
Era capace di piangere pressoché a comando, era uno dei suoi notevoli talenti, e adesso, senza un suono, senza un singhiozzo, le lacrime le rigarono le guance. La bocca socchiusa, negli occhi lo sguardo di una bimba che è stata profondamente ferita e non sa perché, l'effetto era indicibilmente patetico.
Un vero talento naturale! Questo si dice di un' attrice che si ponga sulla scena come se fosse nata solo per quello, che sappia entrare nei personaggi con grande eclettismo, che "viva" quello che sta recitando. La protagonista del romanzo di William Somerset Maugham, Theatre, tradotto da Salvatorelli, La diva Jiulia, è qualcosa di più ancora: per lei vivere è recitare. Fin dagli esordi il suo talento sulle scene era prepotentemente emerso e, anche al di fuori del teatro, aveva sempre saputo interpretare, nel modo migliore, le parti più opportune per le occasioni fondamentali della sua vita.
Dall'incontro con i genitori del bel Michael, austeri e formali, in cui recita la parte della ragazza di buona famiglia, dalla "gestione" stessa del suo fidanzamento in cui interpreta con abilità il ruolo di generosa e umile innamorata (ma l'amore che prova per Michael è autentico), via via, fino al tempo in cui è collocata la vicenda narrata nel romanzo, non c'è mai differenza per lei tra vita e teatro.
Ma tanta bravura non le apre le porte della felicità: insoddisfazione, banalità, grettezze non le vengono risparmiate, anzi sembra caratterizzino le sue giornate e i suoi sentimenti. Il matrimonio infatti si dimostra ben presto un fallimento, l'amore svanisce, rimane solo solidarietà e amicizia che non possono però assolvere al bisogno di passione e di sentimento che in Julia restano sempre inespressi. Per questo è facile, quasi inevitabile per lei, farsi sedurre da chi non può però essere alla sua altezza, per età, per intelligenza, per sensibilità.
Eppure Julia sa, nella professione, impedire che una giovane attrice le strappi l'applauso, imporre a un autore che ricami su di lei la parte principale, suscitare nel pubblico entusiasmo per la sua recitazione: nella professione è perfetta, ma la confusione tra arte e realtà non è facile da vivere.
Maugham ha in questo romanzo saputo costruire un perfetto modello, "l'Attrice" per eccellenza e, nella prefazione (scritta anni dopo la prima stesura del libro), racconta ai lettori il suo rapporto con il teatro e il suo mondo. Non era mai stato affascinato dal teatro fino a quando non aveva conosciuto la perfezione tecnica richiesta ad un attore, la fatica, il lavoro di preparazione di un brano, di una scena, di un atteggiamento o di un gesto. Allora aveva sentito amore per quelle creature apparentemente evanescenti che sono le
attrici, in realtà laboriose operaie dell'arte, e aveva pensato di raffigurarne in La diva Julia un esemplare tipico a cui donare quell'affetto e quello sguardo attento e pietoso che spesso la vita ha loro negato.
István Szabò porta in scena il romanzo nel film Being Jiulia - La diva Jiulia, con Annette Bening nei panni della protagonista (Julia), a cui dà la voce Mariangela Melato.

Ieri sera sono andata a vedere questo film... e chissà perché all'uscita dalla sala, mentre guidavo, avevo davanti l'immagine di Roberto Vecchioni sul palco...
sarà quella ruga di ridente nostalgia, o la confusione tra la vita e la poesia...

Ed arrivai mezzo truccato
che già calavano la scena
al primo atto e in piena luce
l'avevan tutto sbottonato
tutto gli avevan levato
tranne la maschera e la voce
e mi guardava e sorrideva
e mi guardava e mi diceva:
"Continua tu che tanto è un gioco"
che sia una farsa o una tragedia
meglio che stare su una sedia
per dopo battere le mani
fa la mia parte e li vedrai
son lì che non protestan mai
è troppo comodo quel posto
e si accontentano di questo
Tre passi avanti, due a sinistra
rimani sempre bene in vista
e non guardarli mai negli occhi
di solo cose che san già
che sia Romeo o Pulcinella
la fin del viaggio resta quella
ringrazia sempre, sei un artista
questa è la loro realtà
Non è che abbia strabiliato
nessuna volta in un teatro
ma chi mi parla sta morendo
ed è con lui che ho cominciato
e quella sera l'ho adorato
che pianse, rise, improvvisando
io quella sera non ho riso,
e tanto meno non ho pianto
l'avrai creduto tu io
stavo solo lavorando
no, non è vero ci credevi
è stata la tua vita ed è la mia
e se non è così il tetro è una follia
tre passi avanti, due a sinistra
rimani sempre bene in vista
e non guardarli mai negli occhi
di solo cose che san già
che sia Romeo o Pulcinella
la fin del viaggio resta quella
ringrazia sempre, sei un artista
questa è la loro verità
tre passi avanti,
tre passi avanti,
tre passi