martedì, 31 maggio 2005

di dubbi su cosa sia giusto o meno, me ne sono posti troppi nella mia vita.

Ora basta! Basta con le domande, basta con le attese.

No, non mi fermerò più sai? Non rinuncerò più. Hai ragione, hai ragione tu: abbiamo diritto di amare e di essere amati, di sentirci uomini e donne, di sognare, di non sentirci più soli, di riconoscerci fra simili, di cambiare, di ricominciare... a sorridere, di vivere fino in fondo ogni nostra emozione.

Abbiamo il diritto di amarci!

...e ho il diritto di dimenticarti...

postato da: maria963 alle ore 02:09 | Permalink | commenti (4)
categoria: opere d inchiostro
lunedì, 30 maggio 2005

Quanto vorrei oggi essere avvolta

da veli leggeri, mossi dal vento,

veli che abbracciano ricordi caldi,

ricordi lievi, ricordi fragili

di piccole cose, di giorni andati...

Oggi invece il mio cuore

è sbranato dalla bestia infame,

che è dolore, che è rabbia,

che è morte ingiusta, che è senso

di colpa per non averla amata abbastanza.

Che vigliacca sono stata..

la paura di abbracciarla ancora...

per paura che scoprisse la morte nei miei occhi.

E sono scappata... scappata lontana...

non sopportando il dolore nel vederla morire.

E ora sono qui a urlare al cielo

per l'infame regalo del buio blindato

e la lama di fuoco che brucia la pelle...

che tormenta senza respiro.

Come Giuda sono alla ricerca di un albero

che dia pace al mio dolore,

al mio rimorso di non averle detto

ciao mentre il treno stava partendo...

ti ho amata tanto amica mia...

avrei dovuto dirti addio...

non ce l'ho fatta...

PERDONAMI SE PUOI...

Ciao...

Daniela

postato da: Daniela52 alle ore 19:46 | Permalink | commenti (7)
categoria: opere d inchiostro
lunedì, 30 maggio 2005

...se ne parla molto: chi la paragona alla solitudine, chi alla nostalgia, chi ne ha paura, chi la ama...

Malinconia leggera, com'è bella
questa notte nei tuoi occhi,
che bello questo rivedermi uguale
in mille differenti specchi.
Malinconia, puttana che mi fotti
con il tempo e la distanza,
e butti là che le persone amate
non le ho amate mai abbastanza.
Ho come l'impressione che ho vissuto
qualche cosa d'importante,
ma senza te mi sembra che in passato
non mi sia successo niente.
Sto tra un addio che viene
e un altro addio che va
con compiaciuta viltà.

Malinconia, ragazza nella nebbia
di stazioni di frontiera,
donna di mare in piedi sulla spiaggia
ad aspettare la mia vela!
Io non so dirti quando tornerò
perché ho giornate molto belle,
e i segni della notte
mi confondono la luce delle stelle
e tra un addio che viene
ed un addio che va
vivo diviso a metà,
e tra un addio che viene
e un altro addio che va
passa di qui la realtà.

Averlo qui, non perderlo, sentirlo
tutto quello che ho vissuto,
riviverlo continuamente come
se non fosse mai finito.
Ma chi lo dice ai figli
che ho paura di cantare e di volare
e che volare è facile
ci vuol più fantasia per camminare?
E tra un addio che viene
e un altro addio che va
ridersi senza pietà;
e tra un addio che viene
e l' altro addio che va
frignare con dignità.

(Roberto Vecchioni)

postato da: maria963 alle ore 16:31 | Permalink | commenti (1)
categoria: parliamone, le canzoni d autore
domenica, 29 maggio 2005

E' dunque questa la notte...
Per sentirla ho dovuto scendere dal letto alle tre.
Qui, da dove scrivo, effettivamente c'è notte.
Si sente passare il tempo lentamente, goccia dopo goccia.
Gocce di tempo notturno.
Un lento stillicidio ritmato; il ritmo della notte.
Non la vivo quasi mai perchè di solito dormo come un masso,
e non mi considero certamente un "animale notturno", o forse lo ero un tempo,
quando non "vedevo" tutto questo....
Chissà quante cose mi perdo.
In genere la sento raccontare, e la vivo di riflesso, fidandomi ciecamente.
Solo che...questa volta...ho voluto venire a dare una controllatina di persona.
Notte dappertutto. Da non crederci.
Notte sull'orologio del computer, che mi dice che in questo preciso istante
sono le 3 e 34, notte in un rumore lontano che sento venire dalla parte del mare,
il rumore della notte.
Era proprio vero quindi, quando mi dicevano che di notte si è più disposti
a rivoltare i propri pensieri come un vestito.

"Noi siamo gemelli, notte, perché tu riveli lo spazio e io rivelo la mia anima"
 Kalil Gibran
 
C'è sempre qualcosa da scoprire vivendo la notte.
Credo non sia nemmeno necessario uscire di casa per "avvertirla" , per sentirsi
sfiorare da lei.
Mio figlio in questo momento è in una discoteca di Alessandria, dove stà vivendo la sua notte; ne sento i rumori da qui, dove presidia la mia..di notte.
Che ognuno di noi abbia la propria?
Ma allora...quante notti esisterebbero? Per carità, meglio non pensarci.
3,45.....perchè guardare l'ora?
Non devo andare da nessuna parte, non mi aspetta nessuno.
Il blog è muto come un pesce, si sente il rimbombo delle parole che scrivo...
e che sussurro appena per non svegliare moglie e figlia.
uno strano effetto eco....
Notte...
otte...otte...otte...
Non c'è proprio nessuno qui.
Dormite tutti...aleqb..Devil1982..AlexGenova..maria963....tutti....
Tante tristezze fa, vivevo alla giornata, mi accontentavo di un risultato qualunque,
purchè fosse una cosa "vera" , una cosa "esistente" da toccare con mano.
Questa notte, mi piacerebbe essere la pagina di un libro,
che se ne stà in mezzo alle altre..aspettando il suo turno per essere letta.
Oggi, per pura sbadataggine non ho potuto conoscere una persona.
Ci tenevo molto, ho tentato di trovarla in un cumulo di libri e nel caldo afoso.
Mi sono fermato davanti al libro di Nazim Hikmet "Il caso di Tony Egbuna Ford" un detenuto nel braccio della morte in Texas, e mentre il mio cellulare squillava a vuoto lontano da me, pensavo nel caldo del pomeriggio, all'associazione umanitaria contro la pena di morte e per lo sviluppo dei diritti umani,tenendo in mano un segnalibro......solo questo, e niente altro.
Non sono stato in grado di fare altro.
Ed ora, questa notte sembra volermi sbattere in faccia tutto questo, il caldo, il segnalibro, Tony Egbuna Ford, ed il mio cellulare che squilla.....

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio
delle ore.
Alda Merini

Io non sono ne poeta, e tantomeneno lavoro di notte, mi trovo qui a quest'ora per puro caso, ma le parole di Alda Merini sono un faro in questa notte improvvisata.

postato da: FernandoPessoa alle ore 03:51 | Permalink | commenti (15)
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mercoledì, 25 maggio 2005

"Sono nato nell’anno 18 - …. Incline per natura all’operosità, ansioso di ottenere il rispetto dei più saggi e buoni tra i miei simili, e dunque, si sarebbe potuto pensare, con tutte le premesse per un futuro di onore e rispettabilità. E per la verità il mio peggior difetto era una certa disposizione d’animo di impaziente gaiezza, quale ha forse fatto la felicità di molti, ma che era per me difficile conciliare con il mio imperioso desiderio di andare a testa alta, e mantenere di fronte agli altri un contegno più dignitoso del normale. Fu così che presi a tener nascosti i miei piaceri… Più di uno avrebbe sbandierato trasgressioni come quelle di cui io mi macchiavo; ma io, a causa dell’elevato ideale che mi ero prefisso, li consideravo con un senso di vergogna quasi morboso. Fu dunque la natura rigorosa delle mie aspirazioni, piuttosto che una qualche degenerazione delle mie manchevolezze, che mi rese ciò che sono divenuto, e separò in me, con un solco ancor più profondo che nella maggior parte degli uomini, le sfere del bene e del male che si spartiscono e compongono la doppia natura dell’uomo… In tal modo, ogni giorno di più, e con entrambi gli aspetti della mia intelligenza, quello morale e quello intellettuale, mi avvicinavo costantemente a quella verità, la cui parziale scoperta mi ha condannato ad una così spaventosa rovina: che in effetti l’uomo non è un’entità unica, ma duplice… avevo preso a trastullarmi, come un piacevole sogno ad occhi aperti, con l’idea della separazione di questi due elementi. Se solo, mi dicevo, ciascuno avesse potuto aver sede in una identità diversa, la vita ne sarebbe stata alleggerita di tutto ciò che la rendeva insopportabile; il malvagio avrebbe potuto andare per la sua strada, libero dalle aspirazioni e dai rimorsi del suo gemello più virtuoso; e l’onesto avrebbe potuto procedere, risoluto e deciso, sul suo cammino elevato, facendo il bene da cui traeva la sua gioia, e non più esposto al disonore e al castigo dalle mani di questa parte scellerata a lui estranea. Era la maledizione dell’umanità che questi due fardelli dovessero essere per sempre legati – che i due gemelli non dovessero cessare la loro battaglia nel grembo martoriato della coscienza."

 

(Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr. Hyde, traduzione mia...)

 

Che cos'è questa rabbia irragionevole, che a volte, senza preavviso, mi fa venir voglia di fare a pezzi qualcosa, di gettare a terra un oggetto, e picchiarci sopra finché non sia distrutto? Che cos'è questa velata malinconia che mi porto dietro, anche nei momenti di apparente spensieratezza? Eppure sono felice, non ho quasi più paura a dirlo. La mia allegria ritrovata, la gioia dell'amicizia, l'apertura alle persone a cui sono oggi capace di voler bene, e da cui so farmi voler bene, mi appartengono profondamente, sono vere e reali... eppure qualche volta mi prende una furia che non riconosco, forse solo perché non sono perfetta, e ancora vorrei esserlo, forse perché le mie elevate aspirazioni mi fanno sentire così male ogni volta che mi allontano anche poco da una presunta "retta via". Oh, non è più come una volta, quando mi dicevano che procedevo sulla mia strada come un treno su un binario, senza deviazioni, su una linea tracciata e immutabile. No, la mia vena di follia l'ho riscoperta, ho rispolverato - certo, coi limiti della mia "maturità" una spensieratezza che all'età giusta non avevo, ho ritrovato l'immenso piacere di avere fiducia nel mondo e negli altri, e non solo come "maschera", ma profondamente dentro di me. Però a volte ritorna la voglia di spaccare tutto, di picchiare qualcuno, o di sedermi in un angolo a piangere, tornando ad essere vittima del mio passato, ostaggio di una parte di me intransigente e lamentosa allo stesso tempo, vittimista e spaventata, piena di sensi di colpa per la più piccola mancanza, dimenticando quello che ho per tornare a soffrire di quello che non ho...

cosa posso dire, meno male che sono solo momenti, e neanche poi così tanti!

postato da: Alexgenova alle ore 10:50 | Permalink | commenti (9)
categoria: parliamone, opere d inchiostro
martedì, 24 maggio 2005

Se nell’aria senti un canto che si perde,
no non credere di avere vinto ancora
sai che ormai le nostre strade son diverse
e per quello che hai fatto
per il male tu non …..

Tu non la meritavi una canzone
no, anche se questa è l’ultima canzone,
ma io devo solo scrivere parole
che cosa posso dir se non parlo di te.

Ma come puoi dire che i miei occhi
non t’amano più?

No, tu non la meritavi una canzone,
ma in fondo questa è l’ultima canzone
io ho amato solo te nella mia vita
che cosa posso dir se non parlo di te.

Ma io devo solo scrivere parole
che cosa posso dir se non parlo di te?

1968... Roberto Vecchioni e Andrea Lo Vecchio. Canta: Fausto Leali

C'è qualcosa in questi versi, ma io devo solo scrivere parole, che riporta a qualcosa che Roberto scrive molti anni dopo, in Lettere d'amore: ma io dovevo solo scrivere, scrivere di me.

postato da: maria963 alle ore 20:51 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore
martedì, 24 maggio 2005

Lei, lei si risvegliò,
lui, e lui la baciò,
principessa ed il suo re,
su un cavallo bianco in due
i capelli al vento e poi il castello.
Lei, lei si innamorò,
lui, e lui la sposò...
...non si lasceranno mai.
Lui vivrà insieme a lei per la vita.
Che sogno è questo sogno orribile,
che non ha gente strade e lacrime per te?
Che mondo è questo mondo inutile
che dici sempre solo specchiami,
guardami, rimani come sei?
Lui, non tradiva mai,
lei, lo seguiva come il suo cane...
...raffinata melodia come un gas
che addormenta e non lo sai.
Che vita è questa vita immobile
che io non sono niente
e l´ombra del mio re?
Che tempo è questo azzurro squallido,
la noia del sereno che mi prende
quella che tu chiami "felicità"?
Dammi tempo,
io crescerò come non è stato mai,
suoi miei passi e non sui passi tuoi
oltre te, senza te, per te.
Che mondo c´è, mio,
completamente mio? 
E devo amarmi tanto
per amare te...mio,
teneramente mio,
e per amarti come voglio io
devo prima amare anche me...

1996... Roberto Vecchioni e Andrea Lo Vecchio, tornano a scrivere insieme, dopo più di vent'anni, questa canzone per Antonella Bucci.

postato da: maria963 alle ore 20:49 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore
martedì, 24 maggio 2005
E a puttane pure il cielo …
che non c'è, non è neanche vero …
oggi il lanciatore di coltelli
conta tutte le parole
e scrive "zero"...
postato da: maria963 alle ore 19:29 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore, oltre ogni confine