venerdì, 28 gennaio 2005

Quando tornerai
mi dicevo sai,
ci si mangia il cuore a volte per resistere
ma poi vivi e dai
e ti accorgi che
non è tempo più
di bandiere appese
e si cambia sai,
non si aspetta più quando tornerai
tu quel giorno avrai
mille anni in più
tutti gli anni messi in conto
all'abitudine,
e mi accorgerò
che non basta più
camuffare il tempo per sentirsi
quelli che
che si amavano che ridevano 
[...]
Aspettarti sai
mi fa ridere,
a vent'anni aveva un senso
adesso è inutile,
e poi il fegato
non mi regge più
e la faccia mia
non la reggo io
e se fossi in te
non ci proverei
non ritornerei
ma tu tornerai
senza dirmelo
e ad un tratto avrai quel gesto
che non scordo più
e risentirò
quella forza mia
di spaccare il mondo
insieme a te
ma non basterà
per sentire che
sono ancora io
[...]
e poi gli anni e poi
non ne ho voglia sai
non ti aspetto più

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categoria: le canzoni d autore
giovedì, 27 gennaio 2005
 Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi


IL TRENO DELLA MEMORIA

27 gennaio - 2 febbraio 2005

CITTA' di TORINO - PROVINCIA di TORINO - REGIONE PIEMONTE
ISTITUTO ITALIANO di CULTURA di CRACOVIA - FONDAZIONE CRT

"TERRA DEL FUOCO"
Associazione Culturale

"ACMOS"
Aggregazione Coscientizzazione MOvimento Sociale

L'iniziativa prevede la formazione di un treno speciale diretto a Cracovia. A oltre seicento giovani italiani sara' offerta l'opportunita' di visitare il Lager di Auschwitz e di partecipare, con i loro coetanei polacchi, a una manifestazione di carattere europeo nelle vie di Cracovia.

Il progetto ha ottenuto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e del Parlamento Europeo.


Sono appena tornata dalla stazione Porta Nuova di Torino, dove sul "Treno della Memoria" ho visto partire mia figlia, insieme ad altri 700 giovani e meno giovani. Insieme a loro anche una bambina di 2 anni.
Prima della partenza un corteo da piazza CLN alla stazione, con i ceri accesi. Alla stazione il saluto del Presidente della Provincia di Torino Saitta e l'Assessore alla Cultura Leo.

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categoria: parliamone
mercoledì, 26 gennaio 2005

quello che non ho è questa prateria
per correre più forte della malinconia...
 

(Fabrizio De Andrè)
 

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lunedì, 24 gennaio 2005
no
 

Non il silenzio di questa notte.
No, ti prego!

Riempilo di rumori, urla e risate;
riempilo di voci, di suoni, di parole;
riempilo di porte che sbattono, di fughe, di rabbia.

Perché odiarti sarà più semplice che amarti.

Non quel maggio, non quella canzone,
non Riccione, non quella stanza,
non quel canotto che si capovolgeva nel mare,
non l’obiettivo di quel natale,
non quell’agenda, non quella centoventotto,
non quell’imbrunire quando mi chiedesti un figlio,
non quell’anello con tre cuori, non quella cucina senza mobili.

Ricordarmi le offese,
le lacrime non piante,
i cassetti svuotati,
le frecce che hanno colpito senza Cupido,
i giorni sempre uguali, i posti mai raggiunti,
le porte chiuse, quella mai riaperte,
quell’abbraccio mai dato, la solitudine,
il buio, il cielo senza stelle,
il temporale che ha distrutto il giardino,
i bivi che abbiamo sbagliato,
il giorno che te ne sei andato.

Perché odiarti sarà più semplice che amarti.

Questo letto vuoto che riempio di carte,
queste notti in cui non viene mai mattino,
queste stanze vuote, questo sguardo,
questo “prendere e lasciare”,
questa passione e rabbia,
questi pensieri che si confondono nel bicchiere,
questo fumo che appanna il vetro,
questa musica che cancella ogni pensiero,
questi squilli che interrompono ogni silenzio,
i risvegli di sopprassalto,
il sonno che torna ad addormentare i tuoi tormenti.

Perchè odiarti non è più semplice che amarti.

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categoria: parliamone, opere d inchiostro
venerdì, 21 gennaio 2005

Se il vero è questo nostro tempo da dimenticare
a volte viene in mente che è meglio vivere d'amore
Avevo un gran timore di non capir più niente del sentimento umano
ma dopo poche ore avevo lei per mano
Era di primavera non mi ricordo il mese e neanche l'anno,
vidi la gioia fermarsi e farmi un cenno
Inadeguatamente mi abbandono a questa dolce sconosciuta
l'unica degna di ossessionare la mia vita.
Poi tolgo il cuore dal suo corpo tenue di fanciulla
ma per giocare come un bambino con la palla
E tu non ridere mio dolce amico
non dare ascolto alle mie stupide emozioni
e tu non ridere che in fondo il mondo
è questo assalto di dolci confusioni

Così stupita guardava il cielo il bello i criminali
ma senza impegno come fanno le piante e gli animali
Era persino troppo emozionante per chi allena il suo cuore
coi bei concerti i discorsi importanti e le letture
Si camminava casti per la strada o in riva al mare
come due innamorati della Cina Popolare
E tu non ridere mio dolce amico
non dare ascolto alle mie stupide emozioni
e tu non ridere che in fondo il mondo
è quest'assalto di dolci confusioni
In una notte calda piena di abbandono e di tremore
come si suole fare abbiamo fatto l'amore
Poi tutt'a un tratto ho visto nei suoi occhi un velo di malinconia
e stranamente senza dire niente se n'è andata via
La luce mia s'è spenta e piano piano mi sto spegnendo anch'io
ora è silenzio nirvana pace e notte... oblio
E tu non ridere mio dolce amico
non ti stupire di questa storia mai esistita
si può anche vivere senza capire
se il vero è il sogno o il resto della vita
  

(Giorgio Gaber)

finale molto "vecchioniano" !

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categoria: le canzoni d autore
giovedì, 20 gennaio 2005

 di Bruno Esposito (con la collaborazione di Alessandra d'Orso)

Prologo

La vera storia di Ale e Dori

Questa che state per leggere è senza dubbio la vera storia di Ale e Dori.

Ogni racconto che si rispetti comincia con la descrizione accurata del luogo dove si svolge l’azione ed è buona cosa rispettare le regole poiché ad infrangerle ci penseranno le nostre due amiche.

Al centro o quasi dell’Appennino Tosco-Emiliano, tra la Caldana ed il Mugello, non lontanissimo dall’Abetone,  esiste un’ampia zona di natura quasi incontaminata, un esplosione di profumi e colori facilmente raggiungibile e popolata in maniera più che sopportabile. Sul fianco di una delle colline di questa regione dolcemente montuosa esiste una casetta, una specie di casolare ristrutturato che domina una vallata a forma di conca o di larga bocca di vulcano spento. La casetta è raggiungibile a mezzo di un largo sentiero sterrato, una striscia di terra e sassi contornata di piante di corniolo e rovi, che svolge la sua lunghezza tutto intorno alla collina circondandola come le spire di un serpente che avvolge il suo uovo appena partorito e deposto fra le foglioline del sambuco dalle bacche blu scuro. Tutto intorno è verde : pioppi, castagni, aceri , cerri e faggi piantano le loro radici in quella terra chiara e morbida e nelle giornate di pioggia l’odore del muschio è fresco e pungente che a tirarne su col naso ti passa anche la sete. Il casolare dista pochi chilometri da un piccolo centro abitato e da una finestra della piazza principale, nelle mattinate chiare, si riesce anche a scorgerlo, come una crosta di pane secco in un cesto di fave. Il villaggio si chiama Poggio di Valle ma si potrebbe chiamare Destino, Fiammifero, Altrove e potrebbe trovarsi in Alaska o in Australia, non cambierebbe nulla. Per comodità lo chiameremo Poggio, in tono confidenziale, sperando così di acclimatarci in fretta, come viaggiatori della notte che vengono accolti in un sito ospitale.

        La sommaria descrizione del luogo è fatta, corre l’obbligo di passare al tempo in cui si svolge l’azione. Oggi. Forse un po’ ieri. Ma non tanto. Quanto basta a dire che alla fine del racconto, ieri sarà oggi. Anche in questo caso potremmo dire che il racconto si svolge domani o un secolo fa, la sostanza non muta.

        Si, perché a ben pensarci questo racconto non ha bisogno di una collocazione spazio-temporale assolutamente precisa : come già detto è senza dubbio una storia vera e la verità si trova ovunque ed in qualunque tempo. Ma a voler essere precisi è anche vero che nel racconto sentirete parlare di automobili, telefoni, televisioni e tutti quegli oggetti presenti nelle nostre vite che ci aiutano ad orientarci, che ci dicono con esattezza quale giorno di quale secolo stiamo vivendo.

        E’ buffo pensare che sono gli oggetti che identificano il tempo e non le nostre azioni. Un uomo che uccide un altro uomo è un fatto che si ripete nella storia da millenni mentre un uomo che accende la televisione appartiene per forza di cose alla seconda metà del ventesimo secolo.

        Sicuramente Ale e Dori mentre facevano una telefonata o mettevano in moto l’automobile non pensavano che fra qualche migliaio di anni, qualcuno avrebbe a lungo studiato le loro abitudini per cercare di capire il loro modo di vivere senza porre la minima attenzione ai loro pensieri mentre la macchina partiva o il telefono squillava. Forse la macchina partiva per portare lontano la rabbia di una delle due o al telefono c’era un destino cattivo che si annunciava senza misericordia.

        Non c’è nulla da aggiungere, a quanto pare, le coordinate sono state date, ora bisogna raccontare quella che è senza alcun dubbio, la vera storia di Ale e Dori.

per leggere tutta la prima parte, clicca qui

postato da: maria963 alle ore 17:17 | Permalink | commenti (1)
categoria: opere d inchiostro
giovedì, 20 gennaio 2005

Ricordate che su queste pagine vi avevo già parlato del libro "Le parole che non fanno rumore" scritto dal nostro amico Bruno Esposito?

Bene! Con Bruno abbiamo scelto di pubblicare "a puntate", su queste pagine, il suo nuovo romanzo: "La città senza uomini". Trattandosi di un romanzo (mica 4 parole!), sul blog metteremo solo l'inizio di ogni "parte" e il collegamento all'indirizzo dove potrete leggere il testo completo.

Come già detto altre volte, questo blog nasce in stretto collegamento con il sito "il cielo capovolto" (di cui trovate qui a fianco il collegamento nell'elenco dei link): sito dedicato all'artista Roberto Vecchioni. "il cielo capovolto" oltre a proporre news, interviste, calendario attività, parole di Roberto, fotografie, discografia, bibliografia... dell'artista, propone anche alcune iniziative che nascono dall'amore per la letteratura ed ogni altra forma d'arte, di cui gli estimatori di Vecchioni non possono certo non esserne appassionati.

Una delle iniziative de "il cielo capovolto" è "opere d'inchiostro". L'iniziativa vuole proporre componimenti (poesie, racconti, romanzi...) non ancora pubblicati. Tutti quanti possono partecipare. Nella sezione "opere d'inchiostro" troverete le "puntate" complete del nuovo romanzo di Bruno Esposito.

Troverete inoltre alcune fra le più belle poesie del nostro amico Matteo Sabbatani che ha voluto onorare anch'esso l'iniziativa.

postato da: maria963 alle ore 16:54 | Permalink | commenti
categoria: istruzioni, opere d inchiostro
giovedì, 20 gennaio 2005
Giorgio Gaber - E pensare che c'era il pensiero 95/96

E quando fuori dalla tua finestra il cielo si fa più grigio...
E quando dentro ai tuoi pensieri si insinua un senso di amarezza...
E quando avverti una crescente mancanza di energia...
E quando ti senti profondamente solo...
Ecco, quello è il giorno dell'appuntamento col bilancio della tua vita.
Generalmente non è un bel giorno. E non tanto perché il cielo si fa un po' più grigio... quanto perché tu ti fai un po' più schifo.
Dunque, il lavoro. Il lavoro non manca, voglio dire, c'è anche chi ce l'ha. Ma in genere non gode.
L'impegno sociale, morale, civile... mi viene da ridere.
La salute, finché uno ce l'ha non ci pensa...
Non resta che l'amore, la sfera degli affetti, dei sentimenti, che, forse, dentro, è la cosa che conta di più.
Poi quella, almeno, ce la scegliamo noi.
Un disastro.
Ma se si fallisce sempre, ci sarà una ragione! Dov'è che si sbaglia? Colpa mia... colpa tua... No, a queste cose non ci credo. L'errore dev'essere prima. Non una cosa recente. Probabilmente da bambino: un errore che ha influenzato tutta la mia vita affettiva; forse il famoso Edipo, forse "mamma c'è n'è una sola". Anche troppa. Oppure nonni, fratelli, zii... insomma, figure, fotografie dell'infanzia che rimangono dentro di noi per tutta la vita.
Sì, un errore innocente, impercettibile, che poi col tempo si è ripetuto, ingigantito, fino a diventare gravissimo, irreparabile.
Già, ma perché l'errore si ingigantisce? Dev'essere un po' come quando a scuola facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto, una svista, un più o un meno, chi lo sa? È che poi te lo porti dietro e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. Vabbe', dici, tanto poi si semplifica. E poi numeri ancora più grossi, brutti, sgraziati anche. E poi addirittura enormi, incontenibili, schifosi.
E alla fine:

x = (472827324 / radice di 87225035) + c

E ora prova un po' a semplificare!
Non c'è niente da fare. La matematica deve avere una sua estetica: x = 2. Bello, la semplicità!
Forse, per fare bene un'equazione è sufficiente avere delle buone basi.
Ma per fare una storia d'amore vera e duratura è necessario essere capaci di scrostare quella vernice indelebile con cui abbiamo dipinto i nostri sentimenti.

Basta iniziare, aver voglia di iniziare.
E allora prendi un piccolo batuffolo di cotone, ci versi sopra qualche goccia di acetone, senza esagerare, altrimenti si inzuppa troppo, ed inizi a scrostare.
E quando la prima vernice comincia a sciogliersi, ti accorgi che hai voglia di toglierne dell'altra, metti altre gocce di acetone sul cotone, e poi altre e altre ancora, fino a quando non è proprio ben inzuppato.
E in quella "soluzione" che oramai è diventata la vernice sciolta nell'acetone, ti accorgi di aver ritrovato la tua piccola "soluzione" personale: liberare i tuoi sentimenti e non averne più paura.

postato da: luisa954 alle ore 10:00 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore, opere d inchiostro