di Bruno Esposito (con la collaborazione di Alessandra d'Orso)
Prologo
La vera storia di Ale e Dori
Questa che state per leggere è senza dubbio la vera storia di Ale e Dori.
Ogni racconto che si rispetti comincia con la descrizione accurata del luogo dove si svolge l’azione ed è buona cosa rispettare le regole poiché ad infrangerle ci penseranno le nostre due amiche.
Al centro o quasi dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra la Caldana ed il Mugello, non lontanissimo dall’Abetone, esiste un’ampia zona di natura quasi incontaminata, un esplosione di profumi e colori facilmente raggiungibile e popolata in maniera più che sopportabile. Sul fianco di una delle colline di questa regione dolcemente montuosa esiste una casetta, una specie di casolare ristrutturato che domina una vallata a forma di conca o di larga bocca di vulcano spento. La casetta è raggiungibile a mezzo di un largo sentiero sterrato, una striscia di terra e sassi contornata di piante di corniolo e rovi, che svolge la sua lunghezza tutto intorno alla collina circondandola come le spire di un serpente che avvolge il suo uovo appena partorito e deposto fra le foglioline del sambuco dalle bacche blu scuro. Tutto intorno è verde : pioppi, castagni, aceri , cerri e faggi piantano le loro radici in quella terra chiara e morbida e nelle giornate di pioggia l’odore del muschio è fresco e pungente che a tirarne su col naso ti passa anche la sete. Il casolare dista pochi chilometri da un piccolo centro abitato e da una finestra della piazza principale, nelle mattinate chiare, si riesce anche a scorgerlo, come una crosta di pane secco in un cesto di fave. Il villaggio si chiama Poggio di Valle ma si potrebbe chiamare Destino, Fiammifero, Altrove e potrebbe trovarsi in Alaska o in Australia, non cambierebbe nulla. Per comodità lo chiameremo Poggio, in tono confidenziale, sperando così di acclimatarci in fretta, come viaggiatori della notte che vengono accolti in un sito ospitale.
La sommaria descrizione del luogo è fatta, corre l’obbligo di passare al tempo in cui si svolge l’azione. Oggi. Forse un po’ ieri. Ma non tanto. Quanto basta a dire che alla fine del racconto, ieri sarà oggi. Anche in questo caso potremmo dire che il racconto si svolge domani o un secolo fa, la sostanza non muta.
Si, perché a ben pensarci questo racconto non ha bisogno di una collocazione spazio-temporale assolutamente precisa : come già detto è senza dubbio una storia vera e la verità si trova ovunque ed in qualunque tempo. Ma a voler essere precisi è anche vero che nel racconto sentirete parlare di automobili, telefoni, televisioni e tutti quegli oggetti presenti nelle nostre vite che ci aiutano ad orientarci, che ci dicono con esattezza quale giorno di quale secolo stiamo vivendo.
E’ buffo pensare che sono gli oggetti che identificano il tempo e non le nostre azioni. Un uomo che uccide un altro uomo è un fatto che si ripete nella storia da millenni mentre un uomo che accende la televisione appartiene per forza di cose alla seconda metà del ventesimo secolo.
Sicuramente Ale e Dori mentre facevano una telefonata o mettevano in moto l’automobile non pensavano che fra qualche migliaio di anni, qualcuno avrebbe a lungo studiato le loro abitudini per cercare di capire il loro modo di vivere senza porre la minima attenzione ai loro pensieri mentre la macchina partiva o il telefono squillava. Forse la macchina partiva per portare lontano la rabbia di una delle due o al telefono c’era un destino cattivo che si annunciava senza misericordia.
Non c’è nulla da aggiungere, a quanto pare, le coordinate sono state date, ora bisogna raccontare quella che è senza alcun dubbio, la vera storia di Ale e Dori.
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