giovedì, 26 novembre 2009
La morte non è niente.
Sono solamente passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non asssumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, soridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perchè sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte, proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la telerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

(Henry Scott Holland, 1847-1917, canonico della cattedrale di St. Paul, Londra)

Ho trovato queste righe che riportano il pensiero che sostengo da un bel po' di tempo. Sono state scritte un secolo fa: io le ho "sentite" a quasi 100 anni di distanza, con la stessa forza e intensità con cui erano state vissute da Henry. 
Negli ultimi anni se ne sono andate un bel po' di persone (e non solo, anche il mio cane) che hanno fatto parte della mia vita. Credo d'aver conosciuto molto presto il vuoto che lascia la morte di qualcuno che era parte di te.
Quando ero adolescente, per un incidente stradale ho perso il mio ragazzo. Col passare degli anni poco alla volta svaniva il suo volto e la sua voce, ma spesso mi è capitato di sentire la sua presenza, quando sono più sola e triste, ma anche quando sto bene, e mi capita di parlare con lui, di sentire le sue mani su di me, di "vederlo" al mio fianco, ridere con me o rassicurarmi quando tutto va storto.
Molto più recentemente ho perso mia madre. Poi ho perso un nipote, e questa è stata la morte più ingiusta perché la vita non mi ha permesso nemmeno ricordi con lui.
Il dolore per ogni morte è immenso, inconsolabile. Eppure lo vivo con una certa serenità anche se avverto una enorme perdita d'occasioni che la vita poteva riservarci. In qualche modo mi abituo a questo nuovo modo di "vivere" anche dopo la morte.
Le vere peridte sono altre: è quando una persona la/si perde in questa vita, quando non ti lascia nemmeno un ricordo accanto, quando non puoi più parlargli perchè non ti rimane nulla da dirgli, quando non ti rimane nemmeno un'immagine perchè tutto si colora di falso. A quel punto hai perso davvero.
Continuo a sostenerlo: onguno di noi vivrà, finchè ci sarà qualcuno che proseguirà a farci vivere in lui, nel suo pensiero, nel suo cuore, nel suo corpo.
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categoria: oltre ogni confine
martedì, 24 novembre 2009
Continua l’ascesa di Max Manfredi: il 29 novembre a Vercelli durante il suo concerto per il “Festival di Poesia Civile” gli sarà conferito il Premio Georges Brassens per “i connotati di alta qualità dei suoi testi legati alla forza poetica della musica”. Il Premio segue la grande affermazione di “Luna persa”, il nuovo album, nelle prestigiose Targhe Tenco che vedevano in lizza quest’anno anche i dischi di Vinicio Capossela, Dente, Ivano Fossati e Bobo Rondelli. L’artista genovese ha ritirato la Targa durante il Premio Tenco ed ha proposto tra le ovazioni degli spettatori alcuni brani dell’album: “L’ora del dilettante”, “Libeccio” e “Il Regno delle fate”. Ma l’enorme consenso del pubblico del Teatro Ariston (quasi 2000 i presenti) ha obbligato ad un bis fuori programma: “Notti slave”.

Proprio nei giorni del Tenco è giunta la notizia della terza ristampa dell’album, pubblicato da Ala Bianca Group e distribuito da Warner. Max Manfredi è artista obliquo, giocoliere ed alchimista del dire cantando. Canzoni calibrate e vertiginose come una giostra di fine ottocento. Racconti di mare, di viaggi, città e metropoli, storie d’amore e di disincanto, schiaffi e carezze, evocazioni di scene meridiane o crepuscolari. Una musica onnivora, meteoropatica, poeticissima. Una presenza magnetica sul palco. Un poeta della scena che, per lucidità ironica e potere visionario non ha eguali oggi in Italia. Un incantautore.

Il suo ultimo album, “Luna persa” contiene, fra le altre canzoni, “L’ora del dilettante„, sigla del Meeting Etichette Indipendenti di Faenza, e come bonus track “La fiera della Maddalena”, cantata con Fabrizio De André.

Riportiamo di seguito il calendario degli appuntamenti live ad oggi confermati:

26 novembre, Genova, ore 18: breve reading per “Genovainedita”. Oltreconfine Cafè, piazza San Lorenzo
27 novembre, Mondovì (CN), Teatro Baretti, ospite nel concerto dei MaMaGrè
28 novembre, Mondovì (CN), ore 17,30: incontro/presentazione di “Luna persa” in luogo da definire
29 novembre, Vercelli, concerto nell’ambito del Festival di Poesia Civile
11 dicembre, Novoli (LE), Teatro comunale, Rassegna “Tele e ragnatele”
13 dicembre, Chiavari (GE), Moda cafè
19 dicembre, Monvalle (VA). Con Accademia Viscontea (concerto di musica antica)
30 dicembre, Lavagna (GE), luogo da definire
15 gennaio, Roma, Mitreo
17 gennaio, Aversa (CE), Auditorium Bianca D’Aponte
19 gennaio, Benevento, Mulino Pacifico. Concerto presentato da Morgana Music Club
30 gennaio, Luogo a sorpresa. Festa per la vittoria di “Luna persa” come miglior disco dell’anno al Premio Tenco
6 febbraio, Santa Margherita Ligure (GE), ospite nell’edizione invernale del Premio Bindi
19 febbraio, Seregno (MI), Tambourine
20 febbraio, Solza (BG), Castello Colleoni, Rassegna Neverlandinverno
Dal 17 al 21 marzo, Genova, Teatro Duse, ospite nello spettacolo “Viaggiatori viaggianti”.
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categoria: segnalazione eventi
mercoledì, 18 novembre 2009
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categoria: poesia
martedì, 17 novembre 2009
Ed è con questa canzone che stamane vi dò il buongiorno...

Il tempo scorre e sta venendo sera
ti sto cercando con la fantasia
con una specie di felicità
sto già pensando a te.
Tra le diverse direzioni prese
verso paesi irraggiungibili
ed io nascosta tra le mie difese
sto ricordando te.
E se l'immagine è confusa
il tuo colore non sbiadisce
e sta parlandomi di te
questa giornata che finisce qui.
Domani cambiano l'arredamento
e forse cambio lentamente io
ma dentro a questo nuovo mutamento
ho già nascosto te.
Oggetti qui disordinatamente
dovrei decidermi a buttarli via
ma qualche cosa misteriosamente
mi riporta a te.
Una finestra che si chiude
ma sto guardando tra le tende
e mi sorprende la città
che ti cerca come faccio io;
e se il cervello prende il sopravvento
nasconde voci da buttare via
ma tira un vento che conosco già
mi sembra nostalgia

(E. Ruggeri - R. Cocciante)


e la Fiorella interpreta...


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categoria: l altra radio
lunedì, 16 novembre 2009
È appena uscito in libreria “Roberto Vecchioni- L'uomo che si gioca il cielo a dadi” (Aliberti Editore) di Matteo Orsucci.
Un testo particolarmente abile e scorrevole dove l'autore analizza l'attività artistica del noto cantautore non da un punto di vista giornalistico bensì emotivo.
Ma che cosa ha spinto Orsucci a scriverlo? E soprattutto com'è nata la sua passione per la musica del professore? Scopriamolo insieme...

Matteo perché un libro dedicato a Roberto Vecchioni?
Avevo un rapporto irrisolto col Padreterno. Ce l’ho anche adesso. Siccome è impensabile parlare di Dio con Dio, ne parlo con chi ha la grazia della fede. Scrivo di questa gente, nata, cresciuta, riscoperta cristiana. Vecchioni è uno di questi, in più è dell’Inter!

Che cosa ha rappresentato e rappresenta tuttora la sua figura per te?
Mah, dieci anni fa era una voce, un viso che vedevo a qualche concerto quando mi permettevano di andarci, se insomma la mattina dopo non avevo scuola, oppure era la colonna sonora dei pomeriggi liceali di studio… Cosa rappresenta? Mi ripeto, il pretesto, come ha scritto il vicedirettore di Libero Luigi Santambrogio nella splendida prefazione che mi ha concesso, per cercare risposte con l’occhio non da ateo.

Quando ti sei avvicinato alla sua musica?
Era pessimo periodo. Ascoltavo di tutto, leggevo di tutto, per non pensare. Trovai una vecchia musicassetta in casa. L’ascoltai, iniziò da lì.

Quali sentimenti ti suscitano le sue canzoni quando le ascolti? Non sono democratico. Se mi girano le scatole ascolto alcune canzoni, so già cosa voglio sentire, altrimenti scelgo un cd dove ce ne sono altre. Non ascolto musica per calmarmi!

Brani preferiti?
Quelli che non conosce nessuno! E assolutamente in toto gli album “Ipertensione” ed “Elisir”. ‘Alighieri’ ha un testo geniale, l’‘Ultimo spettacolo’ è gigantesca, ‘Canzone per Francesco’, beh, ad avercene amici che scrivono cose così su di te!

Vecchioni è un personaggio molto amato e nel contempo contestato. Secondo te perché talora viene considerato scomodo?
Contestato bonariamente dal femminismo sdrucciolo di riporto. Poi contestato da chi? Forse per le idee politiche? Ma nemmeno più di troppo: la destra di An attraverso il suo giornale provò addirittura ad intrupparlo tra i suoi!Era il periodo che a loro serviva un pantheon di gente nuova, amata appunto, quindi basta non aver cantautori. Vuoi mettere rileggere Vecchioni e dire che sì alla fine un po’ di destra lo è pure lui? Operazioni che lasciano il tempo che trovano! Vecchioni è scomodo semmai sotto un altro aspetto: davanti alla liturgia permissivista della scuola cosiddetta di sinistra (occupazioni e tutto il resto) lui ha una visione da professore ideale, non autoritario, bensì autorevole, credibile. E’ scomodo perché essendo perbene è rimasto credibile: un paradosso!

Ogni canzone del maestro è venata da un grande sentimento di poesia. Ma quanta poesia c'è nella tua vita Matteo?
Una dose ragionevole per consentirmi di vivere una noiosa e insana vita borghese.

Hai avuto modo di incontrarlo recentemente? Che cosa ha detto del tuo libro?
Non l’ho incontrato di recente anche perché stava in giro in tour. Spero di sentirlo a breve, anche per le condoglianze a seguito della morte della Merini. Erano molto amici. So che è piaciuto a molti colleghi che stimo, questo mi fa piacere.

E la prima volta che l'hai visto di persona che impressione ti ha fatto?
La prima volta in assoluto, dodici anni fa ad un concerto. Evito di dire quello che pensai!

Vecchioni a parte quali altri cantautori ammiri particolarmente? Ti piacerebbe scrivere un libro anche su di loro?
Ripeto, io sono un pessimo ascoltatore di musica. A me deve piacermi il testo; siccome sono pigro mica sempre posso tirar giù dalla libreria Hikmet o Saba, un cd è più pratico. Trovo che ‘Avrai’ di Baglioni sia una delle più belle canzoni che un padre possa scrivere per il proprio figlio, ma poi di Baglioni ascolto altre tre o quattro canzoni. Beh , Guccini senz’altro, incasinato, raffinato e profondamente solo nel suo materialismo, il male dell’uomo moderno con il suo fardello di dubbi; Max Pezzali che è il paladino degli anni Ottanta in cui sono nato e dei Novanta in cui son cresciuto. Insomma, di una canzone a me colpisce un verso, un’immagine! Poi apprezzo Jovanotti che in “Bella” dice che il fondoschiena della sua ragazza è rotondo come il mondo”: è talmente semplice che dici, accidenti non c’ho mai pensato! Poi Paolo Conte e Marco Masini ma... No, basta libri! È una solenne promessa: se no divento scemo! (ride di gusto)

(Laura Gorini)

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categoria: interviste
giovedì, 12 novembre 2009
quando la musica parla... le parole sono di troppo...


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categoria: le canzoni d autore, oltre ogni confine
mercoledì, 11 novembre 2009
E’ difficile separare la figura (carismatica) dello scrittore presbitero baluardo della lotta alla dipendenza da droghe pesanti, dalla sua fondazione, creata 25 anni fa, nel 79 per la precisione. Il progetto Exodus, prima di diventare comunità, era una forma di intervento itinerante, organizzato in carovane. Un progetto indubbiamente innovativo. Poi la scelta, nel ‘84, di creare una comunità all’interno del Parco Lambro. Da allora sono diventate ventisei, che diventano quaranta con le realtà collegate, in tutta Italia.

Al Teatro Smeraldo Don Mazzi festeggia inoltre anche i suoi prossimi 80 anni, con i suoi ragazzi e gli amici storici, vip compresi (Arisa, Roby Facchinetti, Roberto Vecchioni, Massimo Achini e Milo Infante). Non è eresia affermare che Mazzi è indubbiamente un “maestro” della comunicazione, vivido esempio di come “sfruttare” lo spettacolo e i suoi personaggi per “alti” scopi. Al centro della serata, che vedrà come madrina Mara Venier, centinaia di ragazzi animeranno l’evento portando sul palco parole, immagini, musica e danza.

ore 20 - ingresso libero

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categoria: segnalazione eventi
lunedì, 09 novembre 2009
La collana “I Dischi del Club Tenco” realizzata insieme ad Ala Bianca si arricchisce quest’anno di un album eccezionale, tutto legato al grande cantautore di cui il Club porta il nome: Luigi Tenco. Si tratta di registrazioni (in tutto ben 39) mai pubblicate prima su disco, tanto che il doppio cd si intitola “Luigi Tenco, inediti”: molte canzoni con la voce stessa di Tenco, altre firmate da lui ma affidate ad alcuni tra i più importanti artisti della musica italiana.

L’opera sarà nei negozi il 13 novembre, mentre la presentazione ufficiale si terrà nell’ambito della 34ª Rassegna della canzone d’autore, giovedì 12 novembre alle ore 16, al Roof del Teatro Ariston di Sanremo, con l’intervento del curatore dell’opera, il giornalista Enrico de Angelis, responsabile artistico del Club Tenco.

Nel CD1 è Luigi Tenco a cantare, salvo tre brani mai prima ascoltati, che il cantautore piemontese non ha registrato e che il Club Tenco ha perciò scelto di assegnare a tre grandi artisti: Massimo Ranieri interpreta una bellissima “Se tieni una stella”, Stefano Bollani suona magnificamente al piano un pezzo di cui esiste solo la musica (“No no no”) e Morgan esegue una inaspettata versione inglese che Tenco volle dare a una vecchia canzone all’italiana anni ’50 come “Vola colomba”.

Con la voce di Tenco invece si possono finalmente sentire su disco, per esempio, la traduzione che per primo in Italia fece del “Disertore” di Boris Vian, storica canzone antimilitarista qui col titolo “Padroni della Terra”; tre versioni straniere che non hanno mai visto la luce in nessuna incisione (lo sentiamo prodursi in francese, in inglese e in spagnolo su “Un giorno dopo l’altro” e “Ognuno è libero”); un paio di performance televisive dal vivo per la Rai (un’anteprima di “Non sono io” e “Vedrai vedrai”). Troviamo poi un “Guarda se io” cantato su una musica struggente totalmente estranea a quella poi pubblicata; “Il tempo passò” e “Come mi vedono gli altri” con grandi orchestrazioni diverse da quelle ufficiali; un testo del tutto sconosciuto applicato alla musica di quella che poi sarà “Il tempo dei limoni”; provini vari con strumenti o versi modificati rispetto a quelli già noti.
Il CD2 è occupato, com’è tradizione del Club Tenco, da interpretazioni, anch’esse inedite, registrate dal vivo all’Ariston di Sanremo in occasione di varie Rassegne della canzone d’autore, in questo caso con sole canzoni di Luigi Tenco eseguite da numerosi artisti. Ciascuno canta da par suo pezzi famosi e meno famosi, melodie memorabili e trascurate ballate satiriche: tra due “Lontano lontano” che aprono e chiudono il disco con le rispettive voci, così diverse, di Vinicio Capossela ed Eugenio Finardi, ci sono Alice, Ardecore. Gerardo Balestrieri. Giovanni Block, Giorgio Conte, Simone Cristicchi, Ricky Gianco, Alessandro Haber, Elena Ledda (che si produce in una traduzione in sardo), Ada Montellanico, Shel Shapiro, Paolo Simoni, Skiantos, Têtes de Bois e Roberto Vecchioni.
Alcune “bonus track” completano il CD1. Una intervista radiofonica di Sandro Ciotti del 1962 a Tenco; e un paio di sorprendenti standard jazz registrati nel lontanissimo 1957 da un Tenco diciannovenne al sax contralto, all’interno del Settetto Moderno Genovese. Questi due reperti fanno parte di un prezioso “pacchetto”, interamente inedito, di quattro classici del jazz (firmati Duke Ellington, Gerry Mulligan, ecc) riscoperti nell’archivio del grande musicologo Edward Neill, archivio oggi custodito presso la Fondazione De Ferrari a Genova. Tutti i quattro brani di questo complesso che comprendeva Tenco si possono ora ascoltare in un disco che esce negli stessi giorni del doppio album di inediti e che testimonia con vari altri documenti il pionierismo jazz degli anni Cinquanta a Genova. L’album, dal titolo “GenovaJazz‘50”, pubblicato da De Ferrari & Devega, è stato curato da uno specialista dell’opera di Tenco e dei musicisti genovesi, Mario Dentone. Anche questo cd, insieme a quello del Club Tenco, sarà presentato nel pomeriggio del 12 novembre al Roof dell’Ariston, con l’intervento del curatore, dell’editore Fabrizio De Ferrari e di Gabriella Airaldi, presidente della Fondazione regionale per la Cultura; e con la proiezione di alcune testimonianze in video di jazzisti che all’epoca lavorarono con Tenco per quelle registrazioni.
postato da: maria963 alle ore 10:15 | Permalink | commenti
categoria: le canzoni d autore, segnalazione eventi