L'arte non consiste
nel rappresentare cose nuove,
bensì nel rappresentarle
con novità.
(Ugo Foscolo)
categoria: i poeti, opere d inchiostro, giù la maschera
L'arte non consiste
nel rappresentare cose nuove,
bensì nel rappresentarle
con novità.
(Ugo Foscolo)
Si parte per solitudine
quando il vuoto e il silenzio di questa stanza
sono più forti di qualsiasi voce.
Si viaggia senza itinerario né mèta
per dimenticare di non avere più una terra
dove arrivare, tornare, dove sognare.
Si viaggia e il vento alle spalle
ha il calore di quel tuo unico abbraccio.
Si và alla ricerca di immagini e colori
da ritrovare quando chiuderai gli occhi sul cuscino
e il nero cancellerà ogni tuo sogno.
Si và alla caccia d’una nuova espressione,
ruga, sorriso, uno sguardo
da sovrapporre al ricordo d’un volto amato
prima che il tempo cambiasse il suo colore.
Si và incontro al bianco di quella vela
che sventola sopra l’azzurro del mare.
Incontro alla linea dell’orizzonte
dove cielo e mare si mischiano in un nuovo colore.
Si attraversano nuvole bianche e nere,
sole, pioggia, tempesta.
Si và perché ti manca il respiro,
ti mancano il blu e l’azzurro, un amore e una voce.
Si viaggia per ritornare
ai giorni in cui nei miei occhi
cercavi e amavi il colore del mare.
Si viaggia perché urlare e piangere in due
è più triste dell’esser soli.
Si parte per solitudine,
per dolore, rabbia, paura, freddo,
per amore e odio, per nascondere una lacrima
per dimenticare o ricordare.
Si parte...
e si ha sempre meno voglia di tornare!
Abbiamo scritto molto io e te, tu meglio e più di me.
Abbiamo pagato molto io e te, ma per il conto non saprei chi ha speso o perso di più.
Ci siamo scontrati sul viaggio delle parole: sono io che ho corso e t’ho rincorso nella tua vita e nel tuo mondo, utilizzando però modalità e mezzi più miei che tuoi.
Eppure c’è una domanda che io non ti farò mai... e tu questo lo sai.
O hai scritto una risposta anche per il momento in cui ci arriverò?
È nell’aria che circola fra di noi, è negli sguardi e nei gesti.
M’hai ancora preceduto e hai detto tutto e il contrario. È un trucco del giocatore di carte per confondere e vincere il gioco? Sono io a non saper leggere per la paura del sogno e del risveglio?
Stanca di equivoci; a volte vorrei che mi capissi tu e ti fermasti un attimo insieme a me...
in questi vicoli antichi che sono storia, dove le serate hanno un calore giallo che t’avvolge e ritorni a parlare di te.
Ci sono momenti in cui penso – tu lo sai – che arriverà: non importa se sarà giorno o notte perché, comunque, noi vedremo la luna.
È un’attesa che s-finisce; è una corsa senza traguardo; è farci del male senza una vera ragione.
Dove sei? Dove vuoi arrivare?
Finirò per andarmene, io.
Se tu lo vuoi, fermami, in questo attimo di cielo e passione in cui t’ho intravisto.
In quell’assolo c’è lontananza, serenità, nostalgia, melanconia, solitudine, silenzio, musica...
C’è la consapevolezza di essere sola, di aver solo sognato un sogno che sembrava così vero: dove volti, voci e nomi si sono susseguiti, scontrati, annullati, chiamati...
C’è il risveglio.
E c’è la voglia di non tornare, di dimenticare. C’è la fuga dagli intrecci famigliari che a volte ti soffocano, dalle parole che non avresti voluto dire e non volevi dover ascoltare, dagli sguardi che ti hanno ferito, dagli inganni che non hai capito.
E la sera per cena mi son pure travestita,
per spiare quel gesto che ti avrebbe tradito:
ma il naso a palla e gli occhiali con la corda
mi segavano in due la parte che ricorda.
E sono esperimenti questi da non più tentare,
perchè andando a svestirmi per tornar normale,
non seppi più che togliermi di vero e di finto
e confusi me stesso con la barba al mento:
come avevo confuso per giorni e giorni e giorni
il senso dei sorrisi e quello dei ritorni
senza avere capito che tu stavi cambiando
e gridavi da solo e poi stavi vivendo...
(lliberamente tratta da "Due giornate fiorentine", R.V.)... ma potrebbero benissimo essere due giornate torinesi, bolognesi, rivarossesi...
Quando ero piccola mi raccontavano che ognuno aveva il suo angelo custode che lo accompagnava per tutta la vita... ed io a volte parlavo con lui. Oggi mi domando dove è finito il mio? E' andato in pensione? E' morto? Mi ha abbandonato? Ha trovato un'altra "anima" da seguire?
Pasquetta: il giorno della merenda. Mi ricordo che anni fa, quando i ragazzi erano bambini, la Pasqua la si passava ad organizzare dove si sarebbe andati il giorno dopo. Si scrutava tutto il giorno il cielo per vedere e sperare che sarebbe stata una pasquetta di sole. E si organizzava il pranzo nei prati. I progetti erano sempre di partire molto presto per sfruttare tutta la giornata... poi si finiva sempre per far tardi. Si portavano sempre troppe cose da cucinare e le discussioni fra i bambini erano sempre su quanti palloni portare. Perché i maschietti sognavano la "partita a calcio di pasquetta" da fare con "i grandi". Le femminucce si lamentavano dicendo che loro avrebbero voluto giocare a pallavolo. Io e mia cognata finivano sempre per aggregarci alla "partita a calcio" con i mariti e i bambini. I mariti ci scartavano la palla e noi quasi mai riuscivano a "fare goal".
Non mancava mai qualche "grana" e lamentela da parte di qualcuno. La serata si finiva sempre con la cena in pizzeria o nel capannone dell'azienda dei miei suoceri o a casa nostra.
Per la strada del ritorno i bambini comunque erano stanchi e felici e si addormentavano sempre in macchina e, svegliarne tre quando si arrivava a casa per farli scendere, era sempre un problema.
Ci si rimprometteva sempre (e si prometteva ai bambini) che comunque queste giornate così si sarebbero ripetute anche nelle settimane successive; non bisognava mica aspettare un altro anno! E i bambini, giustamente, non ci credevano mai.
Se la pasquetta era un giorno di pioggia i bambini erano arrabbiatissimi... e si finiva per un pranzo tutti insieme sul terrazzo di casa nostra sotto i gazebo e poi ad andare a fare qualche gitarella "più culturale". I bambini volevano uscire ugualmente. Così si andava a vedere la Villa Meleto (casa di Gozzano) ad Agliè (non lontano da casa mia) dove appena ti soffermavi qualche minuto sul viale d'ingresso, qualche coloratissima farfalla ti volava sulle spalle. Mia suocera e alcuni adulti dicevano che si sarebbero fermati nel cortile-giardino ad aspettare mentre noi si faceva coi bambini l'ennesimo "giro-visita" della casa (e che la vediamo a fare che l'abbiamo già vista l'altra volta?). L'intento era poi di andare a vedere il Castello di Agliè. Ma in tanti anni non ci fu una sola volta che riuscimmo a trovarlo in orario che era aperto e così ogni volta lo si vedeva solo dall'esterno.
Mi ricordo che io portavo sempre con me la macchina fotografica per "catturare" qualche immagine di uno dei miei figli che si "arrampicava" su "montagne" che in realtà erano piccole collinette, ma nelle foto sembravano sempre degli gnomi su di una montagna.
Inutile cercare di fare la famosa "fotografia" a figli e cuginetti insieme perché intanto non si riusciva mai e, in fondo, erano molto più veri gli scatti rubati nei loro momenti più "liberi".
Il giorno di Pasquetta! Già! Ma che vita era? L'ho vissuta davvero? Era la mia vita? Era un'altra vita? Era un sogno?
(Fiorella Mannoia)
No, non piango per te stanotte...
No, non rimpiango te stanotte...
No, non sento la tua mancanza stanotte...
No, non riesco nemmeno ad odiarti stanotte...
Stanotte piango la mia solitudine... piango me stessa...
Stanotte rimpiango ciò che avrei potuto avere e non ho avuto... per credere in te...
Stanotte sento la mancanza dell’amore che mi spettava e non ho mai avuto, perché non l’ho cercato nell’uomo che avrebbe saputo darmelo...
Stanotte riesco solo ad odiare questa mia incapacità di vivere, di riconoscere in tempo le persone, di aver perso le occasioni giuste nella mia vita per rincorrere quelle sbagliate.
Stanotte odio me per aver “perso” la mia vita e aver “perso” la vita dei miei figli, quello che avrebbero potuto e dovuto avere. Stanotte odio me per aver perso la mia vita, la mia felicità, ciò che avrei potuto avere... per un amore che non hai mai saputo darmi e per un rapporto che non ne valeva davvero il costo.
In questa notte di "risurrezione", in cui invece di risorgere mi sono lasciata uccidere dalla tua incapacità d'amare.