccolo vetro
che non si può più spezzare;
vorrei mandare in frantumi
memoria, pensieri, almeno per un saluto;
e avere ancora vent'anni,
ancora tutto da dire per un minuto.
E chiudo gli occhi più forte del tempo,
però tu non mi lasciare;
e all'improvviso li vedo:
lontani, vicini, gli stessi di mille sere;
e sento tutte le voci:
la dolce, l'acuta, la tenue la disperata;
e devo chiedere scusa a qualcuno,
ricordo... ma forse è una puttanata
stasera
tornano tutti gli amici miei,
forse non sono partiti mai:
erano qui dentro di me
e non l'avevo capito mai;
tornano tutti gli amici miei,
noi non ci siamo lasciati mai,
e sono qui dentro di me,
tornano tutti gli amici miei

E permettemi di mandare un saluto particolare ad alcuni amici che negli ultimi tempi ho ritrovato proprio qui, fra le pagine di questo blog, come se queste fossero un po' anche le pagine della mia vita... amici che spesso hanno saputo trovare parole molto belle per me e trasmettermi la loro "vicinanza"... e sto parlando soprattutto di Antonio, Fiore, Ale... ed alcuni altri amici che però non c'entrano con questo blog. Daniela è un altro discorso... lei è la sorella che non ho mai avuto, lei è stata l'amica che svegli nel cuore della notte per buttarle addosso tutte le tue follie del momento... per la verità il più delle volte non sono nemmeno stata io a chiamarla... ma lo squillo del telefono che puntualmente arrivava agli orari più improbabili... non chiedetemi come facesse a sapere a distanza di 700 km che era l'attimo in cui una voce amica può distrarti dal commettere qualche sciocchezza...

Onde evitare di cadere in sciocchi sentimentalismi... vi mando in onda ancora una canzone... prima di salutarvi e fuggire a casa dove ho ancora un mucchio di cose da sbrigare prima di andare a Porta Nuova a prendere Daniela e Sara...

Saludos compañeros
de mi vida e de mi muerte,
forse un po' rincoglioniti
dalla"coca" e dalla suerte:
Felipe è diventato
un pezzo grosso della destra,
Sebastiano vende idee,
Ramon lattine di minestra
Juliano ha il suo giornale
di previste previsioni,
Pancho è l'unico rimasto
sulla nuvola in calzoni.
E in fondo a quella strada
non ci sono mai arrivati,
per malinconia del tempo,
o forse il tempo li ha ingannati.
Avevan gli occhi stretti
a furia di guardare il sole,
e il sole non sorgeva
mai sul mare.
Avevan mani grandi
a furia di abbracciare il mondo,
e il mondo non si faceva
mai abbracciare:
parlavano cantando
e innamoravano ragazze belle
e perse dentro i loro occhi
scintillanti come stelle
Compañeros,
compañeros,
compañeros, oh, oh.
Compañeros,
compañeros,
compañeros, oh, oh.
Però non v'illudete,
non passiamo mai la mano,
nella luce del tramonto
più ne partono e più siamo.
Compañeros si è di dentro
e non abbiamo vie d'uscita:
è il sogno d'esser uomo
in questa e non nell'altra vita.
Amore, amore, amore
metti un fiore alla finestra,
che continuino a vederlo
e che chinino la testa:
in fondo a quella strada
c'è un campo di mimose;
forse non ci arriveremo...
ma non cambiano le cose.
Abbiamo gli occhi stretti
a furia di guardare il sole,
e questo è solo un modo di guardare,
abbiamo mani grandi
a furia di abbracciare il mondo,
e questo è il solo modo di abbracciare:
e siamo in ogni strada
in ogni angolo del tempo, vivi,
e ci riconosciamo da un sorriso
che non è mai spento:
Compañeros,
compañeros,
compañeros, oh, oh.

violino  un abbraccio... da milady

postato da: maria963 alle ore 08:49 | Permalink | commenti (2)
categoria: l altra radio