giovedì, 30 giugno 2005

Stupendo, poter far parte di una radio, una “radio libera”.

Quanti ricordi! Che belli quei tempi, i primi anni '70, quando sono nate! Ricordo si potevano richiedere, in alcuni momenti della giornata, le canzoni che ti stavano più a cuore e accompagnarle da dedica... come del resto ancora oggi; ma in quel tempo il sapore era diverso anchè perché la radio nazionale non le trasmetteva per tante e svariate motivazioni; non solo, ma i mezzi di comunicazione di una volta non erano così diretti come quelli di oggi.

Nel '74 ricordo di aver prestato ad un mio amico Dj, il mio registratore Revox a bobine 6-7 kg di robba, con bobbine grandi che potevano andare per ore e ore e che lui usava per la notte nella sua radio libera “Radio Piacenza Libera”. E poi ai miei tempi si tenevano quelle festicciole in famiglia negli scantinati, nei garages e c’era sempre chi era l’addetto ai dischi.

Sì, non mi nascondo l’ho fatto, anzi diciamo meglio, era una parte a me riservata.

Comunque adesso è il mio turno: ho le cuffie, i microfoni sono pronti, il disco è sul piatto, la luce rossa è accesa e dice “On Air” e allora vado: Ora ragazzi una canzone di un giovane italo-americano dedicata a noi a tutte le radio libere Eugenio Finardi dall’Album “Sugo”:

La Radio

(Finardi - Fabbri - Finardi)

Quando son solo in casa e solo devo restare
per finire un lavoro o perché ho il raffreddore
c'è qualcosa di molto facile che io posso fare:
è accendere la radio e mettermi ad ascoltare.
Amo la radio perchè arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
e se una radio è libera, ma libera veramente
mi piace ancor di più perché libera la mente.
Con la radio si può scrivere leggere o cucinare.
Non c'è da stare immobili seduti lì a guardare.
E forse proprio questo che me la fa preferire:
è che con la radio non si smette di pensare.
Amo la radio perchè arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
e se una radio è libera ma libera veramente
mi piace anche di più perché libera la mente

postato da: kiriku alle ore 22:48 | Permalink | commenti
categoria: l altra radio
giovedì, 30 giugno 2005

jiulia

Era capace di piangere pressoché a comando, era uno dei suoi notevoli talenti, e adesso, senza un suono, senza un singhiozzo, le lacrime le rigarono le guance. La bocca socchiusa, negli occhi lo sguardo di una bimba che è stata profondamente ferita e non sa perché, l'effetto era indicibilmente patetico.

Un vero talento naturale! Questo si dice di un' attrice che si ponga sulla scena come se fosse nata solo per quello, che sappia entrare nei personaggi con grande eclettismo, che "viva" quello che sta recitando. La protagonista del romanzo di William Somerset Maugham, Theatre, tradotto da Salvatorelli, La diva Jiulia, è qualcosa di più ancora: per lei vivere è recitare. Fin dagli esordi il suo talento sulle scene era prepotentemente emerso e, anche al di fuori del teatro, aveva sempre saputo interpretare, nel modo migliore, le parti più opportune per le occasioni fondamentali della sua vita.
Dall'incontro con i genitori del bel Michael, austeri e formali, in cui recita la parte della ragazza di buona famiglia, dalla "gestione" stessa del suo fidanzamento in cui interpreta con abilità il ruolo di generosa e umile innamorata (ma l'amore che prova per Michael è autentico), via via, fino al tempo in cui è collocata la vicenda narrata nel romanzo, non c'è mai differenza per lei tra vita e teatro.
Ma tanta bravura non le apre le porte della felicità: insoddisfazione, banalità, grettezze non le vengono risparmiate, anzi sembra caratterizzino le sue giornate e i suoi sentimenti. Il matrimonio infatti si dimostra ben presto un fallimento, l'amore svanisce, rimane solo solidarietà e amicizia che non possono però assolvere al bisogno di passione e di sentimento che in Julia restano sempre inespressi. Per questo è facile, quasi inevitabile per lei, farsi sedurre da chi non può però essere alla sua altezza, per età, per intelligenza, per sensibilità.
Eppure Julia sa, nella professione, impedire che una giovane attrice le strappi l'applauso, imporre a un autore che ricami su di lei la parte principale, suscitare nel pubblico entusiasmo per la sua recitazione: nella professione è perfetta, ma la confusione tra arte e realtà non è facile da vivere.
Maugham ha in questo romanzo saputo costruire un perfetto modello, "l'Attrice" per eccellenza e, nella prefazione (scritta anni dopo la prima stesura del libro), racconta ai lettori il suo rapporto con il teatro e il suo mondo. Non era mai stato affascinato dal teatro fino a quando non aveva conosciuto la perfezione tecnica richiesta ad un attore, la fatica, il lavoro di preparazione di un brano, di una scena, di un atteggiamento o di un gesto. Allora aveva sentito amore per quelle creature apparentemente evanescenti che sono le
attrici, in realtà laboriose operaie dell'arte, e aveva pensato di raffigurarne in La diva Julia un esemplare tipico a cui donare quell'affetto e quello sguardo attento e pietoso che spesso la vita ha loro negato.

István Szabò porta in scena il romanzo nel film Being Jiulia - La diva Jiulia, con Annette Bening nei panni della protagonista (Julia), a cui dà la voce Mariangela Melato.

Julia

Ieri sera sono andata a vedere questo film... e chissà perché all'uscita dalla sala, mentre guidavo, avevo davanti l'immagine di Roberto Vecchioni sul palco...

sarà quella ruga di ridente nostalgia, o la confusione tra la vita e la poesia...

Julia

Ed arrivai mezzo truccato
che già calavano la scena
al primo atto e in piena luce
l'avevan tutto sbottonato
tutto gli avevan levato
tranne la maschera e la voce
e mi guardava e sorrideva
e mi guardava e mi diceva:
"Continua tu che tanto è un gioco"
che sia una farsa o una tragedia
meglio che stare su una sedia
per dopo battere le mani
fa la mia parte e li vedrai
son lì che non protestan mai
è troppo comodo quel posto
e si accontentano di questo
Tre passi avanti, due a sinistra
rimani sempre bene in vista
e non guardarli mai negli occhi
di solo cose che san già
che sia Romeo o Pulcinella
la fin del viaggio resta quella
ringrazia sempre, sei un artista
questa è la loro realtà
Non è che abbia strabiliato
nessuna volta in un teatro
ma chi mi parla sta morendo
ed è con lui che ho cominciato
e quella sera l'ho adorato
che pianse, rise, improvvisando
io quella sera non ho riso,
e tanto meno non ho pianto
l'avrai creduto tu io
stavo solo lavorando
no, non è vero ci credevi
è stata la tua vita ed è la mia
e se non è così il tetro è una follia
tre passi avanti, due a sinistra
rimani sempre bene in vista
e non guardarli mai negli occhi
di solo cose che san già
che sia Romeo o Pulcinella
la fin del viaggio resta quella
ringrazia sempre, sei un artista
questa è la loro verità
tre passi avanti,
tre passi avanti,
tre passi

postato da: maria963 alle ore 19:15 | Permalink | commenti (2)
categoria: dovevo fare del cinema, giù la maschera
giovedì, 30 giugno 2005
Ciao, eccomi qui, emozionatissima per la mia prima vera trasmissione...
Canzoni in libertà, secondo il mio capriccio, l’umore del momento…
Molto in ritardo, ma c'è sempre qualche problema tecnico la prima volta, e spero che la sorpresa che vi ho riservato mi farà perdonare
Per questa prima assoluta del programma vorrei farvi ascoltare qualcosa di veramente speciale, una delle voci secondo me più belle in assoluto della musica di tutti i tempi, profonda, roca, sensuale… e poi lui è un uomo che ammiro molto, che ha diffuso nel mondo la musica tradizionale di tutti i popoli, non solo il calipso della sua nativa Giamaica. Una persona di straordinaria umanità che ha speso la sua vita nell’impegno civile. E non vorrei dimenticare, da un punto di vista diciamo così più frivolo e femminile, che ai suoi tempi era di una bellezza da togliere il fiato… Avete capito di chi sto parlando, no? Harry Belafonte, naturalmente. Vi propongo una delle sue canzoni che amo di più, in cui potrete cogliere in pieno tutta l’emozione della sua splendida voce. La canzone degli schiavi raccoglitori di cotone. C’è tutto Belafonte, qui dentro… Buon ascolto!
Cotton Fields
Parole e Musica di :  H. Ledbetter
Arrangiamento: C.C. Carter
When I was a little baby,
My Mama would rock me in the cradle
In them there, ol' cotton fields at home
When I was a little baby,
My Mama would rock me in the cradle
In them there, ol' cotton fields at home

Oh when them cotton balls bet rotten
You can't pick very much cotton
In them there, ol' cotton fields at home
It was down in Louisiana,
Just a mile from Texarkana
In them there ol' cotton fields at home.

Now it may sound very funny,
But you didn't make very much money,
In them there, ol' cotton fields at home
Yes it might sound very funny,
But you didn't make very much money,
In them there, ol' cotton fields at home

Oh when them cotton balls bet rotten
You can't pick very much cotton
In them there, ol' cotton fields at home
It was down in Louisiana,
Just a mile from Texarkana
In them there ol' cotton fields at home.

I was over in Arkansas,
When the sheriff asked me
"What did you come here for ?"
In them there, ol' cotton fields at home
Yes I was over in Arkansas,
When the sheriff asked me
"What did you come here for ?"
In them there, ol' cotton fields at home

Oh when them cotton balls bet rotten
You can't pick very much cotton
In them there, ol' cotton fields at home
It was down in Louisiana,
Just a mile from Texarkana
In them there ol' cotton fields at home.
 

postato da: Alexgenova alle ore 08:23 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 30 giugno 2005

Ok eccomi qui... pronta a preparare quello che sarà l’angolo della romanità… Romanità vista come il percorso di immagini che vengono dai ricordi… immagini e pensieri tra i ruderi di una città… la romanità che me scorre ne e vene compagna all’amore che ciò per Roma mia… Non ve parlerò del colosseo... fontana dei trevi… o piazza de spagna… vi dirò… der core de stà città… de i vicoli che trasudano la magia di un passato, delle Madonelle, dell’osterie de fori porta, delle gattare, della passatella, leggende sconosciute e la teatralità der popolino, der pianto e l’allegria de Roma mia, della Roma de Fabrizi, de Pascarella, der Belli, de Trilussa, della canzone romana struggente o a dispetto... insomma ve parlerò della Poesia che è Roma Mia! Vicolo der Moro e dintorni (cose de noantri)… che ne dite del titolo? Vi aspetto! La trasmissione è in rodaggio… ma sarà prossimamente in onda!

DJ Daniela.

postato da: Daniela52 alle ore 00:22 | Permalink | commenti
categoria: l altra radio
mercoledì, 29 giugno 2005

Roby

Felice che l'altra radio sia stata un'idea che ha riscontrato interesse, che - per dirla all'Antonio - "acchiappa"... e si stanno concretizzando progetti davvero "belli" a tal proposito...

sono qui a proporre ancora un nuovo progetto che a me piace molto... e spero anche a tutti voi.

Io e Fiore (Kiri) siamo talmente appassionati dello "scrivere" di Roberto che non ci accontentiamo di conoscere tutta la sua produzione come "cantautore" (che brutto termine, lo so, ma è solo per capirci più in fretta), di ascoltare e riascoltare migliaia di volte i suoi pezzi più nuovi, quelli più antichi, per trovarci sempre "qualcosa di magicamente nuovo". Non ci basta nemmeno conoscere quando, come, da dove siano nate certe "perle"... cosa ha ispirato La leggenda di Olaf e che "storia" vive dietro Gli incubi riccorenti del sognatore Olsen...

Siamo andati oltre... e vogliamo parlare e conoscere e confrontarci... anche su tutta la produzione di Roberto per altri autori.

Tutti noi sappiamo che Vecchioni nasce, prima ancora che su un palco, dietro le quinte... scrivendo pezzi per altri cantanti, traducendo in italiano pezzi che hanno successo in America... e alcuni suoi lavori arrivano anche ai vertici delle classifiche di ascolto. Ormai sanno tutti che Donna felicità, la canzone che nel 1971 porta i Nuovi Angeli in cima alle classifiche per oltre sei mesi, è stata composta da Roberto Vecchioni e Renato Pareti. Ma quanti sanno che anche La donna della sera con la quale nel 1994 Angelo Branduardi stupisce il suo pubblico, è composta da Roberto Vecchioni? Una canzone che stupisce perché parla dell'amore in modo molto "carnale", forte... ma in realtà una stupenda canzone d'amore con versi quali:

una tua ruga bella di stanchezza di più m'intriga della giovinezza...

Bene, per ora mi fermo qui, in questa anticipazione di cosa sarà la sezione Roberto: autore per altri...

Ringrazio, in anticipo, Kiri, per il grande contributo che darà a questa nuova avventura (ne sa una più del diavolo!)... e per aver condiviso, amato e progettato con me questa sezione.

Inutile ripetere ancora che, come sempre, anche questa iniziativa, nasce da alcuni di noi, ma è aperta a tutti e ci attendiamo il contributo di tutti. Questo spazio virtuale, infatti, è nato e cresce sempre e solo con la voglia di "studiare" insieme qualcosa che tutti noi amiamo profondamente e ci emoziona infinitamente.

Io la butto lì... senza troppe speranze che venga letta dall'interessato e che, comunque, "acchiappi" anche il suo interesse... ma...

se il professor Roberto Vecchioni volesse farci il dono di partecipare a questa sezione o a "l'altra radio", noi tutti ne saremmo enormente onorati... in quanto sappiamo bene che nessuno, meglio di lui, potrebbe insegnarci... potrebbe parlarci dell'origine della canzone d'autore, della canzone italiana in generale e non solo di quella italiana...

Roberto, questa piccola e modesta "stanza" è sempre aperta per diventare "la tua stanza"... o forse "la nostra stanza"!

postato da: maria963 alle ore 22:20 | Permalink | commenti
categoria: roberto autore per altri
mercoledì, 29 giugno 2005

Siete svegli? Se non lo siete... allora svegliatevi! Ho deciso che oggi voglio una giornata allegra bimbi... Ninte di meglio appena alzati... quando la notte ha chiuso le porte ai sogni... e guardandoti allo specchio vedi la realtà del giorno... sfogarsi a cantare una giornata... Buongiorno bimbi!!! E va si comincia a cantare...

E va... e va...

(Alberto Sordi)

Me saro' chiesto
cento, mille volte
io che nun so
ne' re ne' imperatore
che ho fatto
pe' trovamme 'sta regina
ner letto, fra le braccia
in fonno ar core
e datosi che sei cosi' preziosa
stasera io te vojo di' 'na cosa...
Te c'hanno mai mandato
a quer paese ?
Sapessi quanta gente che ce sta'...
er Primo Cittadino e' amico mio
tu dije che te c'ho mannato io...
... e va...
va avanti tu
che adesso c'ho da fa'
sarai la mia meta'
ma si nun parti
diventi n'artro po'
la mia tre quarti...
E va... e va...
nun poi sape' er piacere che me fa'
magari quarche amico te consola
cosi' tu fai la scarpa e lui te sola
io te ce manno sola
sola senza de me
Gia' che ce so'
me levo st'artro peso
co' te, che fai er capoccia
e stai piu' su
te sei allargato troppo...
senti... 'a coso...
mica t'offenni se te do' der tu?
Te c'hanno mai mannato
a quer paese?
Sapessi quanta gente che ce sta'
a te te danno la medaja d'oro
e noi te ce mannamo tutti in coro.
E va... e va...
chi va co' la corente e' 'n'baccala'
io so' salmone
e nun me frega niente
a me me piace anna'
contro corente...
E va... e va...
che piu' sei grosso
e piu' ce devi anna'
e t'aritroverai ner posto giusto
e prima o poi vedrai
ce provi gusto...
Ma quanno la matina
sto allo specchio
c'e' un fatto
che me butta giu' er morale
io m'aritrovo sempre
ar gabbinetto
e me ricanto sempre 'sto finale...
te c'hanno mai mannato
a quer paese
cosi' io m'encoraggio
e me consolo
cor fatto
de mannammece da solo...
E va... e va...
che si ce devi anna',
ce devi anna'...
tanto si t'annisconni
dietro a 'n'vetro
'na mano c'hai davanti
e l'artra dietro
e va... e va...
e' inutile che stamo a litiga'
tenemose abbracciati
stretti stretti
che tanto prima o poi
c'annamo tutti
a quer paese,
tutti a quer paese la'...
(voce): aho', e che fai?
Che nun venghi?
Sordi: Chi e', aho'... e pe' forza... e che, nun vengo?

Ciao Alberto !!!

Ragazzi cantatela forte! Credetemi la giornata sarà meno dura! A proposito auguri a tutti i Paolo e i Pietro!

Dj: Daniela

postato da: Daniela52 alle ore 09:39 | Permalink | commenti (6)
categoria: l altra radio
martedì, 28 giugno 2005

sogno

Perfino sognare è una punizione. Ho raggiunto nei sogni una tale lucidità che ogni cosa che sogno la vedo come se fosse reale.

Con me ci sono gli altri, i più poveri, coloro che hanno soltanto se stessi per raccontare i loro sogni e scrivere ciò che sarebbero poesie se venissero scritte: i poveri diavoli senz'altra letteratura che la loro anima, che muoiono soffocati dal fatto di esistere.

Gli Dei, se sono giusti nella loro ingiustizia, ci conservino i sogni anche quando sono impossibili e ci diano sogni buoni anche se meschini.

Esistono momenti supremi dell'anima in cui essa ricorda, attraverso l'emozione o attraverso una parte della memoria, un momento, o un aspetto, o un'ombra di un'anteriore incarnazione. E in quei momenti, tornando ad un tempo che è più vicino all'origine e all'inizio delle cose del suo presente, essa prova in qualche modo un'infanzia e una liberazione.

Lasciarsi andare ai nostri sogni spesso è pericoloso, si rischia di non trovare più la strada e la voglia per tornare al reale. Che fatica quando trascorri una notte sveglia con i tuoi sogni, rientrare alla vita quotidiana, non avresti più voglia di rivedere le solite facce che ti ruotano attorno e ti riportano coi pedi per terra.
Ma se ci mancano i sogni... che squallore la vita! Come farne a meno?

I miei sogni sono quell’altra parte di me che mi aiutano ad andare avanti... sono la parte più intima e più vera di me.

Milady non lasciarmi mai,
ti voglio bene come sei,
Milady madre amante e figlia,
la sola che mi rassomiglia

...

E il tempo alterna la luce e l’ombra: chiaroscuro dei nostri ricordi, dei nostri rimpianti.

postato da: maria963 alle ore 22:42 | Permalink | commenti (5)
categoria: oltre ogni confine
lunedì, 27 giugno 2005

Le favole dove stanno?
Ce n'è una in ogni cosa:
nel legno, nel tavolino, nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta lì dentro da tanto tempo, e non parla:
è una bella addormentata e bisogna svegliarla.
Ma se un principe, o un poeta, a baciarla non verrà,
un bimbo la sua favola invano aspetterà.

(Gianni Rodari)

Proviamo ad inserire le favole più disparate che si leggano di un fiato, fatte di poche righe, ma che hanno una morale forte e sono cariche di insegnamenti.

postato da: kiriku alle ore 22:44 | Permalink | commenti (18)
categoria: opere d inchiostro